Aristide, RV 698
Intermezzo teatrale in un atto
Testo del libretto
SCENA PRIMA.
Cortile Reale con Fontana.
Aristide, e Carino che dorme.
Aristide
Sei amor, sei timor tu che mi guidi
Nell'empia Reggia a riveder la Sposa?
Mille della sua fede
Prove mi diè. Ma prigioniera oppressa
Temo, che la sua fè non sia la stessa.
Scoprasi dunque . . . Ma che miro! Al suolo
Prosteso il Servo mio riposa in pace!
Ehi Carino, Carino.
Carino
Chi mi sveglia? Il Demonio! O me meschino!
Aristide
Perche fuggi così?
Carino
Ahi che mi sento
L'anima distillar per lo spavento.
Aristide
Non mi conosci ancor? Son io pur quello . . . .
Carino
Vattene per pietà Demonio fello.
Aristide
Son pur quel tuo Padron . . . .
Carino
Il mio Padrone
E' Aristide di Grecia, e non Plutone.
Aristide
Aristide son io.
Carino
Lasciate un poco
Che meglio vi contempli. Agl'occhi, al naso,
Alle spalle, alla vita, ai piedi, al tergo,
Alla voce senzʼaltro io vi discerno.
Adunque morto siete,
E lo spirito vostro andò all'inferno.
Aristide
Nò, che vivo son io.
Questi neri colori
Son da me finti ad arte.
Carino
Per qual cagion?
Aristide
Per iscoprir la fede
Della Consorte mia.
Carino
Male, malissimo.
Vi ponete Padrone a un gran cimento
Chi sapere, e veder troppo desia
Spesso discopre quel, che non vorria.
Aristide
Dimmi sei noto al Re?
Carino
Sì mi conoscе
Per un Servo d'Arsinoe.
Aristide
Eccolo appunto.
Guarda non mi scoprir, con la tua morte
Pagaresti il delitto.
(si ritira.)
Carino
Non temete Signor, ch'io starò zitto.
SCENA SECONDA.
Xerse, e detti.
Xerse
Se il belvolto d'Arsínoe io mi rammento,
Ardo d'amor. Ma se sovvienmi, ch'ella
Moglie è di quel per cui vacilla il Regno
S'accende nel mio cor l'ira, e lo sdegno.
Che farò? Sì, risolvо
Bearmi in lei pria che tramonti il giorno.
Ma vuò che il Reggio affetto
A me sia di piacere, a lei di scorno.
Carino.
Carino
Signor Sire,
Che comanda da mè?
Xerse
Tu questo foglio
Recca ad Arsinoe.
Carino
Oibò.
Xerse
Come!
Carino
Non voglio
Che mi venghi sul dorso un qualche imbroglio.
Xerse
Prendilo temerario. Io vuò che tosto
Ad Arsinoe lo porti,
O incontrerai nel mio furor la morte.
Carino
(a parte.)
Carino meschinello,
Ora sei frà l'incudine, e il martello.
Xerse
Rissolviti, se nò . . . .
Carino
Signor lo prendo.
Di già far il Mezzano
E' l'uso, familiar del Cortigiano.
Xerse
Alla Donna superba
Dirai, che se sottrarsi
Pensa dal mio volere, in van lo spera,
Ch'io son Re vincitor, lei prigioniera.
Dille ch'io sono amante,
Ma che son vincitor,
Che adoro il suo sembiante,
Ma tema il mio furor,
Che posso, e voglio.
Dille che a mia grandezza
Sua feminil fierezza
E' lieve scoglio.
Dille ecc.
SCENA TERZA.
Aristide, Carino.
Carino
Oh maledetto intricо!
Aristide
A mè quel foglio.
Carino
No per amor del Cielo
La mia vita è in periglio.
Aristide
Servo indegno, infedel, con questo ferro
Esanimarti io voglio.
Carino
Per pietade la vita, eccovi il foglio.
Aristide
Infelice, che intesi!
Ama la sposa mia Xerse crudele,
E con la forza ardisce
Violentarla il superbo! Eterni Dei
Giuro di vendicar gl'oltraggi miei.
Con questa spada
Farò che cada
L'empio inumano
Barbaro Re.
Voglio svenato
Quel dispietato,
Che levar tenta
La sposa a mè.
Con ecc.
SCENA QUARTA.
Carino, poi Bellide.
Carino
Il Padron da una parte, ed io dall'altra,
Il mio paziente umore
Punto non si confà col suo furore.
Bellide
Quel giovine garbato ei dove andate?
Carino
Dove che il Re mi manda,
Ma con lei restarò se mel comanda.
Bellide
Siete molto gentil.
Carino
Tutto per lei.
Bellide
Avete Moglie?
Carino
Nò, ma la vorrei.
Bellide
(Come a genio mi và.)
Carino
(Quanto mi piace.)
Bellide
Questo appunto sarebbe il mio bisogno.
Carino
Vorrei dirli che l'amo, e mi vergogno.
Bellide
Perche state sì muto?
Carino
Io non ardisco,
Per altro . . . .
Bellide
Via parlate.
Carino
Se il genio mio non fosse troppo ardito
Esser vorrei.
Bellide
Che cosa!
Carino
Il suo Marito.
Bellide
Volesse pur il Cielo,
Che indegna non foss'io di tanto onore
Ma temo, che di me prendiate gioco.
Carino
Io Signora per voi son tutto foco.
Nel fissarmi in quel bel viso
Fui colto, ferito, ed ucciso;
Ardo, smanio, sudo, e tremo,
Vorrei, ma temo;
So che non merito
Chieder non sò.
Bellide
Chiedete pur chiedete
Io son di buone viscere
Tutto concederò quel che volete.
Carino
Chiedo la vostra mano.
Bellide
Eccola pronta.
Carino
Dunque son vostro Sposo.
Bellide
Io vostra Sposa.
Carina
Oh felice successo.
Bellide
Oh bella cosa.
Carino
Ma non vorrei, che queste vostre viscere
Che furono per me tanto amorose
Fossero in simil guisa altrui pietose.
Bellide
Mi meraviglio. Non son'io di quelle
Che prendono Marito
Per goder libertà. Son Donna onesta
Porterete il mio onor sopra la Testa.
Carino
Bene così mi piace.
Bellide
Sarem d'accordo.
Carino e Bellide
E si godremo in pace.
Bellide
Son tutta giubilo
Per il contento.
Carino
Nelle mie viscere
La gioja io sento.
Carino e Bellide
Andiamo a pascere
Il nostro amor.
Bellide
Via che si suonino
Violini, e Flauti.
Carino
Via che si tochino
Violette, e Cembali.
Bellide
Trombette, e Timpani.
Carino
Corni, Oboè.
Carino e Bellide
Che ci accompagnino
Un Minuè.
SCENA QUINTA.
Arsinoe, Cireno, poi Aristide.
Arsinoe
Lasciami traditor.
Cireno
Resisti in vano.
Arsinoe
Dove pretendi indegno
Guidar un'infelice?
Cireno
Al Rè che t'ama.
Arsinoe
In van Xerse lo spera,
E tu lo speri in van crudo Ministro.
Cireno
Tuo mal grado verrai.
Aristide
(a parte.)
Numi, che veggo!
Arsinoe
Pria di mancar di fede
Ad Aristide mio farò di morte.
Aristide
(a parte.)
Oh bella fedeltà cara Consorte.
Cireno
Superba al braccio mio . . .
Aristide
Lasciala indegno.
Cireno
Temerario chi sei?
Aristide
Alla tua voce
Risponderà il mio brando.
(s'attaccano.)
Arsinoe
Numi del Cielo a voi mi raccomando.
(si ritira.)
Cireno
Questo colpo ricevi.
Aristide
Ahi cruda sorte!
(cade.)
Cireno
Chi provoca Cireno abbia la morte.
Ma la donna dov'è? Fuggì, disparve,
Rinvenirla saprò. Xerse l'adora,
Ma l'amo al pari anch'io,
Onde voglio in un punto
Al suo core servir, dar pace al mio.
Son Vassallo, e son amante
O' divisi col Regnante
Per colei gl'affetti miei,
E sospiro anch'io mercè.
Fan contrasto entro il mio core
Il dovere con l'amore
La passion con la mia fè.
Son ecc.
SCENA SESTA.
Arsinoe, Bellide, Aristide.
Arsinoe
Partì l'indegno, ed il meschino al suolo
Cadde per mia cagion; chi mai l'indusse
All'opra generosa? Ecco opportuna
Bellide a me sen vien. Fida compagna
Delle sventure mie, soccorri questo
Ch'or si muore per mè.
Bellide
Cieli che miro!
Zitto Padrona mia gettò un sospiro.
Arsinoe
Vanne; da quella Fonte
Le fresch'acque raccogli
Aspergi il volto suo. Chi sà? potrebbe
Risvegliarsi così.
Bellide
Dove si tratta
Di far la carità
Donna di me più pronta non si dà.
Arsinoe
Volesse il Ciel, che ritornasse in vita
Colui, che l'onor mio
Generoso difese.
Bellide
Eccovi un nappo
Pieno d'aqua gelata.
Arsinoe
Via l'opera compisci.
Bellide
Oimè mi sento
Nel mirarlo si brutto un gran spavento.
Arsinoe
Via non temer, non ti starò lontana.
Bellide
Par il Diavolo proprio in forma umana.
Arsinoe
Eh Bellide corraggio.
Bellide
Che mai sarà ? Le Donne per natura
Del Diavolo non sanno aver paura,
Ecco li bagno il Volto.
Poverin, poverino
Par che respiri un poco,
Oh che acqua prodigiosa!
Voglio, quando è così crescer la dose,
Ma che veggo! Signora, oh che portento!
Si rischiara il color dal lato manco.
Il volto è mezzo nero, e mezzo bianco.
Arsinoe
Qualch'inganno tem'io. Finti colori
Saranno quelli al certo.
Oime!
Bellide
Sentite,
Ch'egli respira forte.
Aristide
Chi mi toglie alla morte?
(s'alza.)
Arsinoe
Alla voce, all'aspetto, ancor che informe
Aristide mi sembra.
Bellide
Al certo è desso.
Arsinoe
Oh felice avventura!
Bellide
Oh bel successo!
Aristide
Che mirate ochi miei! Quest'è la Sposa.
Arsinoe
Sì bel!'idolo mio
La tua Sposa son'io, sì quella sono,
Che costante al tuo amor ricusa un Trono.
Aristide
Cara ti stringo al seno.
Bellide
Al giorno d'oggi
Credetemi Signor è una gran sorte,
Ritrovar fedeltà nella Consorte.
Aristide
Ma chi a te mi scoprì?
Arsinoe
L'acque del fonte,
Onde asperso tu fosti
Ti scolorino in parte.
Bellide
Eh non v'è male.
Sembrate un mascheron di Carnovale.
Aristide
Oimè che sia! se discoperto io sono
Xerse m'ucciderà. Lascia ch'io vada
Il volto a colorir.
Arsinoe
Potrai lasciarmi
Nel periglio così?
Aristide
Frà brevi istanti
Ritornerò. Non dubitar; destino
In questo giorno istesso
O liberarti, over morirti appresso.
Arsinoe
Ma la ferita tua . . .
Aristide
Più non la sento,
Non temer sarà lieve;
Arsinoe addio; si rivedremo in breve.
(parte.)
SCENA SETTIMA
Arsinoe, Bellide.
Arsinoe
Misera che sarà?
Bellide
Non v'affliggete,
Già per marito avete
Un bravo Greco valoroso, e scaltro,
E se questo mancasse
Ne trovarete in breve tempo un'altro.
A una Donna spiritosa
Non può mai mancar marito
Sol chi fà la schizzignosa
Suol morir con appetito
Chi stà troppo susciegata
Disprezzata ogn'or sarà.
La catena altrui soave
E' l'usar finezze a tempo,
Ma chi stà sempre sul grave
Odio solo imprimerà.
A una ecc.
SCENA OTTAVA.
Arsinoe sola.
Arsinoe
Ah se mi toglie il Cielo
La dolce compagnia del caro Sposo
Tolgami ancor la vita,
Egli dell'amor mio, fù il primo oggetto,
Ei l'unico sarà mio dolce affetto.
Tortorella a cui tolse la morte
L'infelice diletto Consorte,
Finche il duolo riserbala in vita
Piange sempre, ne più si marita,
Per serbar al suo Sposo la fè.
Idol mio, se di te resto priva
Finche vuole il destino, ch'io viva
Più conforto al mio core non v'è.
Tortorella ecc.
SCENA NONA.
Atrio Magnifico con Archi, e Statue.
Bellide, e Carino.
Bellide
Maritino mio caro
Or che uniti si siamo in Matrimonio
Non vuò più che serviamo,
La vita del servir troppo è stentata,
Non conferisce a gente maritata.
Carino
Ma come viveremo?
Bellide
Oh che ignorante!
D'una Donna industriosa sei Marito,
E puoi temere, che ti manchi il Vitto?
SCENA DECIMA.
Xerse, Guardie, e detti.
Xerse
Olà.
Carino
Bellide ajuto.
Xerse
Dimmi recasti il foglio?
Carino
Signor sì, Signor nò (che brutto imbroglio)
Xerse
Ad Arsinoe, fellon non l'ai recato?
Carino
Dirò la verità mi fù rubato.
Xerse
Servo indegno morrai. Tosto uсcidete
Miei custodi il ribaldo:
Carino
Aimè meschino.
Bellide
Temerarj jnsolenti
Se alcuno farà oltraggio a mio Consorte
Saprò con le mie man darvi la morte.
SCENA ULTIMA.
Arsinoe, Cireno, e detti, poi Aristide.
Arsinoe
Sire pietà.
Cireno
Signore
Costei resiste ardita.
E superba t'oltraggia, e ti disprezza.
Arsinoe
Difendo l'onor mio.
Xerse
Tanta fierezza?
Inutile sarà. Se non consenti
Soddisfar le mie brame
Prosontuosa morrai.
Arsinoe
Ma la sua morte
Cara ti costerà.
Xerse
Che miro! Incauto
Nella mia Reggia stessa
Vieni Vittima indegna al sagrifizio?
Aristide
Venni barbaro, venni
Dalle tue insidie a liberar la sposa.
S'altra via non mi resta
Per salvar l'onor mio, che la sua morte
Per le mie mani stesse
La mia Sposa morrà. Sazzia crudele
L'ira nel sangue mio
Uccidimi se vuoi, ma nell'onore
Non m'oltraggiar.
Xerse
Cotanto
A te preme la sposa, e l'onor tuo?
Aristide
Si; darei per entrambi e sangue, e vita.
Xerse
Questa sola cagion quì tì condusse?
Aristide
A costo ancor di mio periglio estremo.
Xerse
Và che degno tù sei
D'una sorte miglior. Chi vide mai
Tant'amor, tanto zelo
Per l'onor, per la sposa? Un raro esempio
Tù sei de maritati. Un raro esempio
Alle spose sarà la tua Consorte;
Che sì facil non è come si crede
Una moglie trovar di tanta fede.
Carino
Il Rè per quel che io sento è molto scaltro.
Bellide
Il Rè deve saperne più d'ogn'altro.
Aristide
(a Xerse.)
Che risolvi perciò?
Xerse
Si bella copia
Io disunir non voglio
Itene pur felici,
Bastami sol per ricompensa al dono,
Che assicuri la pace a questo Trono.
Aristide
Io della grazia in nome
Un'eterna amistade oggi prometto.
Cireno
Io, che provai nel petto
Per Arsinoe fedel fiamme d'amore
Con l'esempio del Rè smorzo l'ardore.
Aristide
Vjeni sposa diletta.
Arsinoe
Al sen ti stringo.
Xerse
Amici, andiamo al Tempio,
E sia la vostra fede altrui d'esempio.
Tutti
Viva la pace d'amor giocondo,
Che non v'è al Mondo
Gioia maggior.
Viva la pace, viva l'amor.
In noi s'accenda la bella face
Del Dio Cupido
Costante, e fido
Viva la pace, viva l'amor.
FINE.
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Ultimo aggiornamento 13 aprile 2026