Glossario



Improvviso in fa diesis maggiore, op. 36

Musica: Fryderyk Chopin
Organico: pianoforte
Composizione: 1839
Edizione: Troupenas, Parigi, 1840

Guida all'ascolto 1 (nota 1)

Chopin ha composto quattro Improvvisi, l'op. 29 in la bemolle maggiore (1837); l'op. 36 in fa diesis maggiore (1839), l'op. 51 in sol bemolle maggiore, (1843), e la Fantasia in do diesis minore op. 66, che fu scritta nel 1834 e venne pubblicata nel 1855 dall'editore Schlesinger di Berlino. Tali composizioni hanno una struttura tripartita, con un movimento lento e simile ad una cantilena dagli accordi sfumati e leggeri che si trova nel mezzo di due tempi più vivaci e allegri. Questi improvvisi sembrano nascere, sotto le dita dell'esecutore, come dice Cortot, per la freschezza e sia felicità dell'invenzione in cui giocano un ruolo determinante; le divagazioni intimìstiche, i mutamenti di umore e le fluttuanti armonie che rendono ancora più indefinita l'atmosfera lirica che li avvolge come una sottile corteccia. Non tutti gli studiosi chopiniani sono però d'accordo nel valutare allo stesso modo gli Improvvisi; alcuni li considerano opere di intrattenimento e di un gusto un pò salottiero, dove si manifesta in maniera fin troppo evidente la facilità di improvvisazione del compositore; altri, come il musicologo tedesco-americano Hugo Leichtentritt, sono di parere opposto e ritengono che gli Improvvisi, e in particolare quello in do diesis minore, siano tra le composizioni di più alto valore di Chopin. La verità è che anche in questo caso il musicista polacco è riuscito a fissare, attraverso un pianismo sottilmente espressivo, le immagini del suo tormentato mondo interiore e di quella Seknsucht romantica, di cui fu uno dei massimi poeti.

L'Improvviso op. 36, che è senza dedica, è diviso in tre movimenti che sono più che altro la proiezione dì tre situazioni psicologiche diverse, ma non contrastanti. L'Allegretto iniziale è timbricamente molto vario e assume nella chiusura dell'episodio la forma di un corale armonizzato; la seconda parte è un tempo di marcia, mentre ìa terza, nella tonalità di fa maggiore, ubbidisce ad una scrittura contrappuntistica ricca di brillanti figurazioni pianistiche che fanno pensare ad uno studio di agilità virtuoslstica.

Ennio Melchiorre

Guida all'ascolto 2 (nota 2)

Erano stati gli Improvvisi di Schubert (un titolo inventato dall'editore, che sperava così di rendere queste musiche più appetibili per il pubblico dell'epoca Biedermeier) ad iniziare la fortuna ottocentesca del breve pezzo pianistico scritto di getto (almeno così si voleva dar ad intendere) sull'onda di un'ispirazione improvvisa, senza preoccupazioni di forma e di tecnica musicale. Si potrebbe pensare che quelle pagine schubertiane, con il loro intimismo lirico e la loro ricerca di sonorità perlate, soffici e raffinate, non fossero ignote a Chopin, ma si è appurato che con ogni probabilità il diretto antecedente degli Improvvisi chopiniani è stato piuttosto un Improvviso di Moscheles, compositore e pianista che ebbe l'ammirazione non solo di Chopin ma anche di altri grandi, come Mendelssohn e Schumann.

«Quale nome è più improprio di Improvviso?», si chiedeva Niecks, considerando che incontriamo opere così chiamate che recano in se stesse evidenti segni d'uno sforzo doloroso. E Belotti aggiungeva: «Fra tutti, quelli di Chopin sono i meno improvvisati». L'ansiosa ricerca di perfezione e l'accurato lavoro di lima che stanno alle spalle dell'Improvviso in Fa diesis maggiore op. 36 si possono intuire anche dal lungo arco di tempo che fu necessario a Chopin per comporlo: se ne sono trovati alcuni abbozzi risalenti al 1838, ma venne completato solo nell'estate del 1839 e rifinito nell'autunno (dunque in ordine cronologico è il terzo dei quattro Improvvisi, perché l'Improvviso in Fa diesis minore op. 66, che lo segue nel catalogo chopiniano, fu in realtà scritto quattro anni prima, nel 1835).

Più d'uno studioso di Chopin considera l'Improvviso in Fa diesis maggiore op. 36 uno dei momenti più alti del periodo centrale dell'attività del compositore polacco, per la sua perfetta integrazione di libera fantasia e di maestria tecnica nel trattamento del materiale tematico, che si risolve in una grande varietà espressiva tra le varie sezioni e all'interno delle sezioni stesse, conservando allo stesso tempo una struttura molto articolata ma salda. Alla classica e simmetrica struttura tripartita degli altri Improvvisi Chopin sostituisce in questo caso una suddivisione in quattro sezioni, di cui la prima e la terza sono accomunate da un unico tema e da uno stesso tono lirico, mentre la seconda e la quarta introducono episodi nettamente differenziati. La prima sezione è suddivisa in una breve introduzione in cui si delinea ancora confusamente il tema principale, in una zona centrale in cui viene in piena luce il tema principale, dall'andamento melodico e dal carattere lirico tipicamente chopiniani, e in una conclusione dal carattere quasi di corale. La seconda sezione modula nella tonalità di Re maggiore: è una marcia che inizia in tono sommesso e cresce poi d'intensità sonora e di densità armonica. La terza sezione ripresenta il tema principale con alcune bellissime varianti. La quarta e ultima sezione è un elegante e delicato arabesco, splendido esempio del leggero jeu perle di Chopin.

Mauro Mariani


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 14 dicembre 1973
(2) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia Filarmonica Romana,
Roma, Teatro Olimpico, 22 ottobre 1998

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Ultimo aggiornamento 31 dicembre 2014
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