Glossario



Variazioni in si bemolle maggiore per pianoforte e orchestra, op. 2

sul tema "Là ci darem la mano" dal Don Giovanni di W. A. Mozart

Musica:
Fryderyk Chopin
  1. Introduzione: Largo
  2. Tema: Allegretto
  3. Variazione I: Brillante
  4. Variazione II: Veloce, ma accuratamente
  5. Variazione III: Sempre sostenuto
  6. Variazione IV: Con bravura
  7. Variazione V: Adagio (si bemolle minore)
  8. Alla Polacca
Organico: pianoforte solista, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 2 corni, timpani, archi
Composizione: estate 1827
Prima esecuzione: Vienna, Kärntnertor Theater, 11 agosto 1829
Edizione: Haslinger, Vienna, 1830
Dedica: Titus Woyciechowski

Guida all'ascolto (nota 1)

Le Variazioni su «Là ci darem la mano» del «Don Giovanni» di Mozart, composte da Chopin nel 1827 e dedicate al suo amico polacco Titus Woyeiechowski, sono quella Opera 2 che Schumann, in un famoso articolo pubblicato sulla Gazzetta universale di musica, salutò con le parole: «Giù il cappello, signori: un genio». Scritte per pianoforte con accompagnamento di orchestra, le Variazioni furono pubblicate nel 1830; l'articolo di Schumann è del 1831. Nel lavoro, il tema mozartiano della seduzione, presentato inizialmente in imitazioni, dà poi luogo ad una fantasia. Seguono le sei variazioni, di cui la prima appare a Schumann «un po' signorile e civettuola», la seconda «più confidente, più comica, più litigiosa», la terza «tutto un chiarore di luna e un incanto di fate», la quarta «ardita e sfrontata», mentre la quinta, in minore e in adagio «non potrebbe accordarsi meglio con l'insieme, poiché con aria moraleggiante rammenta a Don Giovanni le sue azioni - e certo è male, ma grazioso, che Leporello aguzzi gli orecchi, rida e beffeggi dietro il cespuglio, e che lo sboociante si bemolle maggiore indichi proprio il primo bacio d'amore», la sesta infine «è il finale tutto intero di Mozart - turaccioli di champagne che saltano, bottiglie che tintinnano, e in mezzo la voce di Leporello, poi gli spettri che ghermiscono Don Giovanni sfuggente - e poi il finale che si acquieta magnificamente e suggella l'opera».

Alberto Pironti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia;
Roma, Auditorio di via della Conciliazione, 20 marzo 1963

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Ultimo aggiornamento 29 gennaio 2015
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