Glossario



Quartetto per archi n. 1, op. 7, BB 52, SZ 40

Musica: BÚla Bartˇk
  1. Lento
  2. Allegretto
  3. Allegro vivace
Organico: 2 violini, viola, violoncello
Composizione: 27 Gennaio 1909
Prima esecuzione: Budapest, 19 Marzo 1910
Edizione: Rˇzsavőlgyi & Tßrsa, Budapest, 1910

Guida all'ascolto (nota 1)

I sei Quartetti di Bartˇk sono un momento fondamentale nella storia della musica della prima metÓ del Ventesimo secolo, accanto a quelli dei compositori della Scuola di Vienna: ma mentre le composizioni per Quartetto d'archi di Sch÷nberg - e ancor pi¨ quelle di Berg e Webern - non costituiscono un gruppo compatto, i Quartetti di Bartˇk rivelano, pur nella loro diversitÓ, una grande omogeneitÓ e coerenza. Inoltre ognuno di loro marca una tappa nell'evoluzione del linguaggio di Bartˇk, segnando un percorso coerente lungo pi¨ di trent'anni e intessendo una fitta rete di somiglianze e relazioni con le altre partiture di Bartˇk.

Tutta l'evoluzione del linguaggio di Bartˇk pu˛ essere tracciata sulla base dei suoi sei Quartetti: la fase della presa di distanza dal post-romanticismo nel primo, la fase espressionista nel secondo, la fase della ricerca pi¨ audace e della concentrazione estrema nel terzo, l'adozione della forma ad arco (cinque movimenti disposti in modo concentrico) nel quarto, la fase del riavvicinamento alla tonalitÓ nel quinto, infine il momento del doloroso distacco dall'Ungheria nel sesto (un settimo quartetto rest˛ allo stato di progetto). Non Ŕ un caso se Beethoven torna spesso come un paragone ineludibile nei discorsi sui Quartetti di Bartˇk, perchÚ i Quartetti sono dei gradini ineludibili per giungere alla comprensione dell'arte di questi due musicisti, ma anche perchÚ nessun altro gruppo di Quartetti posteriore a Beethoven propone un cosý audace rinnovamento della struttura di questo genere.

Il Quartetto n. 1 op. 7 fu probabilmente abbozzato giÓ nel 1907 ma il vero e proprio lavoro di composizione inizi˛ nel 1908 e fu terminato il 27 gennaio 1909. La prima esecuzione ebbe luogo a Budapest il 19 marzo 1910 col Quartetto Waldbauer-Kerpely, che sarebbe poi diventato un convinto sostenitore di Bartˇk e KodÓly. La qualitÓ altissima della scrittura quartettistica di Bartˇk giÓ in questa sua prima prova si spiega con l'esistenza di tre precedenti Quartetti, che l'autore non inserý mai nel suo catalogo ufficiale, considerandoli semplici esercitazioni. Prima opera importante d'un compositore di ventisette anni, questo Quartetto rappresenta una chiave di volta nella produzione di Bartˇk, realizzando una sintesi dell'ereditÓ beethoveniana e allo stesso tempo proiettandosi verso il futuro. Bartˇk fa riferimento a Beethoven come suo unico antecedente nel campo del Quartetto, anche se si possono scorgere Wagner e Richard Strauss dietro il suo cromatismo e Reger dietro la densitÓ del suo contrappunto. Si avverte anche qualche traccia della recentissima scoperta di Debussy, che Bartˇk aveva ignorato nel suo viaggio a Parigi (1905) e che gli era stato rivelato in seguito dal suo amico KodÓly. Prescindendo dalle brevi transizioni, i tre movimenti di questo Quartetto compiono una graduale accelerazione (Lento - Allegretto - Allegro vivace) con una traiettoria spesso paragonata a quella del Quartetto op. 131 di Beethoven. Un altro elemento che avvicina questi due Quartetti Ŕ il loro inizio con un passaggio fugato, il cui soggetto Ŕ diviso tra i due violini. Pur prendendo spunto dall'esempio beethoveniano, Bartˇk lo adatta alle sue preoccupazioni del momento, utilizzando nelle prime due battute e mezza tutti i dodici suoni del totale cromatico. Un lungo "divertimento" basato su un ritmo sincopato segue questa esposizione fugata e introduce una nuova sezione, in cui emerge una melodia in tempo rubato. Oscillando tra fa minore e la minore, questo movimento contiene delle ambiguitÓ armoniche che evidenziano la tendenza di Bartˇk ad allargare le maglie della tonalitÓ.

Un passaggio in terze parallele (vi si pu˛ sentire un'eco del terzo atto del Tristano e Isotta) porta senza interruzione all'Allegretto, che riprende la forma classica, con due temi che vengono elaborati e sviluppati a lungo. Questo secondo movimento ruota intorno alla nota si, senza che la tonalitÓ sia chiaramente affermata, anche perchÚ Bartˇk utilizza in alcuni momenti la scala per toni interi (la cosiddetta "scala di Debussy"). La transizione che porta al terzo movimento si basa sul contrasto tra una formula ritmica e una frase del violoncello che costituisce poi il tema principale dell'Allegro vivace, in cui si ha un esempio della predilezione di Bartˇk per i finali basati su spunti popolari: in questo caso Ŕ il ritmo sincopato del primo tema, che deriva dal folklore ungherese e diventa l'elemento caratterizzante dell'intero movimento.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 30 Marzo 2001

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