Statira
Dramma per musica in tre atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
Scena prima
Campo de' Persiani.
Statira con seguìto dì armati, e Barsina pure con altro seguìto.
Barsina
A me figlia di Ciro, a me di tanti
Gloriosi Monarchi unica erede
V'è chi'l trono contenda?
Statira
A tè figlia di Ciro,
Io figlia di Artaserse, io lo contendo.
Barsina
Statira, il Rè mio Padre
Prima del tuo cinse il diadema.
Statira
E i vizj
Tolsero a lui ciò, che gli diede il sangue.
Barsira
Ei nacque Rè.
Statira
Ma da Tiranno è morto.
Barsina
Rè non nacque Artaserse.
Statira
Chi Rè muore, è più Rè di chi vi nasce.
Barsina
I diritti sovrani
Nè orgoglio tuo, nè altrui livor può tormi.
Statira
Già te li tolse . . . . Eh! queste
Sono inutili gare. Abbiam conteso
Da femmine fin'or, non da Regine.
Le ragioni al comando
Più che sul labbro, anno vigor sul brando.
Scena seconda
Oribasio, poi Arsace, e le suddette.
Oribasio
Troppo vile, e codardo
Saria Barsina, l'amor mio, quand'egli
Non ti recasse al maggior uopo aita.
Barsina
Assicura già 'l Cielo
Teco, invitto Oribasio, i miei trionfi.
Arsace
Statira, or che si tratta
La tua causa con l'armi, anch'io ne vengo
Teco a pugnar.
Barsina
Cieli, a miei danni Arsace?
Statira
E vincerò; che dove
Combatte Arsace, al suo valor si gloria
Ubbidir la fortuna, e la vittoria.
Arsace
Fuor della mìschia il piè ritira, o bella.
Oribasio
Tù pure esci dal campo, e ugual prometto
Il coraggio all'affetto.
Statira
Se Arsace è mio campion, Regina io sono.
Barsina
(Se Arsace è mio nemico,io perdo il trono.)
Scena terza
Dario, e li suddetti.
Dario
Qual nume avverso oggi cospira a danni
Del Perso Impero? onde tant'ire? è questo
D'òdj privati il miglior tempo? A fronte
Abbiam quel, che và tinto
Del Regio sangue, il fiero Scita Oronte.
Là s'impieghi l'acciaro, e là trionfi.
Diasi, e per voi, gran Donne,
Alle risse funeste
Tregua almen, se non fine:
Siate di voi, pria che di altrui Regine.
Statira
Dario, gran Duce, il Cielo
Vede, e l'ombra paterna
Con quale orror gli odj civili io scerna.
Mà costei troppo altera
Vuole usurpar ciò, che a giustizia è mio.
Nol soffrirò.
Barsina
Statira,
Per non soffrirlo hò cor che basta anch'io.
Statira
Ne sia giudice il Popolo, e'l Senato.
Barsina
L'acquisto di un diadema
Non vuol dimore.
Dario
Or che tanta di stragi
Sete ti accende, all'armi
Commettasi, o Barsina, il dubbio evento.
Mà non si sveni al tuo furor privato
La comune salute.
Forte guerriero ambe scegliete. In chiuso
Campo frà lor si pugni;
E sia della vittoria
Prezzo ad'una lo scettro, ad'un la gloria.
Statira
Statira applaude.
Barsina
Anch'io v'assento.
Dario
Omai
Non si tardi la scelta.
Barsina
Facciasi tosto.
Statira
Arsace
Sia mio campione.
Barsina
(Oh Numi!) Al tuo valore
La mia ragion, forte Oribasio, affido.
Dario
Pari è l'incontro: ambo d'invitti han grido.
Oribasio
Or, che son tuo guerrìer, cara Barsina
D'un insolito ardore
Tutto sento avvamparmi:
Vado a dispor l'ire alla pugna, e all'armi.
(Parte.)
Arsace
Non mai bella Statira
Avrò impugnato in miglior uso il brando,
Che in tua difesa, e in tuo favor pugnando:
Vò fastoso al gran cimento
Con la gloria,
Che mi dai
Di pugnar, bella, per té.
Vigor nuovo in sen mi sento;
Mà se vuoi
Più sicura la Vittoria,
Il poter de' lumi tuoi
Per ferir concedi a me.
Vò ecc.
Scena quarta
Statira, Barsia, e Dario.
Dario
Artaserse insepolto
Senza l'onor del rogo ancor sen giace.
L'estremo ufficio differir non lice.
Tutto è in Tauris disposto; e sol la vostra
Pietà ci manca.
Barsina
Io verrò in breve.
Statira
Oh quanto
Mi costi, incauta ambizion! Già sono
Ria con l'amante, empia col padre. L'uno
Pongo in rischio di vita, e niego all'altro
La pace del sepolchro. Oh qual si sente
De' confusi pensìeri
Destarsi aspra battaglia entro mia mente.
Trà più affetti il cor dubbioso
Và perdendo il suo riposo,
E piacer sente, e dolor.
Di regnar desio l'accende:
E agitato ogn'or lo rende
Il periglio del suo Amor.
Tra ecc.
Scena quinta
Dario, e Barsina.
Dario
Per tè, mia Principessa,
Quì mi richiama, e mi trattiene Amore.
Barsina
Chi non serve al mio cor, Dario, non mi ama.
Dario
Al tuo cor servirò, quanto richiede
Onor, giustizia, e fede.
Barsina
Non hà tanti riguardi amor, ch'è cieco.
Dario
La tua beltà vuol, ch'io fedel ti adori;
La mia virtù non vuol, ch'io viva ingiusto.
Barsina
Ed ingiusto saresti
A sostener le mie ragioni al soglio?
Dario
Giudicarne non dee chi nacque servo.
Barsina
Ma chi dee giudicarne?
Dario
Il Cielo, e l'armi.
Barsina
Và, ed amami Regina, o non amarmi.
V'amerò pupille arciere,
Che non è più in mio potere
Di lasciarvi, e non v'amar.
Troppa forza ha nel mio core
Quell'ardore,
Ch'entro me da voi discese,
Nè giammai potrà mancar.
V'amerò ecc.
Scena sesta
Barsina.
Barsina
Mi contende Statira
La superba rival, Regno, ed Arsace,
Non gl'otterrà: Ciò che può ingegno, e forza
Usar saprò. Non t'avvilir mio core;
Pensa ad esser felice;
E ti rammenta ancora,
Che per giungere al Regno il tutto lice.
Mi addita la speranza
Con volto lusinghier
Frà scogli in lontananza
Il lido amato.
Ma vinto ogni periglio
Con l'arte, e col consiglio,
Contenta giungerò
Àl fin bramato.
Mi ecc.
Scena settima
Padiglione Reale all'uso delli Sciti.
Oronte, con Guerrieri.
Oronte
Sin che i Persi divisi
Tiene in guerra civil l'odio feroce,
Non si perda, o miei Duci,
Una certa vittoria. Ite, e là dove
Da se pria, che da voi vinto è'l nemico,
Abbattete i ripari, empiete il campo
Di stragi, e sol vi resti
In fiero aspetto un solitario orrore,
Funesto al guardo, e spaventoso al core.
Scena ottava
Idaspe, ed Oronte.
Idaspe
Mio Sire invitto.
Oronte
Idaspe,
Tua libertade in breve
Delle vittorie mie dovea esser frutto.
Chi prevenne i miei voti? E chi ti tolse
Alle Perse catene?
Idaspe
Beltà, che in qaesto foglio il cor ti espone.
Oronte
Che sia?
Idaspe
(Se non ti sveno,
Barbaro Rè, non son felice appieno.)
Oronte
(legge.)
In te, benché nemico,
Regal donzella, eccelso Rè, confida.
La paterna corona
S'insidia a lei; suo difensor tù vieni.
Vien generoso. A tè non far, ch'esposti
Abbia suoi voti in vano
Chi suo appoggio ti vuole, o suo sovrano.
Idaspe, a pie del foglio
Stà di Barsina il nome.
Idaspe
Ed ella appunto
Mi tolte a' ceppi, e a tè recar m'impose . . . . .
Oronte
(straccia il foglio.)
Inutile ricorso.
Per Statira è'l mio cor. Lei chiedo in sposa,
Mi si niega. Al rifiuto
Furie desto, armi impugno.
Vinco la Persia, ed Artaserse uccido.
L'ira fin'or si è sodisfatta. Or pure
Si sodisfi l'amore. Statira io voglio,
Prima, e sola cagion di mia vittoria.
Volerla è impegno, e conquistarla è gloria.
Idaspe
Ardua impresa. Il suo affetto
E' un trionfo di Arsace:
Di Arsace, a cui morendo
Il genitor la dichiarò consorte.
Oronte
Di un padre estinto è un vincitor più forte.
Idaspe
Più beltà, più virtude
Splende in Barsina.
Oronte
Io vuò Statira. Omai
Nuovo invito guerriero
Diano le trombe. La Città si a assalga.
Si combatta, si espugni; e in dì sì lieto
Cingan la Regia fronte
Mirti, ed allori al bellicoso Oronte.
Già per darmi la vittoria
Marte, e amor sì prestan l'armi,
É il mio cor trionferà.
Con mio fasto, e con mia gloria
Può contento, e lieto farmi
Un'Impero, e una Beltà.
Già ecc.
Scena nona
Idaspe.
Idaspe
Idaspe . . . . ah! nò. Ti svegli
A più giusti furori
Il rammentar qual sei, non qual ti fingi.
Idreno sfortunato,
Sai ben qual sia l'iniquo Oronte? Il crudo
Ti uccise il Padre. Ti rapì il superbo
D'Issedon la corona, e vai per esso
Ramingo, e vil, mentito il nome, e il grado.
Una giusta vendetta,
Cieli, vi chieggio al fine.
Per mia man cada l'empio; e se avrò morte
Sul cadavere suo, morrò da forte.
Di un barbaro, d'un empio
Vuò far vendetta, e scempio
Lungi da me pietà.
Da un'anima feroce,
Che la clemenza sprezza,
S'apprenda la fierezza,
S'impari crudeltà.
Di ecc.
Scena decima
Cortile chiuso a foggia di steccato dinnanzi
al Palazzo Reale.
Arsace, e poi Statira.
Arsace
Amor se per te scendo
Nella fatale arena,
Tu al mio braccio dà lena, e forza al core,
Onde io sia vincitore.
Questo è il luogo . . . .
Statira
Ove, o Duce,
Statira la crudel, mossa da cieca
Avidità d'Impero,
Al difficil cimento, oh D . . . ! ti espone.
Lingua rubella, ah! come,
Come del core in onta
Proferir mai potesti il dolce nome?
Arsace
Amabile idol mio, combatte Arsace,
E combatte per tè. Son meco al fianco
L'amor tuo, la mia fede:
Mi stimola beltà: Ragion mi regge:
Sicuro è'l mio trionfo:
Certa la tua grandezza; e tu paventi?
Sì debole son'io? tù così ingiusta?
Statira
Ingiusta è mai la tema in un'amante?
Caro Arsace, non sempre
Vince il più forte. Il caso
Anche hà le sue vittorie;
E nemica a Virtù spesso è fortuna.
Arsace
Tolga il Cielo gli auguri;
Ma morire per tè, che bel morire?
Statira
Se solo a sì gran costo
Si dee regnar, scettro, corona, addio:
Voi siete il mio terror, non il mio voto;
Che per vita sì illustre
Non è prezzo condegno
Il trono della Persia, e quel del Mondo.
Arsace
Mia Regina, il tuo amore
Leggo nel tuo timor. Cari perigli:
Pur consolati, e parti. Il tempo è questo,
In cui più che pugnar, vincer degg'io.
Statira
Ma sovvengati, Arsace,
Ch'io vivo nel tuo seno, e tù nel mio.
Pensa, che sei
Il Sol degl'occhi miei
Caro, e diletto.
Pensa ch'ogni ferita
Che nel tuo sen cadrà,
Ad impiagar verrà
L'alma, ch'ho in petto.
Pensa ecc.
Scena undicesima
Arsace, e Oribasio con Soldati.
Oribasio
Arsace, al breve indugio
Tu dei del viver tuo gli ultimi avanzi.
Arsace
Non è sì lieve impresa,
Oribasio, qual pensi, il tuo trionfo.
Oribasio
Mi sostiene il vaior,
Arsace
Non la ragione.
Oribasio
Dee Barsina regnar.
Arsace
Tanto ti giova,
Che le ragioni sue perda Statira?
Oribasio
All'armi, all'armi: Ogni contesa è vana.
Arsace
Già'l ferro è sù la destra.
Oribasio
I nostri acciari
Bevan l'ultimo sangue.
Arsace
E pronto io sono.
Oribasio
E pietà qui non s'usi, e non perdono.
(cominciano a battersi.)
Scena dodicesima
Dario, e li suddettì.
Dario
Cessino l'ire. Alle nostr'armi, Amici.
La fortuna de' Sciti
Minaccia i fati estremi.
Oribasio
E' vinto il campo?
Dario
Nè basta: il fier nemico
Pieno d'ira, e furore
Porta fin nella Reggia il pie fastoso.
Arsace
Statira . . . . Oh D . . . .
Dario
Già di Barsina al seno,
Di Statira alla fronte
Le porpore, e'l diadema usurpa Oronte.
Arsace
Vado: sarò al mio bene,
Se non per sua difesa,
Per sua vittima almeno.
La vittoria, o la morte
Dirà, s'io sono amante, o s'io son forte.
Al mio braccio, ed al mio brando
Darà amor forza, e valore:
E il superbo vincitore
Càderà depresso, e vinto.
Che tal'or, chi un dì pugnando
Cinse i lauri intorno al crine,
Pianse poi le sue ruine,
E gemè fra ceppi avvinto.
Al ecc.
Scena tredicesima
Dario, Oribasio, poi Oronte, Statira, Barsina, e Idaspe.
Dario
Noi pure al fier torrente
Facciam col nostro petto argine, e sponda:
E si contrasti almeno
Al nemico furor l'ultima gloria.
Oribasio
Andiamo, e si difenda
Nel viver di Barsina
Della mia speme, e l'interesse, e'l merto.
Oronte
Vano è l'ardir. L'armi cedete, o prodi,
Cessi con la Vittoria,
E la mia nemistade, e'l vostro rischio.
E voi, belle nemiche
Rasserenate il ciglio. Io già non bramo
Cingervi il piè d'aspra catena, e trarvi
Dietro al mio carro trionfale avvinte.
Nò nò vincer sà Oronte,
Non insultar alla sventura altrui.
Illesa su la fronte
La Maestà vi resti.
Statira
Stendi pur la vittoria
A tuo piacer fin dove puoi. Ma sappi,
Che l'alma di Statira è'l suo confine.
Oronte
(Fiera beltà!)
Barsina
Barsina
Del vincitor cortese
Umil risponde a' doni.
Oronte
Ingegnoso rispetto.
Dario
Accorta frode.
Oronte
Sò dar freno alla sorte. Idaspe, vanne
L'ire a frenar de' miei guerrieri, e'l fasto.
Cessin le stragi.
Idaspe
Io vado, e alla tua gloria
La pietà fregi accresca, e la vittoria.
(parte.)
Dario
Generoso nemico!
Oronte
Delle vostre contese
Arbitro io m'offro. Alla mia guerra, o belle,
Vò, che tutta si debba
La vostra pace. A chi di voi più giusta
Assista la ragion, consegno il trono;
E più che vincitor, giudice sono.
Statira
Dal voto di un nemico
Pender non sà Statira; e non le piace
Quell'onor, che le costi un'atto indegno.
Van le mie pari al Regno,
Senza che man straniera
Serva loro di appoggio. I miei natali
Fanno del grado mio tutta la legge.
Non scielga un Rè de' Sciti
Chi regni sovra i Persi. In te la sorte
Un vincitore, un Rè vuol, ch'io rispetti;
Nulla di più. Giudica i tuoi. Mi basta
Saper qual'io mi sia. Se poi l'orgoglio
A contender del soglio ora mi sfida,
Hà la Persia un Senato. Esso decida.
Oronte
Ben di regnar quel brio feroce è degno;
(E già sovra il mio cor comincia il Regno.)
Barsina
Chi ricusa i giudicj,
Di sua ragion diffida.
Statira
Hà la Persia un Senato. Esso decida.
Nò, che regnar non vò,
Se de' vassalli il cor
Col forte suo valor
Non m'alza al trono.
E'l trono crederò,
Che indegno sia di me,
Se da un nemico Rè
L'ottengo in dono.
Nò ecc.
Scena quattordicesima
Oronte, Barsina, Dario, Orìbasio.
Oronte
Negli affari di un Regno
Per suo giudice un Rè sdegna Statira?
Barsina
Signor, al suo rifiuto
Alterigia la muove, odio la sprona;
E'l ricusar, che tù l'innalzi al soglio,
E' timor di cader sotto al tuo voto.
Io non sospiro, o Sire,
Che'l viver mio. Di tua sentenza al cenno
Chino la fronte. Vuoi, che oppressa, e vile
Tragga in Persia i miei giorni,
Vuoi, che umile io ti siegua
Mio vincitor? Ti sieguo. Il tuo volere
Faccia pur le mie leggi, e'l mio piacere.
Oribasio
(Saggia lusinga!)
Dario
(Industrioso inganno!)
Oronte
Va. Per esser felice
Tua legge, e tuo piacer sia ciò, che lice.
Barisina
Sei mia speme, mio ristoro;
Ed' onoro nel tuo volto
Il mio Giudice, il mio Rè.
Vò, che l'alma a tè si aggiri,
E in sospiri il cor disciolto
Erri sempre intorno a tè.
Sei ecc.
Scena quindicesima
Oronte, Dario, e Orìbasio.
Oronte
Al Senato rimette
La sua ragion Statira.
Dario
A lui, che de' suoi Regi
Bilancia il merto, e la virtù compensa.
Oribasio
(Barsina, or datti pace.)
Oronte
Egli si unisca.
Amo Statira. Amore
Di se stesso diffida, ancorché saggio.
Risolvano i vassalli
La lor felicitade. Al lor decreto
Pago di mia vittoria anch'io mi accheto.
(parte.)
Scena sedicesima
Dario, ed Oribasio.
Dario
Quel guardo amico, onde si fissa Oronte
Sul volto di Statira,
Oribasio, pavento,
Che un fulmine fatal sia per Barsina.
Oribasio
Vano timor. N'è giudice il Senato.
Dario
Ma del Senato i voti
La legge avran da un vincitor, ch'è amante.
Oribasio
Vedrò dunque Statira
Sul Trono della Persìa?
Dario
Essa n'è erede.
Oribasio
Il mio amor vi si oppone, e la mia fede.
Dario
Nò Oribasio, il dover, e la ragione
Non favellan così. Lor voci ascolta;
Volgi a questi il tuo ciglio,
E ragione, e dover ti dian consiglio.
Oribasio
In cor, che segue amore,
La ragione, e'l dovere,
E' il voler di chi s'ama, e'l suo piacere.
Chi dell'amato bene
Tutto il piacer non fà,
O il suo dover non sà,
O non l'intende.
Ragion, che non conviene
Al genio dell'amor,
E' quella, che talor
L'amore offende.
Chi ecc.
Scena diciassettesima
Dario.
Dario
Ami Oribafio, e per regnar sia ingiusto.
Dario ami pur; ma legge
Sia del suo amor quella virtù, che il regge.
Se innocente spieghi il volo,
Pura, e bella Tortorella,
Senti l'aura vezzosetta,
Che ti chiama a riposar.
Se l'umor comporte a i fiori
Quel ruscello chiaro, e bello,
Sente l'aura, che gli dice;
Và felice in grembo al mar.
Se ecc.
Fine dell'Atto Primo.
ATTO SECONDO
Scena prima
Gabinetto Reale con porta segreta.
Arsace, poi Statira.
Arsace
Regina, contro il fier destino avverso
Non mi restò, che un solo colpo. Un solo,
Ch'è il mio morir.
Statira
Questo si tolga e lieta
Di tutto il loro sdegno assolvo i Numi.
Arsace
Ch'io viva, or che m'è tolta
La speme di vederti in trono assisa,
Mercè del mio valor? Lascia, o Statira,
Al mio braccio, al mio cor gli ultimi sforzi.
Statira
Che pensi?
Arsace
A quel cimento,
Che mi dovea Oribafio,
Chiamar pretendo il vincitor.
Statira
Eh lascia
Cotando ardire.
Arsace
Le tue sciagure, o bella,
Tanto mi fanno audace.
O risorga Statira, o cada Arsace.
Statira
Ferma. Ci vinse Oronte;
Ma pien della sua gloria altro non cura.
Non mi vedrai le sue catene al piede.
Arsace
Forse ei le serba al core.
Statira
Mi vide; ma non lessi
Ne' guardi suoi pur un'affetto. Il labbro
Composto in maestà nulla mi disse,
Che fosse tuo timore; e la vittoria
Si contenne modesta
Tutta nel sol piacer dell'aver vinto.
Arsace
Tanto applauso a un nemico?
Scena seconda
Idaspe, e li suddetti.
Idaspe
Chiede, Oronte, o Regina,
La libertà di qui vederti.
Statira
Venga
A sua balìa. La sorte
Gli dà questo poter, più che il mio cenno.
Idaspe
Ma dal tuo cenno ei brama,
Meglio, che dalla sorte, il suo contento.
(parte.)
Arsace
(Ah! che di gelosia languir mi sento.}
A tè sen viene Oronte,
E poderoso, e vincitor sen viene.
Statira
Deh! non temer, mio bene.
Venga qual vuol: mi troverà Statira.
Arsace
Timido il cor sospira.
Statira
Se ne offende il mio amor. Là ti nascondi,
Testimonio vicin.
Arsace
Ma s'ei ti chiede . . . .
Statira
Non più: dentro al mio cor, nel mio sebiante,
Ei vedrà la nemica, e tù l'amante.
Arsace
Se d'amor ei ti favella,
Pensa a quella
Pura fede,
Che a me desti, e che ti diede
Il mio core
Tutto amore;
E rammentati di me.
Non fissar nel di lui volto
Il tuo sguardo,
Onde un nuovo acceso dardo
Desti in lui più grave ardore,
E s'accenda più di te.
Se ecc.
(si ritira nel Gabinetto.)
Scena terza
Oronte, e Statira.
Oronte
Si perdoni ad Oronte
Un desio, ch'è tua gloria.
Statira
Il grado, e la vittoria
Serve a tè di ragione.
Oronte
Perche beltà si pieghi,
Anch'io lo sò, son'armi degne i prieghi.
Statira
(Di linguaggio, cangiò,) Prieghi non'usa
Chi trionfò di un Regno.
Oronte
Eh! manca al mio trionfo,
Regina, il maggior fregio. Or siedi, e ascolta.
Se amor . . . .
Statira
Pria dimmi, e attendi.
Sai qual'io sia?
Oronte
Statira, cccelso germe
Del Perso Impero.
Statira
Aggiungi,
E figlia di Artaserse.
Oronte
Vergine illustre, e bella . . . .
Statira
Lascia le lodi a me nemiche. Or siegui.
Oronte
(Vezzoso ardir.) E' vero:
Vinsi; ma non è questa.
Mia pompa, nò. Dalla fortuna io sdegno
Trar la ragion del merto.
Tù sai, qual freno impose
Al mio furor la mia pietà.
Statira
Mi è noto.
Oronte
Sai, che della tua man posi lo scettro
In libero piacer de' tuoi vassalli,
Quando giusta il potea strigner la mia.
Statira
Magnanimo rifiuto.
Oronte
Sai . . . .
Statira
Tutto sò, mà sò, pur anche il lutto
Di questo Impero, e quanto sangue, e pianto,
E dagl'occhi de' Persi, e dalle vene
Bevè il ferro de' Sciti.
Ma più di ogni altro affanno
L'offesa mia stammi sul core. Al padre
Svenato dal tuo acciaro eterna l'ira
Figlia, e figlia Real, deve Statira.
Oronte
L'armi usai provocato
Non offensore ingiurioso: è reo
Delle perdite tue l'incerto Marte,
Più che'l mio braccio. Pure
Se a me lo ascrivi, in questa man ti rendo
Per un Rè Padre, un Rè marito.
Statira
E si offre
Per marito un nemico?
Oronte
Perì con Artaserse
Tutto il mio sdegno, o bella.
Statira
Ma seco non perì la mia vendetta.
Oronte
Penfa, che vincitor . . . .
Statira
T'intendo: è questo
L'uso di tua vittoria?
Oronte
O'l nemico, o l'amante ecco in Oronte.
Statira
Piace il nome del primo alla mia gloria.
Oronte
Chi t'insegnò questi rigori? Arsace?
Statira
(Ei si confonda) Arsace; e in esso onoro
Il comando del Padre.
Oronte
Mà più del cor servì all'affetto.
Statira
E' vero
Amando il suo valore,
Servo al Ciel, servo al padre, e servo al core.
Oronte
(si alza da sedere.)
Tanto ad Oronte ancor'armato? Or resta
Dal tuo Arsace difesa. Egli rimanga
Dal tuo amor custodito.
Mi contenda il tuo cor: vada fastoso
Di possederlo. Intanto,
Quall'ira sia del provocato Oronte,
Artaferfe a Statira,
E al tuo amator l'estinto Padre il dica.
Statira
Tù mi fai più costante, e più nemica.
Oronte
Parlerò con la vendetta
Allo sdegno, all'ardimento
Di un'ingrata, e di un rivale.
E qual rapida saetta,
Al tuo amor farò spavento,
Al tuo cor sarò mortale.
Parlerò ecc.
Scena quarta
Arsace, e Statira.
Arsace
Questo, Statira, è'l generoso? è questa
La maestà del labbro.
Che nulla disse, onde ne tema Arsace?
Statira
Pur troppo e' disse, oh D . . . nè mi spaventa
Il suo desir: nel tuo periglio io temo.
Arsace
Qual periglio? il morir? per te mi è caro.
Statira
Nò nò: viver tu dei. Sia la tua vita
Del barbaro la pena. A lui t'invola.
Arsace
Viver potrò, se sola
Ti lascio in suo poter? Fuggo dal ferro;
Ma la pietà del tuo timor mi svena.
Statira
E mè'l timor di tua pietade uccide .
Salvati, Arsace. Ogni momento è rischio.
Arsace
Rischio maggior fora il lasciarti. Duolmi,
Duolmi, che l'amor mio sia tua sventura.
Statira
E sventura peggior mi è la tua fede.
Io te ne assolvo. Vanne.
Arsace
Hai per me tanto zelo?
Statira
Hò per te tanto amore.
Arsace
Ah! nò, cor mio.
Sia'l periglio comun, comun lo scampo.
Statira
Come?
Arsace
Già cade il Sol. Tosto, che'l suolo
Sparso è d'ombre più dense
Il favor se ne goda.
Andiam.
Statira
Fuggire io teco?
Arsace
Il comando del Padre
Salva la tua onestade.
Statira
Che diranno i vassalli?
Arsace
Godran di tua salvezza.
Statira
Mi accuserà Barsina.
Arsace
E' tua nemica.
Statira
Deh! vanne solo: vanne.
Arsace
Nè sò, né vò partir, se tu qui resti.
Vuoi, ch'io mora? morrò.
Statira
Tu mi vincesti.
Arsace
E meco vinse Amore.
Alle logge Reali
N'andrai.
Statira
Quivi, non lungi
Riposa Oronte.
Arsace
Unico è'l varco. Sia
Il silenzio tua scorta; e là compagno
Mi troverai.
Statira
Propizio il Ciel ne arrida.
Arsace
E l'ardire, e l'amor sien nostra guida.
Parto . . . . Oh D . . . .! Partir non sò.
Resto . . . . Nò; che non si può.
Parto sì parto, mio bene.
Quell'amor, che affretta il piè,
E' l'istesso, che con tè
Qui mi arresta, e mi trattiene.
Parto ecc.
Scena quinta
Statira.
Statira
Numi, voi, che scorgete
L'onesta vampa, e chiara,
Che nutro in sen, la difendete. All'onte
Sottraggo l'onor mio, non la mia vita.
Perdo le mie grandezze,
Ma senza duol. Più fortunato, e degno
Sul cor di Arsace, Amor mi addita un Regno.
Se privo del suo amor
Resta il mio fido cor,
Riposo aver non può,
Non avrà pace.
Regnar Sovrana in soglio
Senza il bell'Idol mio,
Non voglio,
Non desio,
Nò, non mi piace.
Se ecc.
Scena sesta
Notte.
Logge con lumi, corrispondenti a varj appartamenti Reali.
Barsina, Idaspe.
Idaspe
Tanto egli fece. Il foglio
Lesse, squarciò; nè di Barsina il merto
All'affetto prevalse, ond'egli avvampa.
Barsina
Ama anche Oronte?
Idaspe
Il nome di Statira
In lui destò qualche scintilla, e questa,
Da ch'ei la vide, alzò la vampa, e crebbe.
Barsina
Speranze di Barsina,
Voi siete in rischio. Alla rival superba
Giova un'amor, che ne sarà il sostegno:
E verrà à tormi un Scita
Dal Caucaso gelato, e scettro, e Regno?
Idaspe ah! se in te vive
Grato dover, tù'l mio furor sostieni,
Fa le vendette mie. Tolgasi questo
Formidabil nemico,
E un colpo generoso
Faccia la tua fortuna, e'l mio riposo.
Idaspe
L'odio, che in sen mi bolle
Contro l'iniquo Rè, sproni rifiura.
Più di tè son'offeso, e dee lo sdegno,
Perdonami, o Regina,
Ad'Idaspe servir, non a Barsina.
Barsina
Tu cerca i mezzi, ond'egli pera. Io pure
Tenterò i miei. Qual'odio
Vedrem, sia più ingegnoso.
Dario, e Oribasio tosto
Vengano alle mie stanze. Idaspe, vanne
Vanne, e'l tuo piede affretta
Alla commun vendetta:
Nè un vil timor t'arresti,
Ma con l'accesa face
Ti scorga all'opra un giusto sdegno, e pensa,
Che arridono le stelle a un core audace.
Il saggio Nocchiero
Ardito non teme
Del mar la tempesta.
Nè il vento più fiero,
Nè l'onda che freme
Dal corso l'arresta.
Il ecc.
Scena settima
Idaspe.
Idaspe
Un'illustre vendetta
Fidi solo a te stessa i suoi disegni.
Ecco alla mia l'ora opportuna. Oronte
Colà riposa. A lui
Hò facile l'ingresso. Il sonno, e l'ombre
Mi assicurano il colpo,
E per uscio segreto
Posso involarmi ad ogni rischio. Idaspe,
Il braccio, e'1 petto arma di ferro, ed ire;
E a chi serve ragion, non manchi ardire.
Per esser vendicata
Di sangue ancor bagnata
Volge dal nero lido
A me la faccia, e'l grido
L'ombra del Genitor.
E per destarmi a sdegno
Con una man mi addita
La sua crudel ferita,
Con l'altra l'uccisor.
Per ecc.
Scena ottava
Arsace, poi Statira.
Arsace
Ombre tacite, e chete,
Amiche ai dolci amori
Anche il mio, proteggete.
Statira
Arsace.
Arsace
Anima mia . . . .
Statira
Tremante il passo . . . .
Arsace
Di che temer, quand'io son teco?
Statira
Appunto
De' miei timori il più crudel tù sei.
Ardace
Eh! cara, andiam.
Statira
La fuga . . . .
Scena nona
Oronte, e li suddettl, poi Idaspe.
Oronte
(di dentro.)
Custodi, olà, sono tradito.
Statira
O Dei!
Arsace
Che sia!
(Dà di mano al ferro.)
Statira
Quai voci.
Oronte
(Veduto Arsace col ferro in mano.)
Ah! traditor.
Statira
Rie stelle!
Arsace
Io traditor? Oronte,
Basti per mia difesa, e per tua pace,
Sì, ti basti il saper, ch'io sono Arsace.
Oronte
Come? Arsace? Tu qui? Fra l'ombre armato
Di acciar la destra? E con Statira al fianco?
Rivai nemico, intendo,
Qual odio quì ti trasse, e qual furore.
Sol perche Arsace sei, sei traditor.
Statira
Tu menti.
Arsace
E questa spada
Tel sosterrà.
Oronte
Giudice Rè non viene
A cimento col reo. Chiamisi Idaspe.
Arsace
Nel tuo sangue, oh crudel . . . .
Statira
Fermati, oh caro.
L'ardir qui è rischio. Al tuo destino or cedi.
Arsace
Eh! lascia . . . .
Statira
Nò, se m'ami.
Idaspe
Eccomi al cenno.
Oronte
Idaspe, io son tradito; e questo sangue
N'è chiara prova. La fra l'ombre, e'l sonno
Perfida man tenta svenarmi. Il brando
Impugno, e mi difendo.
Chiedo aita: egli fugge. Esco, e qui trovo
Costui col ferro.
Statira
Egli è innocente . . . . .
Arsace
E' colpa . . . .
Oronte
Si arresti, e poi tra cepppi
Conto mi renderai di tua innocenza.
Idaspe
(Mi tradisti, o destino.)
Statira
Oronte, io ti favello, e sul mio labbro
Non parla amor: ragion ti parla. Ascolta.
Arsace è Prence, e la virtù sostiene
L'onor de' suoi natali.
Un mio cenno qui 'l trasse.
Alle tue stanze egli non venne. All'ora
Il braccio armò, che le tue voci intese.
Ti esposi il ver. Più dir non posso.
Arsace
E troppo
Dicesti ancor.
Oronte
Ma chì fù il reo?
Statira
Mi è ignoto.
Oronte
Di qui fuggì?
Statira
Nol vidi.
Oronte
Ma donde uscì?
Statira
Là forse chiuso ancora
Il traditor si asconde.
Oronte
E là si cerchi.
Idaspe, và. Ti attendo impaziente.
Idaspe
(E la sventura altrui mi fa innocente.)
(Entra nelle stanze dì Oronte.)
Arsace
A che tante difese? A te ben nota
E' l'innocenza mia, cara Statira.
Rivalità m'incolpa,
E un'amor, ch'è mia gloria, è sol mia colpa.
Statira
Pur troppo il sò . . . .
Idaspe
Le stanze
Cauto cercai, nè alcun rinvenni, o Sire.
Oronte
Che saprai dir?
Statira
Sono infelice.
Oronte
Arsace,
Cedi quel ferro;
(ad Idaspe.)
Alla prigion tu'l guida.
Arsace
Se morir deggio . . . .
Statira
Nò, cor mio. Riserba
La mia nella tua vita.
Arsace
Amor, quanto mi costi!
Oronte
Non più dimore.
Arsace
Prendi,
Barbaro, prendi, e del tuo sangue il mira
Sitibondo bensì, non tinto ancora.
Tempo verrà . . . Statira, io vado, e forte,
Solo per ubbidirti, io vado a morte.
Statira
Mi scoppia 'l cor.
Arsace
Ricevi
Questo tenero addio con più costanza,
E l'innocenza mia sia tua speranza.
(ad Oronte.)
Crudel nella mia morte
Sazia il tuo rio furor.
(a Statira.)
Anima mia, tù fida
Conservami il tuo cor.
Saprò morir costante
Ad'onta del rigor.
Di un barbaro Regnante
Mi vendichi l'amor.
Crudel ecc.
Scena decima
Oronte, e Statira.
Oronte
Venga Barsina.
Statira
Ancor permetti, Oronte,
Che in Arsace io difenda
La gloria tua.
Oronte
Ma forse
Non saria gloria tua la sua innocenza.
Statira
Come?
Oronte
Teco fra l'ombre . . . .
Basta. Sinché il nemico
In lui condanno, in tè l'amante assolvo.
Statira
Qual favellar?
Oronte
Ti giovi
La reità di Arsace.
Vien Barsina. Io vò 'l giusto, e datti pace.
Scena undicesima
Barsina, Dario, Oribasìo, e suudetti.
Barsina
Con Statira qui Oronte?
Oronte
Principessa,
Insultare a un Monarca
Sin fra trionfi un traditore ardisce.
A te ne faccia fede
Questa ferita. Il reo n'è Arsace, e questi
Si dee punir.
Dario
(Che sento?)
Barsina
Mi si condoni, o Sire.
Creder non sò capace
Quel magnanimo Eroe di un tradimento.
Oronte
Amor tal'ora alla virtù prevale;
E sovente l'Eroe cede al Rivale.
Oribasio
Strano successo!
Statira
Io testimon . . . .
Oronte
Nò: lascia
Le inutili discolpe. Oronte offeso,
E Oronte vincitor tutte aver puote
Le ragioni sul reo;
Ma non dia leggi, ov'ei ricufa il trono.
Principesse, di voi
Una è la sua Regina. Ambe segnate
La morte sua del suo delitto in pena.
Dario ne avvisi il reo prigione. Rechi
A me Oribasio la fatal sentenza.
Barsina
(Fiero decreto!)
Statira
(Misera Innocenza!)
Oronte
Sì da un'empio punito
Cominciate a regnar; da voi richiede
E giustizia, e vendetta un Rè tradito.
(parte.)
Scena dodicesima
Statira, Barsina, Dario, Oribasio.
Statira
Io che soscriva il foglio?
Barsina
Io che a tal prezzo
La via m'apra al comando?
Statira
Arsace.
Barsina
Arsace.
Oribasio
Eccovi il foglio. A piedi
Scrivasi il Regio nome.
Così vuole chi può.
Dario
Nò, Principesse.
Temasi un'ingiustizia, e più guardinga
Sia la destra in punir. Qualche riguardo
Diasi al merto di Arsace.
Men vado à lui. Fra tanto
Si pesi il giusto, e si maturi il vero,
Nè tradisca il dover desio d'Impero.
Scriva la man: ma pria
Dalla severa astrea
Prenda la legge il cor.
Giusta la pena sia;
E se quell'alma è rea,
Raggione la condanni,
E non l'assolva Amor.
Scriva ecc.
Scena tredicesima
Statira, Barsina, Oribasio.
Barsina
All'amor di Statira,
E'una legge crudel, che mora Arsace.
Pur conviene ubbidir. Tu che risolvi?
Statira
Arsace, e non Barsina.
Qual sia il mio cor, dalle mie voci intenda.
Barsina
Alle prigioni andrai?
Statira
Colà mi chiama
La mia fede egualmente, e la sua fama.
Nel gran periglio
Del mio tesoro,
Sù gl'occhi istessi
Di lui, ch'adoro
Risolverò.
E dall'Amore,
Che regna altero
Sopra il mio core,
Prender consiglio
Ben'io saprò.
Nel ecc.
Scena quattordicesima
Barsina, Oribasio.
Barsina
Dunque io sarò più ingiusta? Io di Statira
Meno amante sarò? nò, nò, Barsina.
(Siegui l'amore, e la ragione. Andiamo.)
Oribasio
Fermati. Alla tua sorte
Propizio è il Cielo. Già t'innalza al trono
La caduta di Arsace. Alla vendetta
Servi di Oronte. La rival si privi
Del sostegno miglior. Regina, scrivi.
Barsina
Ne' gran casi, Oribasio,
Può parer crudeltà la troppa fretta.
Oribasio
Ma periglio esser puote un troppo indugio.
Scrivi.
Barsina
Tua sola cura
Sia l'amor tuo.
Oribasio
Dall'amor mio sol nasce
Il consiglio fedel.
Barsina
Gradisco il zelo.
Oribasio
A che non dir l'amor?
Barsina
Vò, che col core,
Più che col labbro a tè favelli amore.
A un amante il dir: Ti adoro:
Per te peno: per te moro;
Costa poco alla beltà.
Ma se'l core a tè nol dice,
La lusinga è traditrice,
E' mentita la pietà.
A un ecc.
Scena quindicesima
Oribasio.
Oribasio
Come poss'io Barsina,
Il tuo affetto capir, se sia verace?
Il labbro non mel dice, e'l cor mel tace.
Almen vorrei, che 'l labbro
Parlasse a me d'amor.
Bugiardo, e mentitor
Pur l'amarei.
Sarian quei dolci accenti,
Se non vero piacer,
Incanto lusinghier
De' mali miei.
Almen ecc.
Fine dell'Atto Secondo.
ATTO TERZO
Scena prima
Sotterranea del Palazzo Reale.
Arsace, e Dario.
Arsace
E l'empie leggi ubbidirà Statira?
Dario
Temo il comun destino.
Arsace
E sia mìa pena
La colpa altrui?
Dario
Come?
Arsace
Il mio core invitto,
Non si arrossì di un tradimento?
Dario
E resta,
Senza discolpa un tanto Eroe?
Arsace
Nò, Dario.
Mia discolpa è 'l mio nome;
E se lice, il tuo zel sia mia difesa.
Dario
Difenderò con opportuna aita
Le ragioni del Regno, e la tua vita.
Spera, che avrai da me,
Sin che avrò braccio, e cor,
E pace, e libertà.
Degno campion non è,
La gloria dell'onor
Chi sostener non sa.
Spera ecc.
Scena seconda
Arsace.
Arsace
Speranza sventurata!
Non bastano ad Oronte
Le furie sue? Vuol che Statira anch'essa
Serva lor di stromento?
E lo soffrite, oh Dei? Così nemico
E' della Persia il vincitor, che toglie
A noi fin la virtù? Vuol che i delitti
Sien passi al trono? E che un crudel decreto
Sia l'auspicio del Regno? alle Regine
Tinga gli ostri il mio sangue? E scelerato
Empie le fà, pria che felici? A gli Astri
Niego . . . . Ma taci; Arsace;
E se giova a Statira il tuo morire,
Soffri ch'essa il comandi, e muori in pace.
A quel ben, che voi perdete,
Sù correte,
Amorosi miei sospiri,
E fermatevi al suo piè . . . .
Scena terza
Arsace, e Statira.
Statira
Al piè? perche nò al core?
Arsace
In questi estremi
Momenti di mia vita, anche i sospiri
Più di amante non son, ma di vassallo.
Statira
Cosi favella . . . .
Arsace
Alla Regina Arsace.
Statira
Io regnar quando costi
La mia grandezza i tuoi be' giorni? Ah! caro,
Piacque il Regno a Statira,
Finche innocente era il desio.
Arsace
Innocente
Tel conserva il mio voto.
Vanne. Siegui di Oronte
L'ira, ch'è tua fortuna. Io te ne assolvo.
Statira
Ma non mi assolve amore.
Arsace
Ceda amore al periglio
Del tuo goder. Và. La mortal sentenza
Segni la destra.
Statira
Ahi! che diria quest'alma?
Arsace
Sol ti chiedo, Regina,
Che non muova la man l'odio, o lo sdegno;
E all'or, che scritto avrai: Condanno Arsace:
Volgi un guardo pietoso
Alle note funeste; e amor vi aggiunga:
Arsace, il mio più caro, il mio più fido,
Io condanno alla morte, io stessa uccido.
Statira
Temo, che poco m'ami
Chi sì ardito mi perde. Io forze avrei?
Avrei senso? avrei mente? avrei pensiero
Per legge si tiranna?
Arsace
La fè, l'amor . . . . .
Statira
Se teco nol divide,
Sdegna Statira il foglio; e se il diadema
Porta seco l'orror di una rapina,
Ascoitatemi, oh Dei; l'abbia Barsina.
Scena quarta
Barsina, e li suddetti.
Barsina
E Barsina l'avrà.
Statira
L'abbia; ma senta
Il continuo rimorso
Di un'ingiusta ragion.
Barsina
Ragion mi sia
Il principiare il Regno
Col castigo di un reo? di un traditore.
Arsace
Usa poter, che hai sul mio fato, e lascia
D'oltraggiar il mio onore.
Barsina
La ferita di Oronte . . . .
Statira
Ei n'è innocente.
Barsina
Orsù: cessin le accuse, e le difese.
Sai ben qual ti sovrasti . . . . .
Statira
Il sà, nè teme.
Barsina
Taci, ed'esso risponda. Qual ti penda
Grave destin sul capo?
Arsace
Il sò.
Barsina
Che in mio potere
E'l viver tuo?
Arsace
Mi è noto.
Barisina
Che il tuo Giudice irato
In mè tu vedi.
Arsace
Ed io ne attendo il voto.
Barsina
Sentilo dunque . . . .
Statira
Io già'l prevedo. Vieni,
Qual ministra di Oronte.
Barsina
Nò: più bella speranza
Die moto a' passì, al core . . . .
Arsace
Or via: mostra quel foglio,
Che segnò il tuo furor. Fà, ch'io rimiri
Impressa nel tuo nome
L'autorità del mio morire; e serva
Alle grandezze tue la mia ruina.
Barsina
Eh! Arsace, sì crudel non è Barsina.
Statira
(Che pretende costei?)
Arsace
Siegui.
Barsina
Non leggi
Nel mio tacer ciò che ti salva? Ascolta.
Io t'amo, Arsace, io t'amo.
Udisti in pochi accenti
Il tuo destin. Tacqui fin'or, ma tacqui,
Perche aver'io non vidi
Merto della beltà per farti amante.
Or che il favor di un beneficio illustre
Fà la scorta al desire,
Qui te lo scuopro. Eleggi.
Il tuo viver ti reco, o'l tuo morire.
Statira
Così si cerca amor?
Barsina
Parlo ad Arsace.
Egli risolva; egli risponda.
Statira
Oh audace!
Arsace
E risolvo, e rispondo. Amo Statira.
Barsina
A Barsina così?
Statira
Così a Barsina.
Barsina
(A Statira.)
Or và: salva il tuo fido
Dall'ire mie, da questi lacci; ed'egli
Sia tuo campion, per innalzarti al Regno.
(Ad Arsace.)
Tù morrai, come indegno
Del mio soccorso insieme, e del mio affetto.
Arsace
Pria che il soccorso tuo, la morte aspetto.
Barsina
Vuoi la morte? e morte avrai.
Arsace
E contento io morirò.
Barsina
Infelice io ti vedrò.
Arsace
Ma infedel non mi vedrai.
Barsina
Vuoi la morte?
Arsace
Sì contento.
Barsina
Morte avrai.
Arsace
Io morirò.
Scena quinta
Oronte, e li suddetti.
Oronta
Indegno è un traditor, ch'io de' miei passì
Il suo carcere onori, e'l suo delitto,
Ma'l vostro esempio, e'l giusto
Desìo di mie vendette a voi mi trasse.
Barsina
E le vendette avrai.
Oronte
Nulla risponde
Statira?
Barsina
Ella ti niega
Col tacer contumace,
E la pena di Arsace, e'l suo dovere.
Oronte
(A Statira.)
Che? di segnar ricusa
La tua man, la sua morte?
Statira
Sien chiari i falli; all'or la pena è giusta.
Oronte
(Ad Arsace.)
Parla il sague d'un Rè: parla il tuo ferro.
Arsace
E'l mio ferro può dir, quale io mi sia.
Oronte
Non più. Pensa, o Statira,
Che a una cieca pietà fai ceder tutta
La ragion di regnar.
Statira
Ceda, ma resti
Statira in libertà della sua gloria.
Barsina
Dì, del tuo amor.
Statira
L'amo, già'l sai; ma l'amo
Meno del giusto ancora.
Oronte
E perche l'ami
Non sai punirlo, ed innocente il chiami.
Ma tu, Barsina, e che risolvi?
Barsina
(Ad Arsace.)
Pronti
Vedi i fulmini miei. Rispondi, e temi
Di una Donna Real la forza, e l'ira.
Arsace
Non la temo, e rispondo. Amo Statira.
Barsina
Or'odi, e l'ama. Alle tue offese, o Sire,
Deve la Persia una vendetta . . . . Ed io
(Si ferma, e guarda Arsace ad ogni posata.)
Per la Persia te l'offro . . . . Il Ciel, la legge
Al labbro mio ne detta il voto . . . E tosto
Il segnerà la mano . . . .
(E non si pente ancora?)
Ecco la mia sentenza . . . Arsace , . . . mora.
Statira
Ah! crudel.
Oronte
Sì, Barsina:
Morirà Arsace, e tù sarai Regina.
Barsina
(ad Arsace.)
In un'istesso istante
(a Statira.)
Di tè crudel Nemica
(ad Arsace.)
Di tè suo fido Amante
Mi voglio vendicar.
Tù vanne alle tue pene;
(a Statira.)
Tù resta
Senza l'amato bene.
Pena maggior di questa
Nò, non vi posso dar.
In ecc.
Scena sesta
Arsace, Oronte, e Statira.
Statira
Morirà Arsace?
Arsace
E tù sarai Regina.
Statira
Tiranno vincitor!
Arsace
Empia Barsina!
Oronte
Io tiranno? Ah! Statira.
Perdona all'amor mio . . . Ma non l'amore,
Sol la giustizia il suo morir destina.
Statira
Morirà Arsace?
Arsace
E tù sarai Regina?
Oronte
(ad Arsace.)
Orsù: Tu non morrai.
(a Statira.)
Non perderai tù'l trono.
Un magnanimo sforzo, un solo sguardo,
Che amorosa a me volga
Ambo rende felici.
(ad Arsace.)
A me la cedi,
E vivi in libertade.
(a Statira.)
A me ti dona,
E regna, e sovra i Persi, e sovra i Sciti.
Statira
E così dunque Oronte
I tuoi favor dispensi?
Arsace
Far non ponno i tuoi doni,
Ch'io si gran ben ti ceda.
Oronte
E pur lo cedi
Al colpo di un carnefice, s'io'l voglio.
Arsace
Facciasi. All'ora, oh D . . . . .
La morte mel torrà non l'inconstanza,
E lo dono al destin, non a un rivale.
Oronte
Ad un Rè generoso
Così favella un reo? Vedrem, se possa
Più del mio braccio il vostro ardir. Ritorni
E'l giudice, e'l nemico
Sù questo labbro. Udite.
Tù, traditor, morrai. Lungi dal trono
Vivrai, donna ostinata. Io vò, che veda
Tè mia vittima il mondo, e tè mia preda.
Saprò punirti
Superba ingrata,
D'averti amata
L'Alma si pente.
Sol per te serba
Sdegno, e rigore,
Fiamma d'amore
Nò più non sente.
Saprò ecc.
Scena settima
Statira, Arsace.
Arsace
Ah! Statira, perdona,
Se tento la tua fè. Dimmi, ch'io mora.
Statira
Io sì barbaro cenno?
Arsace
Sì basta il dirlo a tranquillar quell'ira,
E basta il farlo a guadagnarti un trono.
Statira
E questo è un'esser forte?
Arsace
Deggio cader. Barsina
Ne publicò il decreto. Il crudo Oronte
Me ne fa la minaccia. Ah! sol tua legge
Sia 'l mio morir.
Statira
Deh! taci,
Empia ti sia Barfina, ingiusto Oronte:
Ma pietosa, e fedel ti sia Statira.
Arsace
La pietà ch'è tuo danno,
La fè, ch'è tuo periglio, è mio tormento.
Statira
Soffri, che teco io sia infelice. Addio.
Vado a Barsina. Ad ogni prezzo io voglio,
Che viva Arsace. In lei tutto si tenti.
Tù grato all'opra, amami, e spera.
Arsace
Ah! senti.
Statira
Sento amor, che sospirando
Dice a me, ch'io vivo in tè,
E tù sei solo il mio cor.
Così dice, e poi sperando,
Dal valor della mia fè
Il tuo scampo attende ancor.
Sento ecc.
Scena ottava
Arsace.
Arsace
Cieli! quella costanza,
Ch'esser dovrebbe il mio conforto estremo
Diventa mia minaccia;
E all'or che più mi piace, io più la temo.
Vien con nuova orribil guerra
L'empio Fato
Meco irato
Ad'insultarmi,
E gli dà più forza, ed'arml
La costanza del mio Ben.
Questo sol mi dà spavento
Nel cimento,
E abbatte, e atterra
Quel valore, ch'ho nel sen.
Vien ecc.
Scena nona
Galleria di Statute negli Appartamenti di Barsina.
Barsina, e Orlbasio.
Oribasio
Si; ti vedrò Regina.
Tal ti dichiara Oronte;
Tal ti acclama il Senato.
Tutto già cede, e i tuoi nemici ancora,
Servono al tuo destino.
Barsina
Molto ancor manca a stabilirmi. Il merto
Ne sia della tua fede.
Oribasio
E che far deggi
Barsina
Odi, e sia l'amor mio premio dell'opra.
Qui la rival verrà fra poco. Ignota
M'è la cagion. Si ascoltì.
Ma quindi uscir poi se le vieti. Occulto
Tù attendi il cenno, in mio poter l'arresta.
Oribasio
A così lieve impresa un sì gran dono?
Barsina
Lieve non è, ciò, che assìcura un trono.
Oribasio
Bella t'ubbidirò,
Che troppo dolce al cor,
Se mi prometti amor,
Speme mi dai.
Mia gloria ogn'or farò
Servir a tua beltà,
Ma forsi tù, chi sà;
Della promessa poi ti scorderai.
Bella ecc.
Scena decima
Barsina, poi Statira, e poi Oribasio.
Barsina
Vien la rival. Lice l'inganno. Ceda
All'utile l'onesto;
E serva di ragion forza, e pretesto.
Statira
Barsina, un vero affetto
In tè non sia crudele, e in mè superbo.
Nel periglio di Arsace
A tè giovi, ch'io l'ami; e a me pur giovi,
Che tù per lui ne avvampi.
Serbalo: di sua vita
Sia prezzo un Regno. Io te lo cedo; e l'uso
Ten dia pietà. Giusta la rende, e degna
E la gloria, e l'amor. Serbalo, e regna.
Barsina
Liberal donatrice,
L'ingegno ammiro del tuo amor. Mi cedi
Ciò ch'è già mio: ciò che più aver disperi.
Questa è troppa bontà: voler che un trono,
Ch'ora è conquista mia, sembri tuo dono.
Statira
T'inganni. Arsace . . . .
Barsina
Arsace
Tanto non ti sia a cuore, io di sua sorte
Disporrò col mio voto; e da tè mai
Leggi non prenderà la tua Regina.
Statira
Qual titolo ti usurpi?
Barsina
Quel che più a me conviene, e tal m'inchina.
Statira
Qual giudicio? qual voto
Per te decise?
Barsina
Oronte . . . .
Statira
Alla Scitia dia leggi.
Barsina
Il Senato . . . .
Statira
Ancor pende.
Barsina
La mia ragion . . . .
Statira
Dilla ingiustizia.
Barsina
I torti
Più non deggio soffrir. Statira, adempì
Le parti di mia suddita, o Barsina
Saprà quelle adempir di tua Sovrana.
Statira
Quanto è falsa tua speme, e l'ira insana.
Barsina
Olà: provi i miei sdegni, e di Catene
Alla superba il pie si cinga.
Statira
Come!
Di Artaserse alla figlia
Così s'insulta?
Oribasio
Impon chi regna. Io servo.
Barsina
Vedrem, se al fin si pieghi un cor protervo.
Colà si custodisca.
Statira
Dove alberga Barsina,
Temer d'inganno io più dovea. Ma senti:
Con arti ree,
Che ti guidi al comando.
Sia tua spoglia Statira,
E vittima ne sia. Pur non è spenta
La fè ne' miei vassalli.
Vive ancora in Oronte,
Vive in Arsace ancor la mia vendetta;
Nè premerai con piè sicuro il trono.
Barsina
Vanne, e vedrai, se tua Regina io sono.
Statira
Non creder nò, che sia
D'orrore all'alma mia
La tua catena.
Sol quella, che al mio bene
Il piè stringendo và
Di questo cuor si fà
Tormento, e pena.
Non ecc.
Scena undicesima
Barsina, Orìbasio, poi Oronte.
Barsina
Oribasio, qui meco
Restino i tuoi guerrieri.
Tù ad affrettar và tosto
La scelta mia, ch'è tua fortuna ancora.
Oribasio
Amor sia la mercè di chi ti adora.
(Parte.)
Barsina
La vita di Statira
Salvi il mio ben dal crudo Oronte . . . . Ei viene.
Oronte
La vendetta, o Barsina,
Di offeso Rè sdegna gl'indugi. Il reo
Qui meco trassi; e'l foglio,
Che segnò la tua man, diasi ad Oronte.
Barsina
Diasi: non lo ricuso.
Oronte
Punir le colpe è'l primo
Dover del Regno. Arsace . . . .
Barsina
Il sò: lo accusa
L'ombra, il luogo, l'acciar.
Oronte
Giusto è ch'ei mora.
Barsina
Ma seco rea muoja Statira ancora.
Oronte
Statira?
Barsina
Ella che mosse
Di Arsace il piè; che ne armò'l braccio, e l'ire
Condannata da tè dee pur morire.
Oronte
Nò, non morrà. Tutto il poter di Oronte
Sarà per sua difesa.
Barsina
E per Arsace
Tutto farà ciò, che può far Barsina.
Oronte
Che può col vincitor?
Barsina
Spesso anche il vinto
Hà con che spaventar l'altrui vittoria.
Oronte
Vediamlo. A me qui Arsace.
Barsina
A me Statira.
Cieco è'l tuo amore.
Oronte
E'l tuo furor delira.
Scena dodicesima
Oronte, Barsìna, Arsace, Statira.
Arsace
Empia union!
Oronte
Barsina,
Che far potrai, se sù tuoi lumi istessi
Reca ad'Arsace un cenno mio la morte?
Barsina
Che far potrò. Con quest'acciar punirti
(Dà di mano ad un ferro, e minaccia sù la vita di Statira.)
Di Statira nel sen. Vedi: la sveno.
Oronte
Ferma, o di Arsace anch'io lo vibro in seno.
(Fa lo stesso Oronte sù quella di Arsace.)
Statira
Ah! Barsina.
Arsace
Deh! Oronte.
Statira
(a Barsina.)
Difendi Arsace, e poi morrà Statira.
Arsace
(ad Oronte.)
Salva Statira, e poi trafiggi Arsace.
Barsina
(a Statira.)
Che risolvi?
Oronte
(ad Arsace.)
Che pensi?
Statira
(ad Oronte.)
Empio.
Arsace
(a Barsina.)
Spietata.
Statira
(ad Oronte.)
Brami estinto un nemico, in me lo impiaga.
Arsace
(a Barsina.)
Se una rivai vuoi morta, in me l'uccidi.
Barsina
(L'ira mi sprona, e la pietà mi arresta.)
Oronte
(La morte di un rival temo, e vorrei.)
Statira ed Arsace
(Il caro ben voi proteggete, o Dei.)
Oronte
Vedi, Statira: o dammi
La fè di spofa, o qui ti sveno Arsace.
Barsina
Sentimi, Arsace: o fido
Pensa di amarmi, o qui Statira uccido.
Statira
Ahi! che farò? Tu mi consiglia, o caro.
Arsace
Ahi! che dirò? Reggimi il core, o sposa.
Statira
Se mi manchi di fè, pena ho più cruda.
Arsace
Fato ho più rio, se d'altri sei consorte.
Statira e Arsace
Ma se fedel mi sei, tù sei di morte.
Barsina
(a Statira.)
Favella omai.
Oronte
(ad Arsace.)
Risolvi.
Statira
(a Barsina.)
Svenami.
(ad Arsace.)
E tù perdona:
T'amo estinto veder, pria che infedele.
Arsace
Che più soffrir? Qui almeno un ferro . . .
Oronte
(ad Arsace.)
In vano . . . .
Statira
(ad Arsace.)
Chetati . . .
Barsina
Qui conviene . . . .
Arsace
Sposa . . . Barsina . . . . Oronte . . . .
Aimè! dir non poss'io: mora il mio bene.
Barsina
Pur morrà . . . .
Oronte
(a Barsina.)
Ma non solo....
Scena tredicesima
Idaspe, e li suddetti.
Idaspe
Signor, di Arsace il nome, e di Statira
Ti fà nuovi nemici. Hà prese l'armi
Il popolo feroce.
Dario lo muove; ed in tumulto è tutto
Il Senato, e la Reggia. Omai si vuole
Per Regina Statira;
E risuonar frà l'onte
Odesi: Arsace viva, e mora Oronte.
Oronte
Tanto di speme han dunque i vinti? Or'abbia,
Abbia il fallo, e l'ardire il suo castigo.
Cada qui tosto Arsace. A voi, guerrieri.
Barsina
E Statira pur cada. A voi, miei fidi.
(Arsace qui si avventa ìmproviso ad Idaspe, che
gli è vicino, e toltagli dì fianco la spada
assalìsce Oronte in cui difesa accorrono le sue guardie.
Arsace
Nò, non cadrà. Già tento
La sua difesa. Indietro anime vili.
Oronte
Fermate o miei Guerrieri; al braccio mio
Si riserbi il punir l'indegno. Vieni . . . .
Con questo acciar . . . .
Arsace
Non temo
Idaspe
Anima ardita!
Statira
(a Barsina.)
Ahime. Ti cedo Arsace, e dagli aita.
Barsina
Sì. Ma tardo . . . .
Arsace
Empio fato!
Oronte
Vinto ancor sei.
Arsace
Misero son, non vinto.
Svenami.
Oronte
E' troppo onore
Farti cader per la mia mano estinto:
Si deve alle tue colpe
Una pena maggior. Traggasi Idaspe
Costui dove raccolto
Siede il Senato. Io voglio
Presente al suo castigo
Chi del mio braccio osò rapirlo all'ira.
Arsace
Vò costante a morir, ma forse sia
Che il Ciel vendichi un giorno,
E le sue offese, e l'innocenza mia.
(parte con Idaspe.)
Statira
Oh Dei!
Barsina
Ma di Statira
Andrà impunito il fallo?
Oronte
Seco ella pur sen vada
Custodita da tuoi.
Statira
Sì sì pur'io morrò: mà sol vi chieggo?
(Se tanto può impetrar questo mio pianto)
Che tutto in me si volga
Il vostro sdegno; e se bramate estinto
Arsace, in questo seno
Si trafigga da voi, dov'è 'l suo Cuore:
Due vittime in me avrete, e così paga
Allor sia la vostr'ira.
Salvisi Arsace, e sol cada Statira.
Statira
(ad Oronte.)
Placati col mio bene.
Oronte
Va Donna ingrata và.
Statira
(a Barsina.)
Salvami l'Idol mio.
Barsina
Mi chiedi in van pietà.
Statira
Che pena ria! che affanni!
Oronte e Barsina
Tu a morte lo condanni.
Statira
Deh chi mi ascolta oh D . . . .
Aita chi mi dà?
Dar morte a un'innocente
E' barbaro rigore.
Oronte
Dar morte a un traditore.
Barsina
Far che un'indegno pera.
Oronte e Barsina
Nò non è crudeltà.
Statira
E' troppa crudeltà.
Placati ecc.
Scena quattordicesima
Idaspe.
Idaspe
E soffrirò, che Arsace, e che Statira
Per me sieno infelici?
No della mia vendetta
Le colpe sventurate Oronte intenda;
E per me l'innocenza
Al fin respiri, e la sua pace attenda.
M'empie il cor d'un giusto affanno
Il rimorso, ch'ho nel seno.
La mia pena, e'l proprio danno,
Ch'altri soffra io più non vuò.
Io son reo. Con la mia morte
Farò lieta l'altrui sorte,
L'altrui sdegno placherò.
M'empie ecc.
Scena quindicesima
Salone Reale.
Oronte, Oribasio, poi Barsina, poi Dario.
Oronte
Cotanto ardì 'l Senato?
Oribasio
Per Statira ei decise, e al voto iniquo
Serve il popolo ardito, e contumace.
Oronte
Con la testa di Arsace
Cadrà tutto l'ardir dal cor de' Persi.
Barsina
E all'or dal tuo potere
Gli auspicj del suo Regno avrà Barsina . . . .
Dario
Quali auspici? Statira è la Regina.
Barsina
(Infausto annuncio.)
Oronte
(Indegno.)
Dario
A questi applausi,
Signor, non isdegnarti. Alla corona
Si vuol Statira, Amor, pietade, e zelo
Muovon l'impeto audace, e con quest'armi . . . .
Barsina
E così Dario mi ama?
Dario
Amo, ma quanto
Lice all'onor. E con quest'armi, o Sire,
Nò, non si offende, e non s'insulta Oronte.
Oronte
Rapirmi il reo, lasciarmi invendicato
Non è un'offesa? dì: non è un'insulto?
Dario
Troppo è noto alla Persia il cor di Arsace
Per crederlo fellone.
Oronte
Orsù: diasi a Statira,
Regno, e Diadema. Valga
La scelta del Senato;
Ma strignendo lo Scetro
Stringa ancora per me di Astrea la spada.
Statira regnerà; ma Arsace cada.
Scena sedicesima
Statira, Arsace, poi Idaspe, e li sudetti.
Statira
Non principia Statira
Il suo regnar da un'impietà. Rifiuto
De' Vassalli il favor . . . .
Arsace
Deh! non ti tolga
Il tuo amore alla Persia.
Oronte
Risolvi: il primo passo,
Per salir sovra il trono, esser dee quello
Di perder quest'indegno.
Statira
Crudel! pria che il mio ben, perdasi il Regno.
Barsina
(Ambizione, Amor, che far degg'io ?)
Arsace
Statira anima mia,
Dì pur, ch'io mora, e vanne lieta al Trono;
Vanne, ch'io ti perdono
Questa tua crudeltà.
Statira
Deh, taci, taci.
Oronte
Ingiustissimo pianto! Abbia Barsina
Sovra i Persi l'Impero, e si punisca
Il traditor del pari, e la nemica.
Barsina
Io condannare Arsace? Amor tel dica.
Oronte
Vile sospir! Vendetta a me si niega?
Guerrieri, a voi. Qui lo uccidete . . . .
Idaspe
Ah! ferma.
Oronte
Al mio sdegno irritato, e impaziente
Così si oppone Idaspe?
Idaspe
Egli è innocente.
Oronte
La mia ferita . . . .
Idaspe
Io so chi è il Reo. Riserba
Per lui tutto il tuo sdegno.
Statira
(Respiro, o Stelle.)
Oronte
A me il palesa . . . .
Idaspe
Idreno:
Egli cui d'Issedon rapisti il Regno,
Ei del Padre svenato
Le vendette cercò dentro al tuo seno.
Oronte
Ov'è'l fellon?
Idaspe
Quì'l vedi
Io quegli sono. In vano ad altri il chiedi.
Arsace e Dario
O magnanima accusa!
Statira e Brsina
E' salvo Arsace.
Oribasio
(Gelosia, sei pur cruda in cor che tace!)
Oronte
Tu Idreno? e tu cotanto ardisti? Avrai
Pena condegna al grave error; traete
Fra catene l'iniquo. Ah nò fermate
(Si ferma a pensare.)
Udite, o Persi udite. Anche gli Sciti
Anno i lor fasti, e una virtù, straniera
Desta in essi virtude. Amai Statira;
E Arsace traditor quasi mi piacque
Per punirlo rivale. Or che innocente
Lo ritrovo, lo abbraccio; alla mia gloria
Cede l'amor. Regni Statira, e teco
Divida il Soglio, avventuroso amante.
Statira e Arsace
Così gode in amore alma costante.
Oronte
A te Idreno, in cui ammiro
Nel palesarti reo
(Perche restasse l'innocenza illesa)
Un magnanimo core
Qui col perdon rendo il comando. Bella
(a Barsina.)
China la fronte al tuo destin. Gli affetti
Sien tuoi vassalli, e la ragion tuo Regno.
Statira
Nò; regni ancor Barsina
Oltra l'Eufrate, ed all'amor di Arsace
Quel di Dario succeda.
Dario
Oh me felice appieno.
Barsina
Al tuo merto, ed al Ciel convien ch'io ceda.
Oronte
Già vinto è'l vincitore.
Statira
E qui ad Oronte
Giura Statira.
Arsace
E lo conferma Arsace
Statira e Arsace
Fra la Persia, e la Scitia eterna pace.
Tutti
Disarmato il Dio guerriero
Cede vinto al Dio d'amor.
E di fiamma più innocente
Dolcemente
Qui si accende il nostro cor.
Disarmato ecc.
Fine del Dramma.
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Ultimo aggiornamento 27 agsoto 2022