Glossario



Quattro Lieder, op. 13

per soprano e orchestra

Musica:
Anton Webern
  1. Wiese im Park - Sehr ruhig
    Testo: Karl Kraus
    Composizione: Klagenfurt, 16 giugno 1917
  2. Die Einsame - Bewegt
    Testo: Wang Seng Yu tradotto in tedesco da Hans Bethge
    Composizione: Vienna, 16 febbraio 1914
  3. In der Fremde - Flieβend
    Testo: Li Tai Po tradotto in tedesco da Hans Bethge
    Composizione: Klagenfurt, 4 luglio 1917
  4. Ein Winterabend - Sehr ruhig
    Testo: Georg Trakl
    Composizione: Mödling, 10 luglio 1918
Organico: soprano, flauto, clarinetto, clarinetto basso, corno, tromba, trombone, celesta, glockenspiel, arpa, violino, viola, violoncello, contrabbasso
Prima esecuzione: Winterthur, 16 febbraio 1928
Edizione: Universal Edition, Vienna, 1926
Dedica: Norbert Schwarzmann

Guida all'ascolto (nota 1)

Con i Drei kleine Stücke op. 11 del 1914 Webern aveva toccato l'estremo limite dell'atonalità; a partire da questo momento egli abbandona le forme strumentali, alle quali ritornerà con la dodecafonia, e compone opere vocali, le sole possibili, secondo il principo schönberghiano, in quanto è la parola che può fornire l'elemento unificatore. Tra i primi lavori di questo periodo vocale, che durò per almeno dieci anni, segnando il graduale assorbimento, la elaborazione e, per vari aspetti, anche l'anticipazione del metodo compositivo per dodici suoni del suo maestro, figurano i Vìer Lieder per canto e 13 strumenti, op. 13, composti nel 1916. Vi si ravvisa l'influenza del Pierrot lunaìre; ma, a parte la non utilizzazione della Spreckstimme, la vocalità di Webern rivela un'apertura assai differente da quella schönberghiana e anche da quella del condiscepolo Berg. «Per Webern» scrive Luigi Rognoni «la voce è uno "strumento" musicale che entra nella composizione contrappuntistica con lo stesso radicalismo timbrico degli altri strumenti; è assente qualsiasi forma di "recitativo" che nasca dalle esigenze di una accentuazione particolare della parola...».

I 13 strumenti in organico nella partitura weberniana sono: flauto, clarinetto, clarinetto basso; corno, tromba, trombone; celesta e arpa; Glockenspiel; violino, viola, violoncello, contrabbasso. Gli ottoni quasi sempre e gli archi spesso suonano con sordina. Nel terzo e quarto Lied l'impiego orchestrale è ridotto rispettivamente a 9 e a 10 strumenti.

Il primo Lied (Prato nel parco) è su testo di Karl Kraus, i due seguenti sono su brevi poesie cinesi nella traduzione tedesca di H. Bethge (La solitaria e In terra straniera) mentre l'ultimo (Sera d'inverno) è su testo di Georg Trakl.

Giorgio Graziosi

Testo

WIESE IM PARK

Wie wird mir zeitlos. Rückwärts Hingebannt
weil'ich und stehe fest im Wiesenplan,
wie in dem grünen Spiegel hier der Schwan.
Und dieses war mein Land.
Die vielen Glockenblumen! Orch und schau!
Wie lange steht er schon auf diesem Stein,
der Admiral. Es muss ein Sonntag sein
und alles läutet blau.
Nicht weiter will ich. Eitler Fuss, mach Halt!
Vor diesem Wunder ende deinen Lauf.
Ein toter Tag schlägt seine Auge auf.
Und alles bleibt so alt.
PRATO NEL PARCO

Mi svanisce il tempo. Volto al passato
indugio, fermo nella piana erbosa,
come il cigno qui, sullo specchio verde.
Ed era questo il mìo paese,
Quante campanule! Guarda e ascolta!
Da quanto sosta già su questa pietra
la Vanessa. Sarà stata una domenica
e tutto risonava d'azzurro.
Non andrò oltre. Passo inutile, fermati!
Davanti a questo miracolo termina il tuo cammino.
Un giorno morto leva gli occhi.
E tutto resta così vecchio.
DIE EINSAME

An dunkelblauem Himmel steht der Mond.
Ich habe meine Lampe ausgelöscht,
schwer von Gedanken ist mein einsam Herz.
Ich weine, weine; meine armen Tränen
rinnen so heiss und bitter von den Wangen,
weil du so fern bist meiner grossen Sehnsucht,
weil du es nie begreifen wirst, wie weh mir ist,
wenn ich nicht bei dir bin.
LA SOLITARIA

La luna nel cielo azzurro cupo.
Ho spento la mia lampada,
grave di pensieri è il mio cuore solitario.
E piango, piango; le mie povere lacrime
colano così brucianti e amare dalle gote
perché tu sei lontano dalla mìa grande brama,
perché non saprai mai quanto soffro
se non ti sono accanto.
IN DER FREMDE

In fremdem Lande lag ich. Weissen Glanz
malte der Mond vor meine Lagerstätte.
Ich ob das Haupt, — ich meinte erst, es sei
der Reif der Frühe, was ich schimmern sah,
dann aber fühlte ich: der Mond, der Mond,
und neigte das Gesicht zur Erde hin,
und meine Heimat winkte mir von fern.
IN TERRA STRANIERA

Giacevo in terra straniera. Bianco splendore
dipinse la luna davanti al mio giaciglio.
Alzai il capo, — pensai dapprima fosse
la brina dell'alba quello scintillio,
ma poi compresi: è luna, è luna
e chinai il viso a terra
e la mia patria mi salutò da lungi.
EIN WINTERABEND

Wenn der Schnee ans Fenster fällt,
Lang die Abendglocke läutet,
Vielen ist der Tisch bereitet
Und das Haus ist wohl bestellt.

Mancher auf der Wanderschaft
Kommt ans Tor auf dunklen Pfaden.
Golden blüht der Baum der Gnade
Aus der Erde kühlem Saft.
 
Wanderer tritt still herein:
Schmerz versteinerte die Schwelle.
Da erglänzt in reiner Helle
Auf dem Tische Brot und Wein.
SERA D'INVERNO

Quando cade la neve alla finestra,
A lungo risuona la campana nella sera
Per molti è pronto il desco
E la casa riordinata.

Qualcuno nel suo errare
Viene alla porta per oscure strade.
D'oro fiorisce l'albero della grazia
Dall'oscura linfa terrena.

Quieto entra il viandante;
Dolore ha impietrato la soglia.
Là risplende in pura luce
Sopra il desco pane e vino.

(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Eliseo, 22 marzo 1962

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Ultimo aggiornamento 2 aprile 2015
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