Glossario



La grande Pasqua russa, Ouverture op 36

Musica: Nikolay Rimsky-Korsakov
Organico: 3 flauti (3 anche ottavino), 2 oboi, 2 clarinetti, 2 fagotti, 4 corni, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, glockenspiel, grancassa, piatti, triangolo, tam-tam, arpa, archi
Composizione: San Pietroburgo, 25 luglio - 20 agosto 1888
Prima esecuzione: San Pietroburgo, Sala Grande del Conservatorio, 3 dicembre 1888
Edizione: M. P. Belaieff, Lipsia, 1890

Guida all'ascolto (nota 1)

Il primo Conservatorio di musica in Russia fu istituito solamente nel 1862, a Pietroburgo. Pertanto i primi compositori russi si sono formati o all'estero o da autodidatti, dedicandosi generalmente alla musica in aggiunta a un'altra attività principale: Glinka, morto nel 1855, aveva lavorato come funzionario del Ministero dei trasporti e Dargomizskij era stato impiegato del demanio. Nonostante la nascita del Conservatorio di Pietroburgo nel 1862 e di quello di Mpsca nel 1866, questo fenomeno proseguì anche in molti compositori della generazione seguente e in particolare nei giovani esponenti della tendenza più radicalmente nazionalista e innovatrice, quelli indicati generalmente con la definizione di «Gruppo dei Cinque» e che il critico Stasov nel 1867 aveva chiamato «mogucaja kucka», il "possente gruppetto": Balakirev, Cui, Musorgskij, Rimskij-Korsakov e Borodin. Questi compositori non solo provenivano da attività non musicali - Balakirev era stato avviato alle scienze, Cui era docente di ingegneria delle fortificazioni all'Accademia Militare di Pietroburgo, Musorgskij era ufficiale nel reggimento Preobrazenskij e poi impiegato presso il Ministero delle foreste, Rimskij-Korsakov ufficiale di marina, Borodin docente di chimica all'Accademia di Fisica di Pietroburgo - ma vedevano nella formazione accademica del Conservatorio e nella didattica musicale della tradizione occidentale un vero e proprio nemico, non sopportando, come scriveva Musorgskij, di «mettere la camicia di forza all'arte» con le regole, ritenute delle «vaccinazioni antivaiolose contro ogni libero sviluppo mentale».

Questa situazione andò gradualmente modificandosi con gli anni e i Cinque mantennero questa posizione di partenza a diversi livelli di radicalità, prendendo via via strade abbastanza diverse, fino a giungere in alcuni casi a delle vere e proprie rotture: mentre Borodin rimase legato a una concezione "dilettantesca" della composizione (amava definirsi con umiltà un «musicista della domenica»), Rimskij-Korsakov nel 1871 accettò addirittura la cattedra di strumentazione e libera composizione al Conservatorio di Pietroburgo, spingendo l'amico di un tempo Musorgskij - che senza dubbio rappresentava l'ala più estremista del Gruppo - ad accusarlo di perpetrare un vero e proprio «tradimento, non di nascosto, ma sfrontatamente».

In effetti il caso di Rimskij-Korsakov si distingue notevolmente da quello dei suoi compagni d'avventura. Avviato dalla famiglia alla carriera militare, a dodici anni fu iscritto al Collegio Navale di Pietroburgo da cui sei anni dopo uscì con i gradi di guardiamarina. Nel frattempo aveva studiato privatamente violoncello e pianoforte e nel 1861 aveva conosciuto Balakirev che a sua volta gli aveva presentato Cui e Musorgskij. Sotto la guida di Balakirev iniziò a comporre, ma nel 1862, a diciotto anni, dovette imbarcarsi sul clipper "Almaz" per un viaggio intorno al mondo. Dopo il suo rientro in Russia, nel 1865 la sua Prima Sinfonia fu presentata in pubblico sotto la direzione di Balakirev. Seguirono una Ouverture su temi russi (1866), una Fantasia su temi serbi (1866-67; è nel recensire questo brano che il critico Stasov, per indicare Rimskij e gli altri giovani compositori russi, usò per la prima volta l'espressione il "possente gruppetto") e la Seconda Sinfonia "Antar" (1867-68).

Qui termina la fase "dilettantesca" della carriera musicale di Rimskij-Korsakov, che nel giro di pochi anni si trovò ad assumere gli incarichi più prestigiosi in ambito accademico e il ruolo di maestro e nume tutelare dei giovani compositori russi. Già nel 1871, a ventisette anni, ottenne la cattedra di strumentazione e libera composizione al Conservatorio di Pietroburgo; non sentendosi abbastanza preparato, però, iniziò a studiare i trattati di Cherubini, Bellermann e Cajkovskij e a comporre decine di Fughe per esercitarsi. Nel 1873 lasciò l'incarico in marina e fu nominato Ispettore delle bande Musicali delle Flotte del Baltico e l'anno seguente subentrò a Balakirev alla direzione dei corsi della Libera Scuola di Musica; nel 1883 ebbe l'incarico di vice direttore della cappella imperiale e scrisse un Trattato d'armonia. Ora anche lui metteva «la camicia di forza all'arte» e studiava e insegnava quelle regole che solo pochi anni prima a Musorgskij erano sembrate «vaccinazioni antivaiolose».

La Grande Pasqua Russa fu composta a San Pietroburgo nell'estate del 1888, in un periodo in cui Rimskij-Korsakov stava lavorando anche a Shéhérazade e all'orchestrazione dell'opera Il principe Igor lasciata incompiuta da Aleksandr Borodin, morto l'anno precedente. Il titolo originale è in realtà Svetliy prazdnik, che letteralmente significa Giorno di festa splendente, ma ad entrare in uso è stata una parte del più esplicativo sottotitolo, Ouverture di Pasqua su temi dell'Obikhod, che fa riferimento anche alla raccolta di canti russi ortodossi da cui sono tratti i temi principali della composizione. Dedicata «alla memoria di Musorgskij e Borodin», l'Ouverture fu eseguita per la prima volta il 3 dicembre del 1888 in un concerto del Club della Nobiltà di Pietroburgo sotto la direzione dell'autore e fu pubblicata nel 1890 a Lipsia da Beljaev come op. 36.

La partitura è preceduta da un "programma del compositore" formato da due brevi citazioni bibliche - il Salmo 68 ("Sorga Iddio, si sperdano i suoi nemici") e i primi sei versetti del sedicesimo capitolo del Vangelo di Marco con la narrazione dell'episodio dell'incontro fra le pie donne e l'Angelo che annuncia loro la Resurrezione - e dal seguente testo: «La gioiosa notizia si propagò per tutto l'universo e quelli che lo avevano odiato fuggirono davanti a Lui e svanirono come fumo. "Resurrexit" cantavano i cori degli angeli nel cielo al suono delle trombe degli arcangeli e al fruscio delle ali dei serafini. "Resurrexit" cantavano i sacerdoti nei templi avvolti da nuvole d'incenso nella luce di migliaia di candele e nello scampanio di campane trionfanti».

Tutto questo non deve far pensare a un lavoro di ispirazione religiosa o comunque animato da una fede fervente. Rimskij-Korsakov era sostanzialmente un non credente e in un passo delle Cronache della mia vita musicale, la sua autobiografìa apparsa postuma nel 1909, spiega con scientifica lucidità le sue intenzioni nel comporre questa Ouverture, che sembrano molto più simili a quelle di un turista curioso che prenda un'istantanea di una chiesa russa la mattina di Pasqua o, al massimo, a quelle di un sociologo che osservi questo avvenimento: «Per poter giudicare con un minimo di fondatezza una tale opera si deve aver assistito almeno una volta nella propria vita ad una messa mattutina di Pasqua, in una grande chiesa stipata fino all'inverosimile di uomini di tutte le classi sociali, mentre numerosi pope celebrano contemporaneamente l'ufficio divino. A molti ascoltatori del ceto degli intellettuali, per non parlare degli ascoltatori di altre confessioni religiose, manca completamente una simile esperienza [...]. Nella composizione, reminiscenze di profezie vetero-testamentarie e dell'annuncio della Buona Novella si uniscono ad una rappresentazione generale della messa di Pasqua e di tutta la sua "allegrezza pagana". Dico ciò in piena consapevolezza; infatti nelle danze di Giubilo del re David alla vista della Terra Promessa, di cui ci parla la Bibbia, non si esprime in fondo la stessa situazione emotiva di una danza pagana di fronte agli idoli degli dei? E tutto quello scampanio che si fa in Russia la mattina di Pasqua non sembra forse voler accompagnare un'immaginaria danza religiosa? Erano proprio questi tratti leggendari e pagani della festa pasquale che volevo esprimere nella mia Ouverture, questo passaggio repentino dall'atmosfera cupa e misteriosa del Venerdì Santo alla gaia sfrenatezza, pagana e religiosa allo stesso tempo, del giorno di Pasqua».

Carlo Cavalletti


(1) Testo tratto dal programma di sala del Concerto dell'Accademia di Santa Cecilia,
Auditorium Parco della Musica, 22 novembre 2008

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Ultimo aggiornamento 18 settembre 2013
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