Glossario



Ce qu'on entend sur la montagne (Bergsymphonie), S 95

Poema sinfonico n. 1 da "Les feuilles d'automne" di Victor Hugo

Musica:
Franz Liszt
Organico terza versione: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, 4 corni, 3 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, grancassa, piatti, tam-tam, arpa, archi
Composizione: prima versione 1848 - 1849, seconda versione 1850, terza versione 1854
Prima esecuzione: Weimar, febbraio 1850
Edizione: Breitkopf &  Härtel, Lipsia, 1857 (terza versione)
Dedica: Carolyne Sayn-Wittgenstein

Tre versioni, le prime due orchestrate da Joachim Raff

Vedi a S 635 la trascrizione per due pianoforti
Vedi a S 589 la trascrizione per pianoforte a quattro mani
Vedi a S 261a la trascrizione per organo

Guida all'ascolto (nota 1)

La versione originaria (orchestrata da Raff), di questo poema sinfonico, primo nell'ordine di catalogazione, fu concepita nel 1848-49, riveduta (ancora con Raff) nel 1850, ed eseguita per la prima volta nel febbraio di quello stesso anno, a Weimar, sotto la direzione dell'autore. Nel 1854 Liszt ne elaborò una versione finale, interamente sua. La prima edizione a stampa (1857) è dedicata, come tutte quelle dei primi dodici poemi sinfonici, alla principessa Caroline Sayn-Wittgenstein. La partitura trae ispirazione dall'omonimo poema, composto da Victor Hugo nel luglio 1829 e compreso nella raccolta Feuìlles d'automne. La struttura formale rispetta, nelle linee generali di contenuto, la traccia del disegno letterario, discostandosene però nel finale. La musica evoca dapprima «il vasto, immenso, confuso brusio» che il poeta ode sulla vetta. Poi, due differenti temi individuano le voci che compongono quel suono: l'una, «immensa, splendida, piena di ordine», sale a Dio dalla Natura; l'altra, «impaurita, affranta, gonfia di angoscia, tra bestemmie e maledizioni», sale dall'umanità e si mescola con forza alla prima. L'aspirazione del poeta a una quiete serena, lontana dal turbine dell'esistenza quotidiana, si esprime nel Corale degli Anchorites, su una melodia popolare della regione montana intorno a Grenoble, che occupa il centro della composizione. Il contrasto tra «canto della Natura e gemiti dell'umanità», che appare a Hugo insanabile, conosce invece un esito finale positivo nella visione religiosa di Liszt: mentre la voce della Natura trionfa e l'angoscia del genere umano si placa, riappare il Corale, quasi a indicare la prospettiva risolutrice della fede.


(1) Testo tratto dal Repertorio di Musica Classica a cura di Pietro Santi, Giunti Gruppo Editoriale, Firenze, 2001

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Ultimo aggiornamento 29 maggio 2016
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