Glossario



Concerto per violino e orchestra, op. 36

Musica: Arnold Schönberg
  1. Poco allegro
  2. Andante grazioso
  3. Finale: Allegro
Organico: violino solista, ottavino, 3 flauti, 3 oboi, clarinetto piccolo, clarinetto, clarinetto basso, 3 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, glockenspiel, xilofono, grancassa, piatti, tam-tam, tamburo , tamburo basco, triangolo, archi
Composizione: 23 settembre 1936
Prima esecuzione: Philadelphia, Symphony Hall, 6 dicembre 1940
Edizione: Schirmer, New York, 1939
Dedica: Anton von Webern

Guida all'ascolto (nota 1)

Il Concerto op. 36 per violino e orchestra è il lavoro di maggior rilievo del primo periodo che Arnold Schoenberg trascorse in America dopo aver abbandonato l'Europa sulla quale incombeva la minaccia della tirannide nazista. Portato a termine a Los Angeles il 23 settembre 1936, il lavoro è dedicato ad Anton Webern. Alla sua nascita non fu estraneo, forse, l'esempio del Concerto per violino che Alban Berg aveva scritto un anno prima e che era stato eseguito per la prima volta a Barcellona nell'aprile del 1936. Louis Krasner, il quale aveva commissionato e poi suonato per la prima volta il Concerto di Berg, fu anche il primo interprete del Concerto di Schoenberg, eseguendolo il 6 dicembre 1940 con l'Orchestra di Philadelphia diretta da Leopold Stokowsky. Felix Greissle, uno degli allievi di Schoenberg, presentando l'opera la qualificò come «il più difficile Concerto in tutta la letteratura musicale». Lo stesso Schoenberg dichiarò allora: «credo che col mio nuovo Concerto per violino ho creato la necessità di un nuovo genere di violinista». E aggiunse ancora scherzosamente che «a dire il vero il solista dovrebbe possedere una mano sinistra con sei dita». Egli esprimeva però anche l'opinione che le immense difficoltà tecniche, non ingenerate comunque mai da una ricerca di meri effetti virtuosistici, erano idealmente adatte a stimolare e sviluppare le capacità generali dell'esecutore e di portarlo anche ad una migliore comprensione della costruzione musicale del lavoro. Se si prescinde da alcune licenze (del resto assai felici), il Concerto presenta una rigorosa scrittura dodecafonico-seriale. La tematica serie fondamentale (LA-SI BEMOLLE-MI BEMOLLE-SI-MI-FA DIESIS-DO-DO DIESIS-SOL-LA BEMOLLE-RE-FA) viene esposta alternativamente dal solista e dall'orchestra e sviluppata successivamente con molto slancio dal violino solo nella sua forma originaria e in quella inversa. L'estrinseco taglio formale dell'opera mostra la tradizionale partizione in tre movimenti. Il primo, Poco allegro, presenta qualche affinità con il modello formale del classico tempo di sonata. Vi si alternano severi passi tematici ed episodi brillanti che culminano in una Cadenza seguita da una Coda conclusiva. Il seconda tempo, Andante grazioso, ha la forma di Lied. La terza ed ultima parte è un Allegro di carattere marziale. Come il primo tempo, così anche questo Finale termina con una Cadenza del solista e una Coda. Schoenberg, il quale prediligeva questa composizione, ebbe ancora a dichiarare: «desidero che la mia musica venga considerata alla stregua di una persona onesta ed intelligente che si avvicina per dirci qualcosa che essa sente onestamente e profondamente, e che ha un significato per noi tutti».

Roman Vlad


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 16 maggio 1976

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Ultimo aggiornamento 8 maggio 2014
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