Glossario
Testo della cantata



Chant sur la mort de Haydn

per tre voci e orchestra

Musica:
Luigi Cherubini
Testo: Louis Guillemain de Saint-Victor
  1. Lento (do minore)
  2. Allegro moderato
Organico: soprano, 2 tenori, flauto, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 3 corni, timpani, archi
Composizione: 1805
Prima esecuzione: Parigi, Conservatorio, 18 febbraio 1810
Edizione: Magasin de Musique, Parigi, 1809
Dedica: principe Nicolas Esterhazy

Guida all'ascolto (nota 1)

L'importanza storica e il valore artistico della musica di Cherubini ormai non si discutono più o, per lo meno, non suscitano polemiche e contrasti così forti come un tempo, anche se non sono troppo frequenti le esecuzioni di alcune sue opere e soprattutto dei suoi due Requiem, in do minore del 1816 e in re minore del 1836, considerati tra le pagine più alte del compositore fiorentino per l'elevatezza dello stile e il vigore architettonico della forma. Si sa che Cherubini svolse prevalentemente la sua attività di musicista, di direttore d'orchestra, di teorico e di insegnante a Parigi, dove si stabilì definitivamente nel 1787 e visse sia nel periodo della Rivoluzione francese che in quello dell'Impero napoleonico e della Restaurazione, sotto Luigi XVIII, Carlo X e Luigi Filippo. Si sa anche che i suoi rapporti con Napoleone furono piuttosto difficili e burrascosi e non mancarono occasioni in cui tra i due si arrivò apertamente ad uno scambio di giudizi sferzanti e pungenti: Bonaparte lodò più volte ad alta voce Paisiello e Zingarelli alla presenza di Cherubini e questi rispose per le rime, senza inchinarsi davanti a colui che tutti idolatravano. Anzi, si racconta che durante un incontro con Napoleone, che aveva espresso alcune considerazioni sui musicisti del tempo e alcune loro composizioni, Cherubini con tutta franchezza se ne uscì con questa frase: «Cittadino generale, occupatevi di battaglie e di vittorie, e lasciate che a mio talento eserciti un'arte che voi non conoscete».

Ma al di là di queste annotazioni sul carattere e il temperamento di Cherubini e sull'opera da lui svolta con dignità e prestigio a favore della musica (il suo «Corso di contrappunto e fuga», apparso nel 1815 e tradotto in varie lingue, ebbe risonanza mondiale e nella sua scuola parigina di composizione si educarono e maturarono, tra gli altri, Boieldieu, Auber, Halévy, Carafa e Laborne), resta il fatto che tale compositore ha lasciato un numero di lavori teatrali in cui non di rado è presente una forte personalità inventiva, oltre che una tecnica e un gusto contrappuntistico e strumentale di indubbia efficacia melodrammatica. Basti ricordare innanzitutto la Médée, ritenuta il capolavoro di Cherubini e rappresentata con successo al «Théâtre Feydeau» di Parigi il 13 marzo 1797: un'opera musicalmente omogenea e compatta, inserita nel classicismo gluckiano, ma precorritrice di accenti beethoveniani e di impianto romantico, e riportata all'ammirazione del pubblico moderno dalle eccezionali qualità interpretative di Maria Callas. Né vanno sottovalutati Les Deux journées (1800), conosciuto anche con il titolo di Der Wasserträger (Il portatore d'acqua), Anacréon ou L'amour fugitif (1803), l'atto comico Le Crescendo (1810), Les Abencerages (1813) e Ali Baba ou Les quarante voleurs (1833), opera orientaleggiante ricavata da una famosa novella delle «Mille e una notte» : in ognuna di queste partiture (le sue opere ammontano complessivamente a trentasei) è possibile ritrovare il segno dell'ingegno cherubiniano, tanto che questo musicista venne stimato da Schumann come «il primo dei maestri viventi della musica moderna dopo la morte di Beethoven». Quest'ultimo, è noto, scrisse a Cherubini il seguente giudizio quanto mai lusinghiero: «Vous resterez toujours celui des mes contemporains que je l'estime le plus». Ma anche Berlioz e Haydn nutrirono sincera amicizia per l'artista fiorentino, il quale proprio all'autore della Creazione e delle Stagioni dedicò il lavoro oggi in programma per la prima volta nei concerti dell'Accademia di Santa Cecilia. Anzi, la Cantata in morte di Haydn, non a caso definita da Hans von Bülow un «Requiem per equivoco», fu composta nel 1805 quando, sparsasi per Parigi la notizia della morte del Maestro austriaco, il «Comité du Concert des Amateurs» commissionò l'opera al compositore fiorentino ed organizzò un concerto commemorativo alla «Salle Olympique, Rue de la Victoire». Smentita successivamente la notizia della morte di Haydn, il concerto fu annullato e il lavoro non più eseguito. Lo stesso Cherubini, nelle note che precedono la partitura esprime il desiderio che la composizione non sia eseguita in pubblico ancora per molto tempo e non rimpiange il lavoro compiuto che fu poi pubblicato in riduzione por canto e pianoforte a Parigi nel 1809 (Chant sur la mori de Joseph Haydn, à trois voix avec accompagnements, dédié à Son A.S. le Prince Nicolas Esterhazy de Palantha par L. Cherubini. Paris, Magasin de Musique) dopo la morte di Haydn e quando l'«equivoco» era ormai superato.

Il Requiem (ha una durata di 20 minuti) inizia in tempo lento con una frase affidata ai corni soli in un'atmosfera di tranquillo raccoglimento, reso più intimo dal timbro dei fagotti, dei clarinetti e dei contrabbassi. Dopo questo siparietto introduttivo si ode il tema vero e proprio espresso dai violoncelli divisi e poi ripreso dai violini su un accompagnamento vagamente instabile. Il primo recitativo spetta al tenore, mentre il tema passa ora ai legni. Interviene il soprano, accompagnato da figurazioni più mosse e modulate. Di carattere apertamente cantabile è il Trio in do maggiore, interrotto da un Grave concentrato sulle sole voci. Si riascolta la frase del Trio (Allegro moderato) e il discorso orchestrale acquista ampiezza e robustezza contrappuntistica, arricchita dalle entrate del terzetto solistico, inserito in una visione di nobile e solenne musicalità, tipico dello stile classicheggiante del migliore Cherubini.

L'organico della Cantata comprende il flauto, due oboi, due clarinetti, due fagotti, tre corni, i timpani e gli archi.


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 4 aprile 1982

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Ultimo aggiornamento: 6 novembre 2015
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