Diomede punito da Alcide
Dramma per musica in tre atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Montuosa con orrida Spelonca alle radici d'un monte, e con veduta
della Città di Tiride sopra d'un Colle in lontano. Ercole assalito
da barbara Truppa di Traci masnadieri.
Delbo
Delbo
Perfidi, contro Alcide
Rotate in vano il brando:
V'abbatterò, vi ucciderò pugnando,
Qui con la clava alcuni ne atterra, altri intimoriti sen fuggono;
ed umo delli sudettì osservato da Delbo, corre a celarsi nella spelonca.
Delbo
Da tuoi colpi atterrito
Un degli assalitori
Fuggi a celarsi in quell'ombroso speco.
Ercole
Lo giungerò, lo svenerò: vien meco.
Delbo
Nò, nò, và pur, ch'io di quell'Antro oscuro
A custodir l'ingresso
Qui di fuori starò pronto col guardo.
Ercole
Troppo timido sei, troppo codardo.
Al vibrar di questa clava
L'empio estinto cederà;
E quell'ampia, e orrenda cava
tomba al perfido sarà
(entra nella spelonca.)
Scena seconda
Delbo
Delbo
In quell'atra spelonca
Entri l'audace pur, ch'io qui di fuore
L'impresa attenderò del suo valore.
Nel seguire a questo Alcide
Gelo, e tremo di paura.
Sfida, assale, atterra, uccide,
E sta ogn'or sù la bravura.
Scena terza
Ercole, ch'esce dalla spelonca seguito da Arpalice. Delbo.
Ercole
Vittima all'irà mia
Cadde il felone, e quest'ignota, o Delbo,
Ch'era frà ceppi, alle catene io tolsi
Di prigionia severa.
Delbo
Mi rallegro con te bella straniera.
Arpalice
M'inchino a quell'Eroe,
Ch'emolo al Dio guerrier, con alma ardita
Mi diè pietoso, e libertade, e vita.
Ercole
(Che sembiante Divin!) se non t'à grave,
Svelarmi l'esser tuo, la Patria, e l nome.
Arpalice
Arpalice son io figlia d'Oronte
Spartano Re;
Ercole
Che ascolto!
Mà come alle catene
Qui fu condannato un si bel volto?
Arpalice
Mentre al caro mio sposo,
Al Principe di Cipro Evandro armato
Per il Pelago ondoso
Sù legno armato il genitor m'invia,
Da più navi assalita
D'empi Corsari, io preda lor rimango:
Prego, sospiro e piango,
Ma indarno il pianto mio
Da Barbari pietà cerca, e richiede,
Alì, quel ch'uccidesti
Mi guida in Tracia, e in quella Grotta oscura
Trà duri ferri m'incatena il piede;
Ne sò per qual fortuna
Viva restai mentre i seguaci miei
A Diomede venduti, e condannati
A fiere morti atroci,
Fur dati in cibo a suoi Destrier feroci.
Ercole
Si barbaro costume
In un coll'alma io svellerò dal seno
Di Re tiran si crudo:
All'onor tuo di scudo
Seguirà Alcide, e per sentier sicuro
Guidarti in Cipro al Regal sposo io giuro.
(Osserva Delbo che scive alcuni caratteri
sopra un gran sasso della spelonca.)
Ma tu che fai?
Delbo
Col dito
Tinto nel sangue dell'ucciso scrivo
La morte del fellon su questo sasso,
Perche senza timore
Volger qui possa il Pellegrino il passo.
Ercole
Alla Città vicina
Meco Arpalice vieni. In Cirpo in breve
Ti condurrò. (che vago sen di neve!)
Arpalice
All'ombra del tuo allor
Io sento nel mio sen ballar quest'alma:
Mercè del tuo valor
Fra le tempeste mie tornò la calma
Scena quarta
Diomede e Euripo che scendono la falda d'un monte
seguendo un orso da essi saettato con due strali nel fianco.
Euripo
Ferita è la Belva,
Si segna, si prenda,
Si lasci la selva,
Al piano si scenda.
Diomede
Mira Euripo la Fera,
Che dal fianco impiagato
Spira appresso quell'Antro
In grembo al verde suol l'ultimo fiato.
Euripo
Ma che note son quelle
(Accenna i caratteri scritti da Delbo sul sasso. Diomede gii legge.)
Diomede
O Ciel che leggo!
"Nel proprio sangue intriso
Qui giace Ali, dal forte Alcide ucciso."
Il Pirata più fiero,
Che dell'Egeo spumoso
Fendesse il sen, per man d'Alcide ucciso:
Sin ne Bistonij lidi
Temerario Campione altier ti porti
A esanimar i miei guerrier più forti?
Al cadavere esangue
Degna tomba s'innalzi; e chi vivendo
Fu de mari terror, rechi anco spento
Chiuso nell'urna al Passaggier spavento.
Euripo
Di conoscer un giorno
Si eccelso Eroe fervida brama ho in petto.
Diomede
Oh, se fia ch'egli venga
Entro la Reggia mia giuro dell'empio
Farne barbaro scempio
Più spietato di Megera
Arderò d'ira, e furor;
E crudel più d'empia Fera,
Farò strage del suo cor.
Scena quinta
Euripo.
Euripo
Della morte d'Ali nulla mi cale;
Duolmi sol che quest'alma arde e si strugge
Per beltà che mi sprezza, e che mi fugge.
La Bella che adoro
E' troppo crudel.
Le ciglia ripiene
Di fiamme hà il mio bene,
Ma 'l core di gel.
Scena sesta
Cortile che introduce al Bagno Reale, dove corrisponde un muro
delle Prigioni di Corte.
Erisbe, Zelindo.
Erisbe
Chi non vuol non s'incatena.
Io mi rido
Quando sento frà gli amanti
Dir ch'il foco di Cupido
Strugge l'alme e ai cor da pena.
Chi non vuol ecc.
Zelindo
Hai Diomede che t'ama,
Euripo che ti prega,
E ai lor caldi sospiri
Il tuo cor non si piega.
Ama, se vuoi provar,
Che cosa sia goder;
Che solo nell'amar
Consiste il ver piacer.
Erisbe
Zelindo è a te già noto
Quanti dentro la Reggia
Mi vagheggiano, eppur niun mi piace;
E se ardessi d'alcun, tosto saprei
Nel mio gelo ammorzar d'amor la face.
Seguimi al Bagno.
Zelindo
Andianne.
Qui cade dal muro delle Prigioni una pietra a terra.
Erisbe
Ma quel rumor?
Zelindo
Da quelle antiche mura
Cadute sono alquante pietre al suolo.
Erisbe
Dalla Prigion che quivi corrisponde
Alcun farà che di fuggir procura.
Ritiriamci, ò Zelindo
Ad osservar ivi in disparte il tutto.
Zelindo
Mille amanti ha costei, ma senza frutto.
Qui cadono altre pietre, e da un gran buco fatto nel muro delle Prigioni
esce Evandro nel cortile.
Scena settima
Evandro, Erisbe con Zelindo in disparte.
Evandro
Numi voi, che giusti siete.
Proteggete
Un innocente.
Stelle irate,
Deh temprate
Il rigor vostro inclemente.
Erisbe
(Che sia questi, che uscito
Dal muro ruinoso?)
Zelindo
(Un giovine mi par assai vezzoso.)
Evandro
Numi voi che giusti siete
Proteggete
Un innocente.
Erisbe
Il lampo di quel ciglio
L'anima mi saetta.
Zelindo
Già tel dissi, eh Amore al varco aspetta.
Evandro
Ferro tu , che m'apristi
A dolce fuga il varco,
Lascia baciarti o sospirato ordigno
Scudo al ferir del mio destin maligno.
Ma dove son? e per qual parte
Fuggir potrò da questa Reggia indegna
Dove sol la barbarie in Trono siede?
Guidami ò sorte.
(Qui Erisbe scoprendosi con Zelindo si oppone alla fuga di Evandro.)
Erisbe
Arrestà audace il piede:
Tenti in vano fuggir da queste mura.
Zelindo
(Che bel Garzone!)
Evandro
(O cruda mia sventura.)
Erisbe
Chi sei?
Evandro
(Mentir m'é d'uopo.) Eliso io sono.
Erisbe
La Patria?
Evandro
Atene.
Erisbe
Il tuo natal?
Evandro
Per ora
Altro dir non mi lice,
Sol che un misero son nato infelice.
Erisbe
Come in Tracia giungesti? e perchè fosti
Là dentro imprigionato?
Evandro
Di barbaro Pirata
Preda rimasì, e in Tracia fui guidato
Poi dal Rè condannato
Delle viscere mie sul nono giorno.
A satollar l'indomito ccrsiero,
Che premer suole il rio tiran severo.
Erisbe
Vivrai se tu prometti
Fido seguirmi.
Zelindo
(Parmi,
Ch' a costei lo stranier molto diletti.)
Evandro
(Afferrar della sorte
Voglio 'l crin, fin che fuggo.)
Erisbe
Che rispondi?
Evandro
Prometto
Fido servirti, e le tue grazie accetto.
Erisbe
Zelindo, alle mie stanze
Teco Eliso conducì, e l vestirai
Tosto all'uso de Traci; indi lo guida
Nel giardìn Regio a coltivar i fiori.
Evandro
Riverente mi umiiio à tuoi favori.
Zelindo
(ad Evandro)
Porgi voti alla fortuna,
Che ti vuol vivo, e non morto;
E ch'elesse per tua stella
Questa bella,
Che ti guida salvo in porto.
Erisbe
Tu, fra lo stuol di molti servi, ignoto
E sicuro vivrai;
E forse a maggior grado
T'inalzerò, se tu fedel sarai.
Evandro
Proverai d'un umil servo
La costante fedeltà;
Ne destin fiero, e protervo
Il mio cor cangiar potrà.
Scena ottava
Erisbe.
Erisbe
O qual nobile idea
Splender io miro in quel gentil sembiante.
O, come in uno istante
Vendicò Amor i suoi disprezzi, e tolto
M hà 'l cor dal sen, per darlo a quel bel volto.
Son vinta, mi rendo
Al nume ch'è infante.
Un crine m'hà presa.
Quest'alma s'è accesa
Ai rai d'un sembiante.
Scena nona
Reggia.
Arpalice in abito di Pastorella. Ercole poi Delbo.
Arpalice
Queste rustiche spoglie
Sotto nome di Lidia
Celino l'esser mio
Sin che in Cipro mi guidi alto guerriero.
Ercole
Renderti consolata in breve io spero.
Delbo
Presto Arpalice, presto
Nasconditi.
Arpalice
Perche?
Delbo
Vien dalla Caccia il Rè.
Se il lascivo qui vede
La tua beltà, spedita sei.
Arpalice
Che parli?
Erole
Folle di tue sciocchezze ella sen ride.
Delbo
Ecco il Tiranno: à rivederci Alcide.
Scena decima
Diomede, Euripo. Ercole. Arpalice.
Diomede
Euripo, e chi è costui,
Che baldanzoso inanzi a me si porta?
Euripo
Se la fama non mente,
Che volò à questi marmi,
Alle spoglie, e alIa clava Ercole parmi.
Diomede
(Giunge opportun.)
Ercole
Diomede il solo grido
Del tuo esecrando, e barbaro costume
Coraggioso mi spinse al Tracio lido.
O' lascia l'uso indegno
Di pascer tuoi destier di carne umana,
O' levarti saprò la vita, e'l Regno.
Diomede
(Che orgoglioso Guerrier! con finto assenso
E simulati onori
Ingannar vò costui.) Famoso Eroe
Non perch'io tema tue minaccie ardite
Ma mosso sol dalla Virtù sublime
Ch'in fronte a te riluce,
A compiacerti il genio mio s'induce.
Ercole
Gran Rè, degno or ben sei
Di stringer scettro in aureo Trono assiso.
Diomede
Al sen ti stringo; e doppia gloria sia
Del tuo valor, da cui mi trovo avvinto.
Che senza guerreggiar tu m'abbia vinto.
(Qui osserva Arpalice.)
Ma chi è colei, ch'al fianco tuo s'accosta?
Ercole
Lidia o Sire, è costei
Vaga Ninfa di Cipro
Tolta ai ceppi d'Ali, da me traffitto.
Diomede
(Pagherai presto il fio del tuo delitto.)
Ercole
Di ricondurla al Patrio Ciel giurai,
Ne mancar deggio.
Diomede
Intanto
Onorarmi potrai
Di posar qualche giorno in questa Reggia.
Ercole
La stima di tue grazie
Fà ch'io muto le accetti, e non parlando,
Piegherò le mie voglie al tuo comando.
Diomedee
Dai raggi di tue glorie
Indorati saran miei Reggi tetti;
Da Erisbe in questa corte
Lidia accota sarà con dolci modi:
Amico addio. (vo a macchinar le frodi.)
Scena undicesima
Euripo. Ercole. Arpalice.
Euripo
Ercole, ad un sol lampo
Del tuo ciglio, ottenesti
Ciò che in vano tentato
In Tracia avria di mille squadre un Campo.
Ercole
Prence base de Regni è la clemenza;
Giusta pietà m'indusse, e non orgoglio
A stabilir al tuo germano il foglio.
Euripo
Meco il passo rivolgi Eroe sublime.
Dal tuo braccio ìnvitto, e forte
A ferir apprenderò,
E con opre illustri, e belle
Forse un di fino alle stelle
Il mio nome inalzerò.
Scena dodicesima
Arpalice.
Arpalice
Ogni Breve momento
Ch'io ritardo a partir da questo Regno
Fà ch'io pianga, e m'accresce il fier dolore
Ed un secolo sembra a questo core.
Cielo per un momento
Dammi le tue rugiade,
Che meglio piangerò.
Del pianto dei miei rai
Cosi pietade avrai,
E con si rio tormento
Forse ti placherò.
Scena tredicesima
Giardino Reale.
Evandro in abito da Giardiniero.
Evandro
Evandro, or che la sorte
Ti seconda, che pensi? e che s'aspetta?
Fuggi da questa Corte,
Vanne a trovar la sponda tua diletta.
Deh perdonami Erisbe,
Se ti lascio, e mi porto
A trovar la mia luce, il mio conforto.
Al seren di quell'aspetto
Dolce calma goderò,
E contento a questo petto
La mia pace stringerò.
Scena quattordicesima
Erisbe, Evandro.
Erisbe
Eliso. (Strano incontro.}
E dove mai
Sin ora il piè traesti?
Questa è la scrvitù, che a me tu presti?
Evandro
Perdonami Signora,
Se troppo ritardai
Nel venirmi a inchinar al tuo sembiante
Sudai fin or nd irrigar le piante.
Scena quindicesima
Diomede. Arpalice. Erisbe.
Evandro che alla comparsa di Diomede và ad irrigar fiori.
Diomede
Erisbe a te consegno
Questa bella seguace
Del valoroso Alcide,
Su le cui labra il vezzo scherza, e ride.
Arpalice
Principessa sovranaa a te m'inchino.
Erisbe
(Molto vaga è costei!) come t'appelli?
Arpalice
Lidia scherzo fatali d'empio destino.
Diomede
Odimi, o dispietata:
Renditi a lei cortese
Quanto verso di me ti mostri ingrata.
Erisbe e Arpalice
Purche d'amor non parli,
Benigna t'udirò.
Diomede
Beltà più vaga
Della tua m'ha ferito, e sanar spero
Donna altera, al mio cor piaga con piaga.
Scena sedicesima
Evandro che nell'irrigar i fiori. osserva stupito Arpalice. Erisbe.
Evandro
(tra sè a parte)
(Che rimiro!)
Arpalice
(tra sè a parte)
(Che scorgo!)
Ercole
(All'effigie ch'io vidi.)
Arpalice
(Al Ritratto ch'io serbo!)
Ercole
(Quella Arpalice parmi.)
Arpalice
(Quegli Evandro mi Sembra.)
Evandro
(Io non credo inganarmi.)
(Qui Erisbe dopo aver osservati gli sguardi
dell'uno, e dell'altra chiama Evandro, dicendo.)
Erisbe
Eliso.
Evandro
Alta Signora.
Erisbe
Vedi colei, che con attento guardo
Rimirandoti stà?
Evandro
La veggo.
Erisbe
Dimmi,
Passan tra voi forse amorosi affetti?
Evandro
D'Amor non ardo, e ignoto
E' agl'occhi miei quel forestiero aspetto.
Erisbe
(Ah, mi nasce nel cor strano sospetto.)
Lidia vanne alla Reggia; e tu all'impiego
Di coltivar i fior ritorna Eliso.
Erisbe e Arpalice
(a due)
Vado ma, (ò Dio!) parto col cor diviso.
Erisbe
Sento in petto duol tiranno;
Ne sò dir che cosa sia:
Ma mi par che questo affanno
Sia velen di gelosia.
Segue il ballo
Fine dell'Atto Primo
ATTO SECONDO
Scena prima
Loggie Reali.
Erisbe. Arpalice, Zelindo.
Erisbe
Lidia perche si mesta?
Arpalice
Delle mestizie mie
Cagione è sol cieca Fortuna infesta.
Erisbe
S'io ti posso giovar lascia i rispetti.
Arpalice
Bastano ò Principessa
Per consolarmi i tuoi cortesi affetti.
Erisbe
Zelindo.
Zelindo
Mia Signora.
Erisbe
A canto le mie stanze
Allestisci l'alloggio a questa bella,
Ma perche la mirai
In Eliso fissar più volte il guardo,
Tù mio servo fedele
Con occhi d'Argo ogni suo moto osserva.
Zelindo
Servirò a cenni tuoi.
Erisbe
Vattene; e in tanto
(a Lidia.)
Rendi il riso ai bel labro, e tergi il pianto.
Arpalice
Tornerà sul labro il riso
Se la sorte si cangierà.
Ma per me la cieca instabile,
Immutabile
Mostra troppa ferità.
Scena seconda
Evandro con una cestella di fiori. Erisbe.
Evandro
(tra se a parte)
(So che Lidia qua venne, e per vedere,
Chi al mio sol rassomiglia
Questi fiori ad Erisbe in dono io porto.)
Erisbe
Eliso ove t'aggiri?
Evandro
A presentarti io vengo
Queste gemme fiorite
Del Giardin Regio.
Erisbe
Ovunque volgi il piede,
Spuntar fra l'erbe un vago fior si vede.
Evandro
(Che favellar è questo!)
Erisbe
(Ah più che miro
Quell'aspetto, vie più strugger mi sento,
Ne sò come celar il mio tormento.)
Evandro
(Fortuna che sarà?)
Erisbe
(Vorrei dirgli ch'io l'amo;
Ma il decoro me'l vieta, e l'onestà.)
Evandro
(Frà sè discorre.)
Erisbe
(Ah più celar non posso
Quell'incendio, che chiuso in seno io porto
Con stratagema accorto
Svelerò la mia fiamma.) Eliso prendi.
(Si leva di dosso, un picciolo specchio, e lo dà ad Evandro, dicendo:
Conosci quel Ritratto?
Evandro
Questi è uno speglio; e in esso
Altra effigie non veggo,
Che quella di me stesso.
Erisbe
Eh meglio osseva, esser ben può che sìa:
Simile il tuo sembiante
Al volto di colui, ch ivi rimiri;
Ma se credi esser quel, follle deliri.
Evandro
Siasi come a te piace; e che far deggio
Di questo vetro?
Evandro
Va, cerca, e ritrova
Quell'aspetto gentil, ch'è in questa Corte,
Trovato, che l'avrai
Odi ben, gli dirai
Ch'Erisbe l'ama, e pace al cor non trova:
Vattene; e questa sia
Del tuo fido servir la prima prova.
Digli ch'io l'amo,
Che per lui peno.
Digli che tolto
M'à il suo bel volto
Il cor dal seno.
Degli ch'io l'amo,
Che per lui peno.
Scena terza
Evandro.
Evandro
Con qual arte sagace
Mi scopri Erisbe il suo amoroso foco!
Misero Evandro sei
Ben di fortuna un gioco,
Se, chi adori non trovi
Sol che ne pensier tuoi,
E amato sei da chi tu amar non puoi.
Ma chi mi diè la vita
Dovrò ingrato sprezzar? e con rigori
Pagar le grazie, e compensar gl'amori?
Sprezzarla è ingratitudine,
Amarla è infedeltà.
Che far dunque degg'io?
Nol sò, se'l cieco Dio
Consiglio non mi dà.
Scena quarta
Euripo. Ercole.
Euripo
Partir da questa Reggia
Deve Alcide si tosto?
Ercole
Alla partenza
Alto impegno m'astringe. Al Ciprio Regno
Deggio Lidia condur.
Euripo
Se non t'é grave
Sovra spalmato abete
Ti seguirò famoso Eroe per l'omde;
E sott'elmo guerriero
Raccogliendo le chiome
Al chiaror di tue gesta.
Illustre renderò d'Euripo il nome.
Ercole
Di Prence così degno
Gradirò sempre il riverito aspetto:
A luminosa meta
Drizza pur le tue brame, e 'l piè raggira:
Alma di Eroe ha chi alla gloria aspira.
Euripo
A lasciar queste soglie
Cruda beltà mi sforza.
Ercole
E qual beltade
Può sdegnarti o Signore?
Euripo
Chi ha un cor di sasso, e non conosce amore.
Adoro una bellezza
Ch'è sorda al mio pregar;
E con crudel fierezza
Si ride al mio penar.
Scena quinta
Ercole.
Ercole
All'insidie d'Amore
Involarmi saprò; condurò in Cipro
Arpalice al suo sposo, e poi lontano
Dal bel n'andrò, che l'anima mi strugge
Non trionfa d'Amor se non chi 'l fugge.
Se fuggirò dall'armi
D'un ciglio, che saetta,
Piagato non sarò;
Ma se vorrò accostarmi
A un volto che diletta,
Io m'inamorerò.
Scena sesta
Loco dilicioso nella Reggia.
Arpalice con un picciolo ritratto nelle mani d'Evandro, poi Erisbe.
Arpalice
Cara imago,
Volto vago,
Dolce fiamma del mio cor.
Col mirarti
Col baciarti
Vò temprando in sen l'ardor.
(Qui Erisbe osservando nel ritratto l'effigie di Eliso,
lo leva sdegnosa dalle mani d'Arpalice.)
Erisbe
Lascia questo Ritratto
Femina indegna, indarno
Da Cipro qui venisti
Donna lasciva a seminare ardori
Ne servi miei: non voglio in Corte amori.
Arpalice
Odi Erisbe.
Erisbe
Raffrena
temeraria l'orgoglio.
Arpalice
Ascoltami.
Erisbe
Non voglio.
Arpalice
Sappi.
Erisbe
Ammutisci ardita
Spezza il dardo che t'ha ferita
O sbranarti il cor saprò;
E qual furia incrudelita
Notte, e dì t'agiterò.
Scena settima
Evandro. Arpalice.
Evandro
Fortuna, ecco quel volto
(tra sè a parte)
Che le luci m'inganna.
Arpalice
O Cieli! o Dio!
(tra sè a parte)
Ecco chi mi rasembra
Il mio sposo, il mio ben, l'Idolo mio.
Evandro
(A che stupido, e muto io qui m'arresto?)
Arpalice
Folle perche mi fermo
Qui tacita a mirarlo?
Evandro e Arpalice
(a due)
Io Contento/Contenta non son, se non le/gli parlo.
(Nel voler l'uno all'altra accostatsi, restano
interrotti dall'arrivo improviso di Diomede.)
Scena ottava
Diomede. Arpalice. Evandro,
Diomede
Bella Lidia Vezzosa.
Arpalice
(O disturbo importuno!)
Diomede
Quelle vaghe pupille,
Quelle guancie amorose
Idolatra m'han reso al tuo sembiante.
Evandro
(tra sè)
(Ah se Lidia è costei,
Arpalice non è: resto confuso.)
Arpalice
Sire, un mistero avanzo
D'implacabile Fato
Non sò come mai possa
Renderti il cor piagato.
Diomede
(ad Evandro
Dio. Ma tu chi sei?
Evandro
Servo d'Erisbe io sono,
Ed Eliso m'appello.
Arpalice
(Dunque Evandro non è: destin rubello!)
Diomede
(rivolto ad Arpalice)
Care sembianze amate.
Arpalice
Frena Signor la destra.
Diomede
Tanto rigor nell'alma tua risiede?
Arpalice
Scusami o Rè: cosi l'onor richiede.
Ai colpi d'amore
Hò un core di scoglio.
Son vil Pastorella;
Ma casta Donzella,
Lascivie non voglio.
Ai ecc.
Scena nona
Diomede. Evandro.
Diomede
Eliso.
Evandro
Alto Signor.
Diomede
Lidia ritrova.
Dille, che men ritrosa
Meco si renda: il suo rigor ammorza,
O ch'userò d'amnte Rè la forza.
Evandro
Ubbidirò. (folle ben sei se 'l credi.)
Diomede
Son Rè, e son amante,
E vò ciò che posso
Amando voler.
Quel vago sembiante
M'invita a goder.
Son ecc.
Scena decima
Evandro.
Evandro
Stelle in qual labirinto
Posto m'avete! o Cieli! e che far deggio?
Se al Rè ubbidisco, è male;
E se trascuro il suo comando, è peggio.
Numi; che deggio far?
Dammi consiglio Amor.
Penso, ma nel pensar
Più si confonde il cor.
Scena undicesima
Erisbe. Evandro.
Erisbe
Eliso, e qual risposta
Dell'opra tua m'arrechi?
Trovasti chi ordinai?
Evandro
In Corte lo trovai:
Erisbe
Narrasti ciò che imposi?
Evandro
Spiegai quanto dicestì.
Erisbe
Che rispose?
Evandro
Sorrise, indi soggiunse
Che un vil servo non deve
Tanto ad alto aspirar.
Erisbe
Deboli scuse.
Per sottrarsi al mio ardore.
Tu risponder dovevi
Ch'ogni disuguagiianza eguaglia Amore.
Evandro
(Quanto è sagace.)
Erisbe
A lui ritorna, e digli
Che la nobile Idea ch'in fronte ei porta,
E la sua bianca mano,
Esser non puo che di Signor sovrano.
Evrando
Ma se egli d'altra bella
Amante fosse?
Erisbe
A lui con sciolta lingua
Di, che da ogn'altra il merto mio distingua.
Evandro
Sei d'alti fregi adorna,
Sei nobile, gentil, bella, e cortese;
Mà sò ciò ch'ei dirà
Se a caso altra beltà
L'alma gli accese.
Scena dodicesima
Erisbe.
Erisbe
Un, gelido timore
Mi tormenta, e mi dice
Che per Lidia il mio bene
Porta piagato il core.
Da geloso sospetto
Agitata sospiro, e peno sempre;
Ne l'acerbo mio duol cangia sue tempre.
Un barbaro rigor
Fà 'l misero mio cor
Gioco ai tormenti;
E' crudo Fato vuol
Che un esempio di duol
L'alma diventi.
Scena tredicesima
Euripo.
Euripo
Erisbe dispietata;
Ti seguo, e tu mi fuggi
T'adoro, e tu mi struggi
Col tuo rigore ingrata
Erisbe dispietata.
Amo senza speranza
Di ritrovar mercè.
Non val la mia costanza,
Ne giova la mia fè.
Scena quattordicesima
Zelindo. poi Dclbo.
Zelindo
Altro affé non mancava
Sol che Erisbe restasse
Impiagata nel core
Da straniera beltà,
Per far che tutto il giorno
Io dovessi girar di qua, e di là.
Da che dello straniero
S'innamorò la bella
D'altri più non favella:
Vuol sapere dov'è
Vuole intender che fa,
Di luì sempre mi chiede,
More, se non lo vede.
Delbo
Quest'Ercole invaghito
Della bella spartana
Mi fa impazzir: se ritrovar lo voglio,
Convien che dietro a lei
Sempre m'aggiri: o son nel grande imbroglio.
Zelindo
Delbo.
Delbo
Zelindo.
Zelindo
E dove
Si frettoloso?
Delbo
In traccia vò d'Alcide.
Zelindo
Ed io mi porto à ritrovar Eliso.
Ma dimmi! tu che servi
Qùell'Eroe valoroso,
Sai con maniera brava
La spada maneggiar com'ei la clava?
Delbo
Cingo spada,
E porto l'armi
Per parer quel che non son.
Questo brando fa stimarmi
Bravo assai, benché poltron.
(parte)
Zelindo
Ridicolo è costui: ma tempo è ormai
Ch'io al Giardin vada ad osservar se Eliso
Parla con Lidia, e sua beltà vagheggia,
Troppo Erisbe gelosa è di quel viso.
Servir Donna gelosa
E' una gran pena al cor.
Per gelosia che tiene
Erisbe del suo vago
A me fare conviene
Infin l'esplorator.
Fine dell'Atto Secondo
ATTO TERZO
Notte
Scena prima
Appartamenti assegnati in Corte ad Alcide, con letto.
Euripo. Alcide.
Euripo
Ercole il tuo valore.
M'inicatenò quest'alma, e tanto adoro
Tua Sublime virtù, ch'a confidarti
Gli arcani del mio cor costretto io sono
Odimi: non fidarti
De i favori del Rè: sparso di miele
Credi è l'astentro de' suoi Regionori,
E dubito ch'ascoso
Giaccia il serpe letal in mezzo à fiori.
Ercole
Prence grazie ti rendo; e questi aiuti
Figli dell'amor tuo mi lego al core.
Euripo
Resta al riposo: à tetti miei mi porto;
Ma a vigilar più ch'à dormir t'esorto.
Scena seconda
Ercole. Delbo.
Ercole
Elbo o là! dove sei?
Delbo
Pronto a tuoi cenni.
Ercole
Sin che sù quelle piume
Prendo breve riposo,
Qui in mia custodia a vigilar t'appresta.
Delbo
Coi lumi aperti, e con l'orecchio attento
Io qui starò.
Ercole
Frà questi Traci infidi,
Dubito ogn'or di qualche tradimento.
(Va ad adagiarsi sul letto.)
Delbo
Dormi, riposa,
Ch'io veglierò;
E nel servirti
Nel custodirti
Argo sarò
(Osserva che Argo dorme.)
Chiuso ha le luci in soporoso oblio:
Oh taccio assai, se qui non dormo anch'io
Parmi se non m'inganno
Gente sentir, ch'a questa parte giunga.
(Vede a venir alquanti Traci con nudi ferri in pugno.)
Che scorgo! ohime! sù, sù svegliati, Alcide.
Ecco truppa feroce
Di Guerrieri coll'armi:
Adopra il tuo valor, ch'io vò a salvarmi.
(Qui Ercole sorto in piedi impugna la clava.)
Ercole
Barbari che pensate?
Di potermi atterrar? voi vi ingannate.
(Assalito dalli detti ne stende con la clava alquanti
a terra estinti, e gli altri spaventati sen fuggono.)
Delbo
(che ritorna)
Che miro! o Ciel! di questa gente morta
Io cagion fui che dopo la partenza
D'Euripo mi scordai chiuder la porta.
Ercole
Scelerato Diomede,
Dell'ospizio le leggi
Violar tu non curi, e creder puoi
Ch'io ti rispetti, e serbi a te la fede?
Seguimi o Delbo. io fidar l'empio voglio
Meco a duello, e sostener ch'è indegno
Di calcar Trono, e di dar legge a un Regno.
Delbo
Forte è il Tiran.
Ercole
Avrà più forza Alcide.
Ma per dar maggior lena a questo braccio
Pria di pugnar, d'Arpalice nel volto,
Che sovra ogni beltà porta la palma
Andrò fra poco a incoraggir qust'alma.
Dal suo bel ciglio l'arco
Per saettare avrò;
E da suoi dolci guardi
I dardi
Prenderò,
Scena terza
Diomede.
Diomede
Qual sangunosa strage
Luci mie qui mirate! una sol destra
Di nudo legno armata
Puote assai più che forte schiera unita
Di fieri Traci ad involar la vita;
E soffrirà Diomede
Questa ingiuria da Alcide? e nel suo petto
Io volar non farò mille saettte?
Ardansi quelli estinti,
E la fiamma, che avvampa
In questo cor d'inestinguibil ira
Serva d'accesa face alla lor Pira.
Scena quarta
Delbo con un foglio nelle mani di Diomede.
Delbo
Eccelso Rè.
Diomede
Che chiedi?
Delbo
Ercole mio Signor.
Diomede
Quel nel cui seno
Sfogar debbo il furor dell'ira mià?
Delbo
Questo foglio t'invia.
(Le da la Carta.)
(Mi spaventa col guardo.)
(Legge Diomede il foglio.)
Diomede
" Indegno è di regnare
" Chi le leggi d'Astrea conculca, e sprezza:
" Tua barbara fierezza
" Scettro non merta. Io così in Campo aperto
" da solo a sol pugnando
" al novo di pretendo
" Mantenerti col brando.
" Tù scegli il loco: io spero
" Di far veder, mercè de gl'altri Dei
" Che non un Rè, ma un traditor mi sei.
"Ercole.
E tanto ardire
Chiude Alcide nel petto?
A lui ritorna, e digli,
Ch'io la disfida accetto:
Non temo nò della sua spada il lampo?
Tosto saprà dov'abbia scelto il Campo.
Delbo
Tanto dirò. {s'io n'esco fuor d'imbroglio,
Mai più à bravi servir non voglio.)
Diomede
Furie dell'Erebo
D'ira infiammatemi
L'alma nel seno.
Prestami o Cerbero
Il tuo veleno.
Scena quinta
Altra Parte del Giardino Reale.
Erisbe. Euripo.
Erisbe
Euripo in van mi segui, in van chiedi
A questo core affetti.
Euripo
Ancor si cruda?
Erisbe
Il tuo Destino incolpa.
Euripo
E la costanza mia
Forza non hà per ammollirti il core?
Erisbe
Rîcerchi in van da chi non t'ama amore.
Euripo
Lungi da questa Reggia.
A partir con Alcide
Mi sforza quel rigor ch'in te s'aduna.
Erisbe
Vanne, amarti non posso;
Spesso chi cangia Ciel cangia fortuna
Vorrei poterti amar,
Ma non hò cor per te,
Condona il mio rigore,
Se cosi vuole amore,
La colpa mia non è
Scena sesta
Euripo.
Euripo
Cruda pur si dimostri
La beltà ch'idolatro; io non dispero
Un di stemprar il suo rigor severo.
Amando
Spererò;
Sperando
Soffrirò
Fiamme e catene.
Così Cupido avrà
Un di forse pietà
Delle mie pene.
Scena settima
Evandro. Delbo.
Evandro
Arresta il passo amico.
Delbo
Che brami? non vorrei
Ch'anche tu me imbrogliassi in qualche intrico.
Euripo
Non dubitar, non servi al Aicide?
Delbo
Certo.
Evandro
Con voi non venne
Lidia la Pastorella?
Delbo
Intendo il mio pensiero:
Vorresti, ma t'inganni,
Ch'io non so quel mestiero.
Evandro
Da te solo desio
Saper se quella bella
E' tal quale s'appella.
Se 'l ver mi narrerai
Premiarti saprò.
Delbo
Tacer prometti
Quanto dirò?
Euripo
Seppellirollo in seno.
Delbo
Arpalice è colei sposa d'Evandro
Principessa di Sparta
Fatta schiava da Traci, indi riposta
Da Alcide in Libertà!
Evandro
(Numi che intendo!)
Altro da te non chiedo.
Questa Luicida gemma
Ricevi in don: di me memoria avrai.
Delbo
(Se non è falsa, oggi ho acquistato assai.)
Scena ottava
Arpalice. Evandro.
Arpalice
Più che penso ad Eliso,
Dir ch'Evandro ei non sia,
Io la stimo follia.
Evandro
Bella Arpalice amata,
Sposa mia sospirata.
Arpalice
O Fortuna! che sento!
Sei tu Evandro?
Evandro
Si, o cara.
Arpalice
Gioie non mi uccidete,
Spirti non mi mancate:
Lasciate almen, lasciate
Che'l mio Consorte abbracci,
Al mio seno ti stringo.
Arpalice e Evandro
(a due)
O Dolcissimo nodo / Mia sorte felice ò cari lacci.
Scena nona
Zelindo. Arpalice. Evandro.
Zelindo
T'ho pur colta o lasciva
Col tuo vago abbracciata.
Così o Lidia ubbidisci
Al comando d'Erisbe? e con Eliso
Tratti vezzi amorosi à suo dispetto?
Ti piace eh quell'aspetto?
Lascia d'amarlo, ò ch'io scoprendo a Erisbe
I tuoi lascivi amori,
Farò ch'ambo proviate
Il fulmine sever de suoi furori.
(parte.)
Arpalice
S'inganna chi crede
Ch'io lasci d'amarti.
Eterna è la fede
Ch'io godo sacrarti.
(Parte con Evandro per la mano.)
Scena decima
Loco fuori delle mura della Città, con chiuso steccato.
Diomede. Ercole. Euripo.
Choro di Soldati.
Entra nello steccato Diomede con Ercole accompagnati da due Mastri di Campo,
e da loro Padrini, quali doppo aver fatte le solite cerimonie conforme all'uso,
diviso il Campo, e date spade eguali ai due sopradetti, si ritìrario ai loro posti
lasciando libero il Campo alla pugna. Euripo resta di fuori con una squadra di
Soldati a custodir io stecato.
Diomede
Ecco il loco fatale in cui Diomede
Deve tosto punire
Folle Campion il tuo orgoglioso ardire.
Ercole
Per pugnar teco al pari
Lascio la clava, e'l nudo brando inpugno.
Diomede
Di ferro eguale al tuo
Armo la destra; e questa acuta spada
Farà ch'estinto à piedi miei tu cada.
Ercole
Delle minaccie tue nulla pavento.
Diomede
Alla pugna.
Ercole
Al cimento.
(Segue l'abbattimento a suono di tromba, e tamburo.)
(Tanto a fronte mi dura?)
(Replica Alcide un colpo a Diomede, e lo stende a terra mortalmente ferito.)
Diomede
Alcide hai vinto.
M'atterrò il tuo valor, m'aprì il tuo ferro
Mortal piaga nel sen, da cui già sento
L'anima uscir: la luce a me s'adombra
Morrò; ma dopo morte
Uscirò fuor d'Averno
Orrido spettro ad agitarti in Ombra.
Ercole
Perfido vanne ad abitar l'Abbisso,
(Entra nello Steccato Euripo.)
Euripo
Eroe vincesti: e per punir, cred'io,
Quell'anima sì rea
Ti diè 'l fulmine Giove, e'l brando Astrea.
Ercole
Sotto l'ira del Ciel cadon gl'iniqui.
Euripo
O là! portisi l'empio
A morir nella Reggia.
Ercole
Il Nume diede
Alla barbarie sue giusta mercè.
Choro si Soldati
Viva Euripo nostro Rè
Ercole
O di Signor le voci
Del Popol, che t'acclama
Suo Regnator, chi sà che la tua cruda
Mirandoti nel foglio
Non ammollisca il duro cor di scoglio.
Euripo
Vado a mirare
Chi mi ferì.
Dolce è la piaga,
Che la mia vaga
Nel sen m'aprì.
Scena undicesima
Arpalice. Ercole.
Arpalice
Vincitor glorioso
D'un mostro coronato, io mi rallegro
Del tuo trionfo, e a palesarti vengo
Il giubilo ch'io provo
Per aver ritrovato
In questa Reggia il mio Consorte amato.
Ercole
Trovasti Evandro? e come.
Arpalice
Altrove il tutto
Da me saprai: di più condurmi in Cipro
Libero sei dal tuo cortese impegno.
Ercole
E togliermi si tosto
Vuoi l'onor di seguirti?
Arpalice
Io trattenerti
Dal progresso non vò delIe tue glorie.
Ercole
Gloria maggior non può acquistar. Alcide
Che di servir a quel Dìvino aspetto,
Ch'Anima questo cor. (ahi troppo hò detto.)
Arpalice
Porterò fin che vivo
Le grazie tue nella memoria ìmpresse.
Ercole
Et io finché scintiila
Di Venere la stella
Ligio vivrò del tuo gran merto ò bella.
Arpalice
Cangiar in petto ardore
Amar nova sembianza,
E' l'uso d'ogni cor
Ma non costanza.
Vedersi poi ristretta
Al sen di chi diletta,
Fà nascer un piacer
Ch'o n'altro avanza.
Scena dodicesima
Zelindo. Erisbe.
Zelino
Dove ò mia Principessa
Porti all'aure sul labbro i tuoi sospiri?
Erisbe
Da si stranni accidenti
Si confusa son io, che non sò dove
Aggitata m'aggiri.
Zelindo
Lascia di sospirar.
Erisbe
Morto è Diomede,
Perduto hò Eliso, Arpalice è sua sposa;
E come vuoi ch'à tanti casi infesti
Non mi conturbi, e stupida non resti?
Zelindo
Prudenza è spesso il variar pensiero.
Se tu Eliso perdesti, Euripo avrai
Ré di Traccia acclamato.
Non t'avvedi, ch'il Fato
Sposo a te lo destina?
Dolce cosa è Signora esser Reina.
Erisbe
Al voler del Destino
Ceder convien, vanne ad Euripo, e digli
Che vinta dal suo affetto,
Se in sua sposa mi vuole, il nodo accetto.
Zelindo
Ama chi t'ama
Se hai brama
Di goder.
E' gran follia penar,
Languire, e sospirar
Per chi non si può aver.
Scena tredicesima
Erisbe.
Erisbe
Cessate omai, cessate
Amorosi pensieri
Di volar più ad Eliso, e si cancelli
Da questo cor la sua adorata imago.
Euripo solo sia
Il mio Nume il mio ben, l'Idol mio vago,
Fugga il duol torni il diletto
A brillar sul mio sembiante,
Se hò perduto un vago oggetto,
Non mi manca un Regio amante.
Scena quattordicesima
Evandro.
Evandro
Arpalice adorata,
Mio bel sol dove sei?
Ti cerco, e non ti trovo
Luce de gl'occhi miei.
Moro, se non ti miro
Anima del mio cor.
Co i fiati tuoi respiro,
M'animo àl tuo splendor.
Moro ecc.
Scena quindicesima
Delbo.
Delbo
Oh quanta allegrezza
In questa Città!
Or che dentro la Reggia
Spirò l'alma il Tiranno,
Ciaschedun e ridendo
Và per le vie dicendo,
S'egli è morto, suo danno.
Dalla destra d'Alcide
Euripo coronato,
Sovra Carro dorato
Oro, e argento spargendo al Popol và,
Oh quanta allegrezza
In questa Citta.
Ma tra feste si liete
Volo in Piazza a raccor ànc'io monete.
Scena ultima
Piazza Reale con Popolo spettatore alle finestre.
Ercole. Euripo coronato. Erisbe. Arpalice. Evandro sovra maestoso Carroo tirato
da quattro Destrieri. Euripo va gettando al Popolo auree monete.
Ercole
Falangi guerriere
D'Euripo a gl'allori
Sacrate la fé;
E Tiride adori
Il novo suo Rè.
Euripo
Ercole quel Diadema
Che sul crin mì ponesti
Il suo lume trarà dalla tua gloria.
Ercole
T'alzò al Trono Regal la mia vittoria.
Euripo
Vaga Erisbe adorata
Non so più che bramare or che in mercede
De miei lunghi sospiri io ti possiedo.
Erisbe
Al voler del Destino Euripo io cedo.
Bella Arpalice, Evandro
Sposi e Principi eccelsi,
Della mancanza mia nell'onorarvi
Incolpate il silenzio,
Che qui usaste ìn celarvi.
Arpalice
A bastanza ò Reina
Favorita restai
Dalla tua cortesia vasta e infinita.
Euripo
Io più aver non potea, s'ebbi la vita.
Son felice son contento
Or ch'abbraccio il mio bel Sol.
Co più affanni al cor non sento,
Cangio in gioia ogni mio duol.
Son felice ecc.
Fine del Drama.
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Ultimo aggiornamento 13 ottobre 2021