Glossario



Barcarola in fa diesis maggiore per pianoforte, Op. 60, BI 158, CI 6

Musica: Fryderyk Chopin
Organico: pianoforte
Prima esecuzione: Parigi, Salle Pleyel, 16 Febbraio 1848
Edizione: Wessel, Londra, 1846
Dedica: baronessa di Stockhausen

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Forma normalmente utilizzata come aria vocale, avente il generico intento di rievocare il canto dei gondolieri veneziani, la Barcarola venne rivisitata in forma pianistica da Chopin nella sua op. 60. In essa Chopin usa i toni soffusi e la dolcezza melodica tipica dei Notturni, con alcuni impasti armonici che appaiono come delle chiazze sonore, quasi una sorta di impressionismo ante litteram, tanto che Ravel ebbe a scrivere, in un suo articolo, parole di profonda ammirazione per questa pagina straordinaria. Ne è un esempio la pennellata di colore delle tre battute introduttive, dalla quale prende il via il cullante accompagnamento di barcarola della mano sinistra che sostiene il dolce e frastagliato disegno melodico a terze parallele della prima parte (sezione A). Il tema evolve quindi in un libero fluire di nuove invenzioni melodiche arricchite di trilli e rapide fioriture a seste parallele. Un breve episodio interlocutorio di collegamento, nel quale riecheggiano elementi già ascoltati nel tema, riporta al tema principale riesposto con consistenti varianti armonico-melodiche. Un delicato filo di crome introduce quindi la sezione centrale (B): un'ipnotica ripetizione di un frammento melodico sostenuto dall'ostinato «dondolio» del basso. Dopo un'intensificazione della dinamica l'episodio B si scioglie in un delicato e cullante motivo a terze parallele, terminando con una statica successione accordale e un libero fluire della mano destra che conduce a un'appassionata ripresa del tema principale. Ricompare quindi il motivo cantabile a terze parallele della sezione B, variato e ampliato di dimensioni, seguito da un'ampia coda conclusiva ricca di fantasia, nella quale riecheggiano, tra l'altro, le fioriture a seste parallele della prima parte.

Carlo Franceschi de Marchi

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Opera gradevole ma minore: così viene normalmente giudicata la Barcarola, che è invece una delle creazioni più geniali dell'ultimo Chopin, in cui convergono molte linee della sua attività e da cui si dipartono molti sviluppi a cui il musicista polacco non potrà assistere. Scritta tra l'autunno del 1845 e l'estate del 1846, quindi negli ultimi anni di vita di Chopin, vi si riaffacciano stilemi, quali le melodie cantate per terze o seste come in un duetto vocale, che appartenevano alla sua giovinezza, quando gl'influssi dell'opera italiana erano palpabili nelle sue prime e un po' salottiere composizioni; proprio partendo da questi influssi e trasformandoli, Chopin era giunto, soprattutto nei Notturni, alla creazione d'una melodia cantabile, flessuosa e dolce, che rivelava un'anima segreta del pianoforte, facendo quasi dimenticare che il suo suono è prodotto dalla percussione dei martelletti; ora gli influssi della vocalità italiana ritornano nella Barcarola quasi allo stato puro, elementare, ma trasfigurati dall'equilibrio e dalla maturità del sommo artista.

Inoltre la Barcarola è anche uno dei pezzi in cui meglio emergono il sovrano equilibrio e la perfezione classica, apparentemente innati, in cui consiste forse il miracolo dell'arte di Chopin, che è riuscito a coniugare la libertà romantica col senso della forma, la limpidezza delle strutture, la chiarezza dello stile, la cura estrema del più minuto particolare, il rifiuto dell'estemporaneità e dell'approssimazione. Infine la Barcarola è uno degli esiti più interessanti dell'audace e libera concezione dell'armonia di Chopin, che in alcuni momenti (specie nel finale) si trasforma in impressionistica ricerca di timbri trascoloranti, suscitando la meravigliata ammirazione di Maurice Ravel. Anche André Gide era affascinato da questa musica e ne ha parlato nel suo diario: «La Barcarola e la Berceuse sono due delle composizioni di Chopin che preferisco, e poco manca, persino, che io metta, al pari di Nietzsche, la Barcarola in cima a tutta la sua produzione. [...] Queste due composizioni si muovono in una straordinaria gioia; la Berceuse in una gioia tenera e tutta femminile; la Barcarola in una specie di lirismo radioso, grazioso e robusto, che spiega la predilezione di Nietzsche ... e la mia».

Il genere della Barcarola era in origine un canto da battello veneziano, e questo ha fornito esca alle fantasie romantiche di molti commentatori, ma bisogna evitare interpretazioni basate sui principi della musica a programma, sempre rifiutati da Chopin. La Barcarola op. 60, in fa diesis maggiore, presenta successivamente tre sezioni, sempre liriche e cantabili, ognuna delle quali porta con sé una leggera accelerazione del tempo, controbilanciata da un bellissimo momento centrale in andamento un po' meno mosso, dove gli eleganti passaggi della mano destra portano l'indicazione «dolce sfogato», che incantava Gide. I temi vengono ripresi nel finale "e sovrapposti in un animato intreccio sul tranquillo procedere del basso: ma nell'ultima pagina i movimenti contrappuntistici vengono improvvisamente abbandonati, per una conclusione di sapore quasi impressionistico, che scaldò anche Ravel, solitamente molto freddo e controllato: «Dal grave s'eleva una linea rapida, come un brivido, che si libra sulle armonie preziose e tenere. Si pensa a una misteriosa apoteosi».

Mauro Mariani

Guida all'ascolto 3 (nota 3)

La Barcarola in fa diesis maggiore op. 60 fu composta tra l'autunno 1845 e l'estate 1846 e dedicata alla baronessa De Stockhausen. È uno degli ultimi capolavori chopiniani e presenta un notevole interesse per la novità delle invenzioni e la varietà dei giochi armonici e contrappuntistici, secondo il seguente schema: Allegretto - Poco più mosso - Meno mosso - Tempo I - Più mosso - Tempo I. È significativo sottolineare come la musica così classica, ma trascolorante di effetti imprevisti (ad esempio l'uso del trillo che parte dalla nota superiore) di questo pezzo abbia suscitato l'ammirazione di Debussy e di Ravel, tanto che quest'ultimo ne fece una singolare descrizione nei seguenti termini: «Nella Barcarola di Chopin quel tema in terza, flessibile e delicato, è costantemente rivestito di armonie sfolgoranti. La linea melodica è continua. Per un momento una melopea si stacca, resta sospesa e ricade mollemente attirata da accordi magici. L'intensità aumenta. Un nuovo tema, d'un lirismo magnifico, tutto italiano, esplode e poi si calma. Dal grave s'eleva un movimento rapido, come un brivido che scende su armonie preziose e tenere. Si fantastica di una misteriosa apoteosi». Non c'è dubbio che Debussy e Ravel abbiano studiato molto attentamente l'ultimo Chopin.

Guida all'ascolto 4 (nota 4)

In una vicenda artistica unitaria com'è quella di Chopin è abbastanza difficile isolare periodi diversi, rintracciare i segni di un'evoluzione o di un preciso itinerario stilistico e poetico. Tolte le pagine di apprendistato dell'adolescenza, e quelle poche cose che anche negli anni successivi gli capitò di scrivere al di fuori della sua ispirazione più autentica, la sua opera configura un quadro relativamente statico. Lo stile di Chopin è fin dagli esordi inconfondibile e pienamente delineato. La fisionomia della sua musica è destinata a restare in sostanza inalterata per vent'anni della sua creatività. Attestandosi prestissimo su un piano qualitativo straordinariamente alto, si caratterizza come una serie pressoché ininterrotta di capolavori. Fra i quali non necessariamente i primi risultano di molto inferiori agli ultimi. Anche per quanto riguarda le scelte formali c'è una coerenza notevole. Forme e generi sono grosso modo gli stessi, dagli esordi fino alla vigilia della morte, e compaiono con cadenza abbastanza regolare nel corso degli anni.

D'altro canto è indubbio che le composizioni scritte negli ultimi dieci anni circa della vita di Chopin denotano profondità spirituale e orizzonti stilistici sotto molti aspetti più significativi che non in passato. Anche dando il giusto peso al considerevole rarefarsi, nei due o tre anni immediatamente precedenti alla morte, della produttività di Chopin ormai stremato fisicamente e moralmente dalla malattia è inevitabile rilevare nel decennio 1839-49 la fase della grande maturità. Non per caso il 1839, anno cruciale nella relazione fra Chopin e George Sand, era stata condotta a termine, nel ritiro di Valdemosa, a Maiorca, l'opera di lui forse più profetica ed enigmatica, il ciclo dei ventiquattro Preludi. Sempre in quell'anno Chopin aveva completato la Sonata in si bemolle minore, quella con la Marcia funebre; la seconda Ballata, il terzo Scherzo: pagine fra le sue maggiori, al pari di quelle dell'anno successivo. caratterizzando dunque l'avvio di un momento di speciale tensione creativa.

Al cuore di questo periodo risale la Barcarola, composta fra il 1845 e il '46. Essa rappresenta il massimo tributo pagato da Chopin a uno dei miti più cari al Romanticismo europeo: quella trasfigurazione poetica dell'Italia - un'Italia, in questo caso, addirittura mai vista - che dette argomento a una serie infinita di esercitazioni letterarie, musicali e pittoriche. Di quel mito, Venezia fu una componente di particolare importanza: la più consona, con le suggestioni coloristiche delle sue luci, delle sue nebbie, della sua irrealtà di città sull'acqua, alla sensibilità di Chopin. La struttura e il carattere della Barcarola rimandano ai maggiori Notturni, anche se la dilatazione delle forme e degli orizzonti espressivi la accomuna alle grandi composizioni poematiche, come le Ballate o la Fantasia. Nulla, in essa, si lascia ricondurre all'ovvietà del quadretto di genere, della descrizione di carattere turistico. La pagina tende a farsi veicolo di vibrazioni mutevolissime della sensibilità, inscrivendole in un disegno ampio e complesso secondo una regia meticolosa e splendida degli accadimenti musicali.

Ne sono chiaro indizio già le poche misure dell'introduzione, con quella sospensione arcana subito prima che la sinistra, avviando il suo elastico accompagnamento, prepari la fioritura del tema principale. È un motivo in terzo, di delicatezza estrema, di prolungata espansione melodica rivestita di armonie di ricchezza straordinaria. L'ampio sviluppo di questo tema si esaurisce per dar luogo a un breve episodio di transizione, dal quale prende l'avvio la parte centrale della Barcarola. Questa è dominata da un tema che a Ravel parve «di un lirismo magnifico», e si svolge con la massima libertà, in un continuo proliferare di nuove proposte. Sapientemente preparata, la ripresa del tema della prima parte cede a una ricomparsa, in fortissimo, del secondo motivo. Dopo un breve sviluppo, una coda magica, dove la melodia si polverizza in arabeschi argentei. Poi la chiusa, in ottave imperiose.

Daniele Spini


(1) Testo tratto dal libretto inserito nel CD allegato al n. 131 della rivista Amadeus
(2) Testo tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 19 marzo 1998
(3) Testo tratto dal programma di sala del concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 11 dicembre 1987
(4) Testo tratto dal programma di sala del concerto del Maggio Musicale Fiorentino,
Firenze, Teatro Comunale, 22 giugno 1983

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Ultimo aggiornamento 6 maggio 2016
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