Adelia o La figlia dell'arciere, A 59, In 68

Melodramma serio in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

Scena prima

Piazza nella città di Perona, che conduce a varie Strade di fronte, e dai lati.

Odesi lontano rumore: sparano cannoni in distanza: a poco a poco lo strepito si avvicina: I cittadini escono da varie parti; alcuni restano alle porte, altri nella strada.
Coro 1°
Della torre ascoltale la squilla,
Suona a festa; il castello risponde.
Coro 2°
Da lontano una luce scintilla:
Sorge un suono di voci gioconde.
Tutti
Si prolunga, si spande, più forte,
Più distinto, più presso si fa.
Su, vicini, alle mura! alle porte!
Il fragore... lo strepito è là.
Coro 1°
Egli è il Duca, egli è il Duca, che riede
Vincitor de'superbi Liegesi.
Coro 2°
Degli Arcieri il drappel lo precede.
Ne fan prova i timballi francesi.
Tutti
Primi in campo ai perigli, alla morte.
Esser denno primieri all'onor.
Su vicini, alle mura! alle porte!
Alle porte, alle mura è il fragor.

Scena seconda

I cittadini s'allontanono correndo: la scena rimane vuota. Esce da una casa furtivamente un uomo avvolto in un mantello rosso, pennacchio simile; e si dilegua per una delle strade. Non ancora è partito, che alcuni cittadini lo veggono; lo additano agli altri, che sopraggiungono; e quando egli è sparito, si riuniscono parlando fra loro.
Coro 1°
Osservaste? uno straniero
Da quel varco uscito è adesso.
Coro 2°
Che ardimento! qual'eccesso!
E chi tanto mai potè?
Donne
Rosso il manto, ed il cimiero.
Uomini
Rossi entrambi... ebben? chi è?
Donne
È un fedel del giovin Conte,
Ch' è del Duca il favorito.
Uomini
Egli!.. Un Messo! e con qual fronte
Là quel Conte lo spedì?
Donne
Questi... ei sol non è l'ardito!
Uomini
Forse... Adelia?...
Donne
Adelia... Sì.
(Parlano tutti in gruppo sotto voce.)
Sventurato genitore!
Mentre il sangue in campo spende
Periglioso insano amore
Qui la figlia e il Conte accende!
Ne la legge, nè la pena
In Perona i grandi affrena,
Nè innocenza in questo suolo,
Nè virtù, mai scudo avrà?
Ah qual fìa d'Arnoldo il duolo!
Qual furore il suo sarà!

Scena terza

A poco a poco cessa lo strepito. Dal fondo di una contrada comparisce Arnoldo, con un Ufficiale degli Arcieri.
Arnoldo
Siam giunti. Vanne Ulrico,
E nell'assenza mia, dov'uopo il chieda,
Compi mie veci ai nostri Arcieri appresso.
(L'Ufficiale parte.)

Scena quarta

Arnoldo, e detti.
Arnoldo
Oh figlia! il primo amplesso
A te sia dato: ed il primier sorriso,
Che al suo ritorno il genitore allegri
Quel della figlia sia.
(Si avvicina alla casa.)
Coro
(D'Arnoldo udiste?)
Arnoldo
(fermandosi.)
(Il nome mio! che fia!)
Coro
Ahi! tristo frutto, e amaro
Dal suo valore ha colto,
Se quanto avea di caro
Un'alma ria gli ha tolto,
Se a un nobile promesso
Sua figlia il core avrà.
Arnoldo
(mostrandosi, con forza.)
Mia figlia!
Coro
(riconoscendolo.)
Ah! È desso!
Arnoldo
Sì, son desso: V'arrestate:
Desso io son, che compiangete.
Coro
(Ah! che dir?...)
Arnoldo
Che fu?... parlate...
Coro
(Sventurato!)
Arnoldo
Voi tacete!...

Se v' è un padre, a lui m'appello;
Quello io prego... ah! parli quello...
Del mio cor la fiera ambascia
Ei può solo immaginar.
Coro
Deh! tacer... partir ne lascia:
Va tua figlia a interrogar.
Arnoldo
Io v'intendo. Oh! mio furore!
Sì, v'intendo... (Avvampo, ed ardo!)
Dite sol l'ingannatore...
Dite il nome del codardo...
Coro 1°
Favorito egli è di Carlo.
Coro 2°
È un possente...
Tutti
Egli è Olivier.

(Arnoldo mette la destra sulla spada, e muto s'allontana.)
Coro
Dove corri?
Arnoldo
A trucidarlo.
Coro
E il puoi forse?
Arnoldo
È vero... È ver!
(Retrocede.)
Coro
(sottovoce circondandolo.)
Non sai tu? Legge severa
Qual sia grande danna a morte
Che far sua si attenta o spera.
Vergin nata in umil sorte.
Quella invoca: e vendicata
Tanta offesa appien sarà.
Arnoldo
E... mia figlia! sventurata!
Vendicar chi mai potrà?
Era pura, come in cielo
Puro è il raggio d'una stella.
Come il sol, che un fiore abbella
L'abbelliva l'onestà.
Ah! la nube stese un velo
Su quell'astro di mia vita!
Ah! la rosa è inaridita,
E mai più non sorgerà.
Ma... Vendetta! — Pera l'empio
Che ogni gìoja m'avvelena!...
Coro e Arnoldo
Pera, pera; e sia d'esempio
La sua morte ai traditor.
Sappia il Duca, il mondo intenda
Il delitto, e insiem la pena:
Non v' ha legge, che difenda,
Che protegga il malfattor.
(Arnoldo, ed i cittadini si disperdono.)

Scena quinta

Partiti Arnoldo, ed i cittadini, rimangono alcune donne del popolo, altre si uniscono a loro.
Coro 1°
Ei corre al Duca.
Coro 2°
Ed ella
In securtà si pensa?
Coro 1°
Non sa qual ria procella
Sul capo suo si addensa!
Tutti
Dessi avvertir l'improvvida...
È uffizio di pietà.
(Battono alla porta della casa di Arnoldo.)

Scena sesta

Apresi la porta, e si presenta Odetta, indi Adelia.
Odetta
Che fia? — Vicini!
Sì tosto usciti? Appena albeggia il cielo.
Coro
Esci. Amistade, e zelo
Ci guida a voi. — Colle francesi squadre
Tornò dal campo Arnoldo.
Odetta
Arnoldo!
Adelia
(Esce frettolosa, e semplicemenle vestita: all'udire nomare il padre si scuote.)
Il padre!
Lo vedeste, amiche?... ah! dite,
Lo vedeste?... quando?... dove?
Coro
Qui, pur dianzi.
Adelia
Qui!... — Seguite.
(Ahi qual gelo in cor mi piove!)
Ne al suo tetto il piede ei volse?
Nè al mio seno ancor volò?
Coro
Sciagurata! a te si tolse,
Perchè rea ti ritrovò.
Adelia
Rea!.. che ascolto! Odetta, Odetta
Odetta
(Tutto apprese.)
Coro
E al Duca ei vola:
D'ira egli arde, e vuol vendetta
Di chi pace, e onor gl'invola...
Tu provvedi al tuo periglio;
Tutto, tutto dei temer.
Adelia
Rea non sono... oh! ciel!.. consiglio!..
Salva i giorni d'Olivier!
(Quindi volta ad Odetta.)
Fui presaga: ah! tu lo vedi...
Dall'abisso il piè non torsi..
Troppo cieca, io fè non diedi
Al mio cor, ai miei rimorsi...
Fuor che pianto, io non dovea
Coglier mai da questo amor.
Coro
Sventurata! ah sì! sei rea.
Fuggi, fuggi il genitor.
Adelia
Al suo piè cader vogl'io;
Rea d'amor soltanto io sono:
O m'accordi il suo perdono,
O m'uccida il genitor.
Ma il furore in me sia spento;
Ma perdoni ad Oliviero.
Sino all'ultimo momento
Gli dirò, che l'amo ancor.
Coro
Va: ricorra il tuo pensiero
A placare il genitor.
(Il Coro si ritira.)

Scena settima

Adelia, Odetta, indi Arnoldo.
Adelia
Vieni. A cimento estremo
Vuolsi estremo coraggio.
Odetta
E come speri
Al padre pervenir?
Adelia
A lui l'accesso
Fia, che de' suoi guerrieri alcun m'impetri.
Arnoldo
(improvvisamente comparisce. Adelia sta per partire.)
Fermati.
Adelia
Ah!.. padre mio...
Arnoldo
Tremi!.. t'arretri!..
Perfida! e n'hai ben d'onde...
(Ad un cenno d'Arnoldo Odetta s'allontana.)
Tu simulati amplessi
Daresti al padre... e ne rifugge il core.
Adelia
Ah! vedi il mio dolore!
Vedi il rimorso mio!
Arnoldo
Rimorso!.. — È vano.
La macchia tua terger non puote il pianto.
Adelia
Ah! non pensar, ch'io sia colpevol tanto.

Amo, ed amata io sono
Del più innocente amore:
Sol n' ha rimorso il core,
Perchè si tacque a te.
Ottenga il tuo perdono,
E illeso amore egli è.
Arnoldo
Cieca! E qual tu nutrire,
Qual ei può darti speme?
Adelia
La nostra sorte unire,
Viver beati insieme.
Ei mei giurò...
Arnoldo
Mentia.
Sa che impossibil fia...
Sa, che a signor possente
Plebea non si consente,
Sa qual superbo talamo
Il Duca a lui serbò.
Adelia
Ah! la mia speme lasciami,
O di dolor morrò.

(Marcia guerriera di lontano.)
Voci di dentro
Viva il gran Carlo!
Arnoldo
Corrasi...
Adelia
Ove ne vai? deh!.. resta.
Arnoldo
Udrammi il Duca.
Adelia
Ah! placati.
Arnoldo
Vendetta io voglio, e presta.
(Le grida si approssimano.)
Adelia
Ah! cedi alle mie lacrime;
Non accusarlo: ei m'ama.
Sdegnò il superbo talamo:
Seguirmi in Francia ei brama.
Dove sorride amore,
Dove felice è il core
Ivi è grandezza e gloria
Ivi è splendore e onor.
Arnoldo
No, che non t'ama il barbaro...
Ei già ti tiene a vile.
Chi te pretende, ahi misera!
Alma non ha gentile...
Va: se t'avesse amata
T'avria pria rispettata
Va!.. più odioso, o credula,
Mi rendi il mancator.
(Furibondo la trae verso la casa, e vi entra.)
Voci che si avvicinano
Viva all'amor de' popoli,
L'invitto Carlo, viva!
Mille cogliea l'indomito
Lauri del Reno in riva.
In lui sorpresi, intenti
Stavan più re possenti.
Ei fra i ribelli eserciti
Passava vincitor.

scena ottava

Durante il precedente coro, defila l'esercito del Duca di Borgogna. Escono schiere numerose di cittadini. Comparisce Carlo con splendido corteggio: ha Oliviero al fianco.
Carlo
Miei prodi, è vostro il merito
Se vincitore io torno.
L'onor con voi divìdere
Degg'io di sì bel giorno.
Ore felici e liete
Insiem con me godrete.
Presto a novelle glorie
L'onor vi chiamerà.

(Arnoldo con un foglio in mano trascinando Adelia si avanza.)
Oliviero
(scorgendoli)
Ciel!... che veggio!
Arnoldo
Al tuo cospetto
Soffri, o sire, un padre in pianto.
(genuflesso)
Carlo
Sorgi Arnoldo. E d'onde aspetto
Triste hai tu, dimesso tanto?
Parla.
Arnoldo
Ascolta.
Oliviero
(Io son perduto!)
Adelia
(Lassa me! più cor non ho!)
Arnoldo
Una figlia, un sol sostegno
Di mia vita io possedea.
Mentre in campo a pro del regno
Io sudava e combattea,
Un crudel fra questi alteri
Tuoi baroni, e cavalieri,
Un crudel me la rapia,
Insidiò quel puro cor.
Carlo
Un fra' miei!.. chi tanto ardìa?
Tremi, tremi il malfattor.
Arnoldo
Io in appello al cor di Carlo:
Vuò giustizia...
Carlo
Tu l'avrai.
Adelia
Deh! non nomarlo.
Carlo
Parla: il vuò.
Arnoldo
Vicin tu l'hai.
Oliviero
Io son quello.
Carlo
Tu? che ascolto!
Oliviero
Ma non vil, non seduttor.
Io l' amai dal primo istante,
Che s'offerse agli occhi miei,
L'amo ancor d'amor costante,
Il mio bene è posto in lei:
Le giurai mia fè di sposo,
E mia fè le serberò.
Carlo
E tant'osi?
Oliviero
No... non oso
Solo imploro, e grazia avrò.
Carlo
Non sai tu qual avvi editto,
Qual v'ha pena al tuo delitto?
Oliviero
Morte; il so...
Adelia
Stelle!
Carlo
Non sai
Quale imene a te serbai?
Non sai tu di qual faresti
Stirpe illustre il disonor?
Ed unirti a lei potresti?...
Morrai prima. —
Adelia
Ah! mio signor!
Se funesto a' giorni suoi
Esser debbe l'amor mio,
Vi rinunzio a' piedi tuoi;
La sua man più non desio.
Viva, viva, e... altrui fia sposo.
Con lui sol sii tu pietoso:
Io col padre andrò lontana
A morire di dolor.
Coro
Nobil core!
Arnoldo
Taci, insana!
Vuol giustizia un genitor.
Odi, o Duca in, questo foglio
Di tua man vergato intero,
Difensore del tuo soglio
Tu m'appelli.
Carlo
È vero.
Coro
(È vero!)
Arnoldo
Qual favor, mi fia più grato
D'assentirmi hai tu giurato.
Carlo
Lo rammento.
Coro
(Lo rammenta!)
Arnoldo
Resti dunque ogn'ira spenta.
Altro premio io non ti chiedo,
Che la mano d'Olivier.
Carlo
La sua mano! E quali apporre
Puoi, tu stemmi ai stemmi suoi?
Arnoldo
Quei, che niuno a me può torre:
Le ferite del guerrier.
Coro
(Che dirà? Ne torbid'occhi
Lo stupore ha sculto, e, l'ira.)
Oliviero, Adelia e Arnoldo
(Giusto, ciel! pietà lo tocchi
Miti sensi al cor gl'inspira.
La mia vita, e la mia morte,
Ciel pietoso! è in man di te.)
Coro
(Da magnanimo, da forte
Parla Arnoldo; udir si dè.)
Carlo
(Tanto ardir!.. ma la sua sorte
È decisa, immota ell'è.)
Ascoltate. Un sommo esempio
Di giustizia io darvi intendo.
Nel mio tetto, nel mio tempio
Pria che annotti io tutti attendo;
Ne' miei lari il rito augusto,
L'imeneo compito io vò!
Coro
Viva il Duca! viva il giusto!
La clemenza in lui parlò.
Arnoldo, Adelia e Oliviero
Sire! ah sire! il mio contento
Proferir mi vieta accento.
Carlo
Fia palese all'universo
Se mia fè serbare io so.
Adelia e Oliviero
(Ad Arnoldo.)
Or che il prence ha perdonato,
Or che illeso è il vostro onore,
Tu sereno, tu placato
Benedici il nostro amore.
Dèh! ne abbraccia, e altar primiero
Sia per noi del padre il cor.
Ah! non fia nel mondo intero
Un gioir del mio maggior.
Arnoldo
Sì, venite al sen paterno,
Abbracciarvi or m'è concesso;
Sì, vi stringa amore eterno,
Fausto il cielo invoco adesso;
Le vostre alme ei benedica
Col mio labbro, col mio cor.
Sollevar la fronte antica
Onorata io posso ancor.
Carlo
(Il furor, che in sen mi bolle,
Colmo è omai: l'audace il volle.
Dell'offesa, dell'oltraggio
La vendetta fia maggior.)
Coro
Viva il giusto, viva il saggio
Di sua fè mantenitor!

(Carlo si muove: tutti lo seguono al grido di replicati evviva.)

Fine del atto primo.

ATTO SECONDO

Scena prima

Gabinetto nel palazzo ducale.

Adelia sieduta innanzi ad un ricco specchio. Odetta è presso a lei in piedi, ed ha terminato di acconciarle i capelli. Le damigelle le presentano varj scrigni di gioje.
Damigelle
Scegli. — Di perle candide,
Come tua fronte bella,
Serti vuoi tu, che annodino
Del bruno crin le anella?
Odetta
O vuoi piuttosto
Rubin, che rassomigli?
A' labbri tuoi vermigli?
Damigelle
O il zaffiro vuoi tu puro, sereno
Al par degli occhi tuoi?
Tutte
No: bello è meno.
Adelia
(che ha provate varie ghirlande.)
Datemi un serto, amiche,
Un serto, che mi renda
Più amabile a' suoi sguardi, e più vezzosa.
Degna infine di quell'alma amorosa.

Perchè non posso togliere
Le rose dell'aurora,
I raggi ond'ella indora
Le porte del mattin?

Vorrei, vorrei di Cinzia
Rapir l'argentea sfera,
La stella, che primiera
Lava nel mare il crin.
(Odesi strepito: Adelia sorge.)
Chi giunge?
Odetta
Oh! mira
Sono i paggi del Conte, e il suo scudiero
Damigelle
Nuovi doni t'invia.
Adelia
Caro Oliviero!

Scena seconda

I paggi preceduti da uno Scudiero. Recano essi in un cestello di argento un ricco manto: lo Scudiere in un bacile d'oro porta una corona.
Damigelle
Questo di bisso, e porpora
Manto Olivier ti dona!
La nobil sua corona
Dà di contessa a te.
Adelia
Corona! ah!.. porgi...
Ch'io me ne adorni, che a portarla avvezzi
Questo umil capo.
(si prova la corona.)
Damigelle
Maggior pregio ha dessa
Sulla tua fronte...
Adelia
Odetta... io son contessa!
(Dopo un momento di compiacenza si toglie la corona.)
Ah! non è, non è tal nome,
Che sì dolce al cuor mi suona:
Ah! non è la sua corona,
Che superba andar mi fa.
Di sua sposa è il caro nome
Proferito dall'amore;
Egli è il dono del suo cuore,
Di, quel cuor, che ugual non ha.
Damigelle
No, quaggiù non v'ha splendore,
Che non ceda a tua beltà.

Scena terza

Oliviero, e detti.
Oliviero
Adelia!
Adelia
Sposo mio!
(Nel comparire di Oliviero le Damigelle, e i paggi partono.)
Caro Oliviero!
Oliviero
Io mi sottrassi al Daca
Non osservato: per guidarti all'ara
Però non vengo; al padre tuo serbato
Ufficio è questo...
Adelia
Ah! della tua presenza
Uopo non ebbi mai nel mio soffrire,
Qual nella gioja mia... —
Parmi, parmi talor, che sogno sia.
Ma tu, non sei contento
Felice al par di me?
Oliviero
Stringerti al seno,
Veder de' tuoi begli occhi
La pura luce, e l'armonìa soave
Udir di tue parole, è ben supremo:
Sommo ei sarebbe, estremo,
Se un triste oggetto non mi fosse apparso
Qual nube in faccia al sol... - Ma teco è sciolta.
Adelia
Un triste oggetto! ha! dillo a me!...
Oliviero
M'ascolta,

Tutto di te sollecito,
Pieno di mie speranze
Lieto io scendeva, e celere
Dalle ducali stanze,
Quando vid'io ne' portici
Palco ferale alzar.
Adelia
Cielo! e non sai qual misero
Tratto vi fia?
Oliviero
L'ignoro.
Mute le guardie stavano:
Invan ne chiesi a loro...
E in cor mi sorse un palpito,
Che mal potrei spiegar.
Adelia
Ah! nel tuo cor sì tenero
Ben si dovea destar.
Oliviero
Oh! quando a me sì limpida
Sorse, diss'io la luce,
Qual genio a lui malefico
Perpetua notte adduce?
Forse egli amava... e presso
Era a quell'ara anch'esso...
Forse... — Oh! mio ben perdonami;
M'è forza lacrimar.
Adelia
Deh! il tuo pensier non pascere
Di cosi triste oggetto;
Deh! non voler di lacrime
Mischiare il mio diletto:
Tu vivi! e tu sei mio...
Tutta la terra obblìo:
Lasciami intera, ah! lasciami
La gioja mia gustar.
Oliviero
T'accosta a me; sorridimi...
Tranquillità mi rendi.
Adelia
Ah! del mio tanto giubilo
Parte, mio ben, ti prendi:
Tutto nol può comprendere
Questo mio fragil cor.
A due
Nelle tue braccia vivere...
Sempre al tuo/mio fianco unita
Quanto fia dolce immagine
Il corso di mia vita!
Senza rimorsi, e pene,
Casti com'è l'imene...
Gli anni per noi saranno
Un giorno sol d'amor.
Oliviero
Addio per poco.
Adelia
Addio.
Lieto sei tu com'io?
Oliviero
Ah! di quest'alma il giubilo
Mi fa di me maggior.
A due
Tutto nol può comprendere
Questa mio fragil cor.
(Si allontanano da opposte parti.)

Scena quarta

Vestibolo nel Palazzo Ducale. Comino solo, indi Odetta dagli Appartamenti.
Comino
E sgombro il loco ancora...
A tempo io giungo. Penetrar non visto
Potessi alle sue stanze,
E la ria prevenir scena funesta!
Ma... non m'inganno... è questa
D'Adelia la compagna! oh gioja! il cielo
A me l'adduce. Odetta.
(Cava rapidamente un biglietto, e lo porge a Odetta, che giunge.)
Prendi: ad Adelia il reca... a lei... t'affretta.
Odetta
Signore...
Comino
Un solo istante,
Che tu rimanga, a lei può nuocer molto...
Nuocer senza riparo...
Odetta
Oh ciel!, che ascolto!
E chi degg'io nomar?
Comino
Tutto in quel foglio,
Tutto è palese. Ella soltanto il legga.
Odetta
(additando Adelia, che si avvicina.)
Mira: tu stesso a lei...
Comino
No... non mi vegga.
(Parte rapidamente.)

Scena quinta

Adelia, e Odetta.
Adelia
(a Odetta, che le porge il foglio.)
Un foglio a me!..
Odetta
Turbato
Mel diede un cavalier.
Adelia
Veggiam.
(Apre il foglio, e legge la firma.)
Comino!
L'amico d'Olivier!
(legge.)
Cielo!
Odetta
Tu tremi!
Ti copri di pallor!
Adelia
(leggendo.)
V'inganna il Duca...
Sua calma è finta... Ad Oliviero ei serba...
Dopo l'altar la scure!.. — Unico scampo
È differir le nozze,
E dal tempo aspettar men cruda sorte.
Non mi nomar... tu mi daresti morte.
(Le cade il foglio di mano, e rimane istupidita.)
Odetta
Adelia...
(sostenendola.)
Adelia
{scuotendosi.)
Ah!.. lunge... lunge...
(Si strappa le ghirlande.)
Questa gemma fatale!.. Odetta, Odetta!
Ch'io quell'ara non veda! Il ciel m'uccida.
Pria ch'io mi appressi all'ara... Ah! non l'avessi
Mai desiata, sospirata mai!..
Vieni... vieni... fuggiam...

Scena sesta

Arnoldo, e detti.
Arnoldo
Ove ten vai?
Che veggo? A terra sparse
Son le tue gemme?.. appo la soglia piangi
Di questo loco, che per te s'infiora
Adelia
(facendosi forza.)
L'imene, oh padre!.. ei m'è conteso ancora.
Arnoldo
(a Odetta.)
Esci.
L'imen conteso
Come? da chi? favella
Adelia
Egra io mi sento...
Stanca... abbattuta...
Arnoldo
E moribonda fossi
Ti porterei con queste braccia all'ara.
Adelia
Io di fermezza esempio
Prendo da te. — Non pensar mai vivente
Trarmi a quell'ara. Io queste nozze abborro...
Esse mi fanno orrore.
Arnoldo
Tu dovevi abbonire un folle amore.
Vieni... l'impongo...
Adelia
Oh! padre!..
Non posso...
Arnoldo
Iniqua!
Adelia
Ah! padre mio!.. la tomba
Io schiudo ad Olivier... Egli dal Duca
Spento sarà... compiuto appena il rito.
Leggi.
(porge al padre il foglio.)
Arnoldo
(dopo aver letto rapidamente.)
Ha Comin mentito.
Esser non può. Lo fosse ancor... Non calmi
Della sua vita... A me tutt'altro preme,
La pace che m'hai tolto.
Vieni... io lo voglio...
Adelia
(con forza.)
No giammai
Arnoldo
Che ascolto!
Sollevar il guardo ardisci?
A me volger quella fronte?
Adelia
Tu l'abatti, e in me punisci,
Solo in me l'error del Conte.
Arnoldo
Non sai tu, che al suo cospetto
Mille volte il ferro ho stretto,
Che a ferire io m'era accinto?
Che vi sono ancor sospinto?
Vieni ormai... ribalda figlia,
Per mia man vuoi tu morir?
Adelia
Io morrò, con ferme ciglia
Vibra il colpo, e non lo dir.
Arnoldo
Scegli, indegna: o ferro, o l'ara!
Nozze, o morte... dì... che vuoi?
Adelia
Solo il tempo di pregare...
Poi son pronta a' colpi tuoi...
Arnoldo
Prega, iniqua, prega...
Adelia
(inginocchiandosi.)
O madre!
Mi ricevi, io vengo a te.
Arnoldo
Muori...
(per ferire.)
Adelia
Ah!... no... t'arresta, o padre;
Ne morrebbe ei pur con me.
(Gli abbraccia le ginocchia gemendo. Arnoldo lascia cadere il pugnale, e la solleva.)
Arnoldo
No... non posso. O figlia mia,
Il tuo sangue al cor mi grida.
Ma in te pure, in te non sia
Muto almeno, e al padre affida...
Più non parlo di vendetta,
Di mia vita io parlerò.
Di rancore, di dolore,
Se pur nieghi io morirò.
Adelia
Ah! quel ferro ancor riprendi...
Torna, o padre, ah! torna alle ire;
Con quel pianto a me tu rendi
Più terribile il morire...
Ma una man così fatale
Al mio ben non porgerò.

Non la veste nuziale
Del suo sangue io tingerò.
Arnoldo
(riaccendendosi di sdegno.)
E a svenarlo io corro, io stesso,
O a perir per la sua mano.
(Per uscire.)
Adelia
Odi... — Ahimè!... ehi giunge? E desso!
Arnoldo
Desso!.. — Taci.
Adelia
Ah padre!
Arnoldo
È vano. —

Se ti sfugge un motto, un detto
Spento al piede ei ti cadrà.
Adelia
Padre... il giuro al tuo cospetto
Egli solo non morrà.

Scena settima

Oliviero con seguito di paggi, e di scudieri, e detti.
Oliviero
Ardon le tede, e fumano
I sacri incensi all'ara.
Noi solo i grandi attendono,
Chiaman noi soli a gara.
Ma... tu mi guardi appena!..
Piangesti! Adelia!...
Adelia
(Oh pena!)
Oliviero
Cure aver puoi celate
Pel tenero mio cor?
(Adelia è sul momento di prorompere. Arnoldo s intromette.)
Arnoldo
(ad Oliviero.)
Presso ad imen, turbate
Son le fanciulle ognor.
Vieni una volta...
(ad Adelia.)
Adelia
(Ahi misera!)
Oliviero
E a pianger segui?
Arnoldo
(fremente ad Adelia.)
Or cessa.
Adelia
Non piango io... no: ma debole
Bensì mi sento..., e oppressa...
All'ara in tal momento
Mal vi saprei seguir...
Oliviero
Che ascolto... e il mio contento
Vorresti differir?
(Odesi musica festiva.)
Coro
(interno.)
Ciel, che dei cor sei l'arbitro
Rendi due cor felici.
Oliviero e Arnoldo
Odi d'imene i cantici...
Adelia
Deh!.. un altro dì...
Oliviero e Arnoldo
Che dici?
Arnoldo
Pretesto è il suo. Le giova
{Dissimulando.)
Dell'amor tuo far prova.
Insisti, e vinci, o giovane,
Lo strano suo desir.
Oliviero
Vieni: a miei voti arrenditi
Se tu non vuoi, ch'io mora;
Sospeso il cor non palpita,
Manca se indugi ancora:
A me ti unisci, e vita...
Vita felice avrò.
Arnoldo
Pensa, che puoi far sorgere
Giusti in suo cor sospetti...
Pensa, che qui si librano
Tutti i tuoi sguardi, i detti...
Che il padre al fin s'irrita...
E che stancar si può.
Adelia
Ah! questo è troppo chiedere,
Troppo volere è questo...
Egra son io... credetemi...
Vano non è pretesto...
La mia virtù smarrita
Rendetemi, e verrò.
Coro
(interno.)
Tu, che de'cor sei l'arbitro
Rendi due cor felici.
I nodi lor purifica,
Gli affetti benedici.
E rendi in essi stabile
L'amor che gl'infiammò.

Scena ottava

Escono i Cavalieri, e le Dame invitate alla cerimonia, la scena s'ingombra di spettatori.
Coro
Volgi alfin al sacro rito:
Che s'indugia?
Arnoldo
Andiamo omai.
Adelia
Deh!.. un sol giorno... e fia compito...
Oliviero
E pur vuoi?..
Arnoldo
(Sta per snudare un pugnale; Adelia se ne avvede.)
Soffersi assai...
Adelia
No... son pronta... (Oh! smanie orrende).
Teco io son... verrò... verrò.
Coro
Vi affrettate, il Duca attende
Già di voi cercar sembrò.
Oliviero
Ah! se ancor sei tu dolente,
Se ribrezzo hai pur cotanto,
O il tuo cor più amor non sente,
O non mai... non mai m'amò.
No, col prezzo del tuo pianto
La tua man non comprerò.
Arnoldo
Questo indugio or troppo eccede,
La ripulsa è omai delitto.
Del tuo core, di tua fede.
A ragione ei sospettò.
(Piano ad Adelia.)
(Cessa; o qui cadrà trafitto,
O qui spento anch'io cadrò.)
Adelia
(Io non l'amo!.. oh ciel!.. lo sentì?..
Io non l'amo? e per lui moro!
Ah! scagliar di più tormenti
L'ira tua su me non può.)
(Volgendosi nell'estrema smania ora ad Arnoldo, ora ad Oliviero.)
Vedi... vedi... il duol divoro...
E più lacrime non ho.
(Arnoldo l'afferra violentemente pel braccio, ella resiste a tutta forza non curando gli inviti degli astanti, e l'estremo dolore di Oliviero. Arnoldo indignato alza su lei le mani per maledirla. Essa cade a terra.)
Arnoldo
Vieni... o ch'io!..
Adelia
Ah! padre... uccidimi... —
Oliviero
Ove io son!..
Cori
Oh ciel!.. mancò.

Fine dell'atto secondo.

ATTO TERZO

Scena prima

Parte di Perona — da un lato vedesi l'esterno del Quartiere degli Arcieri, e degli altri Militi. Gli Arcieri stanno bevendo, alcuni sieduti discorrono fra loro, altri passeggiano.
Coro
Sul campo dell'onor
Del pari è bello al forte,
Un'onorata morte,
O un trionfale allor.

Felice chi mancò
Sovra il nemico spento:
Chi ad un novel cimento
I giorni suoi serbò.
Parte del Coro
Noi vincemmo. Acque turgide, ed adre
D'ostil sangue ha la Mosa tuttor.
Le fuggenti vilissime squadre,
Del gran Carlo raggiunse il furor.
Altra parte
Noi vincemmo. S'applaude, s'ammira
La falange che Liegi domò.
Ogni bella in suo core sospira,
Pel guerrier che vincendo tornò. —
Tutti
Sul campo dell' onor
Del pari è bello al forte,
Un'onorata morte,
O un trionfale allor.

Scena seconda

Viene Comino in attitudine della più alta mestizia.
Comino
Silenzio. All'alto gioir vostro imporre
Fine conviensi, or che del sommo Carlo
Un'improvviso cenno
All'arme vi richiama.
Coro
Nuovi affrontar nemici è nostra brama.
(Prendono le armi sospese, ed appoggiate alle pareti.)

Le bandiere ei forse spiega
Nuove genti a debellar?
Comino
No (Il dovere, il duol mi niega
L'atra scena palesar)
Mi seguite.
Coro
Andiam. L'arciero
Core, ed arme ha preste ognor.
E all'invitto condottiero
Noi sacrammo e l'arme, e il cor.

Scena terza

Gran Sala del Palazzo Ducale. Oliviero esce concentrato, e nell'estremo abbattimento.
Oliviero
Che fia di me! D' esser credeva io giunto
D'ogni contento al colmo, e in un sol punto,
In un sol punto... oh cielo!
Più infelice d'ogni uom fatto son'io!
Adelia!.. Ah! perchè mai
Sul sacro limitar io ti mirai
Smarrirti, vacillar... impallidire...
A forza... a forza tratta
Dal paterno voler!.. A che quel giuro
Dall'amor nostro desiata meta,
Sul tuo labbro languiva
Qual di morente voce fuggitiva?.. —

M'ingannò la mia speranza
Di regnar d'Adelia in core:
Ah! la speme dell'amore
Qual balen si dileguò.

Or quell'astro è per me spento,
Che reggea la mia costanza...
Or la vita è a me tormento;
E di duolo io morirò.

Scena quarta

Comino, Arcieri, e detto.
Comino
Olivier... - La tua spada...
Oliviero
Che intendo!
Tu?.. Comino...
Comino
E del Duca il voler.
Oliviero
La diè Carlo, ed a Carlo la rendo.
Egli il duce, io non son che guerrier.
(Cede la spada. Comino lo guarda in atto compassionevole.)
Comino
Duro incarco oggi a compier m'è dato:
Io ne piango... ed il deggio compir.
Sol nel cielo sperare ti è dato.
Oliviero
Qual destino m'attende!..
Comino
Morir. —
Oliviero
Ah!.. — Morir! — Adelia!... Adelia!..
Rivederla... nol poss'io!..
Comino
Infelice!..
Oliviero
Una sua lacrima
Fia, che ottenga il morir, mio... —
Sii pietoso, o tu, che gemi
Che, t'affanni al mio dolor.

Vedi Adelia... i detti estremi
Reca a lei d'un uom, che muor.

Le dirai, che mi perdoni
Se mal cauto amor mi rese,
Se la fiamma, che ne accese
Duolo eterno a lei costò.

Ah! soltanto al ciel ragioni
Di mia fè, de' miei tormenti:
Ah! pietosa ognor rammenti
Chi chiamandola spirò.
Comi e Coro
Infelice!.. a' suoi tormenti
Un conforto il ciel niegò.
(Parte retto da Comino, e circondato dagli Arcieri.)

Scena quinta

Poco dopo esce Adelia forsennata, a mala pena trattenuta da Odetta, e dalle Damigelle.
Adelia
Ah! mi lasciate. Ad Olivier fatale
È quell'ara... No, padre... arcano orrendo
Me ne respinge.. Ah! fatto egli è tiranno
Della sua figlia: ah! mille volte pria
M'uccida il genitor... La vita mia
Per te, mio bene, io do - Tu fremi! irato
Il guardo in me tu figgi!.. ah! m'odi... ah! m'odi...
L'acciar pende su te... quel si, che chiedi
È sentenza di morte... Ecco, a' tuoi piedi
Cado presso a morir: t'amo... t'amai...
Serbo intatta la fè, che ti giurai.
(Genuflette, e vi resta nella estrema estenuazione.)
Damigelle
Infelice!.. vaneggia.
Odetta
Oh! sorgi
(La erge da terra.)
Adelia
(smarrita ricerca intorno.)
Il padre
Ov è?.. dov'è Olivier?.. si cerchi, ascolti
Le mie discolpe. — Ingiusta, orribil mano
Mi svelle dal tuo sen: aita invano
Cerco nel mìo dolore...
Alla pietà per me chiuso è ogni core! —
(Con rancore represso.)
Chi mai... quelle anime - che il cielo univa
Chi mai dividere, - audace, ardiva?
L'opra sacrilega - il ciel sostiene?
Tronca non viene - dal suo furor? —
(Resta estatica, finche viene scossa da lontane voci di gioia.)

Scena sesta

Arcieri, indi Arnoldo, Comino, e dette.
Arcieri
Sgombra il duolo; il tuo sovrano
Nobil già tuo padre elesse:
Grazia il Duca allor concesse...
Qui il tuo sposo or reca il piè.
Adelia
Ah! che dite!
Arnoldo
(Entrando con Comino.)
A' voti nostri
Fausto arrise il ciel pietoso.
Adelia
Padre!
Arnoldo
Figlia!.. ah sì! lo sposo...

Scena ultima

Oliviero, e detti.
Adelia
Olivier!
Oliviero
Son reso a te. —
Adelia
Sposo!.. vivi! ah! non m'inganno:
Vivi: e presso a te son io.
Se mai sogno è questo mio,
Deh! sia l'ultimo per me.

Ah! l'eccesso del contento
M'empie il sen, trasporta il core
In un'estasi d'amore,
Che soffribile non è.

Non m'uccise il mio dolore,
Di contento io morirò.
Oliviero
Del destin cangiò il rigore
Per te sola ognor vivrò.
Gli altri
Del destin cangiò il rigore,
E sereno il ciel tornò.

FINE.


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Ultimo aggiornamento 29 maggio 2023