Orfeo ed Euridice

Azione teatrale per musica in tre atti


Testo del libretto


ATTO PRIMO

Scena prima

Ameno, ma solitario boschetto di allori e cipressi, che ad arte diradato racchiude in un piccolo piano la tomba di Euridice.
All’alzarsi della tenda al suono di mesta sinfonia si vede occupata la scena da un stuolo di pastori e ninfe seguaci di Orfeo, che portano serti di fiori e ghirlande di mirto; e mentre una parte di loro arder fa dei profumi, incorona il marmo, e sparge fiori intorno alla tomba, intuona l’altra il seguente coro; interrotto da’ lamenti d’Orfeo che disteso sul davanti sopra d’un sasso, va di tempo in tempo, replicando appassionatamente il nome di Euridice.
CORO
Ah! se intorno a quest’urna funesta,
Euridice, ombra bella, t’aggiri,
odi i pianti, i lamenti, i sospiri,
che dolenti si spargon per te.
Ed ascolta il tuo sposo infelice,
che piangendo ti chiama, e si lagna,
come quando la dolce compagna
tortorella amorosa perdé.
ORFEO
Basta, basta, o compagni: il vostro lutto
aggrava il mio: spargete
purpurei fiori, inghirlandate il marmo,
partitevi da me: restar vogl’io
Solo fra queste ombre funebri e oscure
coll’empia compagnia di mie sventure.
CORO
Ah! se intorno a quest’urna funesta,
Euridice, ombra bella, t’aggiri,
odi i pianti, i lamenti, i sospiri,
che dolenti si spargon per te.
(Seguita il ballo, terminato il quale tutti partono.)
ORFEO
Chiamo il mio ben così
quando si mostra il dì,
quando s’asconde.
Ma, oh vano mio dolor!
L’idol del mio cor
non mi risponde.
Euridice! Euridice!
Ombra cara, ove sei? Piange il tuo sposo,
ti domanda agli dei,
a’ mortali ti chiede; e sparse a’ venti
son le lagrime sue, i suoi lamenti.
Cerco il mio ben così,
in queste, ove morì.
Funeste sponde.
Ma sol al mio dolor,
perché conobbe amor
l’Eco risponde.
Euridice! Euridice! Ah! questo nome
san le spiagge, e le selve
l’appresero da me. Per ogni valle
Euridice risuona. In ogni tronco
scrisse il misero Orfeo, Orfeo infelice:
Euridice, idol mio, cara Euridice.
Piango il mio ben così
se il Sole indora il dì,
se va nell’onde.
Pietoso al pianto mio
va mormorando il rio
e mi risponde.
Numi! barbari numi!
D’Acheronte, e d’Averno
pallidi abitator, la di cui mano
avida delle morti
mai disarmò, mai trattener non seppe
beltà né gioventù; voi mi rapiste
la mia bella Euridice
(oh memoria crudel!) sul fior degli anni:
la rivoglio da voi, numi tiranni.
Ho core anch’io, per ricercar sull’orme
dei più intrepidi eroi, nel vostro orrore
la mia sposa, il mio ben...

Scena seconda

Amore, e detto.
AMORE
T’assiste Amore.
Orfeo, della tua pena
Giove sente pietà. Ti si concede
le pigre onde di Lete
vivo varcar. Del tenebroso abisso
sei sulla via: se placar puoi col canto
le furie, i mostri, e l’empia morte, al giorno
la diletta Euridice
farà teco ritorno...
ORFEO
Ah! come... Ah! quando...
E possibil sarà?... spiegati.
AMORE
Avrai
valor che basti a questa prova estrema?
orfeo
Mi prometti Euridice, e vuoi ch’io tema!
AMORE
Sai però con qual patto
l’impresa hai da compir?
ORFEO
Parla.
AMORE
Euridice
ti si vieta il mirar, finché non sei
fuor degli antri di Stige, e il gran divieto
rivelarle non dei; se no, la perdi,
e di novo, e per sempre; e in abbandono
al tuo fiero desio
sventurato vivrai. Pensaci; addio.
Gli sguardi trattieni,
affrena gli accenti:
rammenta se peni,
che pochi momenti
hai più da penar.
Sai pur che talora
confusi, tremanti
con chi gl’innamora,
son ciechi gli amanti,
non sanno parlar.
(Parte.)
ORFEO
Che disse! Che ascoltai! Dunque Euridice
vivrà, l’avrò presente, e doppo i tanti
affanni miei, in quel momento, in quella
guerra d’affetti, io non dovrò mirarla,
non stringerla al mio sen! Sposa infelice!
Che dirà mai? Che penserà? Preveggo
le smanie sue, comprendo
le angustie mie. Nel figurarlo solo
sento gelarmi il sangue,
tremarmi il cor... Ma... lo potrò: lo voglio.
Ho risoluto. Il grande,
l’insoffribil de’ mali è l’esser privo
dell’unico dell’alma amato oggetto:
assistetemi, o dei, la legge accetto.

(Si vede un lampo, si sente un tuono, e parte Orfeo.)

ATTO SECONDO

Scena prima

Orrida e cavernosa di là dal fiume Cocito, offuscata poi in lontananza da un tenebroso fumo illuminato da fiamme, che ingombra tutta quella orribile abitazione. Appena aperta la scena al suono di orribile sinfonia comincia il ballo di furie e spettri che viene interrotto dalle armonie della lira d’Orfeo, il quale comparendo poi sulla scena, tutta quella turba infernale intuona il seguente
CORO
Chi mai dell’Erebo
fra le caligini
sull’orme d’Ercole
e di Piritoo
Conduce il piè?
D’orror l’ingombrino
le fiere Eumenidi,
e lo spaventino
gli urli di Cerbero
se un dio non è.

(Ripigliano le furie il ballo girando intorno a Orfeo per spaventarlo.)
ORFEO
Deh! placatevi con me
furie, larve, ombre sdegnose.
CORO
No.
ORFEO
Vi renda almen pietose
il mio barbaro dolor.
CORO
(raddolcito, e con espressione di qualche compatimento)
Misero giovine!
Che vuoi, che mediti?
Altro non abita
che lutto e gemito
in queste orribili
soglie funeste.
ORFEO
Mille pene, ombre moleste,
come voi sopporto anch’io:
ho con me l’inferno mio,
me lo sento in mezzo al cor.
CORO
(con maggior dolcezza)
Ah! quale incognito
affetto flebile
dolce a sospendere
vien l’implacabile
nostro furor.
ORFEO
Men tiranne ah! voi sareste
al mio pianto, al mio lamento,
se provaste un sol momento
cosa sia languir d’amor.
CORO
(sempre più raddolcito)
Ah! quale incognito
affetto flebile
dolce a sospendere
vien l’implacabile
nostro furor.
Le porte stridano
su’ neri cardini,
e il passo lascino
sicuro e libero
al vincitor.

Cominciano a ritirarsi le furie e i mostri, e dileguandosi per entro le scene, ripetono l’ultima strofa di coro, che continuando sempre frattanto che si allontanano, finisce finalmente in un confuso mormorio. Sparite le furie, sgombrati i mostri, Orfeo s’avanza nell’inferno.

Scena seconda

Deliziosa per i boschetti che vi verdeggiano, i fiori che rivestono i prati, i ritiri ombrosi che vi si scuoprono, i fiumi e i ruscelli che la bagnano.

Orfeo, e indi coro di eroi, ed eroine, poi Euridice.
ORFEO
Che puro ciel! Che chiaro sol! Che nuova
serena luce è questa mai! Che dolce
lusinghiera armonia formano insieme
il cantar degli augelli,
il correr de’ ruscelli,
dell’aure il sussurrar! Questo è il soggiorno
de’ fortunati eroi: qui tutto spira
un tranquillo contento,
ma non per me. Se l’idol mio non trovo
sperar nol posso: i suoi soavi accenti,
gli amorosi suoi sguardi, il suo bel riso
sono il mio solo, il mio diletto Eliso.
Ma in qual parte sarà?
(Guardando per la scena)
Chiedasi a questo
che mi viene a incontrar stuolo felice.
(Inoltrandosi verso il coro)
Euridice dov’è?
CORO
Giunge Euridice.
Vieni a’ regni del riposo
grande eroe, tenero sposo,
raro esempio in ogni età.
Euridice amor ti rende:
già risorge, già riprende
la primiera sua beltà.

(Segue ballo degli eroi.)
ORFEO
Anime avventurose,
ah! tollerate in pace
le impazienze mie: se foste amanti,
conoscerete a prova
quel focoso desio, che mi tormenta,
che per tutto è con me. Nemmeno in questo
placido albergo esser poss’io felice
se non trovo il mio ben.
CORO
Viene Euridice.
Torna, o bella, al tuo consorte,
che non vuol, che più diviso
sia da te pietoso il ciel.
Non lagnarti di tua sorte,
che può dirsi un altro Eliso
uno sposo sì fedel.

Da un coro di eroine vien condotta Euridice vicino a Orfeo il quale senza guardarla, e con atto di somma premura la prende per mano, e la conduce subito via. Seguita poi il ballo degli eroi ed eroine, e si ripiglia il canto del coro, supposto continuarsi fino a tanto che Orfeo ed Euridice non sono affatto fuora degli Elisi.

ATTO TERZO

Scena prima

Oscura spelonca, che forma un tortuoso laberinto, ingombrato di massi staccati dalle rupi, che sono tutte coperte di sterpi, e di piante selvagge.

Orfeo, ed Euridice.
ORFEO
(a Euridice, che conduce per mano sempre senza guardarla)
Vieni, segui i miei passi,
unico amato oggetto
del fedele amor mio.
EURIDICE
(con sorpresa)
Sei tu! M’inganno?
Sogno? Veglio? Deliro?
ORFEO
(con fretta)
Amata sposa,
Orfeo son io, e vivo ancor: ti venni
fin negli Elisi a ricercar; fra poco
il nostro cielo, il nostro sole, il mondo
di bel nuovo vedrai.
EURIDICE
(sospesa)
Come! ma con qual arte?
Ma per qual via?...
ORFEO
Saprai
tutto da me; per ora
(con premura)
non chieder più; meco t’affretta: e il vano
importuno timor dall’alma sgombra:
ombra tu più non sei, io non son ombra.
EURIDICE
Che ascolto! e sarà ver? pietosi numi,
qual contento è mai questo! io dunque in braccio
all’idol mio, fra’ più soavi lacci
d’amore e d’imeneo,
nuova vita vivrò!
ORFEO
Sì, mia speranza;
ma tronchiam le dimore,
ma seguiamo il cammin. Tanto è crudele
la fortuna con me, che appena io credo
di possederti; appena
so dar fede a me stesso.
EURIDICE
(mesta e risentita, ritirando la mano da Orfeo)
E un dolce sfogo
del tenero amor mio, nel primo istante
che tu ritrovi me, ch’io te riveggo,
t’annoia, Orfeo!
ORFEO
Ah! non è ver. Ma... sappi...
senti... (oh legge crudel!) bella Euridice,
inoltra i passi tuoi.
EURIDICE
Che mai t’affanna
in sì lieto momento?
ORFEO
(Che dirò? lo preveddi; ecco il cimento.)
EURIDICE
Non mi abbracci! Non parli!
Guardami almen.
(Tirandolo, perché la guardi)
Dimmi: son bella ancora
qual era un dì? vedi; che forse è spento
il roseo del mio volto? Odi; che forse
s’oscurò quel che amasti
e soave chiamasti
splendor de’ sguardi miei?
ORFEO
(Più che l’ascolto,
meno resisto: Orfeo, coraggio.) Andiamo,
mia diletta Euridice: or non è tempo
di queste tenerezze: ogni dimora
è fatale per noi.
EURIDICE
Ma... un sguardo solo...
ORFEO
È sventura il mirarti.
EURIDICE
Ah infido! E queste
son l’accoglienze tue! Mi nieghi un sguardo,
quando dal caro amante
e dal tenero sposo
aspettarmi io doveva gli amplessi e i baci!
ORFEO
(Che barbaro martir!) Ma vieni, e taci.

(Sentendola vicina, prende la sua mano, e vuol condurla.)
EURIDICE
(ritira la mano con sdegno)
Ch’io taccia! e questo ancora
mi restava a soffrir! dunque hai perduta
la memoria, l’amore,
la costanza, la fede!... E a che svegliarmi
dal mio dolce riposo, or che hai pur spente
quelle a entrambi sì care
d’amore e d’imeneo pudiche faci!...
Rispondi, traditor.
ORFEO
Ma vieni, e taci.
Vieni: appaga il tuo consorte.
EURIDICE
No: più cara è a me la morte
che di vivere con te.
ORFEO
Ah crudel!
EURIDICE
Lasciami in pace.
ORFEO
No: mia vita, ombra seguace
verrò sempre intorno a te.
euridice
Ma perché sei sì tiranno?
ORFEO
Ben potrò morir d’affanno,
ma giammai dirò perché.
EURIDICE
Grande, o numi, è il dono vostro
lo conosco, e grata io sono:
ma il dolor, che unite al dono
è insoffribile per me.
ORFEO
Grande, o numi, è il dono vostro
lo conosco, e grato io sono:
ma il dolor, che unite al dono
è insoffribile per me.

(Nel terminare il duetto ambedue, ciascuno dalla sua parte, si appoggiano ad un albero.
EURIDICE
Qual vita è questa mai,
che a vivere incomincio!... E qual funesto
terribile segreto Orfeo m’asconde!...
Perché piange e s’affligge?... Ah non ancora
troppo avvezza agli affanni
che soffrono i viventi, a sì gran colpo
manca la mia costanza... agli occhi miei
si smarrisce la luce... oppresso in seno
mi diventa affannoso
il respirar. Tremo... vacillo... e sento
fra l’angoscia e il terrore
da un palpito crudel vibrarmi il core.
Che fiero momento!
Che barbara sorte!
Passar dalla morte
a tanto dolor.
Avvezza al contento
d’un placido oblio,
fra queste tempeste
si perde il mio cor.
ORFEO
(Ecco un nuovo tormento.)
EURIDICE
Amato sposo,
m’abbandoni così? Mi struggo in pianto,
non mi consoli! Il duol m’opprime i sensi,
non mi soccorri!... Un’altra volta, oh stelle!
Dunque morir degg’io,
Senza un amplesso tuo... senza un addio!
ORFEO
(Più frenarmi non posso: a poco a poco
la ragion m’abbandona, oblio la legge,
Euridice, e me stesso.) E...
(In atto di voltarsi, e poi pentito.)
EURIDICE
Orfeo... consorte...
ah... mi sento... languir...
Si getta a sedere sopra un sasso.
ORFEO
No, sposa... ascolta...
(In atto di voltarsi a guardarla, e con impeto)
Se sapessi... (Ah! che fo?... ma fino a quando
In questo orrido inferno
dovrò penar!)
EURIDICE
Ben... mio...
ricordati... di... me...
ORFEO
Che affanno!... Oh! come
mi si lacera il cor. Più non resisto;
smanio; fremo; deliro... ah! mio tesoro...

(Si volta con impeto, e la guarda.)
EURIDICE
(alzandosi con forza e tornando a cadere)
Giusti dei, che m’avvenne! Io... manco... Io... mo..ro...

(Muore.)
ORFEO
Ahimè! dove trascorsi! ove mi spinse
un delirio d’amor!
(Le s’accosta con fretta)
Sposa!... Euridice!...
(La scuote)
Euridice!... Consorte! ah più non vive,
la chiamo in van, misero me, la perdo,
e di nuovo, e per sempre! oh legge! oh morte!
Oh ricordo crudel! Non ho soccorso,
non m’avanza consiglio. Io veggo solo
(oh fiera vista!) il luttuoso aspetto
dell’orrido mio stato:
sàziati, sorte rea, son disperato.
Che farò senza Euridice!
Dove andrò senza il mio ben!
Euridice!... Oh Dio! Rispondi.
Io son pure il tuo fedel.
Euridice! Ah! non m’avanza
più soccorso, più speranza,
né dal mondo, né dal ciel.
Che farò senza Euridice!
Dove andrò senza il mio ben!
Ma! Finisca e per sempre
colla vita il dolor. Del nero Averno
sono ancor sulla via: lungo cammino
non è quel, che divide
il mio bene da me. Sì: aspetta, o cara
ombra dell’idol mio. Ah! Questa volta
senza lo sposo tuo non varcherai
l’onde lente di Stige.

(Vuol ferirsi.)

Scena seconda

Amore, e detti.
AMORE
Orfeo! che fai?
Lo disarma.
ORFEO
(con impeto e fuori di sé)
E chi sei tu, che trattenere ardisci
le dovute a’ miei casi
ultime furie mie?
AMORE
Questo furore
Calma, deponi, e riconosci Amore.
ORFEO
(come tornando in se stesso)
Ah! sei tu... Ti ravviso: il duol finora
tutti i sensi m’oppresse. A che venisti?
In sì fiero momento,
che vuoi da me?
AMORE
Farti felice. Assai
per gloria mia soffristi, Orfeo. Ti rendo
Euridice, il tuo ben. Di tua costanza
maggior prova non chiedo. Ecco: risorge
a riunirsi con te.

(Si alza Euridice, come svegliandosi da un profondo sonno.)
ORFEO
Che veggo! oh numi!
Sposa...

(Con sorpresa, e corre ad abbracciare Euridice.)
EURIDICE
Consorte!
ORFEO
E pur t’abbraccio!
EURIDICE
E pure
al sen ti stringo!
ORFEO
(ad Amore)
Ah! quale
riconoscenza mia...
AMORE
Basta: venite,
avventurosi amanti, usciamo al mondo,
ritornate a godere.
ORFEO
Oh! fausto giorno!
Oh! Amor pietoso!
EURIDICE
Oh lieto,
fortunato momento!
AMORE
Compensa mille pene un mio contento.
(Partono.)

Scena terza

Magnifico tempio dedicato ad Amore.
Amore, Orfeo, ed Euridice.
Preceduti da numeroso drappello di pastori e pastorelle, che vengono a festeggiare il ritorno di Euridice, e cominciando un allegro ballo, s’interrompe da Orfeo, che intuona il seguente coro.
ORFEO
Trionfi Amore,
e il mondo intiero
serva all’impero
della beltà.
Di sua catena
talvolta amara
mai fu più cara
la libertà.
CORO
Trionfi Amore,
e il mondo intiero
serva all’impero
della beltà.
AMORE
Talor dispera,
talvolta affanna
d’una tiranna
la crudeltà.
Ma poi la pena
oblia l’amante
nel dolce istante
della pietà.
CORO
Trionfi Amore,
e il mondo intiero
serva all’impero
della beltà.
EURIDICE
La gelosia
strugge e divora,
ma poi ristora
la fedeltà.
E quel sospetto
che il cor tormenta,
alfin diventa
Felicità.
CORO
Trionfi Amore,
e il mondo intiero
serva all’impero
della beltà.

(le danze ricominciano.)
EURIDICE
Divo Amor, son le tue pene
Estasiante voluttà!
ORFEO
Son d'Amore le catene
La più dolce libertà!
AMORE
Fa un solo, un sol de' miei desir
Soavemente il cor languir!
Se il mio foco v'arde il seno,
Tutto è raggio in ciel sereno,
Sin il pianto è voluttà!
ORFEO E EURIDICE
Se il mio sguardo in te s'affisa,
Questo sen s'imparadisa!
ORFEO, EURIDICE E AMORE
De lo strazio di due cor
Fa un gioir celestial amato Amor!

(Le danze ricominciano intorno al gruppo degli amanti felici)

(La tela cala lentamente).

FINE


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Ultimo aggiornamento 31 marzo 2024