Gustav Holst compone la St. Paul's Suite op. 29 n. 2 nel 1912 per la St. Paul's School, un istituto femminile di Londra di cui il compositore è stato direttore musicale. Da qui un linguaggio chiaro e immediato, in cui la musica si presenta in tutta la sua brillante varietà e moderna inventiva, rimanendo sempre socievole e didatticamente comunicativa. L'attacco del primo movimento ci trascina immediatamente oltremanica con un ritmo e un melodizzare decisamente scottish; Jig, "giga", è un'antica danza probabilmente di origine irlandese, alla quale il ritmo cangiante negli accenti dà un sapore moderno.
Un piccolo gioiello di inventiva musicale è l'Ostinato: Presto, dove un breve e semplice inciso, insistentemente ripetuto, è accompagnato da sapide invenzioni ritmiche e melodiche: brevi e gentili melodie, accordi ribattuti e note staccate che si scontrano in sottili e rapide dissonanze; un repentino cambio di tempo (da tre quarti a due quarti e poi di nuovo tre quarti); e nella conclusione lunghe note tenute e salaci armonie.
Nell'Intermezzo il pizzicato dell'orchestra accompagna una dolente melodia del violino solista, ripresa poi dalla viola: un delicato idillio da immaginare all'aperto, come conferma l'episodio contrastante, un ritmo di danza arricchito da veloci e schiette dissonanze. Da un lato quindi una lirica elegia bucolica, dall'altro la sfrenata festa di una danza, due ispirati modi di sentire la natura.
Nel Finale compaiono due melodie tradizionali; prima il canto The Dargason, inconfondibilmente britannico, poi il più melodico Greensleeves, un po' di nascosto, suonato al grave dai violoncelli. Il contrappunto del The Dargason prende il sopravvento, divenendo entusiastica danza, alla quale si unisce di nuovo il Greensleeves; la musica va quindi spegnendosi, come fossero i danzatori esausti al termine dei balli, fino all'accordo finale.
Emiliano Buggio