La Ouverture Fugale op 40 n. 1 di Holst divide il suo numero d'opus con il Fugal Concert op. 40 n. 2 del 1923 e quindi, con questo lavoro, anche l'avvio dell'interesse del musicista a una linearità astratta che guadagnò spesso alla sua ultima produzione l'aggettivo di disseccated. Nel rifiuto di ogni «soffio d'umane passioni» qualche critico non mancò di riconoscere un'influenza di Strawinski, mentre la figlia di Holst, Imogen, vi vide una preparazione, alla morte, avvenuta nel 1934 ma determinata, sembra, dai traumi di una caduta di undici anni prima. Ipotesi, quest'ultima, che potrebbe valere in un senso d'immagine spirituale giacché la severità, il laconismo, il rifiuto delle emozioni quotidiane «ciò che lo rende effettivamente classico» — come giudica Gerald Abraham — risalgono assai più addietro, alle radici stesse del musicista. Di questo spogliarsi e decantarsi l'Ouverture offre, ad ogni modo, una lezione relativamente indulgente.