Glossario



Sonata n. 2 in re maggiore per violino e pianoforte, op. 94 bis

Trascrizione della Sonata op. 94 per flauto e pianoforte

Musica:
Sergej Prokofiev
  1. Moderato
  2. Scherzo: Presto - Poco piu mosso del - Tempo I
  3. Andante
  4. Allegro con brio - Poco meno mosso - Tempo I - Poco meno mosso - Allegro con brio
Organico: violino, pianoforte
Composizione: 1944
Prima esecuzione: Mosca, Sala Piccola del Conservatorio "Ciajkovskij", 17 giugno 1944
Edizione: Muzgiz, Mosca, 1946

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Nel novembre 1934 Prokof'ev scrisse per le "Isvestia" un articolo in cui esponeva le sue idee sul tipo di musica che avrebbero dovuto comporre in quel periodo gli artisti sovietici. «Quello che occorre far innanzi-tutto - egli disse - è della grande musica, cioè della musica che tanto nella forma quanto nel contenuto risponda alla grandezza dell'epoca. Non è certo agevole trovare l'idioma conveniente, ma è certo che esso dovrà essere espresso con una melodia chiara e semplice. Molti compositori già trovano difficoltà nell'elaborare qualsiasi tipo di melodia che abbia in sé una precisa funzione da svolgere. Lo stesso vale per la tecnica e la forma musicale che esigono chiarezza e semplicità». A questi criteri estetici di classicità si attiene la Seconda Sonata in re maggiore per violino e pianoforte che risale al 1944 e fu eseguita a Mosca nello stesso periodo da David Oistrach, che ritoccò in diversi punti la scrittura violinistica.

Anzi, la storia per così dire esterna della Sonata andò in questo modo. Prokof'ev aveva composto nel 1943 una Sonata in re maggiore per flauto e pianoforte, allo scopo di fondere e amalgamare fra di loro i timbri dei due strumenti, in un gioco di sonorità leggere e trasparenti di evidente linea classicheggiante. Fu lo stesso Oistrach che suggerì al musicista di scrivere una nuova versione della Sonata, sostituendo il violino al flauto. Il compositore accettò il consiglio e modificò in chiave di violino la parte solistica, pur conservando un impianto virtuosistico allo strumento protagonista. Del resto si capisce bene quanto importante sia stato il contributo di Oistrach in questa occasione, come d'altra parte avvenne con la Prima Sonata in fa minore per violino e pianoforte, che, iniziata a comporre nel 1938, fu completata nel 1946 nello spirito di piena e amichevole collaborazione tra Prokofev e il grande violinista scomparso.

La Sonata racchiude una freschezza di inventiva unita ad un vivace senso dell'umorismo sin dal Moderato iniziale, contrassegnato da una cantabilità melodica. Lo Scherzo è fra le pagine più ammirate del compositore sovietico per la finezza e l'eleganza della scrittura, mentre l'Andante e il Finale, pur nella frastagliata varietà del ritmo, rivelano quel gusto per la forma e la quadratura musicale che si richiama al discorso spumeggiante e frizzante della giovanile Sinfonia classica.

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

La musica da camera non rappresenta nella produzione di Sergej Prokofiev il campo d'azione più significativo, che deve probabilmente essere individuato nel teatro musicale. In particolare le composizioni dedicate al duo violino e pianoforte sono estremamente esigue. Senza considerare un gruppo di quattro frammenti risalenti al periodo 1903-07 (frammenti smarriti o inediti, scritti fra i dodici e i sedici anni) appena tre composizioni emergono dal catalogo cameristico: i Cinque canti senza parole op. 35 bis e due Sonate; a questo si aggiunga che due di questi tre brani (i Cinque canti e la Seconda Sonata) sono in realtà delle trascrizioni per violino di opere affidate in origine ad altri mezzi espressivi, la voce umana e il flauto.

Non al violino era destinata infatti nella sua veste originaria la Sonata opera 94 bis. Si tratta di una trascrizione della Sonata per flauto opera 94, scritta nel 1943 ad Alma-Ata (nell'Asia centrale), dove Prokofiev, direttore della sezione musicale della Moskva-Film, aveva seguito tutta l'organizzazione cinematografica di Stato. Opera fondamentale nella letteratura flautistica, per l'ampiezza inusuale delle dimensioni e i trascendentali problemi tecnici posti al solista, la Sonata per flauto attirò l'attenzione di David Oistrakh, ancora in attesa che Prokofiev attendesse alla versione definitiva della Sonata opera 80; Oistrakh propose all'autore una versione per violino dell'opera 94, collaborando poi alla stesura di tale redazione, che risulta forse più ovvia e meno interessante di quella originale.

Ancora una volta Prokofiev evitò di convogliare in un'opera cameristica vicende storiche; rispetto al grandioso affresco di Guerra e pace, appena terminato dall'autore, o alle musiche in via di composizione per il film Ivan il terribile di Eisenstein, la partitura dell'opera 94 costituisce invece una evasione, una fuga nel mondo della musica pura. Non a caso essa aderisce con un rigore singolare alle regole formali della sonata classica, rispettando i rapporti tonali fra i temi (ma respingendo, beninteso, le tentazioni accademiche con la libera fantasia delle transizioni e delle brusche modulazioni); segue inoltre una ispirazione lirica che è tipica degli ultimi anni del compositore, pur non mancando di concedere spazio alla componente aggressiva ed anticonformista del suo stile.

Questi caratteri emergono già con evidenza nel primo movimento (Moderato), che, presentando due temi affini per il loro intimismo (ai quali nello sviluppo se ne affianca un terzo), si svolge in una ambientazione espressiva teneramente omogenea. Nello Scherzo (al secondo posto), animato da una pressante propulsione ritmica, si affaccia la propensione dell'autore per la vena grottesca, temperata, nel Trio, dai timbri ovattati di un antico tema russo. Dopo la breve parentesi dell'Andante - con i melismi del violino che si stagliano su un accompagnamento pianistico quasi debussiano -, il Finale si presenta con un efficace contrasto; si tratta di un Rondò in cui i riferimenti dei vari temi a una marcia militare e ai pedanti esercizi della didattica pianistica assumono una valenza umoristica, lontana però, per il carattere vitalistico, dalle implicazioni ironiche e pessimistiche di tante opere del maestro ucraino.

Arrigo Quattrocchi


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 27 marzo 1987
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 17 febbraio 1994

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Ultimo aggiornamento: 11 luglio 2014
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