Glossario



Suite Scita, op. 20

dal balletto incompiuto "Ala e Lolli"

Musica:
Sergej Prokofiev
  1. L'adorazione di Veless e di Ala - Allegro feroce, un poco più lento
  2. Il dio nemico e la danza dei mostri pagani - Allegro sostenuto
  3. La notte
  4. La partenza di Lolli e corteo del sole - Tempestoso, un poco sostenuto, allegro, andante sostenuto
Organico: ottavino, 3 flauti (3 anche flauto contralto), 3 oboi, corno inglese, 3 clarinetti (3 anche clarinetto piccolo), clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 8 corni, 4 trombe, 4 tromboni, basso tuba, timpani, glockenspiel, xilofono, 2 piatti, tam-tam, triangolo, grancassa, tamburo, tamburello, 2 arpe, celesta, pianoforte, archi
Composizione: 1914 - 1915
Prima esecuzione: San Pietroburgo, Teatro Maryinsky, 29 gennaio 1916
Edizione: Gutheil, Parigi, 1923

Guida all'ascolto (nota 1)

Appena ventitreenne, Prokofief, che già aveva al suo attivo la composizione di vari pezzi pianistici, tra cui il ciclo dei Sarcasmes op. 17, i primi due concerti per pianoforte e orchestra, il primo concerto per violino e orchestra e l'opera inedita di un atto «Maddalena», vinse il primo premio Rubinstein per pianisti e la madre per ricompensa gli offrì un viaggio a Londra. Qui, oltre ad assistere a «L'uccello di fuoco», «Petruska» e «Dafni e Cioè» allestiti dalla famosa compagnia dei Balletti russi, ebbe da Diaghilev l'incarico di comporre la musica di un balletto di argomento leggendario su sceneggiatura del poeta Serghei Gorodecki, intitolato «Ala e Lolli» (il «Sacre du printemps» era stato scritto l'anno precedente) e che riguardava il seguente soggetto: gli Sciti adorano Véles, il diosole, e Ala, divinità dei boschi. Durante la notte una divinità infernale di nome Cuiborg tenta di rapire Ala con l'aiuto degli spiriti del male; il gigante Lolli corre in aiuto di Ala, ma quando sta per soccombere arriva Véles che fulmina con la sua luce e uccide il mostro maligno. Prokofief si mise febbrilmente al lavoro e l'anno successivo andò a Roma per un concerto all'Augusteo (suonò il «Secondo concerto per orchestra» diretto da Molinari) e sottopose al giudizio dell'autorevole mago dei «Ballets russes» la nuova partitura. Diaghilev non ne rimase convinto e invitò il compositore a scrivere la musica di un altro balletto su una favola popolare e tipicamente russa: nacque così «Chout» (Il buffone), che venne terminato soltanto nel 1920.

Prokofief, però, pensò bene di trasformare la musica del mancato balletto «Ala e Lolli» in una suite sinfonica che divenne la «Suite scita op. 20» in quattro tempi, la cui prima esecuzione del gennaio del 1916 a Pietroburgo sotto la direzione dello stesso autore provocò violenti contrasti e riprovazioni, specialmente da parte dell'ambiente musicale più tradizionale: si sa che Glasunov uscì tutto irritato dalla sala prima della fine del concerto. Soltanto il giovane critico Igor Gliebov si schierò dalla parte del musicista ed ebbe il coraggio di scrivere che «dalla morte di Beethoven nessuno aveva cantato con tanta convinzione la gioia e la pienezza della vita. Prokofief è un artista della nostra generazione e non vi è errore più grave che considerarlo un avvenirista alla moda di oggi». Anche a Mosca qualche mese dopo l'accoglienza del pubblico nei confronti della «Suite scita», non fu molto diversa, dato che il mondo accademico non vedeva di buon occhio l'ascesa di Prokofief, considerato l'«enfant terrible» della musica d'avanguardia, definita spesso impropriamente futurista. La situazione cominciò man mano a modificarsi e da diversi anni questa partitura selvaggiamente impetuosa e dai ritmi di una violenza senza precedenti, espressione di una prepotente e originale personalità di artista nel periodo più smagliante del suo «Sturm und Drang», viene considerata un pezzo classico del nostro tempo e fa parte del repertorio sinfonico di tutte le maggiori Istituzioni concertistiche europee e mondiali.

I quattro tempi non rispondono al carattere tradizionale del sinfonismo classico-romantico, ma piuttosto debbono essere considerati come quattro affreschi sonori in cui i vari motivi non si sviluppano, ma si ripetono, si allineano in successione e si scontrano secondo una logica elementare dove l'orchestra passa alternativamente dalle ombre più cupe alla luce più accecante. Il primo tempo (L'adorazione di Véles e di Ala) è un Allegro feroce in cui, dopo una tumultuosa introduzione, gli ottoni e i legni accompagnati dagli archi e dagli strumenti a percussione cantano una specie di inno, la cui linea melodica si ripete due volte ed è seguita da un ritmo pesante che un po' alla volta si esaurisce in un sordo brontolio dei bassi. Dopo un tema dolcemente melodico e d'intonazione esotica i corni in sordina e le viole riprendono la frase dell'inno iniziale che si conclude, come in precedenza, con un ritmo marcato e nel grave pedale dei bassi.

Il secondo tempo (Il dio nemico e la danza degli spiriti neri) è un Allegro sostenuto e la musica vi si scatena in modo orgiastico e fragoroso, come un ritmo di danza infernale.

Il terzo tempo (La notte) è un Andantino che sembra descrivere gli incanti e le visioni lunari di una notte fiabesca. Non mancano annotazioni di colore sinistro e malefico, ma alla fine tutto ritorna al clima psicologico iniziale fatto di assorta contemplazione della natura.

L'ultimo tempo (Partenza gloriosa di Lolli e corteo del sole) si articola in un agitato movimento introduttivo (Tempestoso) e in una marcia barbarica (Un poco sostenuto. Allegro) che raggiunge una irruenza fonica straordinaria e su cui si innesta un pedale dì trentanove battute su un «si» acuto della tromba, immagine del bagliore fisso del sole. Una pagina di effetto spettacolare che è una vera e propriaapoteosi del ritmo, inteso come elemento primordiale e dirompente della musica.

Ennio Melchiorre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di Via della Conciliazione,  11 gennaio 1970

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Ultimo aggiornamento: 10 gennaio 2013
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