Mirandolina, H. 346

Testo del libretto (nota 1)

ATTO PRIMO

Scena prima

Una terrazza davanti la locanda. Qualche tavola sotto gli alberi.
(Entrano il Marchese e il Conte.)
MARCHESE
…Differenza.
CONTE
Differenza?
MARCHESE
Sì, sì, fra voi e me vi è qualche differenza. Io
sono il Marchese, il Marchese di Forlimpopoli!
CONTE
Io sono il Conte d’Albafiorita!
MARCHESE
Io sono in questa locanda perché amo la locandiera.
CONTE
Oh, questa è bella! Io sono in questa locanda,
perché amo la locandiera.
MARCHESE
Bene! voi non farete niente!
CONTE
Io no, e voi sì?
MARCHESE
Io sì, e voi no!
MARCHESE
Ah ah! Mirandolina ha bisogno della mia protezione.
CONTE
Ah ah! Mirandolina ha bisogno di danari.
MARCHESE
Di danari?
CONTE
Sì, di danari. E voi non ne avete! Tutti lo sanno.
I camerieri lo dicono.
MARCHESE
A proposito di camerieri; vi è quel cameriere
che ha nome Fabrizio, mi piace poco, pochissimo,
mi piace niente! Parmi che la locandiera
lo guardi assai di buon occhio.
CONTE
Può essere che lo voglia sposare. Non sarebbe
cosa mal fatta.
MARCHESE
Se si mariterà, io sono il suo protettore, e farò
io... E so io quello che farò!
(Chiama.)
Chi è di là?
CONTE
(Spiantato! povero superbo!)
(chiama)
Chi è di là?
(Entra Fabrizio.)

Scena seconda

Fabrizio e detti.
FABRIZIO
(al Marchese)
Mi comandi, signore?
MARCHESE
Signore?
FABRIZIO
La perdoni!
CONTE
Ditemi: come sta la padroncina?
FABRIZIO
Sta bene, illustrissimo.
CONTE
Bene!
MARCHESE
Che cos’è questo ‘illustrissimo’?
FABRIZIO
È il titolo.
MARCHESE
Fra lui e me vi è qualche differenza.
CONTE
Sentite?
(a Fabrizio)
FABRIZIO
(piano al Conte)
Dice la verità. Ci è differenza: me ne accorgo
nei conti.
CONTE
Vuoi vedere la differenza!
MARCHESE
Che vorreste dire?
CONTE
Tieni. Ti dono uno zecchino.
FABRIZIO
Grazie, illustrissimo.
(al Marchese)
Eccellenza?
(al Conte)
Illustrissimo signore, il cielo la benedica.
(al Marchese)
Eccellenza?
MARCHESE
Voi credete di soverchiarmi con i regali, ma non
farete niente. Spendete pure a rotta di collo.
Mirandolina non fa stima di voi.
CONTE
Credete voi di essere da lei stimato? Vogliono
esser danari.
MARCHESE
Che danari?
CONTE
Sì, danari.
MARCHESE
Protezione! Io sono il suo protettore.
CONTE
Lei ha bisogno di danari.
MARCHESE
Protezione.
CONTE
Danari.

Scena terza

La finestra sul primo piano s’apre e il cavaliere s’affaccia.
Il Cavaliere e detti.
CAVALIERE
Amici, che cos’è questo rumore?
MARCHESE
Il Conte disputa meco sul merito della nobiltà.
CONTE
Ne sostengo che vogliono essere danari.
CAVALIERE
Veramente, marchese mio...
(Il cavaliere chiude la finestra, scende sulla terrazza.)
Perché siete venuti a simil contesa?
CONTE
Per un motivo il più ridicolo della terra.
MARCHESE
Sì, bravo, il Conte mette tutto in ridicolo.
CONTE
Il signor Marchese ama la nostra locandiera.
CAVALIERE
Dite, dite!
CONTE
Io l’amo ancor più di lui.
MARCHESE
Io la proteggo.
CONTE
Egli la protegge, ed io spendo.
CAVALIERE
Incredibile! In verità non si può contendere per
ragione alcuna che lo meriti meno. Una donna
vi àltera? Una donna! Io certamente non vi è
pericolo che per le donne abbia che dir con
nessuno. Non le ho mai amate, non le ho mai
stimate, e ho sempre creduto che sia la donna
per l’uomo una infermità insopportabile.
MARCHESE
Mirandolina ha un merito straordinario.
CONTE
La nostra padroncina è veramente amabile.
MARCHESE E CONTE
(a due)
La nostra padroncina! Quanto l’amo io! Io
l’amo!
CAVALIERE
In verità, mi fate ridere. Che non sia comune
all’altre donne?
MARCHESE
Ha un tratto nobile che incatena. Padroncina!
CONTE
È bella, parla bene, veste con pulizia, è di un
ottimo gusto.
MARCHESE E CONTE
(a due)
Io l’amo!
CAVALIERE
Una donna! Tutte cose che non vagliono un
fico. Oh che pazzi! È una donna come l’altre.
MARCHESE
Non è come l’altre, ha qualche cosa di più.
CAVALIERE
Arte sopraffina! Poveri gonzi! Le credete, eh? A
me non la farebbe. Donne? Alla larga tutte.
(Entra Mirandolina.)

Scena quarta

Mirandolina e detti.
MIRANDOLINA
M’inchino a questi cavalieri. Chi mi domanda di
lor signori?
MARCHESE
Io vi domando, ma non qui. Nella mia camera.
MIRANDOLINA
Se ha bisogno di qualche cosa verrà il cameriere
a servirla.
MARCHESE
(al Cavaliere)
Che dite di quel contegno?
CAVALIERE
(al Marchese)
Quello che voi chiamate contegno, io lo chiamerei
temerità, impertinenza.
CONTE
Cara Mirandolina, osservate questi orecchini. Vi
piacciono?
MIRANDOLINA
Belli.
CONTE
Sono diamanti, sapete?
MIRANDOLINA
Oh gli conosco.
CONTE
E sono al vostro comando.
CAVALIERE
(al Conte)
Caro amico, voi li buttate via.
MIRANDOLINA
Perché mi vuol ella donare quegli orecchini?
CAVALIERE
Amico!
CONTE
Vi prego riceverli per amor mio.
MIRANDOLINA
No, davvero, signore.
CONTE
Per amor mio!
MARCHESE E CAVALIERE
(a due)
Oh che pazzo!
MIRANDOLINA
Non so che dire. Per non disgustare il signor
Conte, le prenderò.
CAVALIERE
Oh che forca!
MARCHESE
(al Cavaliere)
Che dite di quella prontezza di spirito?
CAVALIERE
Bella prontezza! Ve li mangia, e non vi ringrazia
nemmeno! Eh che!
MIRANDOLINA
Signori, permettano che mi ritiri.
CAVALIERE
Ehi padrona! La biancheria che mi avete dato
non mi gusta.
MIRANDOLINA
Signore, ve ne sarà di meglio. Sarà servita. La
potrebbe chiedere con un poco di gentilezza.
CAVALIERE
Dove spendo il mio denaro, non ho bisogno di
far complimenti.
CONTE
(a Mirandolina)
Compatitelo. Egli è nemico capitale delle
donne.
MIRANDOLINA
Povere donne! Che cosa le hanno fatto?
CAVALIERE
Basta. Con me non vi prendete maggior confidenza.
Cambiatemi la biancheria. Amici, vi
sono schiavo.
(Parte.)
MIRANDOLINA
Che uomo salvatico! Non ho veduto il compagno.
Che uomo!
MARCHESE E CONTE
(a due)
Cara Mirandolina!
MIRANDOLINA
In verità, son così stomacata del suo mal procedere
che or ora lo licenzio a dirittura!
CONTE
(piano a Mirandolina)
(Sentite, mandate via anche il Marchese!)
MIRANDOLINA
Grazie, signori miei, grazie. Ho tanto spirito
che basta per dire ad un forestiere ch’io non lo
voglio.

Scena quinta

La scena è divisa in due parti. A destra, Mirandolina e il Marchese; a sinistra il Conte e un legatore di gioie (parte muta) che montra i suoi gioielli.
Fabrizio e detti. Un legatore di gioie.
FABRIZIO
(al Conte)
Illustrissimo, c’è uno che la domanda.
CONTE
Sai chi sia?
FABRIZIO
Credo ch’egli sia un legatore di gioie.
(Parte.)
CONTE
Oh sì, mi ha da mostrare un gioiello. Mirandolina,
quegli orecchini, voglio che gli accompagnano. Addio.
MIRANDOLINA
Signor Marchese, la riverisco!
MARCHESE
(Maledetto conte! Con questi suoi danari mi ammazza.)
Pensano che le donne della vostra sorta si vincano
con i regali!
MIRANDOLINA
Oh, i regali non fanno male allo stomaco!
CONTE
Bene.
MARCHESE
Io crederei di farvi un’ingiuria, cercando di
obbligarvi con i donativi.
MIRANDOLINA
Oh, certamente il signor Marchese non mi ha
ingiuriato mai.
MARCHESE
E tali ingiurie non ve le farò.
CONTE
Bene.
MIRANDOLINA
Lo credo sicurissimamente.
CONTE
Bene.
(Il Conte parte.)
MARCHESE
Ma dove posso, comandatemi. Provatemi!
MIRANDOLINA
Troppe grazie! Eccellenza!
MARCHESE
Eccellenza, eccellenza! Maledirei quasi la mia
eccellenza.
MIRANDOLINA
Perché, signore?
MARCHESE
Qualche volta mi auguro di essere nello stato
del Conte.
MIRANDOLINA
Per ragione forse de’ suoi danari?
MARCHESE
Eh, che danari! Non li stimo un fico. Se fossi un
Conte ridicolo come lui...
MIRANDOLINA
Che cosa farebbe?
MARCHESE
Cospetto del diavolo... Vi sposerei.
(Parte.)

Scena sesta
MIRANDOLINA
(sola)
Oh, che mai ha detto! L’eccellentissimo signor
Marchese mi sposerebbe? Oh, io non lo vorrei.
Mi piace l’arrosto, e del fumo non so che farne.
Quanti arrivano, tutti di me s’innamorano, tutti
mi fanno i cascamorti e tanti e tanti mi esibiscono
di sposarmi a dirittura. E questo signor
Cavaliere, rustico come un orso, mi tratta sì
bruscamente, davvero, voi sapete! Non dico
che tutti in un salto s’abbiano a innamorare, ma
disprezzarmi così! È nemico delle donne? non
le può vedere? Povero pazzo! Non avrà ancora
trovato quella che sappia fare. Ma la troverà;
son certa, sicura che la troverà. Con questi
per l’appunto mi ci metto di picca! Quei che
mi corrono dietro, presto presto mi annoiano.
Tutto il mio piacere consiste in vedermi servita,
vagheggiata, adorata! Questa è la mia debolezza,
e questa è la debolezza di tutte le donne.
E voglio usar tutta l’arte per vincere, abbattere
e conquassare quei cuori barbari e duri che son
nemici di noi, che siamo la miglior cosa che
abbia prodotto al mondo la bella natura.

Scena settima

Mirandolina e Fabrizio.
FABRIZIO
Padrona, padrona!
MIRANDOLINA
Che cosa c’è?
FABRIZIO
Quel forestiere grida della biancheria.
MIRANDOLINA
Lo so, lo so. Lo ha detto anche a me, e lo
voglio servire.
FABRIZIO
Benissimo. Che gliela possa portare.
MIRANDOLINA
Andate, andate, gliela porterò io.
FABRIZIO
Voi volete?
MIRANDOLINA
Sì, io!
FABRIZIO
Bisogna che vi prema molto questo forestiere?
MIRANDOLINA
Tutti mi premono. Badate a voi.
FABRIZIO
(Già me n’avvedo. Non faremo niente. Ella mi
lusinga, ma non faremo niente.)
MIRANDOLINA
(Povero sciocco! Ha delle pretensioni. Voglio
tenerlo in isperanza, perché mi serva con
fedeltà.)
FABRIZIO
Si è sempre costumato che i forestieri gli serva io.
MIRANDOLINA
Voi con i forestieri siete un poco troppo ruvido.
FABRIZIO
E voi siete un poco troppo gentile.
MIRANDOLINA
Ruvido! un poco troppo ruvido!
FABRIZIO
Gentile! un poco troppo gentile!
MIRANDOLINA
Ma che credi tu ch’io mi sia? una frasca? una
civetta? una pazza? Mi meraviglio di te. Se
gli tratto bene, lo fo per tener in credito la mia
locanda. E quando vorrò maritarmi... E chi avrà
servito bene non potrà lagnarsi di me. Basta,
Fabrizio, intendetemi, se potete.
FABRIZIO
(Chi può intenderla è bravo davvero. Ora pare
che la mi voglia, ora che la non mi voglia. Staremo
a vedere. Ella mi piace, le voglio bene.)
(Parte.)
MIRANDOLINA
(Povero sciocco! voglio tenerlo in speranza,
perché mi serva con fedeltà.)
(Parte.)

Scena ottava

Camera del Cavaliere.

Mirandolina e Cavaliere.
Mirandolina colla biancheria, e detto.
MIRANDOLINA
(entrando con qualche soggezione)
Permette, illustrissimo?
CAVALIERE
(con asprezza)
Che cosa volete?
(S’avanza un poco.)
MIRANDOLINA
Ecco qui della biancheria migliore.
CAVALIERE
Bene. Mettetela lì.
(Accenna il tavolino.)
MIRANDOLINA
Le lenzuola son di rensa.
(S’avanza ancor più.)
CAVALIERE
Rensa?
MIRANDOLINA
Sì signore, di dieci paoli al braccio. Osservi.
CAVALIERE
Non pretendo tanto.
MIRANDOLINA
E in verità, illustrissimo, la do per esser lei, ad
un altro non la darei.
CAVALIERE
Per esser lei! solito complimento. Oh, queste
tele di Fiandra, quando si lavano, perdono
assai. Non vi è bisogno che le insudiciate per me.
MIRANDOLINA
Per un cavaliere della sua qualità, non guardo a
queste piccole cose.
CAVALIERE
(Non si può però negare che costei non sia una
donna obbligante.)
MIRANDOLINA
(Veramente ha una faccia burbera da non piacergli
le donne.)
(Mirandolina va a riporre la biancheria.)

(Mirandolina ritornando senza la biancheria.)
CAVALIERE
(Bene, bene. Non m’occorre altro. Costei vorrebbe
adularmi. Donne! tutte così.)
MIRANDOLINA
(Oh, vi è del duro. Ho paura di non far niente.) A
pranzo che cosa comanda?
CAVALIERE
Mangerò quello che vi sarà.
MIRANDOLINA
Se le piacesse qualche intingoletto, qualche
salsetta, favorisca di dirlo a me.
CAVALIERE
Vi ringrazio. Ma non vi riuscirà con me di far
come col Conte e col Marchese.
MIRANDOLINA
Che dice della debolezza di quei due cavalieri?
E poi, io principalmente, quando vedo che si
lusingano, rido come una pazza.
CAVALIERE
Brava! mi piace la vostra sincerità.
MIRANDOLINA
Vede? Io non sono una ragazza, non sono
bella, ma ho avuto delle buone occasioni;
eppure non ho mai voluto maritarmi, perché
stimo infinitamente la mia libertà. Ha moglie,
vostra signoria illustrissima?
CAVALIERE
Il cielo me ne liberi. Non voglio donne.
MIRANDOLINA
Bravissimo. Si conservi sempre così. Le donne,
signore... Basta, a me non tocca a dirne male.
CAVALIERE
(È curiosa costei.)
MIRANDOLINA
Con permissione di vostra signoria illustrissima.
(Finge voler partire.)
CAVALIERE
Avete premura di partire?
MIRANDOLINA
Non vorrei esserle importuna.
CAVALIERE
No, mi fate piacere; mi divertite
MIRANDOLINA
Vede, signore, così fo con gli altri. Sono piuttosto
allegra, dico delle barzellette per divertirli,
ed essi subito credono... Se la m’intende, e mi
fanno i cascamorti.
CAVALIERE
Ed essi s’innamorano?
MIRANDOLINA
Guardi che debolezza: innamorarsi subito di
una donna!
CAVALIERE
Questa io non l’ho mai potuta capire.
MIRANDOLINA
Bella fortezza, bella virilità!
CAVALIERE
Debolezze, miserie umane.
MIRANDOLINA
Questo è il vero pensare degli uomini. Signor
Cavaliere, mi porga la mano.
CAVALIERE
Perché?
MIRANDOLINA
Favorisca; si degni…
CAVALIERE
(Le dà la mano.)
Ecco la mano!
MIRANDOLINA
Questa è la prima volta che ho l’onore d’aver
per la mano un uomo che pensa veramente da uomo.
CAVALIERE
Via, basta così.
MIRANDOLINA
Ecco: se io avessi preso per la mano uno di
quei due signori, avrebbe tosto creduto ch’io
spasimassi per lui. Oh, benedetto il conversare
senza malizia, senza tormentarmi con pretensioni
ridicole, con caricature affettate, senza
sospetto che voglia fare cattivo uso delle mie
attenzioni.
CAVALIERE
(Che diavolo ha costei di stravagante, ch’io non
capisco?)
MIRANDOLINA
(Il satiro si anderà a poco a poco addomesticando.)
(al Cavaliere)
Illustrissimo signore, ella mi piace assaissimo.
(Mirandolina parte.)

Scena nona

CAVALIERE
Piace! piace! So io quel che fo. Alla larga,
colle donne! Costei sarebbe una di quelle che
potrebbero farmi cascare più delle altre. Quella
verità, quella scioltezza di dire, è cosa poco
comune. Ha un non so che di straordinario, di
stravagante, obbligante. Io non capisco. Ma
non per questo mi lascerei innamorare. Non vi
è pericolo. No no, pazzi, pazzi quelli che s’innamorano
delle donne.
(Parte.)

ATTO SECONDO

Scena prima

Una terrazza.
Ortensia, Dejanira, Fabrizio, indi via via Mirandolina, il Marchese, il Conte.

(Entrano Ortensia, Dejanira.)
(Entra Fabrizio.)
ORTENSIA E DEJANIRA
Cameriere! cameriere! Avete una camera?
FABRIZIO
Sì, sì, Illustrissima.
ORTENSIA
(a Dejanira ridendo)
Oh! illustrissima! Ci ha creduto due dame!
DEJANIRA
(a Ortensia)
Illustrissima! Ci ha creduto due dame!
FABRIZIO
(Due signore così sole!)
(ad Ortensia e Dejanira)
Illustrissima! (All’aria, all’abito, paiono dame!)
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Illustrissima! (Bisogna secondare il lazzo!)
FABRIZIO
Verrà la padrona, la serva subito!
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
(a Fabrizio)
Va bene!
FABRIZIO
(Porta fuori un calamaio ed un libriccino.)
Prego, prego il loro riverito nome per la consegna,
il nome, il casato, la patria e la condizione
di tutti i passeggeri.
DEJANIRA
(ad Ortensia)
Amica, i titoli sono finti!
ORTENSIA
Aspetto! Scrivete! La baronessa Ortensia del
Poggio, palermitana.
FABRIZIO
(scrivendo)
La baronessa Ortensia del Poggio… (Siciliana!
sangue caldo!)
(a Dejanira)
Illustrissima….
DEJANIRA
Ed io… non so che mi dire.
ORTENSIA
Via, contessa Dejanira, dategli il vostro nome.
FABRIZIO
L’illustrissima signora contessa Dejanira…
(Scrivendo)
Il cognome?
ORTENSIA
Sì, dal Sole, romana.
FABRIZIO
(Mance non ne mancheranno.) Grazie, grazie!
(Parte.)
DEJANIRA E ORTENSIA
(Si burlano vicendevolmente.)
Baronessa del Poggio! Contessa dal Sole!
(a due, con caricatura)
Il mio profondo rispetto! A voi m’inchino! Oh
oh! quanto mi viene da ridere!
ORTENSIA
(piano a Dejanira)
Zitta: è qui la padrona.

(Entra Mirandolina.)
MIRANDOLINA
M’inchino a queste dame. Buongiorno.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Buongiorno.
MIRANDOLINA
(in disparte)
(Io giocherei che non sono dame. Non sarebbero
sole.)
(a Ortensia e Dejanira)
Ma sono sole? Non hanno cavalieri, non hanno
servitori?
ORTENSIA
Il Barone mio marito...
(Dejanira si volta e ride.)
Sì, è un Cavaliere giocoso.
DEJANIRA
(Fa forza per trattenersi dal ridere.)
ORTENSIA
Ma via, Contessina, tenetevi un poco nel vostro
decoro!
MIRANDOLINA
Signore mie, in grazia. Siamo sole. Questa
contea, questa baronia, sarebbe mai...
DEJANIRA
Eh via, che serve?
ORTENSIA
(minacciandola)
Contessa, contessa!
DEJANIRA
Se l’indovinate,…
MIRANDOLINA
Se siamo due pedine? Ah! non è vero, non è
vero?
DEJANIRA E ORTENSIA
E che sì!
MIRANDOLINA
Brava, brava!
DEJANIRA E ORTENSIA
(a due)
È vero!
MIRANDOLINA
Due pedine, è vero, mi piace! Oh, mi piace il
di lei spirito! M’inchino, la Contessa, la Baronessa.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Due pedine, è vero, mi piace! È vero, se siamo
due pedine! Oh, m’inchino, la Contessa, la
Baronessa.

(Entra il Marchese.)
MARCHESE
È permesso?
ORTENSIA
Servo di lor signore.
DEJANIRA
Serva umilissima.
MIRANDOLINA
Eccellenza.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
(Eccellenza? Capperi! è ricco?)
MIRANDOLINA
Questa è la baronessa Ortensia del Poggio, e
questa è la contessa Dejanira dal Sole.
MARCHESE
(Oh compitissime dame!) Io sono il Marchese di
Forlimpopoli.
(Il Marchese tira fuori di tasca un bel fazzoletto di
seta, lo spiega, e finge volersi asciugar la fronte.)
MIRANDOLINA
Un gran fazzoletto, signor Marchese!
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
È bello.
MARCHESE
Ah, che ne dite? è bello? Sono di buon gusto io?
MIRANDOLINA
Sì, è di ottimo gusto.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Superbo.
MARCHESE
(a Ortensia)
Ne avete più veduti di così belli?
MIRANDOLINA, ORTENSIA E DEJANIRA
(a tre)
Oh, superbo! mi piace assai!
MARCHESE
(a Dejanira)
Questo viene da Londra.
(Piega il fazzoletto con attenzione.)
DEJANIRA
(E non dice: a’ vostri comandi.)
MARCHESE
(a Mirandolina)
Tenete.
(Lo presenta a Mirandolina.)
Ve lo dono!
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Oh!
MIRANDOLINA
Oh, Eccellenza, perdoni...
MARCHESE
Ve lo dono.
MIRANDOLINA
Ma io non voglio.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Oh!
MARCHESE
Non mi fate andar in collera.
MIRANDOLINA
Bene, lo prenderò.
ORTENSIA E DEJANIRA
(l’una all’altra)
(Oh, che bel lazzo!)
ORTENSIA
(al Marchese)
È un cavaliere generoso.
MIRANDOLINA
(a Ortensia)
Bravo!
MARCHESE
Sempre così.
DEJANIRA
Avrei volontà d’averne uno compagno.
MARCHESE
È difficile, ma vedremo. Care le mie damine, vi
servirò di cuore.
MIRANDOLINA E ORTENSIA
(a Dejanira)
Brava!
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Non abbiamo altri che voi.
MIRANDOLINA
Signor Marchese, s’accomodi pure, ho piacere.
Caro!
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Signor Marchese, caro!
MARCHESE
Oh care le mie damine, vi servirò di cuore.
Care!

(Entra il Conte.)
CONTE
Mirandolina, m’inchino umilmente.
MARCHESE
(Maledetto!)
MARCHESE
(piano a Mirandolina)
Mostrate il fazzoletto.
MIRANDOLINA
(Mostra il fazzoletto al Conte.)
Osservi, signor Conte, il bel regalo.
(Ortensia e Dejanira osservano, e parlano piano fra loro.)
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
(Il Conte!)
CONTE
(al Marchese)
Bravo!
MARCHESE
Eh niente, niente. Bagatelle. Riponetelo via.
CONTE
(a Mirandolina)
Osservate questo piccolo gioiello di diamanti.
MIRANDOLINA
Bello assai.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Superbo! bello!
MARCHESE
(Sia maledetto il Conte.)
LE TRE DONNE
Superbo! bello!
CONTE
Bello!
MARCHESE
(Maledetto Conte.)
CONTE
(a Mirandolina)
Ecco, ve lo dono.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Oh!
MIRANDOLINA
Non lo prendo
MARCHESE
(Il suo diavolo che se lo porti!)
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Oh!
CONTE
Non mi farete questa mala creanza.
MIRANDOLINA
Non lo prendo assolutamente, no.
MARCHESE
Diavolo!
MIRANDOLINA
Per non disgustarla, lo prenderò.
ORTENSIA E DEJANIRA
(a due)
Il Conte! caro! Non abbiamo altri che voi.
MARCHESE
(Maledetto il Conte.)
MIRANDOLINA
Lo prenderò.
TUTTI
Caro, caro!

Scena secondo

Camera del Cavaliere, con tavola apparecchiata per il pranzo e sedie.
Il Cavaliere ed il suo servitore, poi Fabrizio. Il Cavaliere passeggia con un libro. Fabrizio mette la zuppa in tavola.
FABRIZIO
(al Servitore)
Dite al vostro padrone che la zuppa è in tavola.
SERVITORE
(a Fabrizio)
Glielo potete dire anche voi.
FABRIZIO
È tanto stravagante…
SERVITORE
Eppure non è cattivo. Non può veder le donne.
FABRIZIO
Povero sciocco!
(Parte.)
SERVITORE
Illustrissimo, se comanda, è in tavola.

(Il Cavaliere mette giù il libro, e va a sedere a tavola.)
SERVITORE
La padrona ha voluto che si desse in tavola
prima a vostra Illustrissima.
CAVALIERE
(al Servitore, mangiando)
Sono obbligato.

(Il Servitore dietro la sedia del Cavaliere col tondo sotto il braccio.)
SERVITORE
È una donna assai compita.
CAVALIERE
(voltandosi un poco indietro)
Ti piace, eh?
(Gli dà il tondo, ed egli lo muta.)
(Il Servitore va per un piatto.)
Povero sciocco! Perbacco, costei incanta tutti.
Sarebbe da ridere che incantasse anche me.
Orsù, domani me ne vado a Livorno.
(Il Servitore col lesso ed un altro piatto.)
E questo che cos’è? una salsa!
(L’assaggia.)
È preziosa! è squisita!
(Va mangiando.)
Dammi da bere.
SERVITORE
La servo.
CAVALIERE
Costei mi obbliga sempre più. Dìlle che mi
piace, che la ringrazio. Subito. Va’ a dirglielo
subito!
SERVITORE
(Oh che prodigio! manda un complimento a una donna.)
(Parte.)
CAVALIERE
E poi, non si può negare che non sia gentile.
Ma quel che più stimo in lei è la sincerità. Oh,
quella sincerità, è pure la bella cosa, è vero!
Perché non posso io vedere le donne? perché
sono finte, bugiarde, lusinghiere.
(Va mangiando.)
Ma quella bella sincerità!
(Entra Mirandolina con un tondo in mano.)

Scena terza

Mirandolina, Cavaliere, Servitore
MIRANDOLINA
È permesso? Lasci ch’io abbia l’onore di metterlo
in tavola colle mie mani.
(Mette in tavola la vivanda.)
CAVALIERE
Questo non è uffizio vostro.
MIRANDOLINA
Sì sì.
CAVALIERE
No no.
MIRANDOLINA
Oh signore, chi son io? Sono una serva.
CAVALIERE
(Che umiltà!)
MIRANDOLINA
Egli è un intingoletto fatto colle mie mani.
CAVALIERE
(a Mirandolina)
Quando l’avete fatto, sarà buono!
MIRANDOLINA
Oh, troppa bontà, signore!
CAVALIERE
(Domani a Livorno.)
(a Mirandolina)
Se avete da fare…
MIRANDOLINA
Niente, niente, signore, piacere di sentire se
quel piatto le dà nel genio.
CAVALIERE
Volentieri, subito.
(Lo assaggia.)
Buono, prezioso. Oh che sapore!
(al Servitore, con qualche passione)
Dammi da bere.
MIRANDOLINA
Bisogna beverlo buono.
CAVALIERE
(al Servitore)
Dammi del vino di Borgogna.
MIRANDOLINA
Bravissimo. Oh, il vino di Borgogna è prezioso.
(Sospira.)
CAVALIERE
(alterato)
Che son questi sospiri?
(Il Servitore presenta la bottiglia in tavola, con un bicchiere. Il Cavaliere serve il vino nel bicchiere.)
Alla vostra salute.
(Beve.)
MIRANDOLINA
Obbligatissima, mi onora troppo. Il Borgogna è
la mia passione.
CAVALIERE
(Le offerisce il vino.)
Se volete, siete padrona, Mirandolina.
MIRANDOLINA
Oh grazie, signore. Io non merito queste grazie.
CAVALIERE
(al Servitore)
Porta un bicchiere.
MIRANDOLINA
No no, se mi permette: prenderò questo.
(Prende il bicchiere del Cavaliere.)
(ridendo)
Beverò le sue bellezze.
(Il Servitore mette l’altro bicchiere nella sottocoppa.)
CAVALIERE
Eh, galeotta! Voi state in disagio, volete
sedere?
(Mirandolina col bicchiere in una mano mostra di stare in disagio.)
MIRANDOLINA
Oh, non son degna di tanto, signore.
CAVALIERE
Via, via, siamo soli. Porta una sedia
(al Servitore)
MIRANDOLINA
Per obbedirla.
(Siede.)
CAVALIERE
(al Servitore, piano)
Senti: non lo dire a nessuno, che la padrona sia
stata a sedere alla mia tavola. Capito?
SERVITORE
Non dubiti. (Questa novità mi sorprende.)
MIRANDOLINA
Alla salute di tutto quello che dà piacere al
signor Cavaliere.
CAVALIERE
Vi ringrazio, padroncina garbata. Sentite…
(Si guarda dal Servitore, le parla nell’orecchio.)
Non vorrei che voi mi faceste mutar natura.
MIRANDOLINA
Io, signore? Come?
CAVALIERE
(al Servitore)
Va’ via! Fammi cucinare due uova!
SERVITORE
Come le comanda le uova?
CAVALIERE
Come vuoi, spicciati.
SERVITORE
(Ho inteso. Il padrone si va riscaldando.)
(Parte.)
CAVALIERE
Mirandolina, voi siete una garbata giovine.
MIRANDOLINA
Oh signore, mi burla.
CAVALIERE
Sentite. Voglio dirvi una cosa vera, verissima.
MIRANDOLINA
La sentirò volentieri.
CAVALIERE
Voi siete la prima donna di questo mondo con
cui ho avuto la sofferenza di trattar con piacere.
MIRANDOLINA
(Sta lì lì per cadere.)
(al Cavaliere)
Le dirò, Signor Cavaliere, questa simpatia,
questo genio si dà anche fra persone che non
si conoscono…
CAVALIERE
Ho paura che voi mi vogliate far perdere la mia
quiete.
MIRANDOLINA
Voi, signor? Se è un uomo savio! Non dia nelle
debolezze degli altri. Signor Cavaliere, mi favorisca
un altro poco di Borgogna.
CAVALIERE
Eh, basta!

(Versa il vino in un bicchiere. Le dà il bicchiere col vino e versa il vino nel suo bicchiere.)
MIRANDOLINA
(con vezzo)
Signor Cavaliere!
CAVALIERE
Che c’è?
MIRANDOLINA
Tocchi. Viva!
(Gli fa toccare il bicchiere col suo.)
Che vivan i buoni amici!
CAVALIERE
Viva, viva! Tocchi. Che vivano! Evviva!
MIRANDOLINA
Viva! Tocchi. Evviva!

Scena quarta

IL Marchese e detti.
MIRANDOLINA E CAVALIERE
Evviva!

(Entra il Marchese.)
MARCHESE
Evviva! e che viva?
CAVALIERE
(alterato)
Come?
MIRANDOLINA
Con sua licenza...
(Vuol andar via.)
CAVALIERE
(a Mirandolina)
Fermatevi.
(Mirandolina siede.)
MARCHESE
Vi domando scusa. Scusa, amico! Credeva che
foste solo. (Maledetto.)
MIRANDOLINA
(S’alza.)
Me ne andrò.
CAVALIERE
(a Mirandolina)
Fatemi il piacere, restate ancora un poco.
MARCHESE
Che dite? la nostra padroncina non è un capo
d’opera?
MIRANDOLINA
(S’alza.)
Scuso.
CAVALIERE
Fermatevi, vi dico.
(Mirandolina siede.)
MARCHESE
(a Mirandolina)
Ha veduto il fazzoletto, il Cavaliere?
MIRANDOLINA
Signore…
(S’alza.)
MARCHESE
Restate.
CAVALIERE
Un altro bicchierino di Borgogna?
(Mirandolina siede.)
CAVALIERE
(Le dà il bicchiere a Mirandolina.)
Tenete.
MARCHESE
È Borgogna quello? Lasciate che lo senta.
(Entra il Servitore coll’uova.)
SERVITORE
Ecco l’uova.
CAVALIERE
Non voglio altro.
MARCHESE
Che vivanda è quella?
CAVALIERE E SERVITORE
(a due)
Ova!
MARCHESE
Non mi piacciono.
(Il Servitore le porta via.)
MIRANDOLINA
Con licenza del signor Cavaliere, senta quell’intingoletto
fatto colle mie mani.
MARCHESE
Oh sì. Ehi! una sedia.
(Il Servitore gli reca una sedia e mette il bicchiere sopra la sotto coppa.)
CAVALIERE
Via, recagli una posata.
(Il Servitore la va a prendere.)
CAVALIERE
(piano a Mirandolina)
Il Marchese avrà gelosia che siate vicina a me.
MIRANDOLINA
(piano al Cavaliere)
Oh, non m’importa.
MARCHESE
Oh, che roba! che intingoletto!
MIRANDOLINA
(al Marchese)
Grazie.
CAVALIERE
(piano a Mirandolina)
Siete anche voi nemica degli uomini?
MIRANDOLINA
(piano al Cavaliere)
Come Ella lo è delle donne?
MARCHESE
(mangiando)
Che odore!
MIRANDOLINA
(al Marchese)
Grazie.
MIRANDOLINA
(al Cavaliere)
Disprezzare le donne!
MARCHESE
Oh che sapore! che odore!
MIRANDOLINA
(al Marchese)
Grazie.
CAVALIERE
(a Mirandolina)
Suo vanto è vincere tutti gli uomini!
MIRANDOLINA
(con vezzo al cavaliere)
Tutti no, no!
CAVALIERE
Tutti sì!
MARCHESE
Amico, alla vostra salute! Cavaliere mio, io sono
innamorato di costei perdutamente!
CAVALIERE
(Costui comincia a seccarmi!)
MARCHESE
E sono geloso come una bestia. Voi non avete
mai provato amor per le donne. La lascio stare
vicina a voi perché so chi siete.
(Parte.)
CAVALIERE
(a Mirandolina)
Il povero Marchese è pazzo. E voi lo avete fatto
impazzire!
MIRANDOLINA
Sono di quelle che fanno impazzare gli uomini?
CAVALIERE
(con affanno)
Sì, voi siete...
MIRANDOLINA
(s’alza)
Signor Cavaliere, con sua licenza.
CAVALIERE
Fermatevi.
MIRANDOLINA
Perdoni; io non faccio impazzar gli uomini.
(Vuole andare.)
CAVALIERE
(con imperio)
Fermatevi, vi dico.
MIRANDOLINA
(con alterezza, voltandosi)
Che pretende da me?
CAVALIERE
(Si confonde.)
Nulla. Beviamo un altro bicchiere di Borgogna.
MIRANDOLINA
Via signore, presto presto, che me ne vada.
CAVALIERE
Sedete!
MIRANDOLINA
In piedi, in piedi.
CAVALIERE
(Con dolcezza le dà il bicchiere.)
Tenete, Mirandolina. Faccio un brindisi che mi
ha insegnato mia nonna.
Viva Bacco e viva Amore:
l’uno e l’altro ci consola;
l’uno passa per la gola,
l’altro va dagli occhi al cuore.
Bevo il vin, cogli occhi poi...
faccio quel che fate voi.
MIRANDOLINA E CAVALIERE
(a due)
Viva Bacco e viva Amore:
l’uno e l’altro ci consola;
l’uno passa per la gola,
l’altro va dagli occhi al cuore.
Bevo il vin, cogli occhi poi...
faccio quel che fate voi.
(Mirandolina parte.)

Scena quinta

Il Cavaliere, indi il Servitore.
CAVALIERE
Bravo, bravissima! Sentite,… Ah malandrina! se
n’è fuggita, se n’è scappata, e mi ha lasciato
cento diavoli che mi tormentano.
(Entra il Servitore.)
SERVITORE
(al Cavaliere)
Comanda le frutta?
CAVALIERE
Va’ al diavolo! “Bevo il vin, cogli occhi poi,
faccio quel che fate voi”? Che brindisi misterioso
è questo? Ah, maladetta, ti conosco.
Mi vuoi abbattere, mi vuoi assassinare. Ma
lo fa con tanta grazia! ma sa così bene insinuarsi...
Diavolo, diavolo, me la farai tu vedere?
No, domani anderò a Livorno. Ma se aspetto
domani… Chi mi assicura che non finisca di
rovinarmi? Facciamo una risoluzione da uomo.
(Entra il Servitore.)
SERVITORE
Signore.
CAVALIERE
Subito il mio conto.
SERVITORE
Vuol partir, forse?
CAVALIERE
Sì! anderò a Livorno.
SERVITORE
(Oh quanto mi dispiace.)
(Parte.)
CAVALIERE
Subito! Eppur è vero, io sento nel partir di qui
una dispiacenza nuova! Sì, donne, sempre più
dirò male di voi, se voi ci fate del male ancora
quando ci volete far del bene! Ma anderò via.
Supererò questa incognita forza.

Scena sesta

Mirandolina con un foglio in mano, e detto.
MIRANDOLINA
(mestamente)
Signore.
CAVALIERE
Che c’è, Mirandolina?
MIRANDOLINA
(stando indietro)
Perdoni.
CAVALIERE
Venite avanti.
MIRANDOLINA
(mestamente)
Ha domandato il suo conto; l’ho servita.
Eccolo.
(Si asciuga gli occhi col grembiale, nel dargli il conto.)
CAVALIERE
Mirandolina, che avete? piangete?
MIRANDOLINA
Niente, signore. Mi è andato del fumo negli
occhi.
CAVALIERE
Del fumo negli occhi? Eh, basta… datemi il
conto.
(Legge.)
MIRANDOLINA
(Si copre, mostrando di piangere.)
Oh, non so se sia il fumo.
(Mostra trattenersi di piangere.)
CAVALIERE
Che avete? Uditemi, Mirandolina!
MIRANDOLINA
Oh oh.
CAVALIERE
(Eh, se non vado via!) Uditemi, compatitemi...
(Mirandolina cade come svenuta sopra una sedia.)
CAVALIERE
Oh, ahimè! Mirandolina! È svenuta. Che fosse
innamorata di me? Ma così presto? E perché
no? non sono io innamorato di lei? Cara, cara!
Io, cara ad una donna? Oh, come tu sei bella!
Poverina, che tu sia benedetta! Chi è di là? vi è
nessuno? Presto presto.
(Parte.)
MIRANDOLINA
Ora poi è caduto affatto. Molte sono le nostre
armi, colle quali si vincono gli uomini. Ma
quando sono ostinati, il colpo di riserva sicurissimo
è uno svenimento. Torna, torna.
(Si mette come sopra.)
CAVALIERE
(Entra con un vaso d’acqua.)
Eccomi, eccomi.
(La spruzza, ed ella si va movendo.)
Animo, animo. Son qui cara. Non partirò!
(Entra il Servitore colla spada, cappello e bauli.)
SERVITORE
Ecco la spada ed il cappello.
CAVALIERE
Va’ via!
SERVITORE
I bauli...
CAVALIERE
Va’ via, che tu sia maledetto!
SERVITORE
Mirandolina...
(Entrano il Conte, il Marchese, Ortensia e Dejanira.)
CAVALIERE
Va’, che ti spacco la testa.
(a Mirandolina)
Cara, cara! Aprite gli occhi.
ORTENSIA, DEJANIRE, CONTE E MARCHESE
(a quattro)
Mirandolina… È svenuta!
CAVALIERE
Maledetti!
MIRANDOLINA
Ohimè.
GLI ALTRI
Mirandolina!
CONTE E MARCHESE
(a due)
Bravo quel signore che non può vedere le
donne.
TUTTI (FUORCHÉ MIRANDOLINA E IL CAVALIERE)
Bravo!
MIRANDOLINA
Ohimè.
TUTTI (FUORCHÉ MIRANDOLINA E IL CAVALIERE)
Bravo quel signore che non può vedere le
donne! Ah ah ah!
CAVALIERE
Che impertinenza!
TUTTI (FUORCHÉ MIRANDOLINA E IL CAVALIERE)
Siete caduto?
CAVALIERE
Andate al diavolo quanti siete.
(Getta il vaso in terra e parte furiosamente, seguito dagli altri.)
TUTTI (FUORCHÉ MIRANDOLINA E IL CAVALIERE DIETRO LA SCENA)
Ah ah ah! oh che pazzo!
MIRANDOLINA
L’impresa è fatta. Il di lui cuore è in fuoco, in fiamme.
Viva Bacco, e viva Amore:
l’uno e l’altro ci consola;
l’uno passa per la gola,
l’altro va dagli occhi al cuore.
Bevo il vin, cogli occhi poi...
faccio quel che fate voi.
(Parte.)

ATTO TERZO

Scena prima

Camera di Mirandolina con tavolino e biancheria da stirare.
Mirandolina, poi Fabrizio, poi Servitore.
MIRANDOLINA
L’ora del divertimento è passata. Voglio ora
badare a’ fatti miei. Ehi, Fabrizio .
(Entra Fabrizio.)
FABRIZIO
Signora?
MIRANDOLINA
Fatemi un piacere. Portatemi il ferro caldo.
FABRIZIO
(con serietà, in atto di partire)
Signora sì.
MIRANDOLINA
Fermatevi. Sentite: non siete obbligato a servirmi
in questa cosa; ma so che per me lo fate
volentieri ed io... Basta, non dico altro.
FABRIZIO
Per me vi porterei l’acqua colle orecchie. Ma
vedo che tutto è gettato via.
MIRANDOLINA
Perché?
FABRIZIO
Perché? vi piace troppo la nobiltà. Voi non
degnate i poveri uomini.
MIRANDOLINA
Uh, povero pazzo! se vi potessi dir tutto! Via,
via portatemi il ferro.
FABRIZIO
(andando)
Vado, vado.
MIRANDOLINA
(mostrando parlar da sé, ma per esser sentita)
Con questi uomini, più che loro si vuol bene, si
fa peggio.
FABRIZIO
(con tenerezza, tornando indietro)
Che cosa avete detto?
MIRANDOLINA
Via, mi portate questo ferro?
FABRIZIO
Sì, ve lo porto. (Non so niente. Ora la mi tira sù,
ora la mi butta giù.)
(Parte.)
MIRANDOLINA
Povero pazzo.
(Entra il Servitore.)
SERVITORE
Signora.
MIRANDOLINA
Amico?
SERVITORE
Il mio padrone manda a vedere come sta.
MIRANDOLINA
Sto bene, benissimo.
SERVITORE
Sta bene, benissimo! Dice così che beva un
poco di questo spirito di melissa, che le farà
assai bene.
(Le dà una boccetta d’oro.)
MIRANDOLINA
Oh che le farà bene?
SERVITORE
Che le farà bene. La boccetta è vostra.
MIRANDOLINA
Come mia?
SERVITORE
Vostra.
MIRANDOLINA
È d’oro!
SERVITORE
Sì, è d’oro.
MIRANDOLINA
A posta per me?
SERVITORE
Per voi; ma zitto.
MIRANDOLINA
Zitto!
SERVITORE
Zitto!
MIRANDOLINA
Tenete! portategli la sua boccetta, non la voglio.
SERVITORE
Eh via.
MIRANDOLINA
Meno ciarle. Tenete.
SERVITORE
(Oh che donna! Ricusa dodici zecchini.)
(Parte.)
MIRANDOLINA
Uh, è cotto, stracotto e biscottato.
(Entra Fabrizio, sostenuto, col ferro da stirare in mano.)
FABRIZIO
Ecco qui il ferro.
MIRANDOLINA
È ben caldo?
FABRIZIO
Signora sì, è caldo. Questo signor Cavaliere
manda le ambasciate, manda i regali. Il Servitore
me l’ha detto.
MIRANDOLINA
Sì signore, una boccettina d’oro, ed io gliel’ho
rimandata indietro.
FABRIZIO
Perché?
MIRANDOLINA
Perché? Non la voglio…
FABRIZIO
Cara Mirandolina, compatitemi.
MIRANDOLINA
Via, andate, lasciatemi stirare.
FABRIZIO
Cara, cara.
MIRANDOLINA
Non dice altro, non dice altro!
FABRIZIO
Cara.
MIRANDOLINA
Mi fate venir la rabbia! Preparate un altro ferro!
FABRIZIO
Sì, vado. (Ell’è una testolina bizzarra, ma le
voglio bene.)
(Parte.)

Scena seconda

Mirandolina e Cavaliere.
(Entra il Cavaliere.)
CAVALIERE
(indietro)
(Eccola. Non ci volevo venire, e il diavolo mi ci
ha strascinato.)
MIRANDOLINA
(Lo vede colla coda dell’occhio, e stira.)
(Eccolo, eccolo.)
CAVALIERE
Mirandolina, come state?
MIRANDOLINA
(stirando senza guardarlo)
Sto bene.
CAVALIERE
Perché avete ricusato una piccola boccettina?.
MIRANDOLINA
(guardandolo un poco, stirando)
Che voleva ch’io ne facessi? Questo ferro è
poco caldo.
(forte verso la scena)
Fabrizio, un altro ferro!
CAVALIERE
Di grazia, tenete questa boccetta.
MIRANDOLINA
No!
(con disprezzo, stirando)
Dei regali io non ne prendo.
CAVALIERE
Gli avete pur presi dal Conte...
MIRANDOLINA
(stirando)
Per forza: per non disgustarlo.
CAVALIERE
E vorreste fare a me questo torto?
MIRANDOLINA
Che importa lei che una donna la disgusti? Già
le donne non le può vedere.
CAVALIERE
Mirandolina! Ora non posso dire così. Questo
è un prodigio della vostra bellezza, della vostra
grazia.
MIRANDOLINA
Ah ah ah.
(Ride forte, e stira con rabbia.)
CAVALIERE
Ridete?
MIRANDOLINA
Mi burla?
CAVALIERE
Eh, vi burlo eh? Via, prendete questa boccetta.
MIRANDOLINA
(stirando con rabbia)
Fabrizio, il ferro.
CAVALIERE
(alterato)
La prendete o non la prendete?
MIRANDOLINA
Furia, furia!
(Prende la boccetta, e con disprezzo la getta nel paniere della biancheria.)
Fabrizio !
(Entra Fabrizio.)
FABRIZIO
(Vedendo il Cavaliere, s’ingelosisce.)
Son qua.
MIRANDOLINA
(Prende il ferro.)
È caldo bene?
FABRIZIO
(sostenuto)
Sì signora.
MIRANDOLINA
(a Fabrizio, con tenerezza)
Che avete, che mi parete turbato?
FABRIZIO
Niente, padrona, niente.
MIRANDOLINA
Avete male?
FABRIZIO
Datemi l’altro ferro, se volete che lo metta nel
fuoco.
MIRANDOLINA
(come sopra)
In verità, ho paura che abbiate male.
CAVALIERE
Via, dategli il ferro, e che se ne vada.
MIRANDOLINA
(al Cavaliere)
Gli voglio bene, sa Ella? È il mio cameriere
fidato.
CAVALIERE
(da sé, smaniando)
(Non posso più.)
MIRANDOLINA
(Dà il ferro a Fabrizio.)
Tenete, caro, scaldatelo.
FABRIZIO
Signora padrona...
MIRANDOLINA
(Lo scaccia.)
Via via, presto.
(Fabrizio parte.)
(Mirandolina stira.)
CAVALIERE
Gran finezze, signora, al suo cameriere!
MIRANDOLINA
E per questo, che cosa vorrebbe dire?
CAVALIERE
Voi meritereste l’amore di un re.
MIRANDOLINA
(stirando)
Del re di spade o del re di coppe?
CAVALIERE
Parliamo sul serio e lasciamo gli scherzi.
MIRANDOLINA
(stirando)
Parli pure, che io l’ascolto.
CAVALIERE
Non potreste per un poco lasciar di stirare?
MIRANDOLINA
Oh perdoni.
CAVALIERE
Non mi tormentate più. Vi stimo, vi amo!
MIRANDOLINA
(Stirando in fretta, si fa cadere un manicotto.)
Sì signore, glielo diremo.
CAVALIERE
(Il Cavaliere leva di terra il manicotto, glielo dà.)
Ahi! Credetemi...
MIRANDOLINA
Non s’incomodi.
CAVALIERE
Non posso più.
MIRANDOLINA
Le vien male?
CAVALIERE
Mi sento mancare.
MIRANDOLINA
Tenete.
(Gli getta con disprezzo la boccetta.)
CAVALIERE
Credetemi, vi amo, ve lo giuro.
(Vuol prenderle la mano, ed ella col ferro lo scotta.)
Ahimè!
MIRANDOLINA
Perdoni.
CAVALIERE
Niente, niente. Mi avete fatto una scottatura più
grande.
MIRANDOLINA
Dove, signore?
CAVALIERE
Nel cuore.
MIRANDOLINA
Nel cuore?
(Chiama, ridendo.)
Fabrizio.
CAVALIERE
Per carità, non chiamate colui.
MIRANDOLINA
Ma se ho bisogno dell’altro ferro.
CAVALIERE
Aspettate...
MIRANDOLINA
Eh, Fabrizio ...
CAVALIERE
Giuro al cielo, se viene colui, gli spacco la
testa.
MIRANDOLINA
Oh questa è bella!
CAVALIERE
Chiamate un altro; colui non lo posso vedere.
MIRANDOLINA
Mi pare ch’Ella si avanzi un poco troppo, signor
Cavaliere.
CAVALIERE
(Le va dietro.)
Compatitemi... son fuori di me.
MIRANDOLINA
Anderò io in cucina.
CAVALIERE
Oh no, cara! Fermatevi.
(Passeggiando.)

(Il Cavaliere le va dietro.)
CAVALIERE
Lo confesso. Ho gelosia di colui.
(Le va dietro.)
MIRANDOLINA
(Mi vien dietro come un cagnolino.)
CAVALIERE
Questa è la prima volta ch’io provo che cosa
sia amore.
MIRANDOLINA
…sia amore! Un uomo che stamattina non
poteva vedere le donne, oggi chiede amore e
pietà? No, non gli abbado, no, non può essere,
non gli credo.
(Parte.)
CAVALIERE
Sì sì! è vero. Uditemi. Questa è la prima volta
ch’io provo cosa sia amore!
(solo)
Oh maledetto il punto, in cui ho principiato a
mirar costei!
(Il Cavaliere è agitatissimo e non sa cosa fare. Parte.)

(Entra Fabrizio col ferro, stupisce di non trovare nessuno.)

Z(Fabrizio parte.)

Scena terza

Il Marchese entra in punta di piedi. Il Conte entra medesimamente, egli è contrariato vedendo del Marchese.
Indi Ortensia e Dejanira.
MARCHESE
(Maledetto.)

(Ortensia e Dejanira si fermano sotto la porta.)
ORTENSIA E DEJANIRA
Signor Marchese!
CONTE
(Maledetto.)
Signor Marchese!
MARCHESE
Il Conte!
(Tutti tossono.)
CONTE
Che ne dite, Signore, della bellissima novità?
ORTENSIA, DEJANIRA E MARCHESE
Qual novità! il Cavaliere è innamorato di Mirandolina!
il disprezzatore delle donne! Piano
piano, bravo bravo! E peni e crepi, per castigo
della sua impertinenza! Piano piano!
CONTE
Mirandolina ha usato quelle attenzioni!
ORTENSIA E DEJANIRA
Quelle attenzioni!
MARCHESE
Se ciò fosse vero, ma non può essere.
CONTE
Perché no? non l’avete veduta voi stesso
sedere alla di lui tavola?
ORTENSIA E DEJANIRA
Oh!
MARCHESE
Sì!
ORTENSIA
Ah!
CONTE
A lui biancheria distinta, a lui servito in tavola.
MARCHESE
Sì sì!
TUTTI
Oh, è vero! prima di tutti!
CONTE
Le pietanze gliele fa ella colle sue mani!
MARCHESE
Sì!
TUTTI
Colle sue mani!
CONTE
E poi quello svenimento?
ORTENSIA E DEJANIRA
Oh!
MARCHESE
Come? a lui si fanno gli intingoli saporiti e a me
carnaccia di bue e minestra di riso lungo?
TUTTI
A lui intingoletti e a voi carnaccia e minestra di
riso lungo!
CONTE
Ed io che ho speso tanto per lei!
MARCHESE
Sa cosa ho fatto per lei!
CONTE E MARCHESE
Vedo che costei è veramente un’ingrata, veramente!
Andiamo! voglio partire ora da questa
locanda indegna!
TUTTI
Andiamo da questa locanda!
CONTE
Ho fatto andar via quelle due commedianti!
MARCHESE
Dove sono le commedianti?

(Ortensia e Dejanira ridono.)
MARCHESE
Come? non sono dame?
CONTE
No no, sono due comiche.
MARCHESE
Due comiche!
TUTTI
Andiamo da questa locanda!

Scena quarta

Camera con tre porte.
Mirandolina sola.
MIRANDOLINA
Oh meschina me, sono nel brutto impegno!
Voglio chiudere questa porta.
(Serra la porta da dove è venuta.)
Se il Cavaliere arriva, sto fresca.
(Il Cavaliere batte per di dentro alla porta.)
MIRANDOLINA
Chi sarà mai?
(S’accosta.)
Fabrizio!
(Entra Fabrizio.)
FABRIZIO
Avete chiamato?
MIRANDOLINA
Venite qui, Fabrizio; voglio farvi una confidenza.
FABRIZIO
Confidenza? Son qui.
MIRANDOLINA
Sappiate che il Cavaliere si è scoperto innamorato di me.
FABRIZIO
Eh, me ne sono accorto.
MIRANDOLINA
Sì? ve ne siete accorto? Io in verità non me ne
sono mai avveduta.
FABRIZIO
Non ve ne siete mai avveduta? Povera semplice!
Non avete veduto, quando stiravate col
ferro, le smorfie che vi faceva? la gelosia che
aveva di me?
MIRANDOLINA
No, non me ne sono mai avveduta. Io che
opero senza malizia, prendo le cose con indifferenza.
FABRIZIO
Povera!
MIRANDOLINA
Sì sì. Basta! Ora mi ha dette certe parole, che in
verità, Fabrizio, mi hanno fatto arrossire.
FABRIZIO
Vedete: questo vuol dire perché siete una giovane
sola, senza padre, senza madre, senza
nessuno.
MIRANDOLINA
Senza padre, senza madre, senza nessuno.
Capisco che dite bene. Ho pensato di maritarmi, sì.
FABRIZIO
Ho pensato di maritarmi? Credetemi che, se
parlo…!

Scena quinta

IL Cavaliere di dentro, e detti.

(Il Cavaliere batte alla porta dove era prima.)
MIRANDOLINA E FABRIZIO
Chi è che picchia?
CAVALIERE
(di dentro)
Apritemi.
MIRANDOLINA E FABRIZIO
Il Cavaliere!

(Il Cavaliere batte alla porta.)
MIRANDOLINA E FABRIZIO
Che cosa vuole?
CAVALIERE
Apritemi!
MIRANDOLINA
(a Fabrizio)
Aspettate ch’io parta.
FABRIZIO
Di che avete timore?
CAVALIERE
Apritemi!
MIRANDOLINA
Caro Fabrizio, non so, ho paura della mia
onestà.
(Mirandolina parte.)
FABRIZIO
Non dubitate, io vi difenderò. Cospetto del diavolo!
CAVALIERE
Apritemi, giuro al cielo.
(Batte alla porta.)
FABRIZIO
Cospetto del diavolo!

(Entrano il Marchese ed il Conte dalla porta di mezzo.)
FABRIZIO
Diavolo!
CONTE
(sulla porta)
Che c’è?
MARCHESE
(sulla porta)
Che rumore è questo?
FABRIZIO
(piano, perché il Cavaliere non senta)
Il Cavaliere vuol sforzare questa porta.
MARCHESE
Andiamo via!
CONTE
Apritegli.
FABRIZIO
Aprirò, ma le supplico...
MARCHESE
Se vedo niente niente, me la colgo...
CONTE
Apritegli!

(Fabrizio apre, ed entra il Cavaliere.)
CAVALIERE
Giuro al cielo! dov’è?
CONTE
Chi cerca, signore?
CAVALIERE
Mirandolina dov’è?
FABRIZIO
Io non lo so.
CAVALIERE
Scellerata, la troverò.
(S’incammina, e scopre il Conte e il Marchese.).
Ohimè!
FABRIZIO
Che cosa vuole, signore, dalla padrona?
CAVALIERE
Va’ via, briccone, che ti rompo il cranio.
FABRIZIO
Mi meraviglio di lei.
CAVALIERE
(a Fabrizio)
Vattene, briccone! va’ via.
FABRIZIO
Corpo di bacco, ho proprio voglia di precipitare.
CONTE
Andate via!
MARCHESE
Via, andate via!
(Il Conte e il Marchese lo spingono fuori.)
CAVALIERE
(Indegna!)
MARCHESE
(piano al Conte)
Che diamine ha?.
CONTE
(al Marchese)
Non lo vedete? È innamorato di Mirandolina .
CONTE
(al Cavaliere)
So da che provengono le vostre smanie.
CAVALIERE
(alterato, al Marchese)
Intendete voi di che parli?
MARCHESE
Amico, io non so niente.
CONTE
(al Cavaliere)
Avete tentato di rapirmi il cuore di Mirandolina.
CAVALIERE
(alterato, verso il Marchese)
Io?
MARCHESE
Io non parlo.
CONTE
A me rispondete!
CAVALIERE
(al Conte)
Voi siete un mentitore!
CONTE
A me una mentita?
MARCHESE
(La cosa va peggiorando.)
CAVALIERE
(al Marchese)
Il Conte non sa ciò che si dica.
MARCHESE
Io non me ne voglio impicciare.
CONTE
(al Cavaliere)
Voi siete un mentitore!
MARCHESE
(Vuol partire.)
Vado via.
CAVALIERE
(Lo trattiene per forza.)
Fermatevi.
CONTE
E mi renderete conto...
CAVALIERE
Sì, vi renderò conto... Datemi la vostra spada.
MARCHESE
Eh via, caro Conte, cosa importa a voi che il
Cavaliere ami Mirandolina ?
CAVALIERE
Io l’amo? Non è vero!
CONTE
È vero.
MARCHESE
È vero. No, per dio!
CAVALIERE
Datemi quella spada. Giuro al Cielo…!

(Leva la spada al Marchese, la quale esce col fodero. Marchese rammaricandosi. Il Conte si mette in guardia. Cavaliere vuol levar il fodero, e non può.)
CAVALIERE
Oh maledetta!
(Sforza per cavarlo.)
Eccola.
(Cava la spada, e vede essere mezza lama.)
Che è questo?
(S’avventa verso il Conte.)
CONTE
(Il Conte si pone in difesa.)
Indietro!

Scena sesta

Entrano Mirandolina, Ortensia, Dejanira e Fabrizio
MIRANDOLINA
Alto, signori!
ORTENSIA, DEJANIRA E FABRIZIO
Alto!
CAVALIERE
(vedendo Mirandolina)
Maledetta!
MIRANDOLINA
Alto, signori, amici, alto. Oh, povera me!
MARCHESE
Vedete? Per causa vostra.
MIRANDOLINA
Come per causa mia?
CONTE, MARCHESE E FABRIZIO
Il signor Cavaliere è innamorato di voi.
CAVALIERE
Non è vero!
MIRANDOLINA
Oh no, signor Conte, ella s’inganna. Posso
assicurarla che certamente s’inganna. Il signor
cavaliere innamorato di me? No! un uomo che
non può vedere le donne! Io sono una donna
schietta e sincera. Ho tentato d’innamorare il
signor Cavaliere, è vero, signore?
(al Cavaliere)
Ho fatto, ho fatto, ma non ho fatto niente!
ORTENSIA, DEJANIRA, CONTE, MARCHESE E FABRIZIO
Lo vedete? Si confonde!
CAVALIERE
Ah, non posso parlare.
MIRANDOLINA
Niente.
CAVALIERE
(al Marchese, irato)
E voi non sapete quel che vi dite.
MARCHESE
(al Cavaliere, dolcemente)
E sempre l’avete con me.
MIRANDOLINA
Oh, il signor Cavaliere non s’innamora.
CAVALIERE
Giuro al cielo!
MIRANDOLINA
Conosce l’arte. Sa la furberia delle donne: alle
parole non crede; delle lagrime non si fida. No,
signori, non è innamorato.
ORTENSIA E DEJANIRA
Sì, non lo può nascondere. Si vede negli occhi.
CONTE, MARCHESE E FABRIZIO
Sì, si vede negli occhi.
CAVALIERE
(al Marchese, irato)
No, non lo sono.
(Getta via la mezza spada del Marchese.)
MIRANDOLINA
Si fermi, si trattenga un momento.
(Un momento d’aspetto.)
Caro Fabrizio, a voi in presenza di questi cavalieri
vi darei la mano di sposa.
TUTTI GLI ALTRI
Oh!
CAVALIERE
Oh, maledetta! Meriteresti ch’io ti strappassi il
cuore e lo recassi in mostra alle femmine lusinghiere,
alle femmine ingannatrici. Maledico le
tue lusinghe, le tue lagrime, le tue finzioni!
(Parte.)
TUTTI GLI ALTRI
Grazie al cielo è partito! È pazzo! il cavaliere è
pazzo! è innamorato!
MIRANDOLINA
Caro Fabrizio , vien qui caro, dammi la mano!
FABRIZIO
La mano? Piano, piano un poco, signora!
Vi dilettate d’innamorar la gente in questa
maniera?
MIRANDOLINA
Eh via, è stato uno scherzo, una bizzarria!
Quando sarò maritata, so io quel che farò.
FABRIZIO
Ma piano, Signora!
MIRANDOLINA
Che piano? che cosa c’è?
ORTENSIA, DEJANIRA, CONTE E MARCHESE
Che cosa c’è?
MIRANDOLINA
Datemi quella mano! Caro, sarò tutta tua; non
dubitare di me, ti amerò sempre, sarai l’anima
mia.
FABRIZIO
Tenete.
(Le dà la mano.)
MIRANDOLINA
Ecco. Fabrizio !
(Mirandolina e Fabrizio s’abbracciano.)
FABRIZIO
Ecco.
ORTENSIA, DEJANIRA, CONTE E MARCHESE
Bravo, evviva!
FABRIZIO
Evviva Mirandolina !
TUTTI
Evviva!
MIRANDOLINA
(rivolgendosi al pubblico)
E lor Signori…
ORTENSIA E DEJANIRA
Signori!
MIRANDOLINA
Ancora profittino di quanto hanno veduto, e
quando mai si trovassero in occasioni di dubitare,…
ORTENSIA E DEJANIRA
Di dubitare..
MIRANDOLINA
Di dover cedere, di dover cadere…
ORTENSIA E DEJANIRA
Cedere… cadere…
MIRANDOLINA
Pensino alle malizie imparate, e si ricordino
della Locandiera.
TUTTI
Locandiera!

FINE DELL’OPERA

(1) Testo tratto dal programma di sala della Fondazione Teatro La Fenice,
Venezia, Teatro La Fenice, 1 luglio 2016


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Ultimo aggiornamento 20 gennaio 2021