Glossario



Simple Symphony, op. 4

Musica: Benjamin Britten
  1. Boisterous Bourrée
  2. Playful Pizzicato
  3. Sentimental Saraband
  4. Frolicsome Finale
Organico: orchestra d’archi (o quartetto d’archi)
Composizione: 23 dicembre 1933 - 10 febbraio 1934
Prima esecuzione: Norwich, Stuart Hall, 6 marzo 1934
Edizione: Oxford University Press, 1935
Dedica: Audrey Alston

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Composta a ventun'anni nel 1934 la Simple Symphony di Britten - insieme con la Sinfonietta, e il Phantasy Quartet del 1932 - contribuì in maniera determinante alla affermazione internazionale del compositore inglese.

In calce alla partitura si legge la seguente nota: «Questa Simple Symphony è interamente basata su materiale di opere che il compositore ha scritto tra i nove e i dodici anni. Sebbene lo sviluppo di questi temi sia in molti punti abbastanza nuovo ci sono vaste sezioni dell'opera che sono tratte totalmente dai pezzi precedenti».

Britten in effetti era stato un precocissimo talento musicale e a soli quattordici anni poteva già vantare un catalogo di composizioni di tutto rispetto. Certamente fu solo il tirocinio con Frank Bridge e poi, al Royal College of Music, con John Ireland a farne un vero compositore, abilissimo nel maneggiare i materiali più diversi - anche lui, come Hindemith, un autentico artigiano della musica. Nella dialettica, a volte accesa, fra avanguardia e tradizione che ha dominato la cultura musicale di questo secolo, Britten si orienta decisamente verso la tradizione da cui, peraltro, non rimane assolutamente schiacciato per via della sua indiscutibile intelligenza compositiva e freschezza inventiva. Queste sue peculiarità ne fanno uno dei rari compositori del Novecento in cui l'uso della tonalità tradizionale appaia del tutto naturale e necessario.

Più che l'eclettismo, di cui si è tanto parlato, il filo conduttore del suo cospicuo lavoro compositivo sembra essere lo studio scrupoloso e costante della grande tradizione musicale inglese dall'età elisabettiana fino a Purcell. La languida vena malinconica di John Dowland - presente con temi originali e rielaborazioni in più di un lavoro di Britten -come la splendida arte "espressiva" e carica di "affetti" barocchi di Purcell hanno lasciato il segno più profondo e duraturo nel suo spirito creativo.

Un prepotente istinto comunicativo lo spinge altresì verso il teatro musicale e la didattica. Le opere teatrali - prima in ordine cronologico e per qualità il Peter Grimes del 1945 - costituiscono la spina dorsale della sua produzione. Tra le opere didattiche spiccano quelle per coro di voci bianche.

La Simple Symphony è articolata in quattro movimenti.

La iniziale Boisterous Bourrée (Bourrée impetuosa) alterna sezioni in agile contrappunto doppio ad altre in cui prevale un tema popolaresco tratto da una giovanilissima Suite per pianoforte.

Il successivo Playful Pizzicato (Pizzicato giocoso) è un leggero Scherzo cui fa da contrasto il rustico e pesante Trio.

Un austero clima pervade la Sentimental Saraband, mentre il Frolicsome Finale (Finale scherzoso), che trae il suo accattivante tema di sapore folklorico da una Sonata per pianoforte del 1926, è un brillante esempio di scioltezza compositiva e leggera spensieratezza così poco frequenti nella musica del nostro secolo.

Giulio D'Amore

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Toccò a Edward Benjamin Britten (Loweston, Suffolk, 22-XI-1913 - Aldeburgh, Suffolk, 4-XII-1976), la cui fama si affermò rapidamente durante e dopo la guerra, di sbloccare la musica inglese dall'isolamento e dall'impersonalità. "Credo che sia possibile e desiderabile riuscire a sviluppare un tipo di opera inglese che esplori le caratteristiche vitali insite nella voce della lingua inglese". La sua opera Peter Grimes, rappresentata a Londra nel giugno del 1945, poco dopo la cessazione delle ostilità, fu salutata come il punto di partenza d'una rinascita del teatro musicale. Difatti, dopo l'importante presenza di Purcell, l'Inghilterra conobbe un periodo oscuro non avendo compositori in grado di contrastare l'egemonia italiana e francese. Il folklore fu uno degli elementi fondamentali che salvarono la nazione e gli antichi modi, abbinati alle ballate, di origine scozzese diventarono la parte predominante della cultura musicale.

È proprio su queste orme folkloristiche che nel 1925 il dodicenne Britten scrive Five Waltzer, da questo spartito per pianoforte, il compositore trae lo spunto per la Simple Symphony, partitura per orchestra d'archi che nasce tra il 23 dicembre 1933 e il 10 febbraio 1934 e che inaugura un ritorno al tonalismo inteso come supporto ad un uso generoso del folklore britannico. Vivace e fresca combinazione di candore e magistero, di ingenuità e forza, di delicatezza infantile e mestiere consumato, questa musica ottiene sin dalla prima esecuzione pubblica (a Norwich il 6 marzo 1934, diretta dallo stesso Britten) un grande successo di pubblico e di critica. Grande gusto e idee chiare nell'orchestrazione, che ricorda Prokofiev nella sua Sinfonia Classica del 1917. Non si vuole accusare Britten di plagio ma sottolineare un "excursus" stilistico che sfocerà più tardi nella fase teatrale, dove sarà presente il Britten più originale e genuino. È interessante evidenziare nella Simple Symphony il tema di danza dove l'utilizzo di cellule bucoliche richiama immagini folkloristiche che si perdono nel tempo. Effettivamente nel compositore è sempre esistita una particolare attenzione per le tradizioni della propria terra, diluite in figurazioni classiche; qui Britten si atteneva alla considerazione dell'artista come un maestro artigiano. Per lui, al pari di Stravinsky, ciascuna composizione rappresentava un problema particolare che doveva essere risolto. Amava lavorare su commissione, e adattava prontamente la propria ispirazione alle condizioni imposte dall'esterno. In lui, il classicista voleva vi fosse una certa distanza fra la pura emozione e la sua sublimazione nell'arte. Di qui il suo amore per procedure formali quali il canone e la fuga.

Angelo Inglese


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 219 ottobre 1994
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 31 gennaio 2002

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Ultimo aggiornamento 19 aprile 2015
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