Nozze istriane
Dramma lirico in tre atti
Testo del libretto
ATTO PRIMO
LA SCENA
A Dignano: Un crocicchio dà viuzze entro a case
di modesta ma pittorica apparenza; alcune con graziosissime
finestre veneziane a trifoglio negli archi acuti,
altre con cornicioni leggerissimi e mensoline snelle a
sostegni. — alcune con, portichetto interno, altre con
scaluzze di pietra all’esterno. Negli archi acuti delle
porte e dei porticati immagini della Madonna con lampade
e fiori e incorniciate da bizzarre intrecciature di
spiche e fronde.
A deetra la casa di Menico, la quale occupa il
primo piano della scena ed è casuccia spiccatamente dignanese
con una piccola porta a gradini e col portichetto
pel quale si, vede l’interno del cortile; — dietro a questa
altre case e viuzze.
A sinistra la casa di Bara Giacomo e un’osteria
con rozze panche ai lati della sua porta; — ed altre
case aprentisi ad altre vie.
Nel fondo un perdersi di case dietro alle quali
grigio il vecchio campanile della chiesa di Dignano.
Scena prima
Il cielo è nero, coperto da fosche nuvole; tuona
e lampeggia. Uomini, donne, vecchi e fanciulli presi
dal timore di una possibile grandinata stanno confusamente
alle finestre, si affacciano alle porte e scendono
giù nella strada; — alcune vecchie bruciano rami di
ulivo benedetto; -donne, ritte sopra seggiole accendono
i lumi, e le lampade delle Madonne. Tutto insieme è
un gridìo confuso misto a sussurri di preghiera e ad
esclamazioni di timore.
DONNE
O Biagio, protettore di Dignano! . . .
UOMINI
Che tempo! . . .
Vien dal mare! . . .
Come tuona! . . .
DONNE
O Biagio, o Biagio, il Santo il più cristiano!
UOMINI
Vedi, s’annebbia il cielo! . . .
L’aer rintrona! . . .
Il turbina s’addensa . . .
E’ un uragano! . . .
DONNE
O Madonnina! . . .
O tu pietosa e buona . . .
Madre di Dio, stendi su noi la mano! . . .
E il nonzolo ohe fa che ancor non suona?! . . .
(Lampeggia, e tuona più forte — tutto ad un tratto dal
campanile prorompe uno scampanellare rapido)
DONNE
(ad intervalli)
Maria e Giacobbe ed Agata e Lucia
Agnese, e tu, Beata Caterina . . .
UOMINI
Le lampade si spengono! . . .
Che vento!
DONNE
. . . Sant’Anna, tu, la madre di Maria
e nonna della Maestà divina! . . .
UOMINI
Lampeggi e tuoni ma lontan la grandine!
DONNE
. . . Chiara, Polonia, Rosa, Anastasia,
Barbara, Dorotea, Flavia, Cristina . . .
UOMINI
Par si rischiari il ciel! . . . O nubi, andate
alle terre de’ ricchi a grandinare! . . .
(La scena si rischiara)
DONNE
. . . se vi garba ascoltate le parole
nostre e l’affanno . . .
(Sulla scema, dalle nubi portiate via dal vento, libero
errompe il sole e viene a piovere i suoi raggi di luce)
TUTTI
(con un grido di gioia)
To’! Ritorna il sole! —
In quella folla ritorna l’allegria e con essa un chiaccherio
rapido, garrulo, indifferente.
DONNE
(chiamando gli uomini)
Ora è di vespro!
UOMINI
Sì!
DONNE
(chiamando)
Menina, aiudiam, suvvia! . . .
UOMINI
(chiamando)
O Florida, vien via!
RAGAZZE
(accorrendo)
Veniamo! Eccoci qui!
(fra loro)
Mi muto di gonnella! . . .
Mi riliscio! . . .
Mi pettino! . . .
Io chiamo mia sorella! . . .
Vado e mi sbrigo rapida!
La gorgana mi metto! . . .
{Mentré entrano, separandosi, in diverse case)
Corro; no, non m’attardo! . . .
Io cappa e fazzoletto! . . .
UOMINI e DONNE
(con impazienza dalle porte e dalle finestre)
O pettegole, è tardo!
(Le ragazze rientrano e sulla scena rimangono solo alcuni
giovani all’osteria)
Scena seconda
Biagio se ne viene da una viuzza di sinistra
parlando animatamente con Nicola, bel giovanotto, e,
benché vestito alla moda dignauese, pur tuttavia non
senza una certa ricercatezza; Biagio invece è uno strano
vecchio d’un parlare e d’una comicità bizzarra.
Nicola si stacca da Biagio e va a sedere avanti
all'osteria con altri giovani. — Biagio va sotto alle, finestre
della casa di Menico.
BIAGIO
(chiamando)
Padron mio bello e caro! dico, Menico!
MENICO
(apparendo alla finestra ancora in maniche
di camicia; brontolone)
Non son sordo! . . .
(Vedendo Biagio si accheta)
Mi vesto, o Biagio, e vengo.
(Rientra)
BIAGIO
(verso la finestra)
Fate il comodo vostro, fate!
(Si avvicina ai giovanotti)
Be’, giovanotti a’ vespri non andate?
GIOVANOTTI
Qui ci sostiamo
ad aspettare
le ragazze ohe devono passare
e un gotto ne beviamo.
Se ne beve un bicchiere
e le stiamo a guardare;
così doppio piacere,
e bere ed, ammirare.
BIAGIO
(seduto fra loro — ma rivolgendo il discorso
sopratutto a Nicola)
Passa una bella baldanzosa . . .
passa desiderosa
di farsi rimirare;
voi la state a guardare e a riguardare
lungo tutta la via
finché è sparita via . . .
Fuorché una volta, la bella vezzosa
tenuto ha gli occhi al suolo,
pure (la maliziosa!)
v’ha, presi tutti con un guardo solo!
(Nicola vorrebbe rispondere, ma dalle diverse case escono
le ragazze ed egli le guarda attentamente per vedendone
una . . ., che ancora non è uscita, e la voglia di
rispondere a Biagio gli passa. — Portano le ragazze
dignanesi certe, cappe sul capo che le farebbero rassomigliare a
monache, se non lasciassero scorgere i grossi
orecchini fatti a mezzaluna coi tre piroli d’oro, e le
collane e i concieri del capo).
GIOVANOTTI
Eccole! - Belle! — Care! - Sì, carine!
Che visi delicati!
Ah, che donnine!
(Dalla casa di Menico esce una fanciulla. — Le amiche
la attorniano).
GIOVANOTTI
Ecco Marussa, la figlia di Menico! . . .
RAGAZZE
O Marussa, venite?
MARUSSA
Eccomi! Vengo!
Ora avverto mio padre e son con voi.
(dal limitare della porta di casa)
O mio sor padre, me ne vado in chiesa
e lascio aperto l’uscio! . . .
(alle ragazze)
Andiam?
RAGAZZE
Andiamo!
(si allontanano e se ne escono a sinistra).
NICOLA
(che non, ha mai potuto staccare gli occhi da
Marussa, perdutala di vista si rivolge a Biagio con una
certa vivacità:)
Che una bella passando per la via
il cuore porta via . . .
che nel guardarci una volta sa
tutto di noi, è vero . . . è verità!
Però soggiungere dovete
ohe quello sguardo suo deve partire
da cert’occhio . . . sapete . . .
che guardar sappia e sappia far morire . . .
Or occhio tal sta sovra un viso solo!
(Biagio beve e sogghigna).
GIOVANOTTI
(a Nicola)
E v’ha guardato?
NICOLA
(crollando mesto il capo).
Esso m’avrebbe uccìso!
GIOVANOTTI
(vuotando i bicchieri e pagando il bevuto all’oste).
A vespri! a vespri!
Là le belle e le brutte
tutte ci sono, tutte;
e stanno ad aspettare.
A vespri, una che è bella
sembra in pregar raccolta
ma pure, qualche volta,
la si volge a guardare . . .
(Si allontanano lasciando solo Biagio, col suo bicchiere
semivuoto).
Scena terza
(Esce Menico, uomo di faccia sempre corrucciata,
burbero, brontolone).
MENICO
(a Biagio)
Se perdo i vespri a starti ad ascoltare,
o Biagio . . .
BIAGIO
Ho da proporvi un buon affare
di terre e di denari . . .
il migliore, vi dico; degli affari.
MENICO
(sedendo)
Sbrigati in due parole!
BIAGIO
In due parole sole.
(con mistero)
Ho un marito ricco e buono,
bello e ricco (se il volete)
per Marussa. — E . . . non credete! . . .
ricco, dico, e non canzono!
Se vi dico: Ricco assai!:
dico vigne e zecchin d’or!
Il denaro sempre mai
fu de’ generi il miglior.
Se vi taccio il nome pria
gli è che voglio ed ora e qui
mi diciate tosto un «sì!» —
e . . . affar fatto e così sia!
MENICO
(sta pensieroso, si gratta il capo — poi, crollandolo, risponde:)
Dal nulla son venuto
e ho un po’ di ben di Dio
perchè ho vissuto
ben, magramente, ond’io
penso che è meglio che la roba mia
io stesso me la goda
e non mi fugga via
o non la roda
un che mi piglia . . .
in un sol colpo e la roba e la figlia.
BIAGIO
(insinuante)
E’ ricco! E’ innamorato! . . . Or combinare
si può! . . . Non vi propongo che un affare!
MENICO
(un po’ stizzito)
No'! Quando proponeste
prestiti . . . operazioni . . .
con slancio mi vedeste
cogliere le occasioni
e darvi anche il percento
che vi toccava, — Onde . . . Quindi . . . Però . . .
Io non ci sento
e vi rispondo: No!
(Biagio si leva e passeggia comicamente concitato)
(Menico guarda a sinistra)
Fra poco esce la gente.
Ho un tale — contadino —
che deve e non dà niente.
Vo a mettermi in agguato . . . e pago il vino!
(Paga il vino)
BIAGIO
Ah, più che non si dice
la fortuna è una grande meretrice
che tresca giorno e notte
con chi le dà sol botte! . . .
(Vedendo Menico che fa per allontanarsi, lo trattiene)
Ancora una parola! . . .
(con aria di mistero abbassando la voce)
Era il figlio di Placido . . . Nicola! . . .
(Menico rimane un po’ sorpreso, poi fa l’atto ancora
di allontanarsi — ma Biagio lo trattiene per l’abito)
Ed un’altra ne dico . . . in amicizia.
Badate a vostra figlia! . . . L’età è propizia! . . .
Capite? . . . Non è raro
che sprezzando un cavallo, un padre avaro
abbia a pigliarsi a genero un somaro.
MENICO
(scosso alle parole di Biagio per quanto non
vi presti fede, rimane un po’ pensieroso)
Le tue parole
son ferri del mestiere! —
(Fa per avviarsi, poi ritorna ancora)
Però . . . (a farti piacere)
dì a Nicola . . . (se vuole)
che corteggiar Marussa gli permetto.
BIAGIO
(rabbonito)
Or siete un uom! . . .
MENICO
Però . . .
Patti chiari! . . . Il marito in casa mia!
(E si allontana guardingo verso il fondo scomparendo dentro a una viuzza)
BIAGIO
Così . . . di dote . . . niente! . . . oh, vecchia Arpia! . . .
(riflette, poi crolla il capo)
Purché l'affar si faccia e io pigli il mio! . . .
Or . . . da Nicola! . . . E al resto pensi Iddio! . . .
Scena quarta
Vengono a gruppi le persone, i maschi coi maschi
e le femmine colle femmine; uomini, fanciulli e vecchi,
donne, bambine e ragazze; vengono dalla viuzza di sinistra
e tornano dalla chiesa. Gli uomini hanno il coretto,
sulle spalle (giacca senza, saccoccie), i larghi cappelli ad
ala piatta e le scarpe di pelle gialla.
ALCUNI GIOVANOTTI
(indicando ad altri la casa di bara Giacomo)
A nozze v’ha invitati bara Giacomo?
ALTRI
(rispondono:)
Che sì, ma non ci andiamo.
ALTRI GIOVANOTTI
(camminando dietro ad un gruppo di ragazze)
Non vuol guardare!
ALTRI
(ridendo)
Finge!
RAGAZZE
(ai giovanotti)
Guardar così, vi ho detto, non mi piace!
(passano, oltre)
UOMINI
(gente bonacciona e sempre pronta a creder bene)
C'è da sperar che avremo buona annata.
ALTRI
(gente sempre di malumore e sempre insoddisfatta)
Tropp’uva fu la scorsa vendemmiata!
(Biagio mentre fa per avviarsi alla ricerca di Nicola,
se lo vede venire in compagnia di altri giovanotti; gli
fa cenno, e lo trae in disparte verso l'osteria parlandogli
con molta animazione; Nicola accenna col capo che egli
bene comprende)
NICOLA
(con slancio)
Grazie! . . . E sentite! . . . La mia famiglia
contro le usanze giammai non va.
Però - Nicola — per la sua figlia
anche le usanze calpesterà.
Ah, per Marussa tutto, direte,
saprò affrontare, sfidar saprò.
Vuole l'ingiusto! Ma a dir gli avete
che per Marussa tutto farò!
E se dovessi coi miei fratelli
smezzar la casa . . . si smezzerà! . . .
E i campi! . . . E tutto! - per gli occhi belli di lei! . . .
BIAGIO
(interrompendolo)
Nicola, questo si sa ! . . .
(e prendendolo pel braccio , si avvia per una viuzza di destra)
(Ed ecco sbucare, di dove si era nascosto! Menico e farsi
bruscamente incontro ad un contadino che sospinge frettoloso
il suo asinelio animando colle grida di: Vàri!
Vàri! . . . e gli afferra la briglia per trattenerlo. I due
gestiscono con grande vivacità, ma ad un tratto, nella
discussione, colto il destro, il contadino spinge improvvisamente
l’asino che si dà a trotterellar via, per poco
non rovesciando Menico)
MENICO
(se ne viene verso casa ove entra urlando furibondo:)
Ah, canaglia! . . . . O malpaga ! . . . Ah, giuntatore!
Ma te la fo . . . Vo’ tosto dal Cursore!
Scena quinta
Ne la gente che passa e attraversa il fondo della
scena, appare una fanciulla slava. — E’ certa Luze dei
dintorni di Peroi, piccolo villaggio presso a Dignano,
abitato da una colonia di Montenegrini che fuggiti dalle
montagne loro ivi si sono rifugiati tra il mare ed il
Prostimo (luogo triste e incoltivabile, ove non vegetano
che fragole selvatiche, ginepro, timo ed eriche) e, formando
sempre fra gente dei loro i maritaggi, si sono
fino ai nostri dì propagati puri e nel sangue e nel rito
della loro religione.
Passa fra al gente la giovane ed offre mazzolini
di fragole selvatiche; ne offre a tutti ed anche a Biagio
che se ne ritorna di dove ha accompagnato Nicola per
avviarsi alla casa di bara Giacomo.
BIAGIO
(tuffa le mani nel piccolo cesto di Luze)
Uh, acerbe e fracide! Tanto varrebbe vendere
per insalata l’eriche del Pìrostimo!
(Getta i mazzolini nel cesto con disprezzo ed entra nella
casa di Giacomo)
(Luze paziente e rassegnata, riordina nel cesto
le fragole)
(Esce Menico di casa chiudendo forte l’uscio e guarda intorno
per vedere se Marussa fosse tornata o per ritornare;
Luze gli si avvicina e gli offre le sue fragole)
MENICO
No! Vanne al diavolo!
(Vede in quella Marussa e bruscamente le dà la chiave
e si allontana)
Scena sesta
(Le amiche di Marussa rincasano. Marussa fa per aprire)
LUZE
(a Marussa)
Tu che sì buona appari
e ssei sì bella,
deh, compera le fragole di Luze!
Le ho colte laggiù al Prostimo
nella gran pace del silenzio cupo
e desolato come l’alma mia.
MARUSSA
(sorpresa alla dolcezza e anche alla
tristezza, del dire della fanciulla)
Hai gli occhi gravi per le lagrime
e nel tuo bianco viso
v’ha una pietà che accora.
LUZE
Un gionio, sì era bello
il viso mio . . .
Sì, quasi come te ero bella anch’io! . . .
Or la bellezza mia
l’hanno vizza le lagrime.
MARUSSA
(ravvisandola)
Or di te mi sovviene! —
T’ho un dì di festa alla chiesa veduta;
eri sola e seduta
e avevi in grembo un bimbo
che accarezzavi e che baciavi forte . . .
Parevi, una madonna!
Io ti ricordo ancora.
LUZE
(con grande angoscia)
Il mio bimbo è malato,
e come allora ancora sono sola! . . .
MARUSSA
(commossa)
Non hai padre?
LUZE
Mio padre m’ha cacciata!
(con tristezza e dolcissimo abbandono)
Luze un amante aveva,
che tutta la sua vita
render lieta doveva;
io gli volevo bene,
ed ei me ne voleva
si come si conviene
ad uno innamorato
ardentemente amato.
Di noi più forte, Amore
ci colse al dolce inganno! . . .
Poi . . . quelle rapide ore
m’han dato eterno affanno!
Il morbo in brevi dì
il mio amante rapì;
mio padre m’ha cacciata;
e così dal peccato
di donna desolata
il mio bambino è nato,
mia gioia e mio dolore,
mio orgoglio e mio rossore!
(Porta la mano, agli occhi e rimane muta, addolorata)
MARUSSA
Vedi? . . . M’hai fatto pianger!
(e rapidamente levato di tasca il borsino lo vuota nel
cesto delle fragole di Luze e fa per avviarsi alla casa)
LUZE
No, pietosa!
L’elemosina, no! - Non importuna
Luze alle porte! - Luze coglie fragole
in primavera al Prostimo e le vende! . . .
(Marussa sorpresa guarda Luze, poscia ritorna a lei
sceglie alcuni mazzolini di fragole e se li pone nel
grembiale, e si allontana)
LUZE
(compresa dalla pietà di Marussa, le corre appresso e le bacia la mano)
La tua pietà — Luze ricorderà!
(Biagio che col violino, uscendo, dalla casa di bara
Giacomo ha assistito a quella scena, rimane sorpreso)
MARUSSA
Sì, Luze, ti ricorda di Marussa!
Vedi? sto qui! . . .
LUZE
Ti porterò dei fiori! . . .
(ed esce)
BIAGIO
(si avvicina a Marussa che sta per aprire l’uscio di
casa e mostrandole il violino)
Vado, Marussa, a prendere una sposa.
E quando a voi? . . .
MARUSSA
Lontano è ancor quel giorno!
BIAGIO
(malizioso)
No! . . . presto! . . .
MARUSSA
(entra subito in casa troncando il discorso)
Buona sera!
BIAGIO
(sorpreso)
Buona sera!
(ed esce)
Scena settima
Intanto si fa sera — passano ancora alcuni contadini
- alcune donne scendono ed accendono le lampade
alle Madonne e rincasano chiudendo gli usci.
LORENZO
(si avvicina, cantando)
Sebbene io passi pur non ti saluto;
faccio per non dar scandali alla gente;
Così sa un uomo esser discreto e muto
e far li fatti suoi segretamente.
(Marussa accorre alla finestra e ne rinchiude le gelosie
e intanto scambia con Lorenzo un rapido sguardo mentre
Lorenzo si allontana pel fondo continuando il suo canto)
Segretamente sonmi innamorato;
segretamente dunque fo all’amor;
segretamente il core m'hai rubato;
segretamente m’hai rubato il cor.
Scena ottava
(Marussa scende nel cortiletto per la porta interna, dove,
venendo dalla viuzza laterale alla casa di Menico, quasi
subito si introduce pure Lorenzo)
LORENZO
Ho tuo padre incontrato che correva,
ed io più presto dell’usato
qui mi sono affrettato.
Io ti sapeva
in casa tutta sola
onde il desìo d’udir la tua parola
m’ha messo l'ali e son volato.
MARUSSA
Lorenzo, troppo presto;
venite questa sera.
E' dì di festa ed è di nozze giorno;
tardi sta intorno
e non rincasa che alla notte tarda
la gente che ode e guarda.
LORENZO
Marussa bella, mi vuoi far morire!
Un’ora di ansie è tutta una stagione,
è un anno
per me di crucio e affanno,
chè mi divora la passione
pe’ tuoi begli occhi, e si sa, la prudenza
non può farla tenere all’impazienza
del mio destino
che t’ha fatta venir sul mio cammino!
MARUSSA
Lo so, lo so, amor mio;
ma pure ancora,
Lorenzo, all’ora
de’ nostri affanni non dà fine Iddio.
Lorenzo, ti prego, abbi pazienza! . . .
Non conosci mio padre . . . Usiam prudenza!
LORENZO
Io mi consumo intanto!
Ve’ come son disfatto
e come son stremato!
Ah, Lorenzo è ammaliato!
Da te venne l'incanto! . . .
O Marussa, che hai fatto! . . .
Ero sì lieto pria!
ero sano e rubesto . . .
ed or son triste e mesto,
se ne è ita l’allegria!
Senti! . . . questa tortura,
credi, non può durare
nè per me, nè per te!
Se è un mal che non ha cura;
lasciarci martoriare
così a lungo, perchè? . . .
MARUSSA
Io pur, Lorenzo vedi,
penso solo al tuo amore
e vivo sempre, credi,
nell’ansia e nel dolore!
Se mio padre mi chiama,
il cuor batte a scoppiare,
il cuore batte forte! . . .
Penso m’abbia a parlare
del nostro amore
e dal terrore
tremo! — Pur la mia sorte
sopporto nel pensiero
di te, del nostro amore e . . . t’amo . . . e spero! —
LORENZO
Mia povera fanciulla, è vero . . . è vero! . . .
Pur se sapessi quale pena
nascondere l’amor quando è sì forte!
MARUSSA
Vengo alla chiesa perchè ci sei;
ma se voglio pregar? . . . Ti sento! . . .
Se voglio a Dio pensar? Ti guardo! . . .
Allor mi vince il pentimento,
ma poi tosto al tuo sguardo
corrono ansiosi gli occhi miei!
Chino gli occhi sul libro e prego e credo
seguir la messa finalmente . . .
Infatti io movo il labbro come
quando si prega . . . E ancor ti vedo,
sul libro mio, nella mia mente
e . . . peggio ancor . . . prego il tuo nome! . . .
(con immenso affetto)
Se ami Marussa sii paziente ancora!
LORENZO
Io credo alla sventura e temo sempre!
MARUSSA
(accorata)
Ah, mi fai torto!
(e levandosi un piccolo, cuoricino d’oro che le donne
dignanesi sogliono tenere al collo lo porge a Lorenzo)
Prendi. E’ di mia madre!
Vi sono dentro i suoi e i miei capelli! . . .
(coll'accento solenne di un giuramento)
Con questo dono la mia vita dono
a te, Lorenzo! . . . E giuro! . . .
LORENZO
O cara bocca!
MARUSSA
E invoco Iddio . . .
LORENZO
Bocca adorata e santa! . . .
MARUSSA
. . . san Biagio, e la Madonna e tutti gli Angioli . . .
. . . e i due santi che posano all’altare! —
LORENZO
Sì, benedetta sia quella tua bocca
e contraccambio il dono e il giuramento!
(si leva l’orecchino che i digmanesi portano ad un solo
orecchio e lo dà a Marussa e ne riceve il cuoricino)
MARUSSA.
Nè mai sia ritornato questo dono!
LORENZO
E duri sempre il dono e il giuramento!
(E' completamente scesa la sera. Da lungi ne viene
avvicinandosi un suono allegro di villotta)
MARUSSA
E’ Menina ohe sposa! . . .
(trascina in fondo al cortiletto Lorenzo)
LORENZO
Anche per noi,
Marussa, verrà il dì della villotta! . . .
(e rimangono l’uno presso all’altra nella densa oscurità
del piccolo cortile)
Scena nona
Sbocca dal fondo il corteo che conduce la sposa
Menina, in casa del marito, il figlio di bara Giacomo. Il
corteo è preceduto da un vecchio con un fanalino acceso
fra le mani. Alcuni portano fiaccole. Vi è Biagio che
strimpella il suo violino. La sposa è tutta commossa
per l’abbandono della casa, e vorrebbe però nascondere
la sua commozione, ma, come è usanza dei dignanesi,
gli invitati intorno, le fanno gazzarra gridando per farla
piangere:
CORO
La piange! La piange!
Di casa muta la bella fanciulla
La piange! La piange!
Entro la nova casa aspetta amor!
La piange! La piange!
Già pronta presso il letto sta una culla!
La piange! La piange!
(E la sposa finalmente piange. Allora cessa la villotta
e scoppia una risata. La porta della casa di bara
Giacomo si apre e la sposa e il corteo entrano).
LORENZO
Ah, la gioia degli altri è un gran veleno! . . .
(stringe a sè Marussa, che gli si abbandona sul petto,
e la bacia).
Marussa, vedi? . . .
MARUSSA
Chiedimi a mio padre.
Scena ultima
(Mentre i due amanti strettasi la mano fanno per
lasciarsi, ecco Menico)
MENICO
Non l’ho trovato!
E chi sa dove s’è ficcato!
È forse a bere! . . . E è mal per un cur . . .
(accorgendosi dèlia presenza di qualcuno nel cortiletto)
Chi è?!
(afferra Lorenzo che stà per fuggire)
Voi chi siete? Che fate? Siete un ladro?
(nella casa di Giacomo, Biagio riprende la villetta)
LORENZO
Lorenzo son, figlio di bara Bortolo!
MENICO
(accorto della presenza di Marussa)
Anche Marussa!
(furente)
In casa!
(Lorenzo fa per avvicinarsi e Menico gli grida brutalmente respingendolo:)
Via di qua!
MARUSSA
(risoluta)
Padre, Lorenzo fa con me all’amore
e vuole domandarvi la mia mano!
Oh, non vi chieda invano
di chiamarsi fìgliuol, Lorenzo mio . . .
LORENZO
Che adora e chiede a voi, Marussa bella . . .
MARUSSA
Nel dubbio e nel desìo
padre ci trema il cuore . . .
MENICO
Da Adamo in poi nella casa di Menico
i padri danno alle figlie i mariti.
(Menico afferra per un braccio Marussa e la caccia dentro la porta)
LORENZO
Marussa!
MARUSSA
Madre mia!
LORENZO
Oh! mia Marussa.
MENICO
In casa dico! In casa! Oh la sfacciata!
(Lorenzo si slancia verso la porta, che il vecchio gli
sbatte in faccia)
Cala la tela
ATTO SECONDO
Scena prima
In casa di Menico. Spaziosa stanza a primo piano
ove suole abitualmente trattenersi la famiglia dignanese.
Nel fondo due porte. Quella di sinistra, avente sul sopraporta
un piccolo altare con una Madonna di gesso dipinto,
mette alla stanza di Marussa; l’altra a destra
mette alla scala per la quale si scende alle stanze inferiori.
Fra le due porte un camino a larga cappa ornata
di una cortina di mussola bianca; sulla cornice vi sono
diverse stoviglie di terra cotta.
Alla catena che pende dal camino sta appesa una
caldaia. In mezzo alla stanza una tavola, e sedie rustiche;
alla parte sinistra un divano di paglia; a destra
due finestre che guardano sulla strada.
Fra le due finestre una panca di legno con due
secchi di rame.
La parete sopra la panca è addobbata ,di piatti e
utensili di rame. Alla parete di sinistra due quadri. Dal
soffitto pendono in gran numero pannocchie di grano
turco legate a mazzi.
La porta della cameretta di Marussa è aperta — e
si vede dentro Menico che fruga nel canterano della
figlia aprendo e chiudendo cassetti. — Biagio è in scena
presso alla porta di destra guardando alla scala)
MENICO
(di dentro indispettito)
E nulla!
BIAGIO
Ancora nulla? . . .
Possibile non è!
Cercate ancora.
MENICO
(apre e rinchiude altri cassetti)
No —- nulla trovo, affé!
BIAGIO
Benedetta fanciulla! . . .
Certo è un oggetto d’or? . . .
Cercate nello stipo, fra i gioielli
della fu vostra moglie!
MENICO
(esce dalla camera di Marussa con uno stipo
che depone sulla tavola)
Varcare quelle soglie
io posso, ma guardare
in questo stipo, no! -
Cercate voi, però
se vi piace cercare!
(superstizioso)
Mia moglie è morta, ed era assai bisbetica;
io del mondo di là nulla ne so,
ma più con lei non voglio avere a fare!
BIAGIO
Io l'aprirò! — E sarà stato Biagio
che avrà dato marito a vostra figlia!
Giudizio e adagio!
(Chiude a chiave la porta che dà sulla scala; apre lo stipo)
Ora guardar potete!
(Menico fa un gesto di paura e si allontana superstizioso
dallo stipo)
Bene, sedete là sul canapè
gli ooohi rivolti a me!
Se per caso vedete
oggetti ignoti, tosto m’avvertite;
che se un ne passerà
allor tossite!
il dono di Lorenzo quel sarà.
{Menico siede e Biagio estrae ad uno ad uno dallo stipo
diversi oggetti d’argento e d'oro - ma Menico scrolla sempre il capo)
Ancora nulla?
MENICO
Nulla ancor!
(Biagio alla fine fa vedere che lo stipo è vuoto)
MENICO
Però vi manca un cuoricino d’or.
BIAGIO
Sì? — Quello è il dono di Marussa! È certo.
(rimette gli oggetti nello stipo che Menico riporta in
camera di Marussa)
MENICO
(torna, e rinchiusa la porta della camera di
Marussa:)
Siete sicuro voi
dei doni e giuramenti?
BIAGIO
Vi dissi: «L’altro dì
trovai Lorenzo ed era lieto assai;
ond’io sorpreso allor lo stuzzicai . . .
ed egli prese a dir così:
— Quel vecchio infame e avaro» . . .
MENICO
Avanti!
BIAGIO
(continuando impassibile)
. . . senza cuore . . .
MENICO
Avanti dico!
BIAGIO
. . . superbo, prepotente e inganna-prossimo.
(così di voi diceva)
MENICO
Avanti! Avanti!
BIAGIO
. . . ci vuole far morire di crepacuore
come morì sua moglie? Ah, no ! lo sfido
e me ne rido!
Io tengo un talismano
e un altro ne ha Marussa
che eterna il nostro amore. —
Sebben non ci vediamo
pur d’amarci sentiamo . . .
e noi ci amiamo!»
E rise e sogghignando se n’andò. —
Ed io ho pensato ai talismano! . . . Sento
che il talismano è un don con giuramento
perchè giurar sovra un dono a Dignano
si chiama «talismano». -
Or subito opinai che, se troviamo,
il domo di Lorenzo e il rimandiamo,
questi il suo don tosto rimanderà! . . .
Voi mi capite?
È cosa scaltra assai
nè déesi saper mai.
E il don trovato, la vostra figliuola
si sposerà Nicola! -
Ora vediamo dove può celare
una fanciulla un don d’amore! . . .
(riflette)
MENICO
Temo che noi . . .
BIAGIO
(seccato interrompendolo)
Lasciatemi pensare!
(riflettendo)
Ha picciolo volume
cosa che vuolsi ascosa.
E s’è cosa d’amore
sovente sta sul cuore.
Era ai miei dì più pratico costume!
Erano sguardi, e si donava baci!
Eran senza volume
i bei doni d’allor!
(sospira)
Anello? Lo si vede! Trenmol? Fazzoletto?
Collana? Spilla? No!
Ah, davvero non so
e invano abbiam frugato ogni cassetto!
BIAGIO
Figlie, che da natura
ogni astuzia imparate,
dove, dove celate
i doni dell’amor?
Ah, certo li tenete
là dove a un solo amante
vien dato di cercare!
(Si guarda intorno, ma ad un tratto la Madonna che sta sopra
la porta attira tutta la sua attenzione)
MENICO
(seduto, riflette a sua volta)
Ecco un povero padre a che è ridotto!
Essere vilipeso in casa e fuori!
Disobbedito! Offeso! E non c’è motto
che gli sia risparmiato, nè dolori!
Questo perchè ? Perchè ho un po’ di denaro.
Per questo avvien che il primo scioperato,
che derubarmi vuol, mi chiami avaro,
e la mia figlia m’abbia innamorato!
(animandosi)
Difendo la mia roba? — Vecchio infame!
Domando cntrdote? — Prepotente,
inganna-prossimo! . . . Perchè un faniente
cavarsi vuole in casa mia la fame!
O figlie, o figlie, o sesso benedetto,
sesso bizzarro ohe a scopo d’amore
al maschio porteresti insieme al cuore
tutta la casa . . . e la cantina e il letto!
BIAGIO
Tò, una Madonna!
(afferra una sedia e la avvicina alla porta dove sta l’altare)
MENICO
Che fate, Biagio?
BIAGIO
Ecco un’idea! . . . Penso . . .
Fanciulla, innamorata
è fanciulla che crede!
L’amor come la fede
è una cosa del cuore.
E se ella è sventurata
doppiamente essa crede.
Sol spera nella fede
un infelice amore!
Se ugual ancora e ognor così
fu il mondo — il dono è qui!
(Sale sopra la sedia e fruga, fra, i candelieri e i fiori)
MENICO
Biagio, è un peccato!
BIAGIO
Mi confesserò!
(Biagio prima di toccar la statuetta, si fa il segno di
croce — poi, presala, la volta e la rivolta. Un oggetto
cade a terra).
MENICO
(raccogliendolo)
Un orecchino d'uomo!
BIAGIO
(trionfante, ricolloca a suo posto la statuetta)
E’ il dono di Lorenzo!
MENICO
E or?
BIAGIO
Ritornarlo a nome di . . .
MENICO
Marussa? . . .
BIAGIO
E con Lorenzo poi io faccio il resto!
Ora convien trovar chi porti e parli!
(nel passare avanti alla finestra guarda fuori a caso e
vedendo fuori passare la Luze a «un tratto grida:)
Eccola!
MENICO
Chi?
BIAGIO
Quella fanciulla slava!
Quella che vende asparagi del Prostimo! . . .
Qui state, e mentre sto
parlando, a caso se a voi mi rivolgo,
voi dite, sì! Ohe due piccioni colgo!
Intanto voi cortesia fingete . . .
la figlia accarezzate . . .
e il burbero non fate! . . .
MENICO
Ho inteso! . . .
BIAGIO
E me ne vo!
(corre via)
Scena seconda
MENICO
Diavolo d’uom! . . . Scaltro e . . . pericoloso,
Sì, con Marussa, è vero,
io fui sempre impetuoso!
Or se essa perde l’affezione
e se disobbedisce ha un po' ragione! —-
Sarò cortese e lusinghiero! . . .
E' strano! In questo matrimonio
d’assai s’ingentilisce il mio carattere!
(si mette alla finestra1 e guarda)
Eccolo! . . . Biagio parla e quella ascolta! . . .
Ecco or risponde! . . . Ah! Biagio, ecco, si volta!
(accenna reiteratamente col capo di sì e grida)
Sì! Sì! — Essa prende il dono e poi s’avvia!
Scena terza
Entra Marussa con una cesta di filo dipanato sulla testa,
a ma, appena posatala, si accorge di suo padre.
MARUSSA
Voi padre?
MENICO
(grida con affetto caricato)
Amata figlia! Anima mia!
(Non so che dir.) Figliola . . .
MARUSSA
Parlate, padre! Dite! Che volete?
MENICO
Tu sei la mia consolazione sola! . . .
Sei buona ed io m’accoro
per quel che sai! . . .
Pur, credi a me! . . . E vedrai! . . .
Vorrei dire una cosa! . . .
Che se sicuro fossi . . .
MARUSSA
Ebbene?
MENICO
Di darti in sposa
ad un che ti vuol bene,
foss’egli non so chi . . . sa Dio
che . . .
MARUSSA
(commossa, corre a suo padre e lo abbraccia)
O padre mio!
Scena quarta
BIAGIO
Si può? Si può?
MENICO
(simulando sorpresa)
Tò, è Biagio!
BIAGIO
(rapidamente gli mostra un involtino)
Ho il cuoricin! Lasciateci! Ho portato . . .
(Tutto andò ben!) . . . campioni di semente
e giù c’è bara Toni ad aspettare!
MENICO
Ah, finalmente! . . .
(e corre via)
BIAGIO
(con mistero)
V’ho da parlare.
MARUSSA
Con me?
BIAGIO
Con voi!
MARUSSA
Parlate!
BIAGIO
Incominciare . . .
come . . . non so!
MARUSSA
Perchè??
BIAGIO
Perchè quando s’è buoni,
ah! certe commissioni
al cuore fanno, male!
MARUSSA
Suvvia, parlate!
Così voi m’impaurite!
Così non mi tenete!
Che c’è? Che c’è? — Deh, dite!
BIAGIO
Ma pria, Marussa, andate
e quell’uscio chiudete!
(Marussa va e chiude l'uscio)
Io son mandato!
MARUSSA
(con un gran grido di gioia)
È Lorenzo! è Lorenzo che vi invia!
Dite, è Lorenzo?
BIAGIO
(fingendo imbarazzato)
Sì!
MARUSSA
Perohè dite quel «sì» — così? . . .
BIAGIO
Marussa, figlia mia,
l'uom è un insiem di carne senza cuor!
MARUSSA
(colpita)
Voi mi portate dunque una sventura?
BIAGIO
Vi reco . .. un dono.
(le dà l’involto)
MARUSSA
(con un grido di dolore e stupore)
Il cuoricino d’or!
BIAGIO
Povera creatura!
Amor d’uomo non dura! . . .
MARUSSA
(sempre gli occhi fissi sul suo cuoricino d’oro)
Non m’ama più!
BIAGIO
(continuando)
. . . Siffatta è là natura
falsa dell’uom che ancor se dice il vero . . .
MARUSSA
Non m’ama più!
BIAGIO
(come sopra)
. . . e sempre menzognero!
Saperne io non volea . . .
MARUSSA
Non m’ama più!
BIAGIO
(come sopra)
. . . ed egli mi dicea:
«Vi dico è buona azione,
che suo padre non vuole! . . . Or sfidar Dio? . . .»
MARUSSA
O mio Lorenzo!
Biagio
(come sopra)
. . . .Questa relazione
non può durar ond’io
mi sciolgo!» —
(con intenzione)
Ma . . . altra cagione
sotto però ci vedo! . . .
Altra ragione, credo! . . .
MARUSSA
(colpita)
Un’altra egli ama? Dite! . . . Un altro amore?
BIAGIO
Ah, gli uomini son falsi e senza cuore!
(Marussa scoppia in pianto e si lascia cader sopra una seggiola)
No, così non piangete!
MARUSSA
Piangere
deh, mi lasciate!
Che scorrano le lagrime!
Ch’io pianga sempre! Sempre! Sempre! Sempre!
BIAGIO
(fra sè)
E’ un brutto imbroglio questo!
Se la cosa si saprà,
dirò, che è stato Menico,
e crederanno! E’ Menico, si sa,
un'uomo avaro, durò e disonesto! —
D'altra parte Nicola è un buon ragazzo,
ed ha le mani pronte . . .
(fa il gesto di adoperare il coltello)
e non vorrei! . . .
Ma, a Luze un po’ di colpa dar potrei!
Io mi commuovo intanto
chè mi fa male il pianto!
Ah, questo è il guaio vil dell'esistenza,
l’avere a dialogar colla coscienza! —
MARUSSA
(pensierosa)
(ricorda colla voce piena di lagrime quella sera
quando Lorenzo per chiamarla alla finestra passava
sotto alla casa sua cantando, la sera che fu con
lui sorpresa da suo padre}
Se passo e non saluto,
lo faccio per la gente
e me ne vo discreto e muto
e fo l'amor secretamente.
. . . Il cuore m’ha rubato!
E cantava! E passava! — Ed io l'udivo!
Ed io correvo a aprir la gelosia!
Era il segnal! — Scendevo nella via!
«Marussa bella mi vuoi far morir . . .
Un’ora d’ansia è tutta una stagione,
ché mi divora la passione
pe’ tuoi begli occhi, e si sa! la prudenza
non può farla tener all’impazienza
del mio destino
che t’ha fatta venir sul mio cammino!»
E poscia? . . . E poscia:
«benedetta bocca!
Cara! Adorata!»
Àllor fu ch’io giurai . . . Ei m’ha, baciata! . . .
Sì! Poscia m’ha baciata sulla bocca.
(Marussa prorompe in un lungo schianto affannoso di pianto)
BIAGIO
(sì avvicina imbarazzato dalla piega che prende
il colloquio suo con Marussa, alla porta e senza farsi
scorgere vi bussa adagio)
(Sarebbe l’ora che venisse Menico!)
MARUSSA
(mostrando il cuoricino d’oro a Biagio)
Vedete, Biagio! . . . Aveva
con questo dono l’anima
di Marussa e l’amor!
L’anima mia teneva
entro al sottile, e fragile
guscio del dono d’or!
Qui v’era la mia vita,
la speme e, dico, l’anima!
Sì, mi sarei dannata,
anche, per lui! Finita
è l’esistenza or dunque!
L’amor m’ha abbandonata!
Lorenzo m’ha lasciata!
BIAGIO
(commosso)
Ah, voi mi fate piangere!
MARUSSA
(con impeto)
Ma bada, Lorenzo, Iddio
punire ti saprà!
Sì, per queste mie lacrime
Iddio ti punirà!
Scena quinta
Menico entra improvvisamente.
MENICO
Marussa piange?! Ohi l’ha fatta piangere?
BIAGIO
(Ero certo! Spiava! Padre amoroso!)
MARUSSA
O babbo, queste lagrime
le piango sol per colpa mia! . . . Ma, padre,
Marussa vostra ora non piange più!
(risoluta si asciuga gli occhi)
Son finite le lagrime!
Vi ricordate babbo, quel disgusto? . . .
Quella tal sera? . . . Chiedo
perdono . . . e pronta ad obbedirvi sono!
M’avete detto: «Sposerai Nicola!?»
Ebbene sia: . . . Nicola sposerò!
MENICO
O mia Marussa!
BIAGIO
Brava, brava! brava!
Voi siete veramente di Dignano!
MENICO
E v’è presentimento! . . . E’ giù Nicola!
BIAGIO
(subito si dà a chiamare urlando:)
O Nicola. Nicola, su salite!
MARUSSA
No, sentite . . .
MENICO
(alla scala)
Nicola!
NICOLA
(di (déntro)
Salgo?
MENICO e BIAGIO
Sì!
MARUSSA
Vado a bagnarmi gli occhi.
Non voglio ch’egli veda queste lagrime!
(corre e si chiude, nella sua camera)
MENICO
(a Biagio)
O come? . . .
BIAGIO
Dirò poi!
Or presto! andate a prendere due amiche
di vostra figlia.
MENICO
Vado!
(corre via mentre entra Nicola)
NICOLA
Son qua!
BIAGIO
E voi
andate presto a prendere i colleghi!
NICOLA
(appoggiandosi al tavolo per la grande commozione)
O ciel! . . . Dunque Marussa? . . .
BIAGIO
Sì!
NICOLA
M’accetta?
BIAGIO
Si — or tosto la promessa
NICOLA
(senza muoversi)
Vo!
BIAGIO
E tacete!
Movetevi!
NICOLA
E Marussa?
BIAGIO
E' la! Ma andate!
NICOLA
(invece di incamminarsi si rivolge alla porta
della camera di Marussa e grida:)
Marussa, v’è un altar . . .
BIAGIO
(cercando di farlo tacere)
A che gridate? . . .
NICOLA
. . . de la vostra stanzetta al limitare,
io . . .
BIAGIO
Siete pazzo?
NICOLA
. . . giuro . . .
BIAGIO
Basta, andate!
NICOLA
(grida)
. . . per la pietà che aveste del mio amore!
(a Menico che entra in quella aiuta Biagio a spingere
fuori Nicola)
BIAGIO
Andate!
MENICO
Andate!
BIAGIO
Andate!
MENICO e BIAGIO
Andate presto!
(Biagio e Menico spingono fuori Nicola)
Scena sesta
MENICO
(sottovoce a Biagio)
Non c’è che dir; siete un grand’uomo
BIAGIO
Presto,
de le cantine vostre il vin migliore!
MENICO
Curioso son! . . .
Biagio
(rapidamente, ma sottovoce)
Seguii Luze e la vidi
dare a Lorenzo l'orecchino d’or;
allor io subentrai e tanto seppi
che come un pazzo . . . Son qua le colleghe!
(entrano due ragazze)
MENICO
(va loro incontro con buon viso e — cosa strana incredibile,
per le due ragazze - anche con buone maniere)
Ah, grazie, e buona sera! . . .
(e le fa entrare in camera di Marussa)
(Biagio intanto accende i lumi sul camino, sulla tavola,
e le candele di un piccolo lampadario ed anche una lucerna
a petrolio, mentre Menico esce e torna con bottiglie di
vino e piatti di crostoli e ciambelle)
MENICO
(disponendo le bottiglie)
Vin di Rosa!
Terrano! Qui il Refosco . . . Poi vin bianco
e vin struccato! . . .
(Biagio va e viene con bicchieri e piatti)
BIAGIO
Tutto è preparato!
(Nicola entra seguito da due suoi amici)
NICOLA
(entrando)
Che colpo pe 'l paese!
BIAGIO
(contrariato da quella notizia)
Avete detto!? . . .
NICOLA
No, l'hanno indovinato!
BIAGIO
Ah, innamorati
nemici del silenzio! . . . (Ed or Lorenzo! . . .)
(crolla le spalle)
MENICO
(picchia alla porta di Marussa)
Marussa, è qui Nicola!
Scena settima
Esce Marussa colle colleghe.
I DUE COLLEGHI
(a Marussa)
Marussa, buona sera.
LE DUE COLLEGHE
(a Nicola)
Nicola, buona sera.
MENICO
Sedete!
BIAGIO
Giù, alla buona!
MENICO
(a Biagio)
E voi pure sedete!
Qui gli sposi! — Ed or bevete!
(Biagio stappa le bottiglie e Menico versa)
(Bevuto il primo bicchiere Biagio lo riempie un’altra
Volta e sollevandolo si alza)
BIAGIO
(sta un po’ pensieroso cercando la rima, poi:)
Alla salute bevo dell’amore,
E ne bevo un bicchier di tutto cuore!
(Gran cozzo di bicchieri ed: Evviva Marussa)
NICOLA
(si leva alla sua volta col bicchiere)
Dico bevendo questa poesia:
Agli occhi belli di Marussa mia!
MENICO
(sottovoce a Marussa porgendole il bicchiere)
A te Marussa, via! . . .
MARUSSA
Non so che dire! . . .
BIAGIO
(si leva da sedere, e in punta di piedi va a
collocarsi dietro a Marussa)
Voi ditegli così: (io suggerisco).
Hai camminato Roma, Franza e Spagna
non hai trovato spada che ti taglia;
ora al coltei che ti feriva, il core
bevi, Nicola bel, bevi al mio amore! . . .
MARUSSA
(alzandosi, con un fil di voce)
Non so che dir! . . . Manca la fantasia! . . .
Bevo e ringrazio! . . Ecco la poesia!
(Grandi evviva e gran cozzo di bicchieri ancora)
BIAGIO
Ed ora alle dimande!
I QUATTRO COLLEGHI
. . . Alle dimande!
NICOLA
(in piedi a Menico)
Qui son venuto colla compagnia
per chiedere Marussa bella a sposa.
Volete farla mia?
E se la fate mia
Marussa bella diverrà mia sposa
presente la galante compagnia.
BIAGIO
(entusiasmato)
Benissimo! Ben detto! Detto bene!
(e beve un gran bicchiere)
MENICO
(si leva)
(cerca schioccando le dita le rime — beve e ribeve -
tossisce - Hum! Hum! . . . e finalmente balbetta
stiracchiando le parole:)
Difficoltà non ho
e, stipulati i patti,
io non dico di no!
(poi impaperandosi)
Anzi questa è davvero un’allegria!
Non fate, complimenti e ancor bevete!
Si fà ben altro per la compagnia! . . .
MARUSSA
(si leva e guardando il concino poi dice risoluta:)
Presente qui la compagnia
dico a Nicola che mi chiede a sposa:
Sì, quel che vuole, sia!
Marussa qui diviene la sua sposa
presente qui la compagnia.
(Ma appena essa ha detto l’ultima parola e la sua mano
si è stretta con quella di Nicola, dalla strada, sotto le
finestre si ode:)
LORENZO
(canta, come usano i dignanesi, delle bottonate contro Marussa)
Il cor ferito m’hai con cento spade
e, i sassi ho tutto intorno insanguinato;
io porto la mia croce per le strade,
tutti sanno che m’hai assassinato.
NICOLA
Che è questo?
MARUSSA
(Ohimè, è Lorenzo!)
MENICO e BIAGIO
(a Nicola cercando di distrarlo)
Via, beviamo! . . .
LORENZO
Ah, maledetta la stagione e il giorno
e il punto in che mi sono innamorato!
NICOLA
(si alza)
Risponder voglio a queste bottonate! . . .
BIAGIO
(L’affare si fa brutto, brutto assai!)
MENICO
(costringe Nicola a sedere)
Lasciatelo gridare
quante vuol bottonate! . . .
Quando udite, ragliare
un somaro, che fate?
LORENZO
Ah, maledetto quando andavo intorno
a tue mura modesto e consolato!
E di' a tuo padre vile che ti vende
che già su lui l’ira del ciel discende!
MENICO
(fuori di sè dall’ira)
A me!
MARUSSA
(Sei tu che m’hai assassinato!)
MENICO
O vagabondo, ozioso! . . . ora t’aggiusto!
(leva di tasca una manata di soldi, e barcollando pe 'l
vino bevuto, va alla finestra e la getta a Lorenzo e chiude
con tanta forza la finestra che i vetri si spezzano)
LORENZO
Sii maledetto, uomo senza fede,
anima vil che a Cristo più non crede . . .
MENICO
A me del senza fede? Ah, scellerato!
(Prende un bastone e si precipita fuori — con lui, escono confusamente
e rabbiosamente Nicola e i due colleghi).
MARUSSA
Àh, padre, per pietà! Deh, lo fermate!
(e si affaccia come pazza alla, finestra, urlando fra le
grida tumultuose della via)
Ah, fuggi, ti scongiuro, o mio Lorenzo!
Ah, fuggi, la tua vita cara salva!
No! . . . No, crudeli! . . . Fuggi! Fuggi! Fuggi!
(Fuori alte suonano le voci di tutti e Marussa cade senza
sentimento fra le braccia delle amiche)
Cala rapidamente la tela.
ATTO TERZO
Scena prima
La camera di Marussa.
Marussa ha già indossata la gonnella e il corpo
della veste nuziale; tutto il rimanente del suo abbigliamento
nuziale; il velo, i fiori ecc. sta disposto sul suo lettuccio.
La camera di Marussa ha due entrate, una al
fondo e si suppone metta alla stanza nella quale si è
svolto l’atto secondo, cosicché, dall’uscio aperto, possa il
pubblico avvedersene; l’altra lateralmente. Una finestra
vi dà luce. Il lettuccio modesto ha cortine di mussola
bianca, la sua coperta pure è bianca; tutto è di una
sorprendente bianchezza e nitidezza. Poche sedie — una
tavola — un canterano e uno specchio appoggiato alla
finestra.
All’alzarsi della tela Marussa è seduta avanti allo
specchio, e sta adattandosi il conciero.
(Si picchia all’uscio laterale)
MARUSSA
Ohi batte?
LUZE
(la voce)
E’ Luze!
MARUSSA
(correndo ad aprire)
Luze! . . . Tu? . . . Sei tu? . . .
(Marussa rinchiude ancora l’uscio)
LUZE
Io t’ho trapunto un nastro di mie mani,
e l'ho portato. Vedi?
(mostra un involto e ne leva fuori un nastro bianco)
MARUSSA
Oh, come è bello!
LUZE
E’ tradizione antica
è nostro vecchio rito,
ad una cara amica
che si prende marito,
donar trapunto un nastro
con una stella e un fiore.
«Bellezza» dice l'astro
e il fiore dice. «Amore».
MARUSSA
(con immenso sconforto)
La mia bellezza? . . . Guardami!
Ve’ come son distrutta! . . .
Ho l'occhio stanco
dal lungo pianto.
Morto è l'amore e la bellezza muore.
Ma dimmi, Luze, da parecchi giorni
a me non vieni.
LUZE
E' ver! . . . Da molto tempo
a te non son venuta.
MARUSSA
Mi sovvengo . . .
dal dì di mia fidanza! . . .
LUZE
Fu tuo padre!
MARUSSA
Mio padre?
LUZE
Sì . . . mi ha preso a lavorare
là nei suoi prati, onde randagia più
non vado al Prostimo per erbe e fori! . . .
Lavoro e canto
tutto il dì e alle pecore
sto a guardia. Io son felice! — Stamattina
però celatamente son fuggita. ---
E’ il giorno di tue nozze e son venuta
a offrirti della Luze un picciol dono.
Poscia pe 'l còrtitetto e inosservata
(indica la porta laterale)
via me ne torno . . . T’ho veduta . . . e addio!
MARUSSA
No — non lasciarmi! Ho a chiederti un favore.
LUZE
Parla!
MARUSSA
L’ultimo giorno è questo
di mia libera vita . . .
D’altri sarò fra poco!
D’altri cosa divengo!
La libertà è finita!
(accennando verso la stanza, nel fondo)
Ascoso in sacr loco,
là, nell’umile altare,
un picciol dono tengo
ch’io devo ritornare.
LUZE
(sorpresa)
Un dono?
MARUSSA
Attendi!
(Apre guardinga l’uscio)
LUZE
Un dono?
MARUSSA
Di Lorenzo!
LUZE
Un dono di Lorenzo! Un orecchino? . . .
MARUSSA
Sì — un orecchino d’or! . . . Or come sai? . . .
LUZE
Lorenzo il riebbe già! . . . Non ti ricordi?
Dì, non ti ricordi più?
Me l’ha recato
Biagio . . . e a Lorenzo l’ho portato io stessa
ed ei m'ha ritornato . . .
(Marussa si fa tutta bianca. Vorrebbe parlare ma l’affanno
è in lei così forte che non può aprir bocca. —-
Tutta tremante e nello stesso tempo agitata essa piglia
una sedia corre all’aitare, e prendendo tra le mani la
statuetta della Madonna, vi cerca l’orecchino che non
trova. Allora rimette la statuetta a suo posto e rientra)
MARUSSA
Ah, fui tradita!
(Dapprima rimane come attonita poi scoppia in un dirotto
pianto. Luze corre a lei, Marussa si abbandona
commossa nelle sue braccia. Ad un tratto essa, si scuote
e chiude l’uscio a chiave)
MARUSSA
(sottovoce)
Luze, m’ascolta! — E' Dio che t’ha mandata!
Comprendi? Io fui tradita!
E la dolcezza dell’amor fu pianto
per me che non sognai altro che Amor.
LUZE
Il sogno della vita per noi fu ricamato
con tristezza infinita - da le più oscure stelle.
Vedi, Marussa, anch’io che t’amo tanto
contro di te fui mano del destino.
MARUSSA
Luze, sorella mia,
prima che il core dal destin sia franto
prima che il mio destin compia la via
aiutami ch’io viva nel mio sogno
io che vivendo non sognai che Amor!
LUZE
No! tu non chiedi invano
aiuto a me che vissi nel dolor . . .
Tu che per me fosti pietosa e buona
chiedimi il cuore e ti darò il mio cuor.
MARUSSA
Taci! . . . Qualcun sale le scale! . . . Taci!
(Le due donne rimangono mute)
NICOLA
(di dentro, dalla porta nel fondo, picchia)
Marussa bella!
MARUSSA
Chi è?
NICOLA
Nicola sono!
MARUSSA
Mi vesto!
NICOLA
Gli invitati giù vi aspettano
e sopra tutti poi io aspetto, — o amore!
(si sentono le voci anche di Biagio e Menico e insieme
dalle stanze di sotto, voci di invitati: Marussa bella!)
MARUSSA
(a Luze sottovoce)
Vanne a Lorenzo, Luze!
LUZE
Tosto! . . .
MARUSSA
E digli
«Vien, Marussa ti vuole!».
LUZE
Lo dirò!
MARUSSA
Poi cautamente qui lo guida . . .
(accenna alla porta per la, quale è entrata la Luze)
LUZE
Sì.
MARUSSA
. . . per quella via che t’ha menata a me.
(Luze esce)
Scena seconda
MARUSSA
Qual presagio funesto
ad un tratto m’assale
e l’anima mi turba e mi sgomenta?
Lorenzo forse non mi ama più!
Ah no! Luze l’inganno gli dirà
e qui con lui verrà.
Io gli dirò: Lorenzo, o mio Lorenzo
fummo ingannati, ma in cuor suo
Marussa sempre ti amava, sempre,
e ti ama ancora.
E Nicola? Che dir potrò a Nicola?
Lorenzo egli odia e Dio sa qual vendetta
di noi, del nostro amore far vorrà.
(Si rifugia sotto l'immagine della Madonna)
Madonna, mia madonna,
ascolta la mia voce
di quest’angoscia atroce
deh, muoviti a pietà;
L’affranta anima mia
conforta, o Madre pia.
E già con dolce tregua
nell’umile preghiera
che a te s’innalza e spera
l'angoscia mia crudel
al raggio si dilegua
che mi giunge dal ciel.
Scena terza
NICOLA
(di fuori)
Marussa a che ti attardi?
Presto, fanciulla mia, che si fa tardi!
(Marussa rapidamente si spettina, togliendosi febbrilmenteil
conciero; i capelli le cadono disordinatamente
sulle spalle e così va con calma ad aprir l’uscio di fondo,
in apparenza sorridente)
MARUSSA
(a Nicola e a Biagio che irrompono nella Stanza)
Sto tutta spettinata!
NICOLA
(sorpreso di non vederla ancora vestita)
Ancora!
BIAGIO
(a Nicola)
Pazienza! Ah questi sposi! . . .
NICOLA
E in chiesa aspettano!
BIAGIO
(crolla le spalle)
Via venite! Lasciatela vestire!
(cerca di trascinar via Nicola)
Giù intanto canteremo una villotta.
NICOLA
(a Marussa)
Marussa bella, appena siete pronta,
Chiamatemi! Io primo vo’ vedervi! . . .
Mi chiamerete?
(lottando contro Biagio, che cerca di trascinarlo via)
MARUSSA
Sì, vi chiamerò!
(Biagio trascina via Nicola, Marussa chiude l’uscio,
poco dopo entra Luze dall’altro uscio)
Scena quarta
LUZE
Ecco, Lorenzo è quì!
(Marussa accorre - entra Lorenzo - Marussa abbraccia
la Luze e la bacia. Luze commossa le restituisce il
bacio ed esce)
MARUSSA
Lorenzo, l'orecchino che mi hai dato,
siccome un sacro voto, aveva ascoso
a quell’altare, a piè della Madonna.
Ma l’han sorpreso e l’han di là rubato,
poi, con menzogna vile, il nostro amore,
la nostra fede, tutto han calpestato.
Ma sull’infamia umana guarda Iddio,
e Iddio in quest’ora la bugia sbugiarda;
Marussa tua credeasi abbandonata
da te, Lorenzo! Eppur non ha cessato
d’amarti mai! . . . Marussa t’ama sempre!
LORENZO
(che dapprima cupo, a poco a poco è passato
dalla sorpresa e dall’ira alla calma, guarda con tristezza
Marussa - poi:)
Guarda, Marussa! Era per te e per me! . . .
(leva un coltello)
MARUSSA
. . . Oh! mio Lorenzo! . . .
(si guardano muti)
LORENZO
Quanto abbiam sofferto!
MARUSSA
E quante lagrime!
LORENZO
Tuo padre e stato? . . .
MARUSSA
E fu crudele! . . .
LORENZO
E Nicola? . . .
MARUSSA
Non so!
LORENZO
(con impeto è con un gesto violento di minaccia)
Si, per averti sua!
MARUSSA
Non so!
LORENZO
E' cosi!
MARUSSA
Non torturarti, deh, con mal pensiero!
Già l’ora della chiesa si avvicina . . .
Dimmi che dobbiam far?
LORENZO
(rimane muto)
MARUSSA
Fuggire.
LORENZO
Sì.
MARUSSA
Dove?
LORENZO
Non so!
MARUSSA
Io ti seguo dovunque! . . . ove vorrai! . . .
LORENZO
Io non voglio fuggir! Contro l’inganno
io sogno la vendetta!
MARUSSA
No, solo amore il tuo pensiero sia!
Fuggiam - fuggiamo! —
Fuggiam lontano
lungi dall’odio umano!
Fuggiam la casa mia
dove alberga il dolore!
Tu mi terrai stretta al tuo petto
ed io sovra il mio cuor ti terrò stretto.
Così abbracciati avremo patria il mondo;
avremo casa il cielo,
nell'immenso desìo
talamo i prati
e a difesa, del nostro amore Iddio!
LORENZO
Io non vedo la pace! — Io sento l’odio!
Perchè fuggire?
così bella è Dignano . . .
e così bello è amare
sotto il cielo natio.
MARUSSA
Ameremo lontano . . .
sotto gli occhi di Dio,
pensando, al nostro cielo
languenti di desìo.
LORENZO
Perchè, un inganno vile
fu teso al nostro cuore
dovrem fuggir lontano
verso un ignoto ciel? . . .
Marussa! se fuggiam tutto si oscura,
colpa divien l’amore
per tutti quelli cui sorride in core,
la vergogna degli altri
piangenti per l’angoscie del dolor!
MARUSSA
Che vuoi tu fare?
LORENZO
Chiama Nicola e tutto a lui disvela!
MARUSSA
Questa è la via!
LORENZO
Io qui m’ascondo, e tutto ascolterò.
Nicola è un uom che ha cuore
Sarai libera ancora,
e libera il tuo amore
darai a chi ti adora.
MARUSSA
Oh! t’à ispirato Iddìo, anima mia!
MARUSSA
(Marnssa va ad aprire l’uscio, di fondo, e chiama)
Nicola!
LORENZO
(si nasconde dietro alla tenda)
NICOLA
(di dentro)
O mia Marussa!
MARUSSA
Su venite!
(Ritta, immobile, gli occhi all’uscio di fondo, sta essa
ad aspettare Nicola, lo sguardo pieno di energia e risolutezza)
Scena quinta
(Nicola entra con grande slancio, ma veduta Marussa svestita e
scarmigliata si ferma sorpreso)
NICOLA
Marussa, ancor non siete
abbigliata? E disciolti i bei, capelli
ancora avete?
MARUSSA
Venite qui Nicola,
bisogna ch’io vi parli
e che voi m’ascoltiate!
(Nicola va a chiudere l’uscio, Marussa va al letto e ne
stacca dalla parete l’immagine di un crocifisso —
accende due candele e ve le pone a lato sul tavolino)
MARUSSA
Sovra codesta immagine,
giuratemi Nicola
che voi risponderete a quanto chiedo!
NICOLA
Lo giuro!
MARUSSA
Sulla vita,
che voi direte il vero!
NICOLA
No sulla vita! E’ ancora poca cosa!
Io giuro sul mio amore!
(Stende la mano e giura)
MARUSSA
Quando m’avete a moglie dimandata,
ditemi, sapevate che con altri
amoreggiavo ed eromi impegnata?
NICOLA
Sì lo sapevo! . . . Ed era il cruccio mio!
Mi torturavo tutto il dì; la notte tutta
piangevo e bestemmiavo Iddio!
MARUSSA
E come avvenne, ditemi, Nicola,
ch’io allor troncassi tutto con Lorenzo
e a un tratto vi donassi mia parola?
NICOLA
Biagio mi disse che Lorenzo aveva
un altro amore . . . e voi per l’oro solo
e a scopo della dote vi teneva.
MARUSSA
Or bene, hanno, mentito . . .
Egli mi amava ed era riamato
E, come Dio mi vede, con l'inganno
A voi mi hanno gittata senza amore!
(si getta ai piedi di Nicola)
Pei morti vostri e la vostra pietà . . .
per l’amor che voi dite mi volete,
Nicola, la parola mi rendete!
Deh, ridonate a me la libertà! . . .
NICOLA
Voi m’uccidete! Ah la crudel sentenza
della mia, morte esce dal labbro vostro!
Tutta la vita mia per questo giorno . . .
Sol per quest’ora tanto desiata . . .
per quest’amor che tante lacrime,
torture e notti insonni m’è costato . . .
e allor ch’io già le braccia apro all’amore
egli mi fugge tutto è una menzogna!
MARUSSA
E, dite, il mio Lorenzo non ha pianto?
Non gli hanno tratto il sangue dal suo cuore?
Non l'hanno dilaniato atrocemente?
NICOLA
Lorenzo, voi mi dite? È questo nome
voi mi gettate in volto? Ma Lorenzo
ebbe un dì almen felice nella vita!
Insieme
NICOLA
L'odio di lui m'accieca! E giuro . . .
MARUSSA
Ah no!
NICOLA
Oh sì, giuro . . . per la vita mia sarete!
(stende la mano sovra il crocifisso)
LORENZO
(esce fuori dalla tenda)
Per la vita dicesti e sia la vita!
NICOLA
(tornato calmo)
Tu ci ascoltavi dunque . . .
(guarda Marussa e sorride mestamente)
E sia la vita! . . .
Morir per te, bella Marussa, è dolce! . . .
(e si leva di dosso il corsetto (la giacca) rimanendo in manica di camicia poscia
dalla tasca dei pantaloni tira fuori un coltello. Lorenzo lo imita freddamente)
MARUSSA
No, crudeli, m'udite . . . odi Lorenzo!
Nicola! . . . Deh! . . . Vi prego come il dio
si prega! . . . Non m'ascoltano! . . .
(Lorenzo e Nicola si attaccano)
MARUSSA
(il terrore s'impossessa di lei)
Ho paura!
(con raccapriccio distoglie gli occhi dalla terribile scena e afferrato il crocifisso si
getta disperatamente in ginocchio)
INVITATI
(si sente il violino di Biagio e le voci degli invitati che cantano questa villotta:)
E dicon che quest'oggi si disposa
il fior della giunchiglia colla rosa.
Che si marita dicon tutt'intorno
te che hai tanto sofferto e se il dio
che l'umane miserie allieti, io supplico
nel nome di Maria, la santa vergine,
pietà! Pietà! Pietà del cruccio mio! . . .
La luna immacolata e il re del giorno.
Viva Nicola e sua Marussa bella!
Oggi di lor soltanto si favella.
Cala rapidamente la tela; a tela calata si ode un grido terribile di
Marussa e ad un tratto cessa l'allegra villotta.
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Ultimo aggiornamento 2 dicembre 2025