Glossario



Notturno in fa maggiore per pianoforte, op. 15 n. 1, BI 55, C 111

Musica: Fryderyk Chopin
Organico: pianoforte
Edizione: Breitkopf & Härtel, Lipsia, 1833
Dedica: Ferdinand Hiller

Guida all'ascolto (nota 1)

Chopin compose Notturni per tutto il periodo della sua vita e ad essi è affidata l'immagine più vistosamente tradizionale del musicista fatta di morbidezza femminea e di morbosità sentimentale. Il primo, che è il Notturno in do minore, fu scritto probabilmente all'età di quindici anni e appartiene al ristretto gruppo di composizioni del periodo polacco. Un altro, il Notturno in mi minore, fu composto nel 1827 in Polonia e venne pubblicato dopo la morte del compositore da Schlesinger (Berlino, 1855) come opera 72 n. 1, insieme con una Marche funebre del 1829 e a Trois écossaises del 1830. La prima raccolta di Notturni che Chopin volle pubblicare è quella dei Trois nocturnes dell'op. 9; essi furono scritti fra il 1828 e il 1830 e videro la luce nel 1832. La seconda raccolta, a cura di Breitkopf & Härtel di Lipsia, uscì nel 1834 e comprendeva i Trois nocturnes op. 15, composti fra il 1830 e il 1833 e dedicati a Ferdinand Hiller, pianista e scrittore, molto amico di Chopin. I Deux nocturnes op. 27 furono, composti fra il 1834 e il 1835 e pubblicati nel 1836. L'undicesimo Notturno fu invece scritto prima del 1836 per l'album di Maria Wodzinska e pubblicato postumo nel 1875. Ad esso seguirono i Deux nocturnes dell'op. 32 pubblicati nel 1837 e composti fra il 1836 e il 1837 e i Deux nocturnes op. 37 pubblicati nel 1840 e composti fra il 1838 e il 1839. Vennero successivamente i Deux nocturnes op, 48 pubblicati nel 1842 e composti fra il 1841 e il 1842 e i Deux nocturnes op. 55 pubblicati nel 1848 e composti fra il 1843 e il 1844. A completare la raccolta dei ventuno Notturni chopiniani l'editore Breitkopf pubblicò nel 1846 i Deux nocturnes op. 62, che appartengono all'ultimo e più tormentato periodo creativo dello autore, dominato da una profonda tristezza e da una febbrile ansietà.

Non c'è dubbio che i Notturni, che Chopin adattò e rielaborò con criterio assolutamente personale sul modello coniato da John Field (1782-1837), compositore irlandese di residenza pietroburghese, esprimono meglio di ogni altra pagina il trepido lirismo soggettivo del musicista. In essi si avverte, come dice Mila, la natura sensitiva del musicista che «si astrae dal mondo esterno per immergersi morbosamente nei più intimi recessi dell'anima e fissarne le più labili ombre». E' vero che nei - primi Notturni non mancano i richiami alla moda salottiera del tempo con quei barocchismi ornamentali della melodia che mandavano in estasi il pubblico femminile dell'epoca, ma non si può negare che proprio con i tre Notturni dell'op. 15 Chopin affermi più compiutamente se stesso, raggiungendo una tensione espressiva più incisiva e scavata. Dei tre il più celebre per la sua linea melodica carica di romanticismo è il secondo, mentre il terzo è il più elaborato e armonicamente più instabile, pur sotto il segno di una dolente intimità. Dal canto suo il Notturno n. 1 è costituito da due frasi melodiche, una lenta e l'altra agitata, e l'interesse del pezzo è determinato dalla forte contrapposizione drammatica fra il primo e il secondo episodio.

Ennio Melchiorre


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Sala Accademica di via dei Greci, 11 aprile 1972

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Ultimo aggiornamento 24 marzo 2014
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