Sant’Elena al Calvario, E. 6
Oratorio per cinque voci e orchestra
Testo del libretto
PARTE PRIMA
S. MACARIO
Ecco, o pietosa Augusta,
del tuo santo viaggio ecco la meta.
Questo è il Golgota e quelle
le strade son dal Redentor bagnate
di purissimo sangue. Invida cura
di genti infide al venerato loco
l'aspetto trasformò
e al pellegrin l'accenna.
Ma trema intimorita
l'istessa man che al pellegrin l'addita.
S. ELENA
Fortunato terreno,
dove di Sua bontà l'immenso amore
compì l'opra più grande. Io ti ravviso
ai moti del mio core; a quell'ignoto,
rispettoso timore, a quel soave,
che tutto innonda il petto,
che sforza a lacrimar, tenero affetto.
Sacri orrori, ombre felici,
il mio cor v'intende assai;
quello è il suol per cui passai
tanti regni e tanto mar.
Più sommesso il vento istesso
mormorando tra le fronde,
qual tesoro in voi s'asconde
par che voglia palesar.
DRACILIANO
Volgiti, Augusta, e mira
qual numeroso stuolo
in due schiere diviso a noi s'appressa.
S. ELENA
A che vien? Chi lo guida?
DRACILIANO
Della femminea schiera
Eudossia è condotterà;
dell'altra Eustazio. Ei palestino ed ella
germe roman. Al sacro Monte spesso
tornati entrambi e qui ciascun devoto
supplici note in umil suono alterna.
CORO
Di quanta pena è frutto
la nostra libertà!
EUDOSSIA
Qui chi governa il tutto
mostrò nel suo dolore
ch'è d'ogni nostro errore
maggior la Sua bontà.
EUSTAZIO
Non fu su questo monte
il Dio delle vendette,
ma delle grazie il fonte,
ma il fonte di pietà.
CORO
Di quanta pena è frutto
la nostra libertà!
S. ELENA
Anime elette, ah, chi di voi m'addita
del Redentor la tomba?
EUSTAZIO
Eccelsa Augusta,
lunga stagione invano
da noi si cerca.
EUDOSSIA
Alla barbarie altrui
non bastò che schernito,
che trafitto, che morto
fosse Gesù; delle sue pene ancora
gl'istrumenti nascose; oppresse il marmo
che Lo raccolse estinto; immondi templi
sopra v'eresse e simulacri impuri;
contaminò di scellerati incensi
l'aure di questo Cielo.
E su quell'ara istessa
dove l'eterno Figlio
lavò col sangue suo le colpe umane,
svenò ferro idolatra ostie profane.
Veggo ben io perchè,
Padre del Ciel, non è
più frettoloso il fulmine
gl'ingrati a incenerir.
Tardo a punir discendi,
o perchè il reo s'emendi,
o perchè il giusto acquisti
merito nel soffrir.
S. MACARIO
Oh, come, amici, oh come
questi barbari esempi
si rinnovan fra noi! Sarebbe ogni alma
vivo tempio di Dio ; ma il reo talento
altri Numi vi forma
del proprio error. Nell'adunar tesori
chi suda avaro e chi superbo anela
alle vuote di pace
sperate dignità.
E nell'anima intanto
che germoglior dovea frutto sublime,
della grazia celeste i semi opprime.
Amor, Speranza e Fede
fecondi i nostri petti
d'affetti che innocenti
sorgono intorno al cor.
Sparga la Fede il seme,
la speme l'alimenti,
onde raccolgan tutti
frutti di santo amor.
S. ELENA
Oh! di qual zelo ardente,
saggio Pastore, il tuo parlar m'infiamma!
Fedeli, è questo il campo
della pugna felice; è questo il loco
dove il Re delle sfere
l'inferno debellò. Ma dove sono
della Vittoria i segni?
Della nostra salute
il vessillo dov'è?
Dunque io sul trono, e di ruine oppresso
il sepolcro di Cristo? Ah no, fedeli,
si deluda il nemico!
A ricercar si vada
il perduto tesoro. Io son la prima.
Chi di sua man l'aita
all'ufficio pietoso
negar vorrà? Chi di versar ricusa,
dove l'eterno Amore
tanto sangue versò, poco sudore?
Raggio di luce
dal ciel discende
che mi conduce,
che 'l cor m'accende,
che di me stessa
maggior mi fa.
Ferve nel petto
lo spirto acceso
e il corpo stanco
reso più franco
non sente il peso
di lunga età.
EUSTAZIO
Forse l'ora è vicina in cui s'avveri
il presagio divin che a noi promesse
che 'l sepolcro di Lui
glorioso sarà.
DRACILIANO
Forse al tuo braccio
è serbato l'onor, Donna reale,
d'innalzar fra le genti
il segno vincitore, e intorno a quello,
delle quattro del mondo ultime parti,
del profugo Israele
il disperso adunar gregge fedele.
Del Calvario già sorger le cime
veggo altere di tempio sublime;
e i gran Duci del Re delle sfere
pellegrini la tomba adorar.
Le bandiere, l'insegne votive,
chiare spoglie di barbare schiere,
agitare dall'aure festive
fra quei marmi già veggo ondeggiar.
S. ELENA
Non è, non è, compagni,
temerario il mio voto; il Ciel m'ispira.
Oh! Quali in su l'aurora
di questo dì misterioso io vidi
immagini nel sonno! Esser mi parve
col sitibondo Isacco infra i deserti
dell'Arabia infeconda.
Avean maligni abitatori intorno
disseccate le fonti, onde languiva
assetata la greggia,
la famiglia, il pastor. Mentre pietosa
l'acque bramate e ricercar m'affretto,
veggo l'onda improvvisa
sgorgar viva sorgente
dal terren polveroso, onde gridai:
«
Ecco il fonte! Ecco il fonte!» e mi destai.
EUSTAZIO
Sarà vero il presagio.
Se avvicinarsi al trono osa di nuovo,
la timida virtude,
opra è di te, che per le vie del Cielo
i popoli soggetti
chiami, conduci e con l'esempio alletti.
In te s'affida e spera
ogni dubbioso cor,
iride messaggera
del sospirato dì.
Scoprì il bramato stelo,
quasi colomba ancor
e mostra che del Cielo
lo sdegno ormai finì.
S. ELENA
Seconda, Eterno Padre,
così belle speranze. All'alta impresa
me non adeguar ministra. Io so che spesso
godi per mezzi umili
gran disegni eseguir.
Venite. Io già del Cielo
chiaro nel vostro zelo
riconosco il favor. La Sacra Tomba
si cerchi, si discopra,
All'opra, anime elette!
TUTTI
All'opra! All'opra!
CORO
Quanto può nei soggetti
l'esempio de' Monarchi! Ognuno imita
di chi regna il costume e si propaga
facilmente dal trono
il vizio e la virtù. Perciò più grande
il merito e la colpa
sempre è nel Re, che del fecondo esempio,
per cui buono o malvagio altri si rende,
premio maggior, maggior castigo attende.
PARTE SECONDA
S. ELENA
Cessate, olà, cessate! (Oh Dio! Qual gelo
mi ricerca le vene!) È forse questo
il sepolcro di Cristo?
S. MACARIO
Non dubitarne, Augusta. Ecco la tomba
del nostro Redentore;
e la figura e il loco
la palesa abbastanza.
S. ELENA
Oh vista! Oh rimembranza!
DRACILIANO
Anime elette,
ecco l'onde bramate.
Venite a dissetarvi.
EUDOSSIA
Ah no! Fermate!
D'avvicinarsi al sasso
Elena non ardisce . . .
S. MACARIO
Elena, e quale
improvviso stupor t'ingombra i sensi?
Oh come? Invece
d'imprimer su quel marmo
mille teneri baci
tremi, lo guardi, impallidisci e taci?
S. ELENA
Nel mirar quel sasso amato
che raccolse il sommo bene
mi ricordo le sue pene,
mi rammento il nostro error.
Parmi questo
il di funesto
che spirò l'eterna Prole
e che 'l volto ascose il sole
per pietà del suo Fattor.
S. MACARIO
O marmo glorioso, emulo al seno
della Madre di Dio! Chiudeste in voi
dell'umana salute entrambi il prezzo.
Immaculati entrambi. E la grand'opra
della pietà infinita
fu cominciata in quello, in te compita.
In te s'ascose
l'Autor del tutto,
come nel seno
che 'l partorì.
Ma di quel fiore
tu rendi il frutto;
ma di quell'alba
tu mostri il di.
S. ELENA
Ceda, ceda una volta
il timor al desio. Venite, amici.
Ma . . . che sarà? Vedete
presso alla sacra tomba
quel tronco là fra le ruine in parte
nascosto ancor ?
S. MACARIO
Oh! Fortunato giorno!
Oh! ben sparsi sudori! Ecco la Croce.
S. ELENA
Ahi Lasciate ch'io vada
ad abbracciarla alfine!
EUDOSSIA
Fermati, Augusta! Oh Dio! Chi sa qual sia
quella del Redentore? Ella è confusa
fra le due di que' rei
che furo al nostro Dio compagni in morte.
S. ELENA
Ah! Questa è troppo
tormentosa incertezza!
Caro segno di pace,
sento la tua presenza; ardo d'amore;
e non posso adorarti
che se adorarti io tento,
un tronco infame idolatrar pavento.
(Si ode un coro lontano che intona un canto funebre)
S. MACARIO
Elena, ascolti il suono
di quel canto funebre? A pie del monte
vedi su quel feretro un corpo estinto?
Orsù, prendiam la Croce che tra l'altre
occupa il mezzo. A secondar t'affretta
gl'impulsi del mio cor. Seguimi, Eustazio.
S. ELENA
Anch'io verrò!
S. MACARIO
No. tu rimanti, Augusta,
la Tomba ad adorar del Re del Cielo!
E seconda coi voti il nostro zelo.
S. ELENA - EUDOSSIA
Dal tuo soglio luminoso
deh rimira il nostro pianto,
amoroso Redentor.
Ah risplenda al marmo accanto,
che raccolse il Verbo Eterno,
della Morte e dell'Inferno
anche il legno vincitor.
DRACILIANO
Chi mai con tante prove.
derlla tua tenerezza, Eterno Padre,
dubitarne potrà? L'arte maligna
dell'infernal nemico
è la nostra dubbiezza. Ei si rammenta
la virtù di quel tronco e ascose a noi
un trofeo si sublime.
Contro l'armi congiura onde fu vinto.
Sul terren piagata a morte
tutte l'ire insieme accoglie
e s'annoda e si discioglie
serpe rea talor cosi.
In quel ramo i morsi affretta
e in quel sasso, che l'opprime,
disperando la vendetta
nella man che la feri.
EUSTAZIO
Elena Angusta, amici,
oh! se veduto aveste! . . . Oh noi felici!
S. ELENA
Che rechi, Eustazio?
EUSTAZIO
E' dissipata alfine
ogni nostra dubbiezza.
DRACILIANO
Narra.
EUSTAZIO
La mesta pompa
che quindi rimiraste,
del Pastor ad un cenno
i suoi giri arrestò. Corre al feretro
Macario impaziente
e al cadavere freddo
la Croce appressa. Onnipotenza eterna!
Come se a viva face
face poc'anzi estinta s'avvicina
e l'altra fiamma non tocca già splende,
tal dal tronco felice
passa virtù nella gelata spoglia.
Il suo moto vitale alterna il petto,
s'apre il labbro ai respiri, e non intende
l'anima sbigottita
chi la richiami alla seconda vita.
S. ELENA
Oh! Meraviglia! E voi?
EUSTAZIO
Fra noi si desta un mormorio confuso.
Chi desioso alla Croce s'appressa,
chi in ginocchio l'adora,
chi batte il sen, che le sue colpe accusa.
E si discioglie intanto
ogni fedel per tenerezza in pianto.
S. ELENA
Non più! Corriamo, amici,
la Croce ad adorar.
EUSTAZIO
Fermati! A noi
già Macario ritorna. Osserva quanto
popolo ei guida al gran vessillo intorno.
Dal nuvoloso monte
dopo il fatal tragitto,
il condottier d'Egitto
forse cosi tornò.
EUDOSSIA
Cosi fra i suoi discese
l'orme portando in fronte
del raggio che l'accese
quando con Dio parlò.
S. MACARIO
Al Ciel diletta Augusta,
popoli al Ciel diletti, eccovi il Tronco
vincitor della morte, in cui spirando
placò l'ira del Padre il Figlio Eterno.
A pie di questo ognuno
si purghi, si rinnovi e non conservi
vestigio in sè della catena antica.
Al fulgor di quella face
si risvegli a nuova vita
dal letargo contumace
l'ostinato peccator.
A calcar la via smarrita
Dio l'invita, e per mercede,
poche lacrime gli chiede,
ma che partano dal cor.
S. ELENA
Pietà, Signor, perdono! Ah! non sia vero
che 'l sangue prezioso
che spargesti per noi fia sparso invano!
E la tua Croce, Iddio,
c'innamori così che ognun di noi
ne speri il frutto e ne sostenga il peso.
CORO
Fedeli, ardire! Ah! Secondiam la brama
che alle nostr'alme ispira
d'Elena la pielade. Il desiarla
principio è di salute. E chi si pente
nel verace dolor torna innocente.
FINE
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Ultimo aggiornamento 25 febbraio 2026