Glossario



Epitalamio sinfonico in re maggiore

Musica: Giovanni Sgambati
  1. Parte I. - In Chiesa. Preludio e Cantico
  2. Parte II. - In giardino
    1. Festa popolare e notturno
    2. Ripresa e ridda di fanciulli
  3. Parte III. - A Corte
    1. Minuetto
    2. Corteo
Organico: ottavino, 2 flauti, 2 oboi, corno inglese, clarinetto piccolo, 2 clarinetti, clarinetto basso, 2 fagotti, 4 corni, 2 cornette, 2 trombe, 3 tromboni, basso tuba, timpani, triangolo, 2 arpe, archi
Composizione: 1886 - 1888
Prima esecuzione: Torino, 12 settembre 1888 per le nozze di S.A.R. il Principe Amedeo di Savoja Duca d'Aosta con S.A.I. la Principessa Laetizia Bonaparte
Edizione: inedito

Guida all'ascolto (nota 1)

L'ultima composizione sinfonica di Sgambati è la sinfonia Epitalamio perché eseguita a Torino il 12 settembre 1888 in occasione delle nozze del Duca Amedeo d'Aosta con la principessa Letizia Bonaparte. Nota come Epitalamio sinfonico (1887) e anch'essa non pubblicata, ebbe un notevole successo a Milano in un'esecuzione alla Società del Quartetto il 13 dicembre 1888. Nel manoscritto originale essa è divisa in tre parti:

Per l'Epitalamio sinfonico non si pensi comunque a un omaggio cortigiano ad un Savoia: la composizione fu iniziata molti anni prima a Bagni di Lucca, come si evince dagli abbozzi manoscritti, e successivamente adattata all'occasione con l'aggiunta del Corteo finale. Alcuni critici del tempo hanno visto una deviazione verso la musica a programma, addirittura anticipatrice della Sinfonia domestica di Strauss: niente di tutto ciò; è un pezzo concepito come una suite sinfonica e non vi è nulla di narrativo o descrittivo; anche la scelta di rimanere pressoché nella medesima tonalità nei vari pezzi e la presenza del minuetto conferma la struttura di suite.

Il critico del Tempo illustrato di Milano la recensisce in modo elogiativo, affermando che Sgambati «svestì la sua composizione delle forme convenzionali della Sinfonia propriamente detta [...], mantenendo in pari tempo nella struttura, la classica cornice» e «dimostra di aver raggiunto un livello di assimilazione perfetta degli intendimenti moderni coi classici principi». Sgambati «mostra una fase nuova che dobbiamo augurarci feconda, e fa onore alla giovane scuola italiana». In definitiva si loda la maggiore "chiarezza" e italianità rispetto alla fase precedente del compositore. Anche questo lavoro pur nella sua cornice "domestica" merita per l'originalità e ricercatezza d'orchestrazione una riscoperta: non vi è mai nulla di banale o scontato per il compositore romano.

Francesco Attardi


(1) La musica di Giovanni Sgambati a cura di Paola Canfora e Francescantonio Pollice, Edizioni Curci, Milano, 2014, pagina 77

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Ultimo aggiornamento 29 marzo 2016
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