Glossario
Testo del libretto



Erwartung (Attesa), op. 17

Monodramma in un atto

Musica:
Arnold Schönberg
Libretto: Marie Pappenheim
  1. Ai margini di un bosco
  2. Chiaro di luna
  3. Sentieri e campi
  4. Il bosco profondo e scuro
Organico: soprano, ottavino, 3 flauti (3 anche ottavino 2), 3 oboi, corno inglese (anche oboe 4), clarinetto piccolo, 3 clarinetti, clarinetto basso, 3 fagotti, controfagotto, 4 corni, 3 trombe, 4 tromboni, basso tuba, timpani, glockenspiel, xilofono, piatti, grancassa, tamburo piccolo, tam-tam, raganella, triangolo, celesta, arpa, archi
Composizione: 27 agosto - 12 settembre 1909
Prima rappresentazione: Praga, Deutsches Landestheater, 6 giugno 1924
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1917

Guida all'ascolto (nota 1)

Erwartung può essere considerato il primo esempio di teatro espressionista, in posizione diversa e anche contrastante con il teatro romantico e con il teatro verista, perché tendente ad una rappresentazione più scavata, essenzializzata e scarnificata della vita interiore del personaggio. Schönberg scrisse questo lavoro in un atto e della durata quasi di mezz'ora in appena quindici giorni, dal 27 agosto al 12 settembre 1909, senza correzioni e ripensamenti, come attesta la partitura originale conservata negli archivi di Los Angeles intitolati al musicista. Era stato il cognato Zemlinsky a far conoscere al compositore il testo del poema letterario Erwartung della giovane dottoressa e psicologa Marie Pappenheim, pubblicato nella rivista "Die Fackel" (La fiaccola). Schönberg mostrò vivo interesse al soggetto, così intriso di forte carica esistenziale in un gioco di sentimenti connessi strettamente all'amore e alla gelosia di una donna nella disperata ricerca del proprio uomo. E probabilmente l'aspetto che spinse il compositore viennese a musicare un poema concentrato nella delirante vicenda di una sola donna fu l'atmosfera psicanalitica che avvolge e condiziona l'ansioso e drammatico monologo della protagonista, in una situazione di completa solitudine che rende ancora più angoscioso e traumatico il racconto musicale. Del resto la psicanalisi era in pieno sviluppo in quegli anni in cui Sigmund Freud aveva pubblicato non solo la fondamentale Traumdeutung (L'interpretazione dei sogni), apparsa a Vienna nel 1900, ma anche tre delle Krankengeschichten (Casi clinici) su traumi isterici e nevrosi ossessive, pubblicati nel 1905 e nel 1909 e certamente conosciuti dalla dottoressa Pappenheim.

L'azione di Ertwartung si svolge senza soluzione di continuità in un solo atto, articolato in quattro scene, così raffigurate secondo una serie di annotazioni teatrali. Ai margini di un bosco. Chiaro di luna, sentieri e campi: il bosco profondo e oscuro. Solo i primi tronchi e l'inizio dell'ampia via appaiono ancora visibili. Una donna avanza, graziosa, vestita di bianco; ha sparsi sull'abito petali di rose rosse. La donna si accinge ad entrare nel bosco per raggiungere l'amante. La musica, una trentina di battute, sottolinea il senso di tensione e di preoccupazione di questa prima scena.. Un brevissimo intermezzo conduce alla seconda scena che vede la donna avanzare cautamente nella "via ampia" e nell'"oscurità profonda, tra folti alberi alti". La seconda scena occupa 54 battute, mentre di sole 24 battute si compone la terza scena, popolata di "alte erbe, felci e grandi funghi gialli" sotto i lividi riflessi della luna che rendono più allucinante il quadro. Un interludio di poche battute basate su figure martellanti con insistente ostinazione sfocia nella quarta scena: la donna ha l'abito strappato, i capelli scomposti, macchie di sangue sul volto e sulle mani: con orrore inciampa nel cadavere dell'amante steso presso la casa della rivale. Esplosioni di gelosia si mescolano a grida disperate: la donna si abbandona a ricordi e speranze in un clima di sogno disincantato e incompiuto. Alla fine la sua ansia si acqueta e la musica si scioglie in un gorgoglio timbrico di straordinaria incisività espressiva.

Musicalmente il monodramma di Schönberg punta il suo intreresse sul singolare valore della vocalità, intesa non come linea melodica, ma come grido originario (Urschrei) che si adegua all'inconscio e ne esprime ogni sfumatura di sentimento. La stessa parola sembra nascere dalla voce come suono musicale per creare quella particolare melodia timbrica (Klangfarbenmelodie) alla quale teneva molto Schönberg nelle sue osservazioni sul "nuovo modo di comporre". Atematismo e atonalità sono presenti in questa partitura, ma ciò non significa che essa non abbia una sua capacità di coinvolgere in senso emotivo l'ascoltatore e farlo partecipe di una storia drammatica in cui, oltre alla voce, è bene fare attenzione anche all'orchestra, sorretta e animata da un incessante fluire armonico e timbrico, tra brusii e sonorità di penetrante scavo psicologico, al limite dell'alienazione non solo individualistica.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 12 gennaio 1986

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Ultimo aggiornamento 21 gennaio 2015
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