Glossario



Concerto, op. 24

Musica: Anton Webern
  1. Etwas lebhaft
    Composizione: Maria Enzersdorf, 16 gennaio 1931 - 25 giugno 1934
  2. Sehr langsam
    Composizione: Maria Enzersdorf, 30 luglio - 4 agosto 1934
  3. Sehr rasch
    Composizione: Maria Enzersdorf, 22 agosto - 4 settembre 1934
Organico: flauto, oboe, clarinetto, corno, tromba, trombone, pianoforte, violino, viola
Composizione: 1931 - 1934
Prima esecuzione: Praga, 4 settembre 1935
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1948
Dedica: Arnold Shönberg

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Ha scritto Theodor Adorno: «La funzione della dodecafonia in Webern non è meno problematica che in Berg. Il lavoro tematico si estende in lui ad unità così minuscole, che virtualmente si autoelimina. L'intervallo puro, che funge da inciso tematico, è così poco caratteristico che non attua più la sintesi che da esso si pretende, e si delinea la minaccia della disgregazione in suoni disparati».

Certo si disgrega la sintassi musicale costruita sugli intervalli, sui loro rapporti formali ed acustici, ma questa particolare disgregazione non è la disgregazione: chi direbbe che un aforisma è disgregato rispetto ad un romanzo, o un taglio sulla tela di Lucio Fontana non ha la compiutezza di un trionfo del Veronese?

Il Concerto op. 24 di Anton Webern è dedicato a Schönberg, in occasione del suo sessantesimo compleanno. Organizzato in tre movimenti, Etwas lebhaft, Sehr langsam, Sehr rasch, rispettosi dello schema dell'ouverture italiana del XVIII secolo, è scritto per un organico che prevede flauto, oboe, clarinetto, corno, tromba, trombone, pianoforte, violino, viola; la prima esecuzione si tenne a Praga, il 4 novembre 1935.

A proposito di un'opera che, come il Trio op. 20, la Sinfonia op. 21, il Quartetto op. 22, giudica appartenenti al "periodo di apprendistato" di Webern, scrive Boulez: «Un'arte giunta a un tale grado di spoliazione dell'evidenza può apparire povera; si è spesso sentito dire, specialmente di quest'opera, che manca di sostanza o di carattere: le si rimprovera un'assenza di spessore che contrasta con tutta la musica tonale del XIX secolo. Ma come Schönberg (Sinfonia da camera, op. 9) o Berg (Concerto da camera), Webern crea qui un raggruppamento sonoro funzionale che è all'origine di una nuova concezione dell'orchestra da camera».

Lo spessore s'incide profondo nei tempi di questo Concerto, forma che la tradizione ci consegna maestosa e che qui nasce dall'infinitamente piccolo, secondo quel principio della trasformazione e insieme della persistenza dell'essere, caro all'autore quanto ai presocratici: «Il tronco è già contenuto nella radice, la foglia nel tronco, e il fiore, a sua volta, nella foglia: variazioni su una stessa idea».

Qui, è l'idea delle figure "isomorfe", concepite cioè identiche rispetto agli intervalli che la compongono, ad animare la serie iniziale - si, si bemolle, re - e le trasposizioni alle quali viene sottoposta.

L'ossessione creativa per la numerica e per le potenzialità di sviluppo racchiuse già nel gene, dunque per l'estrema coerenza dell'insieme del lavoro, conducono Webern a scoprire, per analogia, altri possibili giochi compositivi. Nel noto palindromo latino

SATOR
AREPO
TENET
OPERA
ROTAS

che si può leggere anche verticalmente, il compositore ritrova come l'annuncio segreto, in un altro ambito, delle possibilità combinatorie e "dominatorie" che la logica offre all'arte. Una occulta, ma tenace "legge di natura" consente il controllo di tutte le relazioni formali; l'idea viene distribuita tra i diversi attori/strumenti, compatta è l'organizzazione del materiale, pronto finalmente per sottoporsi all'invenzione imposta dagli altri parametri del pensiero musicale, sicché la definizione di "oggettivismo costruttivista" sembra dar ragione solo al pensiero preparatorio di quest'opera, non al suo esito.

Sandro Cappelletto

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Completato nell'estate del 1934 e dedicato a Schönberg in occasione del suo sessantesimo compleanno, il Konzert op. 24 è un lavoro fondamentale nella storia della vicenda creativa weberniana. In esso trionfa quel principio dell'unità nella molteplicità che il compositore perseguì tutta la vita e che musicalmente si esplicita nella forma del tema con variazioni, o meglio in variazioni su di un tema che non è possibile fissare. Nessun pensiero per Webern può o deve essere ripetuto due volte in modo identico. L'idea originale del Konzert era venuta a Webern da un famoso acrostico dell'antichità:

SATOR
AREPO
TENET
OPERA
ROTAS

Esso, come scrisse ad Hildegard Jone, può essere letto « orizzontalmente, poi verticalmente dall'alto in basso, su, giù, poi ancora verticalmente cominciando da destra in basso, su, giù e così via». La serie posta alla base del Konzert avrebbe dovuto presentare la stessa totale possibilità di lettura e di utilizzazione. Il senso stesso della frase:«Il seminatore Arepo guida con il lavoro le ruote (ovvero l'aratro)» è misterico e la possibilità di lettura in tutte le direzioni allude ai percorsi dell'aratro nel campo. La partitura weberniana si offre a sua volta alla lettura come un simbolico campo geometricamente compartito. L'unità è assicurata dal ritmo costante, quello binario, che dà il senso dell'immobilità. All'interno le variazioni e le combinazioni diventano pressoché infinite. Altro elemento che unifica nel perpetuo mutarsi è il fatto che la serie, che comprende cinque seconde minori, ruota su un nucleo centrale di tre note. La magia delle relazioni interne di tale capolavoro si estende ai rapporti timbrici tra gli strumenti prescelti (flauto, oboe, clarinetto, corno, tromba, trombone, violino, viola e pianoforte) e al recupero e all'assimilazione delle forme tradizionali della musica occidentale. Tutto ciò non poteva essere di facile comprensione. La prima esecuzione, avvenuta a Praga nel 1935 nell'ambito di uno dei festivals della SIMC (Società Internazionale di Musica Contemporanea), provocò reazioni contrastanti che hanno accompagnato a lungo la valutazione dell'op. 24. Ma è indubbio che con essa Webern toccò confini mai prima raggiunti dalla musica del Novecento.

Bruno Cagli


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Nazionale di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 10 ottobre 1994
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 16 gennaio 1980

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Ultimo aggiornamento 26 maggio 2016
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