Antioco

Dramma per musica in tre atti


Il Dramma è stato scritto e cantato in tedesco con le arie in italiano.
Il libretto originale contiene la versione in tedesco e la traduzione in italiano che abbiamo qui utilizzato.

Testo del libretto


ATTO PRIMO

Deliziosa di Verdura.

Scena prima

Antioco ed Arsace.
Antioco
Col soffrirla si vince
L'ira de'Grandi, Arsace.
Arsace
Ma di un lungo soffrir senza speranza
L'innocenza si stanca.
Antioco
Frena l'impeto audace. Io di Seleuco
Tenterò la clemenza.
Arsace
Si cortese a'Fenici?
Si generoso, Antioco, a me tu sei?
Antioco
De' mali altrui mi fan pietoso i miei:
I miei, che à te son noti
Sin da quel di, che a me vìcin, quest'alma
Per la bella, ch'or perdo, arder vedesti.
Arsace
Stratonica . . .
Antioco
Deh taci il dolce nome
Ch'e 'l periglio maggior di mia virtude.
Tu in me ti affida, e speri
La fenicia il perdono, Io farò teco
E supplice, e compagno al Reggio trono.
Serba la fè; la mia ti giuro eterna.
Arsace
Perche almen non poss'io
Veder lieto il tuo ciglio?
Antioco
E mio gran duolo
Esser tradito amante;
Mà duol maggiore
E l'esser servo, e figlio.
Arsace
Sempre barbaro e crudele
Agli amanti amor non é.
Mà trovando un cor fedele
Lo consola per pietade,
Se nol premia per merce.

Sempre ecc.
Antioco
Degna ancor deI mìo pianto è un infedele?
Un infedel, che per desio di Regno
Si fa tiranna? e i giuramenti oblia?

Scena seconda

Seleuco ed Antioco.
Seleuco
Figlio, amato mio figlio
Questo è 'l felice di, che unir noi deve
Me a Stratonica sposo, e te ad Argene:
E tu si mesto accogli un sì gran bene?
Antioco
Padre, i semi del duolo in noi tal volta
La natura han per madre, e pria che d'essi
La cagione s'intenda, il mal si sente.
Seleuco
Da la torbida mente
Fuga, Antioco, i fantasmi.
Apri lo sguardo
A' vicini contenti;
O sacrifica almeno
Al riposo di un padre i tuoi tormenti.
Antioco
Uh inutile sforzo a che mi chiedi?
Seleuco
Caro figlio, rimira
Un genitor, che ti ama in questi lumi;
Un Rè, che per te vive in questo amplesso.
Per pietà del mio core il tuo consola.
Vuoi regni, e dignità? Vuoi questo Scettro?
Questa corona? Ecco ti cedo il Regno;
Ecco il diadema, ecco lo scettro, e solo
Ti chiedo in ricompensa un minor duolo.
Antioco
Padre la tua pietà mi fà spavento.
Godi pure il tuo scettro. Ei non ha luce
Che mi abbagli la vista;
Vincerò, poiché 'l brami,
La pena mia. Nasconderolla almeno.
Seleuco
La vincerai, se non l'ascolti; or vanne
A Stratonica, ò figlio, e tu di lei
Regina, e madre i cenni ascolta, e i prieghi.
Antioco
Ubbidirò; mà almen . . . .
Seleuco
Che brami? Esponi.
Antioco
Sospendi i miei sponsali, e men d'orgoglio
Avrà su' miei pensieri il mio cordoglio.
Seleuco
Che chiedesti? son dunque
Ministri i tuoi piaceri a le tue pene?
Antioco
Si questo solo . . .
Seleuco
Antioco vano e 'l tuo duolo,
Eccco opportuna Argene.

Scherzar in quel seno, regnar in quel volto
Vedrai un piacere, che vince il dolor.
Nel labbro e ne' lumi assise, ed accolto
Il seggio han le grazie, il trono hà l'amor.

Scherzar ecc.

Scena terza

Antioco, Argene.
Antioco
Beltà troppo nemica a la mia pace!
Argene
Antioco, anima mia.
Antioco
Deh! taci, Argene,
Argene
Così m'accogli?
Antioco
Il mio destin ne incolpa.
Argene
Nò, la tua crudeltà. Deh! sposo amato . .
Antioco
Non mi parlar d'amore. Usa altri nomi,
Chiamami pur tuo servo, e a l'or ti ascolto.
Argene
Ch'io d'amor non ti parli? al tuo bel volto
Ch'io non parli d'amor? Ah! tu di amore
Non mi parlar con gli ochi, Idolo mio?
Tu le fiamme, tu caro . . .
Antioco
Argene, Addio.

Datti pace,
Se non ardo a la tua face,
E di me non ti doler,
Hai bel volto, hai fido amore
Mà in amar non siegue il core
Che le leggi del poter.

Datti ecc.

Scena quarta

Argene
Argene
Ch'io di te non mi dolga? Anche ò tiranno,
La libertade al mio dolor contendi?
Tanto la tua beltà ti fa superbo?
Tanto le fiamme mie vile mi fanno?
Ma che? ira, dispetto
Occupatemi il sen. Ditemi quando
A me volse il crudel placido un guardo!
Quando mai un sospir diede al mio pianto?
Nulla il mosse il mio amor? nulla 'l mio grado?
Nulla il titol di sposa? in Lidia io pure
Ho genitor real: E invendìcata . . . .

Scena quinta

Tolomeo, Argene.
Tolomeo
Argene . . .
Argene
Tolomeo, se hai cor, se m'ami,
Ecco il tempo, onde amor sperar tu dei.
Tolomeo
S'io t'amo? . . .
Argene
Son offesa,
Antioco è l'offensore
Ebbi per esso,
Vò dirlo, amor, tutto è cangiato in ira,
L'ira in vendetta,
A tè che devi in Menfi,
Stringer lo scettro, à cui Seleuco ha tanto
Di rispetto, e' di fè, l'opra confido;
Sodisfaremo entrambi,
Io l'amor tuo, tu l'ire mie: Daremo
Tu riposo a miei sdegni,
Io pace a le tue pene:
Risolva Tolomeo: Propose Argene.

Col valor di vendicarmi
Assicura il tuo goder.
Puoi svegliarmi à nuovo affetto
Se il furor, che m'arde in petto
Sai cangiare in tuo piacer.

Col valor ecc.

Scena sesta

Tolomeo.
Tolomeo
Che cangiamento è questo? Argene serba
Odi ad Antioco? A Tolomeo speranze?
Tanto può l'ira? Intanto
Che pensi, ò cor? Sia soddisfatta Argene.
Mà contro Antioco? No: mai non si aggiunga
Al nome di Rival quel di nemico,
Troppo l'ama Seleuco;
E cosi riamato almen, ne fosse!
Quell'affetto ad Arsace,
Quel favore à Fenici, ancor che infidi
Provan, ch'egli odia il padre,
O che gl'invidia il regno;
E s'ei n'è reo, de' miei rispetti è indegno.
Sì si senza rossore, anzi con merto
Ne' avvertirò Seleuco;
Odio non è, ma zelo
Quel, che mi muove a' l'opra,
Propose Argene, e non risolse Amore.
Or che l'onor m'assolve
Propone il zelo, e Tolomeo risolve.

Mentre servo a' la mia fama,
Servo ancora al cor che adora,
Servo a' te, mia dolce Argene.
Senza colpa è la mia brama;
Ne si oppone la ragione
Al commando del mio bene.

Mentre ecc.

Scena settima

Atrio di Trofèi.

Stratonica.
Stratonica
Povera Tortorella
Abbandonata e sola
Si lagna in sua favella
E' al fine si consola
Del suo tradito amor.
Misera, anch'io vorrei
Por' fine à torti miei
Ma il sol crudel pensiero,
D'un cor si menzognero,
Accresce il mio dolor.

Povera ecc.

Chi mai creduto avrebbe Antioco infido?
Antioco, che giurommi,
Fede ìmmortal ne la paterna Reggia?
Epure infido il veggio, infido il trovo.
Ove m'incontra ei perde
L'uso de' sensi, e mi conosce appena.
Ed'io non frango ancor la mia catena?

Scena ottava

Seleuco, Stratonica.
Seleuco
Sposa, è pur questo il di, che nel mio soglio
Farsi vedrò la Maesta più bella,
Né 'l talamo vedrò più lieto Amore.
Stratonica
Demetrio è genitore
Umil ne inchino i cenni, e la mia sorte,
(Sorte crudel!) senza contrasto attendo.
Seleuco
Mà che prò? le mie gioje,
Turba d'Antioco il duolo.
Stratonica
Qual duol, Signore? Ei pur d'Argene in seno
Trarrà felici i giorni (ahi tradimento.)
Seleuco
Questa felicità fa il suo tormento.
Stratonica
(Pur troppo il sò) L'amore impaziente
Mal sopporta gl'induggi
Seleuco
Ma chi cerca gl'indugi, amor non sente.
Questo si dolce figlio, or or pregommi,
Ad ammorzar del tuo Imeneo la face,
O allontanarla almeno.
Stratonica
(Palpita il cor nel seno)
Seleuco
Ei per mio cenno,
Qui giugnerà a momenti, usa con esso
L'autorità, il consiglio.
Talor . . . ma giugne Antioco, e non m'osserva,
Fallo d'Argene amante. Io qui mi celo.
Stratonica
D'Argene amante? e ch'io lo faccia? o Cielo.

Scena nona

Antioco, Stratonìca.
Antioco
Stratonica . . perdona
Ch'io; prima dir dovea Regina, e Madre,
Nomi di tua grandezza, e mìo rispetto.
Stratonica
(Oh dio! per che non può parlar l'affetto?)
E qual Regina e Madre io ti ragiono.
Oggi vedrai su 'l trono . . .
Antioco
Il so! Te con Seleuco.
Stratonica
(Quel sospir s'è di duol, mi è pur gradito)
E de' nostri Imeneì vedrai congiunte . . .
Antioco
Al Talamo Reale arder le faci.
Stratonica
(Pallor, se sei desio, quanto mi piaci)
Ed io vedrò le grazie, i vezzi, il riso
E di Antioco, e di Argene,
Su l' letto genial sfrondar le rose.
Antioco
(E 'l crede e sen compiace?)
Stratonica
(Che bel tacer, se per mio amore ei tace.)
Vedrò, l'ardor di lei negli occhi tuoi:
le tue fiamme vedrò ne suoi bei rai.
(Ei tace ancor?) vedrò . . .
Antioco
Che più vedrai?
Vedrai d'Antioco il core un marmo, un gelo
Ai dardi di quel labro.
Al foco di que' lumi;
Forse cosi . . .
Stratonica
Taci. (Egli è fido, o Numi)
Antioco
Non porto in sen fè si leggiera. Ho l'alma
Cui vasta ambizion punto non tocca.
Stratonica
(Il rimprovero è dolce, e giusto, è caro;)
Antioco
Tu godi pur . . .
Stratonica
Taci. (E' costante ancora)
Mà se il Padre l'impone,
Se t'ama Argene, essa e' d'amor ben degna.
Io stessa i prieghi aggiungo, e' per ch'io possa,
Con Seleuco gioir, ti addito amore.
Antioco
(Ah! fingi almeno una vendetta, o core)
Orsù; vinto mi rendo.

Al splendor di quei bei rai
Mi vedrai
Tutto foco e tutto amor.
Che se poi le mie catene
Stringerà la man d'Argene
Più bramar non sa il mio cor.

Al splendor ecc.

Scena decima

Seleuco, e Detti.
Seleuco
Si d'Argene la destra il nodo stringa
E si principi il nodo in quest'amplesso.
Antioco
Padre . . Signor . . sè! quando . . ancora . . oh stelle!
Seleuco
Che? il piacer d'ubbidirmi
A te stesso t'invola? Or qui m'attendi
Con la beltà che il ciel per te compose.
Ti dirà quel sembiante,
Ch'è giustizia, e virtù l'esserne amante.

Scena undicesima

Stratonica, Antioco.
Antioco
Mio cor, convien morir;
Stratonica
Non hò piu speme.
Antioco
Con Seleuco gioir?
Stratonica
La man d'Argene?
Antioco
Tu consigliasti e con che forza, ò cruda!
Stratonica
Si faconda son io? Così eloquente?
Antioco
Parlasti qnal Regina.
Stratonica
T'intendo: Tu infedel mi porti al soglio.
Antioco
Non aggiugner più duolo à le mie pene
Io infedel?
Stratonica
Lo dirà la man di Argene
Parto, perché soffrir te più non deggio.
Sento, che più mi vince ogni dimora.
Il mio sdegno è a l'estremo. Ingrato io parto,
Deh! come t'odio anch'io, tu m'odia ancora.

Odiami col mio sdegno,
E 'l tuo, come il mio petto,
Arda di crudeltà.
Cosi crudel ti voglio;
E più d'ogni altro affetto,
Del tuo furor l'orgoglio
Cosi mi piacerà.

Odiami ecc.

Scena dodicesima

Antioco, poi Seleuco, Argene e Tolomeo.
Antioco
Vanne, ingrata si va, ma se mi lasci,
L'impero d'odiarti, ancor mi lascia
Il poter di ubbidirti.
Ch'io t'odi . . . Argene? io parto.
Argene
Hò stabilito.
Seleuco
Antioco resta. E' vuoi? . . .
Argene
Sprezzar chi rifiutommi.
Tolomeo
O caro sdegno!
Seleuco
T'accosta ò figlio. Offri ad Argene il cuore.
Argene
Un cor superbo, un core ingrato? vanne.
Seleuco
Sposa ti fece il padre
Argene
Mà non serva, non vile.
Antioco
(Rifiuto, che sospiro.)
Seleuco
Proponi umii de tuoi sponsali il laccio.
Argene
Antioco taccia.
Antioco
(E senza pena io taecio.)
Seleuco
Vario nel sesso e 'l core.
Argene
Mà non nel grado, in cui son nata.
Seleuco
E lice? . . .
Argene
Rifiutar chi sprezzò gia l'amor mio.
Telemaco e Antioco
Son contento.
Seleuco
Deh resta.
Argene
Antioco, addio.

Amar chi la sprezza,
Sprezzar chi l'adora
Non dee la beltà.
Che à l'ora si sà
Per colpa dei core
Lo sprezzo fierezza,
L'amore viltà.

Amar ecc.

Scena tredicesima

Seleuco, Antioco, e Tolomeo.
Seleuco
A te figlio si aspetta
tranquillar quell'alma.
Antioco
Ma quando, o genitore,
De miseri Fenici udir vorrai
Gli ossequi, e le discolpe? al figlio Arsace
Tutta la speme sua fidò Scitalce.
Seleuco
Venga, se Antioco il brama.
Antioco
Il contento dì Arsace à lui mi chiama.
(parte.)
Seleuco
Prence, vedrò di Antioco
Disciolti gl'imenei?
Telemaco
L'ira di Argene è giusta.
Seleuco
Più che d'Argene l'ira,
Temo di Antioco il duolo,
E ignota m'è la cagione.
Tolomeo
Ah! se la tema, o Sire . . .
Seleuco
Tema? di che?
Telemaco
Del tuo riposo, al labbro . . .
Seleuco
Parla, se amico sei.
Tolomeo
Direì, che del suo duol, de duoi sospiri
Non m'è ascoso il mistero;
Tu sol lieto puoi farlo.
Seleuco
Io? V'è nel regno
Cosa che à lui gradisca?
Tolomeo
Il regno istesso.
Seleuco
Prence, t'inganni. O quante volte o quante
Il diadema, e lo scettro,
Gli posi à piedi, ed ei ne pur d'un guardo
Degnò l'offerte, e n'ebbe orrore.
Tolomeo
Ei forse
Non le crede veraci; o pur non ama
Fuor che del sangue tuo tinto il suo manto.
Seleuco
Come ne temi?
Tolomeo
All'or che i lumi ò Sire, fissa ne' tuoi
Agitato e confuso
De' suoi sguardi è il moto,
Pallido, e sangue
E del volto il color.
Egra, tremante
E del labbro la voce.
Quel pallor, quel timor, quel turbamento
E l'anima che sente il suo delitto
E quell' amor ch'ei porta
A rubelli Fenici. Esso gli abbraccia
Vedi qual zelo. Esse ne applaude a gli odi
E fors'ei primo il foco indegno accese.
Seleuco
E sia Antioco si ingrato?
Nol credo. Anche à la vista
Torrei la fede. E pure . . . Ahi fati! Ahi pene!
Tolomeo
(E pago il zelo, è soddisfatta Argene.)

Quanto alletta, e quanto piace
Al pensier d'un alma audace
Del regnar la Maestà
La pietà muor con la fede,
E nel cuor di chi succede
Il desio previen l'età

Quanto ecc.

Scena quattordicesima

Seleuco, Antioco, Arsace co suoi Fenici.

Antioco
Viene Arsace al tuo pie
Arsace
Ecco a le Regie piante . . .
Seleuco
Arsace sorgi.
Antioco
Ecco un popolo intero,
Che per mia bocca a te, Monarca invitto,
Le sue suppliche porta, e i mali espone.
Un popolo infelice
Altre volte a te caro, al di cui braccio
Molte devi di queste
Trofei di tue Vittorie, armi nemiche.
Un popolo . . .
Seleuco
Si un popolo rubello
Che il suo stato, il mio grado
Pose in oblio, che osò nel seno istesso
De' duci suoi de' miei più cari il ferro
Immerger contumace.
Arsace
Prendemmo il ferro, è ver; ma per vendetta
Solo de nostri torti
Seleuco
Qual legge ora a'vasalli
Il supplizio permette
De suoi giudici stessì? Io non bavea
Con che punirli? A che tenermi ignote
Le loro colpe?
Antioco
Ah! Sire . . .
Seleuco
Non più. Del poter mio, del vostro fallo
Fede saranno a voi le mie vendette.
Antioco
Ch'io genitore . . .
Seleuco
Antioco, taci.
Arsace
Eh frena . . .
Seleuco
No! perdon non si speri. I vostri mali
Sieno agli altri di esemplo, a voi di pena.

Porterò ne' vostri Lidi
La ruina la strage, il terror.
E col sangue de gl'infidi
Segnerò sù quelle arene
La vostra sconoscenza, e 'l mio furor.

Scena quindicesima

Antioco, Arsace.
Antioc
Mio Prence, e tal deggio
Tornare al Padre? e queste
Sian de la Patria e le sparanze e i voti?
Or che siam, caro amico,
Ne la sventura eguali, eguali ancora
Siam nel destin. Teco m'avrai
Arsace
Vuoi dunque?
Antioco
Fermo è 'l disegno. Ogni consiglio è vano.
Arsace
Laciare un cielo . . .
Antioco
Ove, perdei la pace.
Arsace
Il Regno?
Antioco
Io non lo curo.
Arsace
La sposa? . . .
Antioco
Oggetto à me di sdegno.
Arsace
Il padre?
Antioco
Motivo di tormenti . . .
Qui tutto è grave agli occhi miei.
Arsace
Deh! senti! . . .
Antioco
Non più: partiamo Arsace: Or che Seleuco
Contro il Medo superbo il ferro impugna,
Andiamo ad ammorzar nel sangue ostile
L'ire communi; e 'l genitore e 'l regno
Veggan che il nostro ardire,
D'una sorte miglior non era indegno.
Tu vanne al'Idol mio, digli che or ora
Da l'ultimo mio pianto
Saprà qual io mi parta, e quale io mora.
Arsace
Io ti precedo, ed i tuoi cenni osservo,
Per legge e per amor vasallo, e servo.

Scenja sedicesima

Antioco.
Antioco
Io parto al fin: luoghi si cari un tempo
A' miei voti, a miei sguardi;
Reggia superba, ov'io
I dolci respìrai primi vagiti.
Mure natie, patrie grandezze. Addio.
Fuggo il vostro soggiorno;
Ma vi lascio un tesoro, e vel confido
Più caro agli occhi miei de la mia vita.
Felici voi, che lo chiudete in seno
Voi fortunati appieno,
Che ne' vostri contenti
Più non avrete il testimon funesto
De le, lagrime mie, de miei tormenti.

Da voi lungi, grandezze reali
Vado à piangere, vado à morir.
Tra voi nacquer gli acerbi miei mali
Mà non ponno tra voi qui finir.

Da voi ecc.

Scena diciassettesima
Appartamenti di Stratonica.

Stratonica
Stratonica
Antioco a me? non deggio udirlo. Estinti
Cadranno agli occhi suoi gli sdegni miei,
Fuggasi dunque; lassa!
Eguale à la ragion non ho il rigore,
E qui mi ferma a mio dispetto amore.

Senti, mio cor. Il non saper partir
Vuol dir
Che ingrato e traditor ancor tu l'ami.
Ah! se il crudel à te mancò di fè
Per ché
Tu ancor sprezzar non puoi gli tuoi legami?

Senti, mio cor ecc.

Scena diciottesima

Antioco, e Stratonica.
Antioco
Un sol momento ancor soffri, ò Regina.
Stratonica
(Son vinta, e qui mi rendo.)
Antioco
Soffrì le voci mìe soffri i miei sguardi.
Stratonica
Sorgi, Antioco, deh sorgi.
Antioco
Ben leggo ne' tuoi lumi
L'orror che hai di vedermi. Io veggo l'Ira
In quel pallor, che ti sorprende, e turba;
Mà questo è al fin l'ultimo onor che chiedo,
L'ultimo addio, che porgo. Io già per sempre
Ti lascio il regno, e 'l genitor; mà o Dio!
Pria vengo a dirti. Addio per sempre. Addio.
Stratonica
A che vieni, o crudel? vieni a dar forse
Un piacer al tuo cor co mali miei?
Vanne infedel. Venga pur teco Argene.
Antioco
Quanto più del tuo sdegno
Mi offende il tuo sospetto!
Per non esser d'altrui; perche non posso
Esser più tuo, parto; Regina, io parto.
Stratonica
Che?
Antioco
Ma col core istesso
Che una volta ti diedi, io da te parto.
Stratonica
Ahimè?
Antioco
Nel mesto addio te almen lasciassi
Cosi fedel, come fedel ti lascio.
Stratonica
Son morta.
Antioco
Nò, Regina, ama Seleuco.
Scordati Antioco. E crudeltà che voglia
Torti tante grandezze
L'amor di un infelice,
Ne a te più amar, ne à me sperar più lice.
Stratonica
Non più, Antioco, non più. Credo al tuo core
E tu pur credi al mio. Tu mi ami,
Io t'amo. Egualmente fù vano
Il tuo sospetto, e 'l mio;
Tu a me fedel: fida a te sono, anch'io.
Antioco
Mia Regina . . .
Stratonica
Mio prence . . .
Antioco
Certo de l'amor tuo . . .
Stratonica
Certa de la tua fede . . .
Antioco
E pur deggio partir?
Stratonica
Devi lasciarmi?
Mà che t'astringe?
Antioco
Amor, rispetto, e fato.
Hò per rivale un padre.
Come il posso odiar? come soffrirlo
Tenero figlio, e sviscerato amante?
Stratonica
Crudeìissima legge!
Antioco
Regina, addio; Mà se tu piangi, io resto.
Lascia, ch'io parta, e poi . . . nò . . . troppo chiedo.
Vivi pur lieta, vivi,
Col genitor che mi ti toglie. Vivi,
E sola a l'or che la mia morte udrai,
Per pietà del mio duol
Donami un sol sospiro, un pianto solo.
Stratonica
No, Antioco, tu vivrai. Vivrai, se mi ami,
Benché lontano io t'amerò: Che dee
Chi una volta ti amò, per sempre amarti,
Ahi! che promisi ? vanne.
Vanne. Già sai che ti amo; Amami, e parti.
Stratonica e Antioco
Si, cor mio, si dimmi / Si, mio cor, vo dirti Addio
Pria ch'io mora al tuo / mio partir,
Il voler restar in vita
Doppo l'aspra tua / mia partita
E un desio di più morir.

Si, cor mio / Si, mio cor ecc.

ATTO SECONDO

Veduta di Mare col porto di Seleucia ingombrato di Navi e contiguo alla Reggia.

Scena prima

Antioco ed Arsace.
Arsace
Andìam: tutto ci arrìde.
Antioco
Andiam: portate almeno, aure innocenti,
Questi miei due sospiri;
Un di pietade al genitor, che lascio,
L'altro di amore al caro ben, che perdo.
Arsace
Richiama il tuo gran core.
Questa è la strada, onde a la gloria vassi.
Antioco
Il sa; mà non sà 'l cor la via de i passi.

Scena seconda

Seleuco con Seguito, e li sudetti.
Seleuco
Non vi affrettate. Anch'io . . .
Antioco
Il Genitor?
Arsace
Siamo scoperti.
Seleuco
Ah! Tolomeo verace
Ne l'opportuno avviso
De l'iniqua lor fuga. Ah Figlio ingrato!
Antioco
Padre . . .
Arsace
Signor . . .
Sekeuco
Tacete,
Ambo egualmente indegni
Tu d'esser figlio mio, tu mio vasallo.
Antioco
Qual sospetto?
Arsace
Qual ira?
Seleuco
Empio, fellone,
Cosi con nuove colpe
Si correggon le antiche? Il mio perdono
Si cerca ne l'orror di un tradimento?
(ad Antioco)
A te serva di carcere la Reggia.
(ad Arsace.)
Col tuo popolo infame
Tu torna al padre. Il viver, che ti lascio,
Sia pena, e non speranza. Una grand'ira,
Dillo a' Fenici, à gran vendetta aspira.
Arsace
S'egli è reo perche mi ama,
Lo difenda il mio braccio, e la mia fama.
(parte cò Fenici.)
Antioco
Ecco a' tuoi' piedi il ferro;
Ecco il seno. Qui solo
Lo sdegno ammorza; ogni altrui fallo è mio.
Seleuco
Ancor persisti?
Vanne. Già sento
Che del tuo error la prima pena è mia.
Antioco
Ferma ò Padre, e del mio errore . . .
Seleuco
Di offeso Re, non più di padre hò 'l core.

Scena terza

Antioco.
Antioco
E mi lasci cosi? la mia innocenza
Sfida tutto il rigor del trono irato.
Per non esser Rival dunque son reo?
Un atto di virtù colpa si crede?
Perfidia il Zelo? e fellonia la fede?

Stelle spietate e barbare
Il vostro sdegno opprimermi
Con più rigor non può.
Era per voi già misero;
Or misero colpevole
Anche per voi sarò.

Stelle ecc.

Se il merito è delitto,
Assolvetemi, o Numi. Io nella Regia
Di Stratonica il core
Profanerò con li miei voti. Al padre
Empio l'usurperò. Saranno audaci
Mà giuste . . . O Ciel! che parlo? Antioco, taci.
Può Seleuco negar d'esserti padre,
Mà tu negar non dei d'essergli figlio.
(Resta pensoso.)

Scena quarta

Stratonica, Tolomeo, e detto.
Stratonica
Qual dolor? quai spaventì?
Tolomeo
Da la fuga di Antioco
Sorpreso è ognun. Ne freme
Tutta la corte, e teme
Ne lo sdegno del padre il mal del figlio.
Stratonica
Soccorretelo, ò Dei . . .
Antioco
Si Sì. Prence nascesti, e figlio sei.
(per partire.)
Stratonica
Antioco.
Antioco
Ah! mia Regina.
Tolomeo
(Osservo, e ascolto.)
Stratonica
Me qui vedi . . .
Antioco
E 'l mio duolo
Cresce nel rivederti! e empia sorte
A numerar mi astrìnge
Frà mali miei la tua presenza ancora.
Stratonica
Principe, del tuo core ov'è l'invitta
Costanza? un sol momento
Di te trionfa. Al fato
Si tosto cedi? e 'l tuo crudel martoro . . .
Ma qual pallore? Antioco . . .
Numi soccorso!
Antioco
Aime . . . Regina . . . io moro . . .
(Sviene.)
Tolomeo
(D'amor ei sviene) Antioco.
Stratonica
Antioco. O Dio!
Tolomeo
Frena, Regina, il duolo:
Stratonica
(M'osserva Tolomeo.) Prence condona
Giusto è l'affanno mio. Sposa del padre
Tenerezze di madre io deggio al figlio.
Tolomeo
Nobil pietade. (Argene
Non sospettasti invan.)

Scena quinta

Seleuco con seguito, e li sudetti.
Seleuco
Qui mi richiama . . . qual oggetto è questo?
Tolomeo
Un deliquio mortale . . .
Stratonica
E' forse duolo
D'averti offeso . . .
Seleuco
O la: Tosto si guidi
A le stanze vicine.
Tolomeo
Signor, satà mia cura il far che Antioco
Torni à l'uso de' sensi.
Seleuco
In te riposo
poi torna a consolarmi.
(Tolomeo, parte con le guardie, che sosteranno Antìoco.)

Scena sesta

Seleuco, Stratonica e poi Tolomeo.
Stratonica
Parte, Antioco, Signor; mà parte degno
Più de la tua pietà, che del tuo sdegno.
Seleuco
Nò, Regina.
Stratonica
Perdona
Al zelo mio: Potresti
Obbliar d'esser padre?
Seleuco
Le tue voci, o mia cara,
Son voci del mio cor; l'anima e 'l sangue
Fan conoscermi Antioco; e Antioco solo
Vuol distrugger
Se stesso.
Stratonica
Forse innocente . . .
Seleuco
Basta.
Tu meco perdi ogni ragion. La colpa
Troppo mi è certa, e tròppo il reo mi è caro.
Eccoti in pochi accenti
Di un giudice, e di un padre i sensi, e 'l voto:
Abbia Antioco il perdon, pur che me 'l chieda.
Stratonica
(Respiro.)
Telemaco
A' primi uffici
Tornò l'alma del Prence.
Seleuco
E vìve al mio perdono.
Stratonica
Io stessa, ò sire
Farò, che à te lo chieda.
Seleuco
A l'or più belle
Risplenderan del'Imeneo le faci,
E potrò più contento offrirti in pegno
Del mio amor, del tuo merto
Col cor la destra, e con la destra il Regno.

Bella gloria de le mie pene
Voi sarete, lumi vezzosi.
Voi ministri d'ogni mìo bene,
Voi delizie de' miei riposi.

Bella ecc.

Scena settima

Stratonica, Tolomeo.
Stratonica
Peeservai a Seleuco
Una meta si cara.
Tolomeo
Ed al tuo core
Un oggetto si dolce.
Stratonica
Nol niego, Amo in quel Prence
Del Monarca gran parte.
Tolomeo
Tenerezze di madre.
Stratonica
Molto ancor resta a l'opra. Andrò d'Antioco
Ad eccitar ne l'alma il pentimento;
Poi farò, ch'un bel foco
Nato dà pari ardore
E di Antioco, e di Argene accenda il core.
Tolomeo
D'Argene.
Stratonica
Si: d'Argene ancor ch'è irata.
Tolomeo
L'un vincerai, se vuoi. Vincer de l'altra
L'ostinato rigor no, non potrai.
Stratonica
Eh Tolomeo! d'una beltà che brama
L'arte per farsi amare ancor non sai.

Tu non sai qual sia l'ingegno
Ne qual sia la bizzarria
Di colei, che vuole un cor.
Odio mostra, e finge sdegno;
Mà sostien la ritrosia
Per decoro del suo amor.

Tu non ecc.

Scena ottava

Argene, Tolomeo.
Argene
Tolomeo.
Tolomeo
Bella Argene
Non fu vano il tuo sospetto. Antioco è amante.
Argene
Non m'ingannai. Ah! quel uscir piagnendo
Da Stratonica, si, ben te 'l diss'io,
Di un tenero congedo era dolore:
A l'or piangea la lontananza Amore.
Tolomeo
Io che la fuga intesi
Da due Fenici, al Re l'esposi; e colto
Ne la sua colpa ancor l'ha ne la Reggia.
Argene
A te sò quant'io deggia.
Tolomeo
Mi promettesti affetti . . .
Argene
Non chiede il vero amante
Prima del tempo il guiderdon dell'opra.
Sìegui a compir la mia vendetta. Or sia
Meta de' tuoi sospiri Argene offesa
Poi chiedi la pietosa,
Che a l'or merito havranno i tuoi sospiri.
Telemaco
Temo, che per Antioco
Tu serbi ancor qualche speranza.
Argene
Io vile
Sperar sopra un ingrato? e che sperarne?
Tolomeo
Qui Stratonica or ora
Protestò di voler che Antioco ti ami.
Argene
Che Antioco m'ami?
Telemaco
Si. Resti sospesa?
Quel tacer è di sdegno? o pur d'affetto?
Argene
Nol sò. (So che mi avvampa il cor nel petto.)

O amor prometta,
O pur tel nieghi,
Non pretender che si spieghi
Mai per forza una beltà.
Nol pretender perche anch'essa
Nel desio tal'or perplessa
Ciò che vuole, ancor non sà.

O amor ecc.

Scena nona

Tolomeo.
Tolomeo
Ch'io saper non pretenda
Di mia fè le speranze e la mercede?
Questo è un dir che penando io serva e soffra:
Questo è un tradir de la costanza il merto,
Quel risponder incerto
È scaltro ingegno, ò bizzarria di core?
Io non l'intendo, e mi confonde amore.

Vede anche il nido
La rondinella;
Mà laccio infido
La fa cader.
Vede anche il lido
La navicella.
Mà ria procella
La fà temer.

Vede anche ecc.

Scena decima

Giardino delizioso, con giuochi d'acque e fontane, corrispondente a stanze terrene.

Stratonica, Antioco.
Antioco
Regina, ecco i miei mali
Risarciti con la gloria;
Vivrò, poi che pietosa ami ch'io viva;
Mà quale, o Dio vivro? che io deggia al Padre . . .
Stratonica
Chieder perdon della tua colpa.
Antioco
E colpa
Sarà l'amartì? Io finger, pentimento
Di un amor, ch'è mio freggio?
Potrà egli udirmi? Io sofferirlo? io farlo?
Stratonica
Antioco, o del mio core
Parte più cara, unica speme, Antioco,
Temei per te. Nel tuo periglio io vidi
Quanto hà di fiero, e di crudel la morte.
Poiché basta à salvarti il pentimento,
Vanne, lascia d'amarmi; io mi contento,
Antioco
E mi consigli
A perder, à tradir quella che ottenni
Dal tuo labbro vezzoso
Soave Libertà di sempre amarti?
Io non ho forza, Al padre
Potrò ben detestar l'amor passato
Mà per quel che succeda,
Ogni voto, ch'io faccia, è mal sicuro.
Io dunque, oltre il rossore
Di scoprirmi rival, sarò spergiuro?
Stratonica
Orsù, fa core, Antioco. Ascolta
L'ultimo fallo mio, che ti confesso.
Ascolta. M'è grato si, m'è caro
Più de la tua innocenza il tuo delitto,
Mà pur ti vò innocente.
Ama in me l'onor mio, non il tuo amore.
Perdilo, s'ei ti perde.
Sin la dolce memoria
Ne allontana da te. Val la tua vita
La mia felicità; val la tua gloria.

Si consacri a la tua vita
Il tuo affetto, e 'l mio goder.
Se il tuo rischio è mia mercede,
Mi spaventa la tua fede,
Mi tormenta il mio piacer.

Sì, ecc.

Scena undicesima

Antioco.
Antioco
Sacrifizio crudele!
Per questa, che non curo
Vita infelice e mesta or or si svena
Un cosi giusto e prezioso affetto?
Nò, non poss'io . . . Ma ceda
Ceda ogni altro rispetto a la tua legge.
Nel mio ubbidir si veda
Che tu sei la mia sorte,
E che fai la mia vita, e la mia morte.

Dal mio seno la costanza
Isfidare ardita e forte
Sin la morte
Si vedrà.
Ben che privo di speranza
Del suo fato vincitore
Il mio core
Ogn'or sarà.

Dal mio ecc.

Scena dodicesima

Arsace e detto.
Arsace
Qual morte? hai teco Arsace.
Antioco
Che fai? che pensi? a qual cimento esponi
L'intempestivo ardire?
Arsace
Vò d'un padre crudel sottrarti al ire.
Antioco
Taci. Giusto è Seleuco.
Arsace
E giusto, niega
A miei pietade, e te qui arresta?
Antioco
Uimile
Ne adoro i cenni, e 'l mìo destin ne attendo.
Arsace
Andiam. Da miei Fenici
Che già Meraspe entro la Reggia ascose,
Avrai difesa, e scorta.
Antioco
Parti, che qui à momenti
Giunger deve Seleuco; ò per salvarti
Da lo sdegno Real qui ti nascondi.
Arsace
E mio zelo il tuo periglio:
Nel tuo ciglio
Si risveglia il mio valor.
Sol per te quest'alma teme;
Per te spera la mia speme:
Il tuo duolo è mio dolor.

E mio ecc.

Scena tredicesima

Seleuco ed Antioco.
Seleuco
Verrà Antioco à miei piedi? Ei del suo fallo
Avrà tutto l'orrore?
Antioco
(Dammi coraggio; Amore) Eccomi, ò Sire,
Misero più che reo prostrato un figlio
Eccoti inante . . .
Seleuco
Antioco
Poi che figlio nomarti
A me accresce la pena, a te il rossore,
Sorgi, t'assìdi e d'un Re padre i sensi
Tacito ascolta, e non turbarne il corso.
Antioco
Ubbidirò (già di soffrir è tempo.)
Seleuco
Grave, Antioco, è 'l tuo fallo, io fede appena
Posso farne a me stesso,
E cerco nel mio cor la tua innocenza.
Ti fui padre; mà questo
Forse è 'l minor de' benefici. Amore
Fece per te più che non fè natura.
Tu l'oggetto più caro
De voti miei. Tu solo eri il mio Re. Godea
Che dal mio cor ne principiasse il regno,
E che fosse mia legge il tuo volere.
Di: che far più potea? potea dal trono
Scender per innalzarti,
E per essere anch'io fra' tuoi vassalli
Il feci, Antioco, il feci. Oggi a tuoi piedi
Posi scettro, e corona,
E per me non serbai
Che il piacer del tuo ben. Tanto ti amai
Antioco
Tutto egli è ver; mà . . .
Seleuco
Taci;
Che non è l'amor mio,
Mà la tua sconoscenza il tuo gran fallo.
Abusarti si ingrato
Di mia bontà. Voti nudrire in sen
Che offendon la ragione?
Antioco
Ah Sire . . .
Seleuco
Affettì
Che irritano il poter?
Antioco
Volea . . .
Seleuco
Desiri
Che orror fanno a l'amore a la clemenza?
Antioco
(O Stratonica! ò padre! ò sofferenza!)
Seleuco
Figlio troppo crudel, se cio che smani
Esser potea mio dono,
Per che farlo tua colpa, e mio tormento?
Te l'offersi innocente, e 'l ricusasti
Sol per esser spietato,
Per unirti a' ribelli,
Per esser sanguinario e parricida.
Antioco
Io Rè? . . .
Seleuco
Siediti, e taci
E serba le tue leggi, anima infida.
Tu sì, tu aspiri al trono;
Mà 'l cadavere mio ne vuoi per grado.
Questo genio essecrabiie ti unisce
Al Fenice rubel. Questo à la fuga
Ti sollecita il piede, e t'arma il braccio.
Antioco
(Che ascolti Antioco?)
Seleuco
Questo
Ti rende avverso a gl'Imenei; ti toglie
Pace da l'alma, ilarità dal volto.
Tu taci, Antioco, ed ora
Quel reo tacer più che rispetto, è orrore.
Or parla, ora difendi,
Se 'l puoi te stesso, e se nol puoi, ti accusa.
Antioco
Stupido resto, o Sire,
Che dir, non so. Del tuo sospetto io sento
Più orror che del mio fallo.
Io rubello? Io fellone? Io parricida?
Seleuco
Osi negarlo ancor? Reo qui poc'anzi
Non venisti al mio piè.
Antioco
Venni e reo sono;
E reo pur mi confesso;
Mà d'altro error che di si enorme eccesso.
Seleuco
D'altro? V'è nuova colpa
In quel perfido seno?
Antioco
E tal che piace
Ancor che sia tua offesa, e mio tormento.
Seleuco
Ma qual?
Antioco
Tacete, o labbra
La bella colpa, onde si pregia il core.
Seleuco
Parla.
Antioco
Perdona, o Sire;
Tacer m'è forza.
Seleuco
Che?
Antioco
Ne chiedi ìnvano:
Esca l'alma del sen, non mai l'arcano.
Seleuco
Odi qual parla, odi il fellone. Ah! pensa
Che il tuo tacer ti può costar la vita.
Antioco
Giusto è punir, chi la pietà ricusa.
Seleuco
Serbisi a l'ire mie. Vanne, a te stesso
(escono le Guardie.)
A la pena risolvi, ò a la discolpa.
Antioco
Per punirmi a te basti;
Che il colpevol conosci, e non la colpa.

In me, ò Padre il reo tu vedi
Mà t'inganni, se pur credi
Che da te brami pietà.
Il cercar a me difesa
D'una si gradita offesa
Hor saria in me viltà.
(parte fra le guardie.)

Scena quattordicesima

Seleuco, poi Arsace, poi Tolomeo.
Seleuco
O perduta pietade!
O giustizia funesta! iniquo figlio!
Non ti condanna il padre,
Mà la perfidia tua vuol che tu mora.
Arsace
E seco mora il fido Arsace ancora.
(uscendo con ferro ignudo verso Seleuco.)
Telemaco
Ah traditor! contro il tuo Re?
Seleuco
Qui Arsace
Con ferro ignudo?
Arsace
E a pie tel getto, o Sire;
(a Tolomeo.)
Non traditor!
(a Seleuco.)
Ma forte
Stromento del tuo sdegno . . .
Seleuco
E di tua morte.
Custodi, ò là: hor hor in career tetro
Costui traggasi, o fidi. Ivi raggione
Mi renderai, fellone,
De' tuoi disegni scelerari, e rei.
Arsace
Voi l'innocenza proteggete, o Dei.

Scena quindicesima

Seleuco, Tolomeo.
Seleuco
Che giorno è questo, in cui vasalli, e figlio
Congiurano à miei danni?
Qui reo si prostra Antioco,
E qui perdono implora,
Io giudice, ma padre
Traditor qui lo chiamo e parricida.
Poi del suo pentimento ei qui pentito
Doppo chiesto il perdon niega la colpa,
D'altro fallo s'accusa, e poi me'l tace.
Tolomeo
E qui col ferro esce à tuoi danni Arsace.
Seleuco
Si: quest'era l'arcano.
Era questo il delitto. Ei lo tacea;
Ah! Tolomeo, qual guerra
La giustizia e l'amor fanno in quest'alma!
Tolomeo
Dove regna giustìzia, amore è servo.
Seleuco
Dunque Antioco morra?
Tolomeo
Morrà in Antioco
Un nemico del regno, un tuo periglio
Un empio, un parricida . . .
Seleuco
Ed un mìo figlio.

No: per figlio più non vo
Un ingrato, un traditor.
La sua colpa cancellò,
La raggìon de la natura,
E le leggi de l'amor.

No: per ecc.

Scena sedicesima

Argene, Tolomeo.
Argene
Prence, qual nuovo reo
In Antioco si trova?
Tolomeo
Ei nell'insidie ascose
L'indegno amico; e per sua man volea
De la vita Real troncar lo stame.
Argene
Antioco sfortunato! Arsace infame!
Seppe Seleuco i temerari Amori,
Che gli usurpan la sposa?
Tolomeo
Io non li dissi.
Argene
Così al tuo amor si serve, e all'ira mia?
Tolomeo
Credei l'orrido eccesso
Peso bastante, ond'èi ne cada oppresso.
Argene
Nò, nò: la gelosia
Armò tal volta un Rè più che il timore
De la vita e del Regno.
Sappia tosto Seleuco
Quest'ardire del figlio, e più severa
La sua vendetta Argene indi ne spera.
Tolomeo
Che serve? egli è già complice di un ferro
Rìvolto a la sua vita.
Argene
Politica d'amor cosi m'addita.
Tolomeo
E del mio amor nulla mi dice Argene?
Argene
Per ben goder ci vuol costanza, e spene.

Chi si stanca di sperar,
O non cura il ben che attende,
Od offende
Col timore il ben che brama.
Ed un cor che nell'amar
La bellézza al premio astringe,
O che finge, ò che non ama.

Chi si stanca ecc.

Scena diciassettesima

Tolomeo.
Tolomeo
Per ben amar dunque si speri. Antioco
Non cresce il tuo dolor, nè il tuo periglio
Col sapersi il tuo amore.
Cresce solo il dolore
Del padre, all'or che il sappia.
Tu già sei reo di morte. Or ben mi lice
Senza, farlo crudel, che il sen mi roda,
La speranza, e 'l desio d'esser felice.

La mia fé più non contrasta
Al pensier il piacer
Di una gran felicità.
E per te più non sovrasta
Al mio rossor
D'un empietà.

La mia ecc.

Fine dell'Atto Secondo.

ATTO TERZO

Galleria di Statue.

Scena prima

Arsace co' Fenici.
Arsace
Al vostro zelo, Amici, al vostro braccio
Deggio la liberta, deggio la vita;
Mà 'l più resta a compir: la nostra fede
Ad Antioco ci chiama.
Per le men osservate occulte vie
A lui si vada; ogni timore è rischio.
Vò divider con voi
L'onor di sua salvezza. Io senza d'esso
Questo valor, questa fortuna oblio,
E trovo ancor nel suo perìglio il mio.

Fin che libero nol vedo,
Non mi credo in libertà.
Hò nel cor la sua catena:
La sua pena
Del mio sen pena si fà.

Fin che ecc.

Scena seconda

Seleuco, Stratonica.
Seleuco
Le tue le mie speranze
Cosi tradì l'ingrato;
La mia, la tua pietà cosi derise?
Stratonica
Signor di nobil alma è gran cimento
L'inchinarsi al perdono.
Seleuco
Quando, si chiede al padre?
Stratonica
Nel padre il Rè temea.
Seleuco
Temer dovea la colpa,
Non il rossor di confessarla.
Stratonica
Ah! Sire . . .
Seleuco
Mà ragion non conosce
Chi si lascia in balia d'un cieco affetto.
Stratonica
In questo affetto ei serba
Molta virtù, molta innocenza ancora.
Seleuco
E con questa virtude,
E con questa innocenza Antioco mora.
Stratonica
Antioco?
Seleuco
E mora seco
Il complice del fallo, e de l'affetto,
Intendesti. Al traditore
Vanne, o Regina, e digli
Che la legge il condanna, e non Seleuco.
Di, ch'egli uccise il padre
Quando s'armò contro il suo Rè.
Stratonica
Perdona;
Questi dunque saranno
Dì Stratonica madre i primi uffici?
Seleuco
Questa sola pietade hò per l'infido;
Ch'ei da un vile carnefice non sappia,
Mà da una Regia sposa il suo destino.
Or vanne . . .
Stratonica
Ubbidirò. Mà se pentito ei chiede
E perdono, e pietà, negar potrai
A le lagrime sue pietoso un guardo?
Seleuco
In braccio à morte il pentimento è tardo.
Stratonica
Almen, Signor, vorrei
Del giudice nel ciglio
Veder del padre il cor.
Punir l'ardir de' rei
E' amor di giusta legge;
Mà perdonar à un figlio
Legge è di giusto amor.

Almen, ecc.

Scena terza

Seleuco, poi Tolomeo.
Seleuco
Or che siam soli, ò core,
Di tu, se n'hai pietà. Vorrei . . .
Tolomeo
Seleuco,
Da' rubelli Fenici
Tolto a' Regi custodi
Deluse or or le tue vendette Arsace.
Seleuco
Da i lacci fuggirà; ma non da l'ire
Del suo Monarca offeso. Ovunque ei tenti
Temerario la sorte,
Il seguirà su' cenni miei la morte.
Tolomeo
Giusta minaccia.
Seleuco
Il seguitasse almeno,
Tutto l'orror del parricidio enorme;
Mà qui ne resta una gran parte, e questa
Vuol che Antioco si perda.
Deve Antioco morir, tanto addimanda
Il suo ardire, il mio grado, il Ciel, la legge.
Morrà.
Telemaco
Sà l'infelice il suo destin?
Seleuco
Di questo
Nunzio gli sia il rimorso, e se nol sente
Da Stratonica udrallo.
Tolomeo
Stratonica?
Seleuco
La bella a' ceenni miei
A l'ufficio mortal si accinse or ora
Tolomeo
Questo è un voler, che pria di morte ei mora.
Seleuco
Ebbe ardir per la colpa,
L'abbia ancor per la pena.
Tolomeo
Si: ma una sola morte era bastante.
Seleuco
Come?
Tolomeo
Di lei . . .
Seleuco
Che?
Tolomeo
Il Prence . . .
Seleuco
Siegui.
Tolomeo
E' amante.
Seleuco
Ama Antioco Stratonica.
Tolomeo
L'adora.
E fors' è questo amore
Cagion de' falli suoi sola, e fatale.
Seleuco
Mio rubel? mio nemico? e mio rivale?
Mà dimmi, arde costei
A le fiamme dell'empio?
Tolomeo
Tanto non seppi, ò Sire.
Seleuco
Tutto quel che mi taci,
Mi dice il mio timore.
Alle stanze dì Antioco
Giungerò non veduto,
Per accertare i miei sospetti ò amico.
Mora, dice giustìzia, il reo fellone
E con nuova ragione
Che il decreto avvalora
Anche la gelosia risponde: Mora.

Si raddoppia, si accresce, si accende,
A un Monarca, ad un padre, a un amante
La vendetta, lo sdegno, il furor:
Or chè usurpa, or che insidia, or che offende
Un rubello, un nemico, un rivale
E lo scettro, e la vita, e l'amor,

Scena quarta

Argene, Tolomeo.
Argene
Si sdegnoso Seleuco?
Tolomeo
Ed è 'l suo sdegno
Opra de' tuoi comandi,
Gloria de la mia fede.
Argene
Lieta n'è l'alma, e à te si dee mercede.
Mà pur dimmi, che oprasti
Per meritar? . . .
Tolomeo
Poc'anzi
Al Re già provocato
Scoprii rivale Antioco.
Contro del Prence à l'ora
Compi la gelosia
Del rigore il decreto e de la sorte.
Argene
Qual fù il decreto, di?
Tolomeo
Quel di sua morte.
Argene
(Stelle, Numi, soccorso!)
Tolomeo
Morrà, gia dato è 'l cenno.
Morrà chi vi sprezzo, vaghe pupille.
Mia cara, in Tolomeo gia ti offre amore
Un tuo amante, un tuo servo . . . .
Argene
E un traditore.
Tolomeo
Io traditore?
Argene
Anima vile, e speri
Ch'io sia de le tue colpe il prezzo infame?
Vivrà Antioco, ò crudel. Vivrà, se tanto
Ponno i miei voti, e la mia vita. I numi
In testimon ne chiamo.
Vanne, che vuoi di più? Già sai ch'io l'amo.
Tolomeo
Questa è l'ira d'Argene?
Tal guiderdon mi rendi?
Argene
Il Linguaggio d'amor tu non intendi.
Donna, che vuol vendetta
Di chi l'offese, ascolta, altro non vuole
Che veder al suo piede
Pentito l'offensore.
Tolomeo
(Io son di sasso.)
Argene
Amo Antioco, non più. Vanne e se brami
Ch'io ti perdoni ancora,
Và, fa ch'ei viva. Io sapro far che mi ami.

Scena quinta

Tolomeo.
Tolomeo
Alma di Tolomeo, destati, sorgi:
Ti chiama il valor. Mesta che sono
Più deboli di te le tue catene;
E se l'amor non giova,
Ti faccia la virtù degno di Argene.

Pria che amante, io nacqui grande,
E 'l mio petto
Pria che amor, la gloria ingombra.
Nuova fiamma in me si spande,
E 'l mio affetto
Al suo lume io stimo un ombra.

Pria ecc.
Scena sesta

Gabinetto d'Antioco.

Stratonica.
Stratonica
Ed io nunzia di morte, al mio diletto?
Io scelta al duro officio?
E accettare il potei? potrò eseguirlo?
Labbro avrò per parlar? cor per sonffrirlo!
Nò nò: tornate addietro,
Passi rubelli, e a quelle stanze amate
Diam pupille un sol guardo . . . Ahi che mirate?

Scena settima

Antioco, Stratonica
Antioco
Ritorna Aprile
Co' suoi tesori
E allor gentile
Orno di fiori
Vago é ridente
Il Prato stà.
Così al mirarvi
Pupille belle,
Al sol vedervi
Mie vaghe Stelle
Il cor languente
Godendo va.
Regina,
Che piantò è quel? qual n' è la fonte?
Stratonica
Antioco . . .
Antioco
Anima mia, piangi, sospìri, e taci?
O facondi sospiri!
O lagrime eloquenti! in voi già tutto
A chiare note il mio destino hò scorto:
Se Stratonica piange, Antioco è morto.
Stratonica
Deve Antioco morir. Decreto iniquo!
Un genitor l'impone
Un amante lo reca; ed oh con quanto
Di pena il reca! amor te 'l dica, e 'l pianto.
Antioco
Deve Antioco morire?
E morire innocente?
Ingiusta legge! barbara sentenza!
Mà che dissi innocenza? è mia gran colpa
L'amor . . .
Stratonica
Nò, mio diletto,
Non l'amor tuo, mà ti condanna Arsace.
Antioco
Arsace?
Stratonica
Il suo poc'anzi
Tentato parricidio à te si ascrive.
Antioco
Questo solo mancava
A le sciagure mie, morire infame.
Amabil vita, à te lo giuro, e a' Numi:
Moro, è moro innocente.
Tu ne assicura ìl genitore, e sia
La tua cura maggior la gloria mia.
Stratonica
Io che à te sopraviva?
Antioco
E possa il cielo
Cio, che toglie à miei di, crescere a' tuoi!
Che se doppo il mio fato,
Del tuo fedel Antioco
La memoria amar vuoi, l'ama nel padre.
Digli, si, che ti amai; mà digli ancora,
Che fin ne la tua Reggia
Pria d'averlo Rival nacque il mio foco.
Digli che la mìa fuga era rispetto,
Non fellonia. Di, che i miei voti estremi,
Fur di amante per te, per lui di figlio.
Morto ei non m'odi, e tu v' aggiugni i prieghi
Che a le ceneri mie pace non nieghi.
Stratonica
Principe amante, ed infelice, Addìo.
A Seleuco men vado.
Pregherò, piàngerò. Tutti i confini
Passerò del dolore; e un amor forte
Ottera la tua vita, ò la mia morte.
Antioco
Nò, Stratonica, ascolta.
Stratonica
Non ascolto che un amore
Generoso, ò disperato.
Il più fier del mio dolore,
E il timor di farlo ingrato.
Antioco
Nò, Stratonica, ascolta.
Stratonica
Non ecc.

Scena ottava

Antioco, poi Tolomeo.
Antioco
Tenerezze d'amor, da me partite
E gli ultimi respiri
Magnanima virtute, occupi e regga.
Tolomeo
Illustre Antioco.
Antioco
E di qual fato ò Prence,
Vuole il mio Re ch'io cada?
Su le tue labbra io già ne adoro il cenno.
Tolomeo
Del tuo destin, se nol ricusi, io vengo
Più che nunzio, compagno.
Cosi di tue sciagure il duol mi opprime.
Antioco
In Tolomeo tanta pietade?
Tolomeo
E giusta,
Ed opportuna ancora
Quando ti giunga accetta,
Se non à la salute, a la vendetta.
Antioco
Vendetta? in chi?
Tolomeo
Nel solo
Autor di tue sciagure; in chi ti diede
Appresso il genitore
Accuse di fellon.
Antioco
Ov' è l'indegno?
Tolomeo
Or ora verrà a' tuoi piedi.
Antioco
Io punirò in quel seno
Di Seleuco il dolor, farò ch'ei cada . . .
Tolomeo
Si.
Antioco
Mà con quale acciar?
Tolomeo
Con questa spada:
Prendi . . .
Antioco
Manca la sola
Vittima al sacrificio. Addita il reo.
Tolomeo
Vedilo.
Antioco
Dove?
Tolomeo
Egli è . . .
Antioco
Chi?
Tolomeo
Tolomeo.
Antioco
Tu, Prence?
Tolomeo
Io quegli, Antioco. Io presso il padre
Ti accasai di fellone, e zel mi mosse;
Ti scopersi rivale, e amor mi spinse.
Che dissi amor? L'odio di Argene solo
Fù consigliere, artefice, e ministro,
Di acccusa, di condanna, e di periglio
Ad un amante, a un genitore, a un figlio.

Arma il braccio di vendetta
E commincia a trionfar.
Il piacer de la mia morte
Potrà forse la tua sorte
Raddolcir, se non cangiar.
Antioco
Basta amar per fallir: sempre de l'alme
Gran debolezza è amore;
Mà basta amar, perchè sia lieve errore.
Giusto, non generoso
Del mio cor con l'esempio il tuo ne assolvo;
E in questo amico amplesso
Antioco à Tolomeo doni la pace.

Scena nona

Arsace e li sudetti.
Arsace
E libertà renda ad Antioco Arsace.
Tolomeo
Che sarà mai?
Antioco
Qui Arsace?
Arsace
I miei Fenici
Che mi trasser da' ceppi,
Ti assicuran lo scampo. Andiamo, ò Prence.
Antioco
Ed osi ancor di comparirmi inanzi
Arsace iniquo?
Arsace
Qual fato avverso à tua salute un empio
Ti fa credere Arsace?
Io mai rivolsi il ferro
Contro Seleuco il mio Sovrano? un atto
Di coraggioso amore
Fu interpretato a fellonia. Tel giuro.
Antioco
Credo, innocente sei. Non vò sì tosto
Perder per poca fede un vero amico.
Arsace
Ne sia prova la fuga. Andiam.
Antioco
Nò, Àrsace.
La fuga che poc'anzi era virtude,
Ora saria delitto.
Arsace
Da se stessa innocenza al fin si scopre.
Antioco
E da se si condanna, a l'or che fugge.
Arsace
Non ascolta consigli il disperato.
Pietà vuol che usi forza e oblii rispetto.
Qui mìei guerrieri . . .
Antioco
Hò 'l ferro,
Per mia difesa, e più del ferro ho 'l core.
Cadrà chi primo . . .

Scena decima

Seleuco e li sudetti.
Seleuco
E primo è 'l genitore.
Antioco
Padre.
Tolomeo
Seleuco.
Arsace
(Oh Dei!)
Antioco
Nuovo delitto
Non mio sia questo ferro . . .
Seleuco
A qual fine lo stringi è a me palese.
Arsace
Le colpe mie . . .
Seleuco
Sono a me note.
Tolomeo
Al figlio,
Devi pietade . . .
Seleuco
Anch'io
So da gli affetti miei prender consiglio.
Arsace
Arsace ancora . . . .
Seleuco
Intesi
Di che sia reo.
Tolomeo
S'odio . . .
Antioco
Se amor . . .
Arsace
Se sdegno . . .
Seleuco
Odio, sdegno, ed amor sono i tiranni
D'un anima Real. Seco ella stessa
In libertà si lasci.
Parta ognuno, ed attenda
Là dove ad Imeneo splende la Reggia,
Cio che risolve al fin dubbio Regnante.
Tolomeo
Rè ch'è pio.
Arsace
Rè ch'è padre.
Seleuco
E Rè ch'è amante.
Antioco
Se pur tu vuoi ch'io mora
Deh! ti sovvenga ancora
Che benché amante
Sei Regnante
E Padre à me.
Per esserti Rivale
Chiede vendetta amore
Mà il figlio nel tuo core
Spero, che avra mercè.

Se pur ecc.

Scena undicesima

Seleuco.
Seleuco
O Stratonica, o Antioco,
Qual dì voi perderò? Sposa? o pur figlio?
Natura, amor, che far degg'io? le leggi
Prenderò dal mio sangue? o dal mio core?
Chi vince in me? l'amante? o'l genitore?

Dammi, amor, dammi consiglio
Senza sposa, ò senza figlio
Dei risolverti à languir.
Cresce il mal se temi il duolo,
O conviene amar' un solo
O per due convien morir.

Dammi ecc.

Scena dodicesima

Sala d'Himeneo preparata ed illuminata per le nozze.

Stratonica, Argene.
Stratonica
Più non mi ascondo: Antioco sfortunato!
Chiama l'alma su '1 labbro. Argene, io l'amo.
Argene
Misera somiglianza
D'affetti, e di desio.
Anch'io l'adoro, e vivo il bramo anch'io.
Stratonica
Ah! s'egli è ver, siegui ad amarlo, sieguì
A desiarlo illeso. Io qui te 'l cedo.
Argene
Men di te generosa
Non mi faccia il mio amore. Al Rè sdegnato
Supplice mi vedrai; e per che il voto
Solo à pietà, solo à virtù si ascriva,
Altro non chiederò, se non ch'ei viva.

Per gloria di mia fè
Non voglio altra mercè,
Che la sua vita.
Farò tacer l'amor
Per che solo il dolor
Mi renda ardita.

Per gloria ecc.

Scena tredicesima

Antioco, Tolomeo, Arsace e lì suddetti.
Antioco
Qui principessa, o Regina
Il tuo Antioco à morir.
Tolomeo
Eccomi, Argene,
Pronto ad offrir, per lo suo capo il mìo.
Argene
Generoso desio!
Stratonica
(Vista crudele!)
Antioco
Morrò.
Argene
Morire? eh vivi, Antioco vivi
Libero nel tuo amore. A chi t'adora
Basta per guiderdon, che tu non mora.
Antioco
Di me pietosa Argene?
Argene
A me, bella, perdona
Se tuo l'amai. Tu mi perdona, ó Prence.
Volli vendetta: è ver; ma qual? sol quella
Che da un rigido petto
Brama un tenero cor: solo il suo affetto.
Stratonica
E affetto avrai.
Antioco
Regina, e che prometti?
Stratonica
Il prezzo di tua vita.
Tolomeo
(Io spero ancora.)
Antioco
Se non vivo per te, lascia ch'io mora.

Scena ultima

Seleuco, e detti.
Seleuco
Figlio.
Antioco
Mio Rè.
Seleuco
Chiamami padre. Io voglio
Che l'uso di tal nome
Te più condanni, e me più accenda à l'ire.
Stratonica e Argene
(E certo il suo morire.)
Seleuco
Il tuo folle ardimento
Qui giudice mi vuole, e queste pompe,
Che far dovean del tuo gioir la scena,
Sono i primi stromenti a la tua pena.
Antioco
Per me sian pur funeste,
Pur che nol siano al tuo goder. Son reo,
E 'l ciel pria vuol giustizia, e poi clemenza.
Seleuco
Dunque l'alma prepara,
E del Cielo, e del padre à la sentenza.
Argene
Seleuco, ah! se il mio pianto . . .
Seleuco
Egli n'e indegno.
Arsace
Al Regio piede . . .
Seleuco
Implora
La tua, non l'altrui vita.
Tolomeo
Signor, almen per quella . . .
Seleuco
Non si deve ad un reo pietà si bella.
Ma Stratonica tace?
Stratonica
Che dir poss'io, sei padre. Odi te stesso.
Seleuco
Si poco per un figlio
S'interessa una madre?
Stratonica
Che far poss'io, se lo condanna il padre?
Seleuco
Dov'è quel disperato,
Quel generoso amor? dov'è quel pianto?
Dove sono que' prieghi?
Stratonica
Noto è l'amor, ne più l'amor si nieghi.
Seleuco
Or pria ch'esca del labbro
Il decreto Real, porgi la destra.
Antioco
(Principia la mia pena)
Statonica
Sire, poi che sapestì
L'arcano di quest'alma, io ti confesso
Più di quel che ti è noto.
Pronta è la destra si, per chè la muove,
La mia virtù; mà il core
La man non siegue, e lo trattiene amore.
Seleuco
Porgila.
Stratonica
O Stelle! almeno Antioco viva.
Questa sola speranza
L'uso mi può lasciar del mìo dovere.
Antioco
(Son morto.)
Argene
(Io piango seco.)
Tolomeo
(Perduta è là mia speme.)
Arsace
(Mi uccìde il suo dolore.)
Seleuco
Che più ti affanni? à la grand opra, ò core,
T'accosta, o figlio. Ecco il fatal momento
De' miei giudizi. Odami il mondo. Antioco
Al Rè non fù rubello,
Ne lo condanna un parricidio enorme.
Solo al cor di Seleuco
Mosse con troppo ardir, guerra segreta.
Stratonica egli amò, l'ama pur anco,
E n'è riamato. In ambo
Questo amor si punisca.
Quel che la colpa uni, la pena unisca.
(la presenta ad Antioco.)
Antioco
Come?
Stratonica
Che?
Seleuco
Vinta è l'ira.
Vinto al fine è l'amore, e dopo questa
Sopra gli affetti miei nobil Vittoria
(a Stratonica.)
Tuo sia Antioco,
(a Tolomeo.)
Tua Argene, e mia la gloria.
Antioco
Io tuo.
Tolomeo
Tu mia.
Stratonica
Si, Antioco
Sento il piacer, e l' alma, appena il crede.
Argene
Al mio destin mi rendo, e a la tua fede.
Seleuco
E per che con Amore
Trionfi in si bel giorno anche la pace
Do 'l perdono à Fenici, e abbraccio Arsace.
Tutti
Nel placido seno
Di pace tranquilla
Sfavilla più bella
La Stella d'amor.
E al chiaro sereno
Che al regno ritorna,
S'adorna la reggia
Festeggia ogni cor.

Nel placido ecc.

IL FINE


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Ultimo aggiornamento 29 luglio 2024