Glossario



Romeo e Giulietta, suite n. 2, op. 64 ter

Musica: Sergej Prokofiev
  1. Montecchi e Capuleti - Andante, allegro pesante, moderato tranquillo, allegro pesante
  2. La giovane Giulietta - Vivace, andante dolente
  3. Padre Lorenzo - Andante espressivo
  4. Danza - Vivo
  5. Romeo e Giulietta prima della separazione - Lento, andante, adagio, andante
  6. Danza delle ragazze delle Antille - Andante con eleganza
  7. Romeo presso la tomba di Giulietta - Adagio funebre
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, 2 clarinetti, clarinetto basso, sassofono, 2 fagotti, controfagotto, 4 corni, 2 trombe, cornetta, 3 tromboni, basso tuba, timpani, tamburo, glockenspiel, tamburello, piatti, triangolo, grancassa, maracas, arpa, pianoforte, archi
Composizione: 1936
Prima esecuzione: Leningrado, Sala Grande del Conservatorio, 15 aprile 1937
Edizione: Muzgiz, Mosca, 1938

Guida all'ascolto (nota 1)

Il balletto Romeo e Giulietta, in 4 atti e 10 quadri, fu scritto da Prokofiev tra il 1935 e il 1936 e venne rappresentato soltanto nel 1938 a Brno in Cecoslovacchia; la prima realizzazione coreografica in URSS ebbe luogo l'11 gennaio del 1940 a Leningrado con la compagnia di danza di Kirov in cui Galina Ulanova figurava nel ruolo di Giulietta. Più tardi lo stesso autore ridusse la musica del balletto in due suites orchestrali e in una serie di pezzi per pianoforte che diedero larga risonanza a questa partitura, che viene universalmente considerata tra le più personali e geniali del creatore dell'Angelo di fuoco. Forse meno raffinata strumentalmente della pudica e delicata fiaba di Cenerentola composta successivamente, la musica di Romeo e Giulietta ha una carica teatrale di immediata presa emotiva e incline ad un gusto tra il sentimentale, l'ironico e il melodrammatico.

E' un balletto che si impone all'ascolto per il tagliente e prorompente vitalismo e dinamismo orchestrale, in cui non mancano armonie politonali e ritmi quadrati e nemmeno pagine d'una cantabilità teneramente allusiva o di un descrittivismo perfettamente commisurato ai sentimenti dei personaggi della rinascimentale tragedia veronese. Rispettate le necessità spettacolari, che pur esistono in forma perentoria in questo grandioso balletto di stile narrativo, bisogna riconoscere che Prokofiev ha saputo realizzare un affresco sonoro di brillante sinfonismo che non dimentica la lezione sia di Ciajkovskij che di Stravinsky e giustifica pienamente la fortuna che ha sempre goduto in Europa e fuori questa versione coreografica del celebrato testo scespiriano.

Esempi eloquenti di tale felicità sinfonica si possono riscontrare nella musica del primo movimento (I Caputeti e i Montecchi), che è tolto dal primo atto e vuol descrivere l'atmosfera tesa e combattiva esistente tra le due famiglie rivali, in contrasto con la elegante danza dei cavalieri nella scena del ballo. Uno dei momenti più delicatamente poetici del balletto è il secondo quadro (Giulietta fanciulla), dove Prokofiev dispiega a piene mani il suo penetrante lirismo strumentale nel ritratto dell'eroina nell'intimità della sua casa in compagnia della nutrice.

L'incontro dei due amanti con padre Lorenzo ha una sobrietà di accenti di fresca inventiva melodica e prelude al quadro finale (Romeo sulla tomba di Giulietta), dove l'orchestra, solida e massiccia, esplode con una drammaticità di colore verdiano e raggiunge un taglio espressivo straordinariamente ricco di movimento e di slancio, nel solco del più autentico ardore creativo di Prokofiev.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Basilica di Massenzio, 22 luglio 1976

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Ultimo aggiornamento: 14 maggio 2014
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